12/06/2022
Sono state settimane intense. Piene di emozioni e di passione. In fondo pensavo che questo giorno non sarebbe mai arrivato. E invece eccoci qua: la notte prima del voto. Negli ultimi 40 giorni ne abbiamo fatta di strada. 422.139 passi pari a oltre 295 km, per essere precisi.
Ladispoli mi ha fatto sentire a casa come non mi accadeva da tanto. È stato un continuo viaggio nel tempo. I pomeriggi a via Bari a casa del mio amico del cuore, le estati sugli scivoli del Faro, i tramonti sulle spiagge di Marina di San Nicola, i campetti di via Firenze, la prima volta che ho ascoltato i Latte e i Suoi Derivati al Be Bop a Lula (passavano tutti là prima o poi), il primo capodanno "da grandi" nella sala sopra al bar Messico (era il 1998), il primo film con la fidanzatina al Cinema (The Jackal con Bruce Willis e Richard Gere, e noi ci eravamo "messi insieme" da appena due ore).
E poi la mostra con cui abbiamo inaugurato il primo Centro Arte e Cultura all'ex Snaporaz nel 2000, il primo Etruria Eco Festival nella spiaggia del Naloo con Paolo Bini, VoiceOver. E poi tutto quello che orbita intorno al Pertini: i prof. che mi hanno cambiato la vita (alcuni eterni e senza età), il giornale scolastico (L'Io Penso). Le autogestioni e l'incontro con Tonino e Roberto che mi avrebbero iniziato alla politica civica (se non li avessi conosciuti chissà dove sarei ora).
Ricordo perfettamente il locale dove mia madre e mia "zia" avevano un negozio (il Cesto, oggi c'è pizza Ciani; era un secolo fa e il bar davanti alla stazione si chiamava ancora Mimì); nelle mattinate in quel negozio, io e Simone bambini restavamo incantati a guardare il ragazzo che lavava le vetrine e pensavamo che da grandi avremmo voluto fare propro quel lavoro.
In queste settimane alcune cose sono riaccadute: ho potuto rimangiare un primo di pesce alla Tripolina (senza non puoi fare il Sindaco di Ladispoli), le intramontabili pennette alla Vodka del Four X, le paste del Cornetto della Notte. Altre con grande dolore non le ho potute rifare: prendere un Terra Terra al Tung, per esempio, o tornare al Cinema Lucciola.
Ma la cosa più bella è stata la crescita che mi ha regalato questa comunità. Le chiacchiere, gli incontri, le tante assemblee nelle piazze, gli sguardi, i sorrisi, le parole.
Due mesi fa non eravamo neanche conosciuti. Oggi rischiamo di vincere al primo turno.
Un amico caro, attento osservatore, mi ha scritto che non ha memoria di una cosa del genere accaduta a Ladispoli. Mi ha chiesto se abbiamo un segreto.
Ho risposto che in queste settimane abbiamo costituito una Comunità. Uomini e donne con storie diverse, a volte anche in contrasto tra loro, che si sono abbracciati per sognare insieme una Ladispoli diversa. Ragazzi e ragazze che avevano immaginato più di vent'anni fa quella rivoluzione che avrebbe potuto stravolgere il posto in cui avevano scelto di vivere. Poi, per tanti motivi, ognuno ha preso una sua via e l'ha percorsa. Imparando un mestiere, studiando, aumentando le proprie competenze, costruendo reti e relazioni, facendo volontariato o associazionismo o magari, come nel mio caso, dedicandosi da subito alla cosa pubblica.
E oggi siamo qui, di nuovo insieme, come ai tempi del liceo, uomini e donne (non più ragazzi) liberi, riunitisi come se quasi non ci fosse alternativa, attratti da una qualche forza ineluttabile; come se tutto questo fosse già stato scritto venti anni fa. Con una consapevolezza diversa però: consci che quello che era un sogno adolescenziale di allora, apparentemente utopistico e visionario, può trasformarsi finalmente in realtà.
Quel che tutti hanno pensato si riferisse alla campagna elettorale, era invece riferito alle nostre vite. Ora, questo è il monento, possiamo (e dobbiamo) fare quella rivoluzione. Tocca corre, appunto. Altrimenti sarà troppo tardi.
Una persona che stimo moltissimo oggi mi ha detto che dopo l'evento di ieri sera, dopo tutte quelle persone, quella comunione di intenti, quelle lacrime (sì, abbiamo pianto tanto), dopo aver risvegliato un certo ardore e aver mostrato che la politica nelle piazze si può ancora fare, anche oggi, anche al tempo dei social, anche dopo la pandemia, abbiamo già vinto.
Ma a noi non basta. Non si tratta di vincere o perdere. Si tratta di dare corpo davvero ai nostri sogni. Domenica vincere questa competizione elettorale è per noi soltanto l'inizio del viaggio.
Grazie a tutti e a tutte. Perché avete reso i primi 400 mila passi indimenticabili. Ora, insieme, rendiamo possibile l'impossibile.
Noi siamo pronti.