09/07/2026
Quello che è successo ieri a Napoli non è stato semplicemente un momento di tensione durante una manifestazione del cosiddetto campo largo. Ridurre tutto a una contestazione di Potere al Popolo o a uno scontro tra sigle sarebbe fin troppo semplice. La vicenda, invece, racconta molto di più e fotografa una crisi che la sinistra italiana si trascina da decenni.
Non mi interessa difendere Potere al Popolo. Chiunque fa politica può essere criticato e contestato. Il punto non è questo. Il punto è che, ancora una volta, emerge una contraddizione enorme: si continua a parlare di unità della sinistra, ma questa unità viene costruita esclusivamente tra gruppi dirigenti e partiti, senza un reale confronto con quel mondo fatto di associazioni, movimenti, comitati, realtà territoriali e sinistra radicale che da anni opera nelle periferie, nei luoghi di lavoro, nelle lotte per la casa, nella difesa della sanità pubblica e dei diritti sociali. Realtà che, quando va bene, vengono ignorate e, quando diventano scomode, vengono persino osteggiate.
Fa ancora più riflettere che si continui a definire “campo largo della sinistra” una coalizione nella quale trovano spazio forze politiche come il Movimento 5 Stelle, che fino a pochi anni fa governava con la Lega. Nulla di illegittimo, sia chiaro. Ma allora qualcuno dovrebbe spiegare con chiarezza cosa significhi oggi definirsi di sinistra. Perché se basta un’alleanza elettorale per riscrivere la propria identità politica, allora quella parola ha ormai perso qualsiasi significato.
Da almeno quarant’anni assistiamo allo stesso fenomeno. Si evita accuratamente perfino di pronunciare la parola “sinistra”, sostituendola con espressioni più rassicuranti come “campo progressista”, “area democratica” o “campo largo”. Ma cambiare le parole non cambia la sostanza. La sinistra non è un marchio elettorale né una formula comunicativa: dovrebbe rappresentare una visione della società fondata sul lavoro, sulla giustizia sociale, sulla redisuzione della ricchezza, sulla difesa dei diritti e sulla riduzione delle disuguaglianze. Eppure, proprio su questi temi, chi oggi pretende di rappresentarla è stato spesso assente, quando non addirittura protagonista di politiche che hanno contribuito ad allontanare milioni di persone dalla partecipazione politica.
Per questo faccio fatica a credere che il cosiddetto campo largo rappresenti una vera ricostruzione della sinistra. Sembra molto di più l’ultimo tentativo, quasi disperato, di mettere insieme pezzi diversi esclusivamente per recuperare consenso, raccogliere voti e provare a fermare Giorgia Meloni. Un’operazione di sopravvivenza politica più che un’unione di intenti. Perché se il collante principale è impedire la vittoria dell’avversario, e non ricostruire un’identità politica capace di restituire al popolo i valori storici della sinistra, allora non si sta costruendo un’alternativa: si sta semplicemente organizzando una coalizione elettorale.
Ed è forse questa la questione più seria. Si continua a parlare di “suicidio politico”, ma il suicidio della sinistra non è iniziato ieri a Napoli e non dipende certo dalla contestazione di Potere al Popolo. Quel processo è iniziato molti anni fa, quando una parte della classe dirigente ha scelto di conservare il nome “sinistra”, svuotandolo però progressivamente dei suoi contenuti, della sua cultura politica e del suo rapporto con i territori e con le classi popolari.
Quello che abbiamo visto ieri, quindi, non è la causa della crisi. È il suo effetto. Ed è anche il segnale che non basta chiamare una coalizione “campo largo” per ricostruire una comunità politica. Perché una vera unità nasce da valori condivisi, da una visione comune e da un rapporto autentico con la società. Non da un accordo tra partiti stipulato con l’obiettivo di vincere le prossime elezioni.
Forse la domanda che dovrebbe aprire un dibattito serio è molto più semplice: esiste ancora una sinistra che vuole rappresentare il popolo, oppure esiste soltanto un cartello elettorale che continua a definirsi di sinistra perché non ha trovato un nome migliore?