Adelante

Adelante Collettivo socio-culturale di sinistra. Pensare globale, agire locale. Il cambiamento nasce dall’azione collettiva. Partecipa con noi.

Promuoviamo giustizia sociale, diritti, ambiente e beni comuni attraverso partecipazione reale e impegno dal basso.

In un’Europa sempre più silenziosa davanti a Gaza, l’Irlanda continua a rappresentare una delle poche voci politiche rea...
20/05/2026

In un’Europa sempre più silenziosa davanti a Gaza, l’Irlanda continua a rappresentare una delle poche voci politiche realmente critiche verso il governo israeliano.

Catherine Connolly, eletta Presidente d’Irlanda con oltre il 63% dei voti, è una storica figura della sinistra indipendente irlandese, da anni impegnata su temi come diritti sociali, lotta alle disuguaglianze, emergenza abitativa, neutralità militare, clima e difesa della causa palestinese.

Negli ultimi anni Connolly ha definito I*S°R... uno “stato terrorista”, accusando il governo Netanyahu di portare avanti politiche assimilabili a genocidio, occupazione e punizione collettiva contro il popolo palestinese. Dichiarazioni che hanno provocato durissime polemiche internazionali ma che raccontano anche un sentimento molto diffuso nella società irlandese.

Nel suo percorso politico ha sostenuto il riconoscimento dello Stato di Palestina, criticato apertamente NATO e militarizzazione europea e costruito gran parte della sua identità pubblica attorno ai temi della pace, della giustizia sociale e dell’autodeterminazione dei popoli. Nel discorso d’insediamento ha promesso una presidenza fondata su “pace, neutralità e cambiamento climatico”.

E c’è un dato politico che colpisce: mentre gran parte dell’Europa continua a usare toni ambigui davanti a decine di migliaia di morti civili palestinesi, in Irlanda una figura con posizioni così nette è stata eletta con un consenso enorme.

Un segnale politico e culturale che racconta molto del clima che sta cambiando in Europa sul tema Palestina.

18/05/2026

Quando un signor “Gianfranco” qualsiasi dice “I comunisti, siete zecche, comunisti parassiti, quando c’era lvi…”

Ieri abbiamo visto un annuncio immobiliare su una delle nuove ville realizzate a Marina di San Nicola dove, una volta so...
15/05/2026

Ieri abbiamo visto un annuncio immobiliare su una delle nuove ville realizzate a Marina di San Nicola dove, una volta sorgeva lo skatepark.
Prezzo di vendita: 480 mila euro.

E non si tratta di un caso isolato. Gli annunci immobiliari nella zona mostrano ville e nuove costruzioni che arrivano tranquillamente tra i 480 e gli 600 mila euro, con prezzi medi che superano i 4 mila euro al metro quadro. Partire da questi numeri è importante per capire la sproporzione enorme dell’operazione che riguarda il nuovo skatepark di Marina di San Nicola.
Ed è giusto fare una premessa chiara, perché lo abbiamo sempre detto anche quando parlavamo dello skatepark di via Firenze: opere di questo tipo sono importanti e quando si creano spazi di aggregazione per i giovani vanno riconosciute indipendentemente da chi le realizza. Uno skatepark non è solo sport. È socialità, cultura urbana, presidio sociale, comunità.

Ma proprio per questo il tema non può essere semplicemente “meglio di niente”.

Perché qui parliamo di un’enorme operazione immobiliare privata costruita su un’area comunale dal valore altissimo dove il ritorno economico per il costruttore è evidente già guardando il prezzo delle singole ville. E in cambio alla collettività viene restituita una struttura realizzata ai minimi termini.

È bene chiarire una cosa che spesso non viene detta: dove oggi sorge il “nuovo” skatepark esisteva già una pista in cemento. Non si è costruita una vera nuova struttura da zero. Sopra una base già esistente sono stati installati moduli prefabbricati e rimovibili con un investimento che appare, e siamo sicuri conti alla mano, molto distante dagli standard di skatepark realmente progettati per durare, aggregare e diventare punti di riferimento giovanili.

Per capire la differenza basta guardare cosa fanno altre città simili.
A Belluno, per esempio, il Comune ha stanziato circa 150 mila euro per uno skatepark progettato insieme ai ragazzi, alle scuole e alle associazioni giovanili, realizzato in calcestruzzo strutturale permanente, con una superficie di circa 290 metri quadrati e pensato come intervento di rigenerazione urbana e aggregazione sociale.

E il punto politico è tutto qui.
Perché uno skatepark non è qualche rampa da appoggiare sopra una piattaforma già esistente per poter fare una inaugurazione. È il modo in cui una città decide di investire davvero sui giovani, sugli spazi pubblici e sulla socialità. E invece anche questa operazione dà la sensazione di seguire il solito schema visto troppe volte a Ladispoli: enormi vantaggi economici per il privato e compensazioni minime per la collettività. Una restituzione simbolica più che un reale investimento pubblico all’altezza del valore generato dall’intervento immobiliare.

E la cosa forse più grave è che, al netto degli annunci iniziali, chi vive davvero il mondo dello skate sembra essere stato coinvolto pochissimo. Associazioni, ragazzi, skater, tecnici e addetti ai lavori che dello skate fanno una passione quotidiana, uno sport e spesso anche un lavoro avrebbero potuto contribuire a progettare uno spazio realmente funzionale, moderno e utile per le nuove generazioni.

Perché questi luoghi funzionano davvero solo quando vengono costruiti insieme a chi li vive ogni giorno. Altrimenti il rischio è sempre lo stesso: realizzare l’ennesima opera pensata più per la foto dell’inaugurazione che per diventare un vero presidio urbano e sociale nel tempo.

Il 23, probabilmente si parla di un’inaugurazione, ci saranno foto, sorrisi e tagli del nastro, ma resta una domanda semplice: davvero una città come Ladispoli non poteva pretendere qualcosa di più all’altezza del valore economico enorme di tutta questa operazione?

Perché ancora una volta si ha la sensazione che alla città venga restituita solo una piccola briciola in cambio di una torta gigantesca.

Buon compleanno Marx: idee ancora attuali sul lavoro e sul capitaleOggi parlare di lavoro in Italia significa parlare di...
05/05/2026

Buon compleanno Marx: idee ancora attuali sul lavoro e sul capitale

Oggi parlare di lavoro in Italia significa parlare di precarietà, salari bassi e vite sospese. Non è una percezione, è un dato reale: negli ultimi anni i salari sono diminuiti in termini reali fino a circa il 9% rispetto al 2008 e sempre più persone lavorano senza riuscire a vivere dignitosamente, con oltre l’11% di lavoratori a rischio povertà .

Questo è il punto da cui ripartire per capire quanto Marx sia ancora attuale.

Marx descriveva un sistema in cui il lavoro produce ricchezza ma non la trattiene, in cui il capitale cresce mentre il salario resta indietro. Oggi quel meccanismo non è scomparso, si è trasformato. Il lavoro non è più solo in fabbrica, ma è nei servizi, nella logistica, nelle piattaforme digitali, nella cosiddetta gig economy, dove milioni di persone lavorano a chiamata, senza tutele, spesso governate da algoritmi .

I nuovi operai non sono più solo quelli delle catene di montaggio. Sono i rider, i lavoratori dei servizi, i precari della scuola, della sanità, del commercio. Sono persone che lavorano, ma non accumulano sicurezza, non costruiscono futuro. Il precariato oggi non è un’eccezione, è diventato una condizione strutturale fatta di contratti brevi, part time involontari e discontinuità .

Marx parlava di sfruttamento come squilibrio tra ciò che si produce e ciò che si riceve. Oggi questo squilibrio si traduce in un dato semplice: si lavora di più, si guadagna meno, si vive peggio. E quando il lavoro diventa instabile, diventa anche più difficile rivendicare diritti, salari migliori, condizioni dignitose. La precarietà non è solo economica, è anche politica, perché indebolisce la capacità di organizzarsi e di lottare .

Negli ultimi decenni si è perso qualcosa di fondamentale: la consapevolezza collettiva. La lotta di classe non è scomparsa, è stata frammentata. I lavoratori non si riconoscono più come parte di uno stesso conflitto, ma vivono condizioni diverse che però hanno una radice comune.

Ed è proprio qui che Marx torna attuale. Non come figura da celebrare, ma come chi ha messo a fuoco un nodo che esiste ancora: il rapporto tra lavoro e capitale, tra chi produce e chi accumula.

Oggi più che mai quel nodo è davanti a noi. E senza rimettere al centro il lavoro, il salario e i diritti, senza ricostruire una coscienza collettiva, continueremo a vivere dentro lo stesso squilibrio, solo più moderno e più invisibile.

04/05/2026

Le news dal litorale Romano. Ladispoli, Cerveteri, Bracciano, Santa Marinella, Civitavecchia, Tolfa

02/05/2026
IL CIBO È UN DIRITTO!DAI SUPERMERCATI PUBBLICI DI NEW YORK A LADISPOLI: UN MODELLO PER GARANTIRE ACCESSO EQUO E PREZZI S...
29/04/2026

IL CIBO È UN DIRITTO!
DAI SUPERMERCATI PUBBLICI DI NEW YORK A LADISPOLI: UN MODELLO PER GARANTIRE ACCESSO EQUO E PREZZI SOSTENIBILI

Negli ultimi anni i dati raccontano una realtà sempre più critica: in Italia circa 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta, quasi il 10% della popolazione, mentre il 23,1% è a rischio povertà o esclusione sociale. Sempre più persone sono povere pur lavorando, tra salari bassi, precarietà e aumento del costo della vita, soprattutto nel settore alimentare.

In questo contesto, l’accesso a un’alimentazione sana e sostenibile non può essere lasciato esclusivamente alle dinamiche del mercato, soprattutto in territori come Ladispoli, dove il lavoro è spesso stagionale e i redditi discontinui.

Esperienze internazionali dimostrano che è possibile intervenire. A New York il sindaco neoeletto Zohran Mamdani la sua amministrazione sta sviluppando un modello di supermercati pubblici per garantire prezzi equi e accesso diffuso nei quartieri più fragili, intervenendo dove il mercato non riesce a garantire equilibrio. Un modello che non sostituisce il privato, ma lo affianca con una funzione pubblica chiara.

Partendo da questo esempio, anche a Ladispoli è possibile costruire un modello simile, attraverso un percorso concreto articolato in più azioni:

➡️ Individuazione di spazi pubblici disponibili: utilizzo di immobili comunali inutilizzati o sottoutilizzati per ridurre i costi di avvio e radicare il servizio sul territorio;

➡️ Accordi con produttori locali e filiere corte: coinvolgimento diretto di aziende agricole e fornitori del territorio; accordi con la grande distribuzione e con Banco Alimentare per il recupero di prodotti vicini alla scadenza.

➡️ Riduzione degli imballaggi, privilegiando produttori attenti all’ecosostenibilità.

➡️ Gestione mista pubblico-sociale: coinvolgimento di cooperative, associazioni e terzo settore attraverso patti di collaborazione.

➡️ Sistema di prezzi calmierati: paniere di beni essenziali a prezzi accessibili, con eventuali agevolazioni per le fasce più esposte.

➡️ Integrazione con servizi esistenti: rete con empori solidali e iniziative già presenti, superando la logica emergenziale.

➡️ Sviluppo occupazionale locale: creazione di lavoro nella gestione, logistica e distribuzione, con opportunità più stabili.

La fattibilità di un progetto di questo tipo è concreta: i Comuni hanno strumenti per destinare spazi pubblici, attivare partenariati e sviluppare politiche locali di welfare. Non si tratta di sostituire il mercato, ma di riequilibrarlo dove emergono disuguaglianze.

In una città come Ladispoli, garantire un accesso equo al cibo significa intervenire direttamente sulla qualità della vita dei cittadini, rafforzando anche il tessuto economico e sociale.

Questo punto si inserisce in una visione più ampia: costruire una città in cui i diritti fondamentali — lavoro, salute, alimentazione — siano realmente accessibili.

Il 1 maggio saremo in piazza insieme a Liberare Ladispoli Sinistra Italiana Ladispoli - "Mahsa Amini" AnimaVerde - Ladis...
28/04/2026

Il 1 maggio saremo in piazza insieme a Liberare Ladispoli Sinistra Italiana Ladispoli - "Mahsa Amini" AnimaVerde - Ladispoli per parlare di diritti, lavoro, stipendi e dignità!

Vi aspettiamo! ✊🏻

𝗣𝗥𝗜𝗠𝗢 𝗠𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢 𝗔 𝗟𝗔𝗗𝗜𝗦𝗣𝗢𝗟𝗜

C’è un dato che più di tutti racconta lo stato di un Paese: quanto vale il lavoro di chi lo tiene in piedi ogni giorno.

E oggigiorno, il 1° maggio, festa dei lavoratori, non può essere solo una ricorrenza simbolica.

Deve essere un momento di verità.

Perché in Italia il lavoro continua a essere raccontato come una priorità, ma nei fatti resta il grande problema irrisolto.
I salari reali sono ancora più bassi rispetto a pochi anni fa, il potere d’acquisto diminuisce e, soprattutto, si continua a morire sul lavoro.
Nel 2025 le vittime sono state oltre 1.093, praticamente in linea con l’anno precedente.
Nei primi mesi del 2026 si contano già oltre 100 morti nel primo bimestre, a dimostrazione che il problema resta strutturale.

A questo si aggiunge la disparità di genere.
Il divario salariale medio tra uomini e donne si aggira intorno al 10%, ma cresce considerando carriere, continuità e qualità del lavoro: le donne guadagnano meno, lavorano più spesso part-time e hanno tassi di occupazione più bassi.
Anche dove il gap “ufficiale” è intorno al 5,6%, si tratta di una fotografia parziale che non restituisce la reale disuguaglianza.

E mentre questo accade, la risposta politica continua a essere debole e frammentata.
Il lavoro viene citato, ma raramente affrontato con misure strutturali.
Il risultato è evidente: lavoratori poveri, precarietà diffusa, giovani senza prospettive.

Il confronto con altri Paesi europei è inevitabile. In Spagna, negli ultimi anni, si è intervenuti su salari e precarietà: aumento significativo del salario minimo e oltre 22 milioni di occupati. Non è un modello perfetto, ma dimostra che quando il lavoro diventa una priorità politica reale, i risultati arrivano.

In Italia, invece, si continua a rimandare scelte decisive, a partire proprio dal salario minimo.
Da qui nasce anche la proposta di adeguare i salari all’inflazione reale, come previsto dalla proposta di legge .

Questa realtà si riflette anche nei territori.

A Ladispoli il lavoro è legato soprattutto a turismo, commercio e servizi, con una forte stagionalità.
Il resto dell’anno è fatto di contratti fragili, orari spesso insostenibili e retribuzioni basse.

Molti giovani e lavoratori sono costretti a spostarsi verso Roma per trovare stabilità, mentre chi resta si confronta con condizioni che, in alcuni casi, sfiorano il limite della legalità.

Se si vuole cambiare, serve una visione: creare lavoro stabile tutto l’anno, investire su turismo culturale e ambientale, sostenere le imprese locali, puntare su formazione e innovazione.
Ma soprattutto serve cambiare metodo, ascoltando chi lavora e chi il lavoro lo cerca.

Eppure, anche su questo piano, non si è scelto di intervenire davvero.

Il referendum sul lavoro dello scorso anno — su precarietà, licenziamenti, appalti e tutele — era un’occasione concreta per iniziare a correggere il sistema.
Non ha raggiunto il quorum, anche per un clima politico che non ha favorito la partecipazione.

Oggi siamo ancora allo stesso punto, con gli stessi problemi. Ed è anche da qui che nasce la distanza tra cittadini e politica: quando il lavoro resta una promessa e non diventa mai una priorità reale.

Perché il lavoro non è una voce tra le altre.
È la condizione che determina tutte le altre.

“Istruitevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza.Agitatevi perché abbiamo bisogno di tutto il vostro e...
27/04/2026

“Istruitevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza.
Agitatevi perché abbiamo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.
Organizzatevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra forza.”

🔴 Il 27 aprile di 89 anni fa ci lasciava Antonio Gramsci.

Un pensiero che non è memoria distante, ma ancora oggi uno strumento vivo.
Un invito a non restare fermi, a non delegare, a costruire consapevolezza e partecipazione.

Perché senza conoscenza non c’è libertà.
Senza impegno non c’è cambiamento.

Oggi è il 25 aprile, PUNTONon è una data come le altre, né una semplice ricorrenza da calendario. È il giorno in cui l’I...
24/04/2026

Oggi è il 25 aprile, PUNTO

Non è una data come le altre, né una semplice ricorrenza da calendario. È il giorno in cui l’Italia si è liberata dal nazifascismo, dalla dittatura e dall’occupazione. È il punto di arrivo di un percorso difficile e doloroso, fatto di scelte, di sacrifici e di responsabilità collettiva.

La Liberazione non è stata un evento improvviso, ma il risultato di una lotta portata avanti da uomini e donne che, in un momento decisivo della storia, hanno scelto di non restare indifferenti. Partigiani, civili, lavoratori, giovani: persone diverse, unite dalla volontà di costruire un Paese libero, democratico, capace di guardare avanti dopo anni di guerra e repressione.

È da lì che nasce l’Italia repubblicana. È da lì che prendono forma i diritti, le libertà, gli spazi democratici che oggi consideriamo acquisiti. Per questo il 25 aprile non può essere ridotto a una celebrazione formale o, peggio, a un terreno di divisione. È una data che riguarda tutti, perché riguarda le fondamenta stesse della nostra convivenza civile.

C’è una frase della canzone Oltre il ponte dei Modena City Ramblers che restituisce bene quello spirito: “Avevamo vent’anni e oltre il ponte…”. Racconta una generazione che si è trovata davanti a una scelta e ha deciso di assumersene il peso, senza sapere quale sarebbe stato il risultato, ma con la consapevolezza che la libertà non è mai gratuita.

Ricordare il 25 aprile significa allora fare memoria, ma anche interrogarsi sul presente. Perché la democrazia non è qualcosa di definitivo. Vive nelle istituzioni, certo, ma anche nella qualità del dibattito pubblico, nella partecipazione, nella capacità dei cittadini di essere parte attiva delle scelte che li riguardano.

La Liberazione ci ricorda proprio questo: che la libertà esiste davvero solo quando è condivisa, praticata, difesa ogni giorno. Non è un’eredità da custodire passivamente, ma un impegno continuo.

Per questo oggi non è solo un giorno per ricordare. È un giorno per capire da dove veniamo e per chiederci, con la stessa serietà, dove vogliamo andare.

Indirizzo

Via Rimini, 10
Ladispoli
00055

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Adelante pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi