28/06/2023
Era la notte fra il 27 e il 28 giugno del 1969, da lì a pochi giorni l'Apollo 11 sarebbe sbarcato sulla luna, quando la polizia di New York irruppe allo Stonewall Inn, uno dei bar gay più famosi della città, punto di riferimento per tutta la comunità lgbt della Grande Mela.
All’epoca, le irruzioni della polizia nel locale erano frequenti, in un periodo in cui l’omosessualità era considerata diffusamente come un comportamento deviato ed era illegale in 49 stati americani, era un modo per agenti corrotti di scaricarsi un pò e fare cassa facilmente.
Di solito i poliziotti di turno davano qualche occhiata di disprezzo, arrestavano quelli senza documenti, schedavano i "pervertiti", poi il tempo di prendere la mazzetta dal proprietario del locale e andavano via.
Quella sera, però, l'atmosfera era diversa, il giorno prima c'era stato il funerale dell’attrice e cantante americana icona dalla cultura gay Judy Garland nel quartiere di Upper East Side, a Manhattan, e nonostante sia più probabile che i giovani di strada protagonisti degli scontri ascoltassero musica rock e R&B invece che Garland, molti sono concordi che fu proprio quell'evento a dare a quei ragazzi in lutto, l’ispirazione e l'orgoglio per opporsi alle prevaricazioni della polizia.
Dopo aver visto la polizia che picchiava alcuni clienti, alcune persone iniziarono a urlare, e dalle urla si passò agli scontri fisici.
La polizia non preparata si ritirò all'interno del bar chiudendo con se un piccolo gruppo di clienti, fuori e dentro il locale cresceva la rabbia, alcuni usarono un parchimetro come ariete per costringere gli agenti a uscire, e ben presto la sommossa si riversò nelle strade.
Leggenda vuole che furono due transessuali, Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera le prime a reagire alle manganellate dei poliziotti, prima lanciando una bottiglia di vetro, poi una scarpa col tacco, altri testimoni asseriscono che fu Stormé DeLarverie, una performer e bodyguard lesbica, che trascinata verso un'auto di pattuglia, oppose resistenza all'arresto, incoraggiando la folla a reagire, per altri furono le urla del cantante Dave Van Ronk, amico intimo di Bob Dylan, che passeggiando nella zona, venne afferrato dalla polizia, trascinato nel bar e picchiato, fatto sta che la resistenza aumentò, e la protesta crebbe a dismisura, duemila persone e oltre 400 poliziotti armati.
Il vaso però oramai era stato scoperto e la rabbia della comunità gay per come era stata trattata fino a quel momento, era traboccata, i disordini continuarono con notti di proteste accese che culminarono in decine di arresti, ma fu il disordine per iniziare a ripristinare l'ordine, il giusto, l'uguaglianza, anche razziale, perché non dimentichiamo che Marsha era afroamericana, Sylvia ispanica, Stormè il frutto di una relazione clandestina tra una donna afroamericana e il padrone di casa bianco della casa dove lavorava come domestica, e solo l'anno prima Martin Luther King, leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani era stato assassinato.
Fu l’inizio del movimento di protesta che portò, a luglio, alla formazione del Gay Liberation Front, mentre nei mesi successivi nacquero iniziative simili in tutto il mondo occidentale, dalla Gran Bretagna al Canada, passando per Francia, Belgio e Australia.
In un piccolo locale di Cristopher Street, quindi, in pieno Greenwich Village, quella notte iniziarono i Moti di Stonewall, considerati il momento che segnò la nascita del movimento di liberazione gay in tutto il mondo.
Da qualche anno lo Stonewall è stato nominato dal presidente Obama il primo monumento nazionale americano legato alla comunità LGBTQ+.
Ed è quindi per questo motivo che proprio il mese di giugno, ed in particolare il giorno 28, è stato scelto dal movimento come data della "giornata mondiale dell'orgoglio LGBTQ+" o .