Lagosanto in Movimento

Lagosanto in Movimento Official Page M5S - Movimento politico atto ad un cambiamento dell'attuale sistema a favore del bene comune, nel rispetto sostanziale di ambiente e persone

Nell'ottica imperante che vede il bene comune subordinato alle logiche politiche dell'élite di turno, che dispone della vita delle persone a suo piacimento, determinandone la sorte, il MoVimento 5 Stelle si contrappone con forza,
impiegando fino alla sua ultima stilla di energia, e si impegna a rendere partecipe ogni singolo individuo della vita comune, in un lavoro condiviso di decisioni e di sc

elte. Non basta cercare di fare in pochi quello che si pensi possa bastare per rendere migliore la comunità: occorre considerarla questa comunità, renderla partecipe, interpellarla, soprattutto sulle scelte importanti; consultarla su quelle decisioni che fino ad ora si è invece secelto di non coinvolgerla pienamente, supponendo che non ci fosse il tempo o il motivo di metterla a conoscenza di dettagli che poi si rivelassero fondamentali nell'indirizzare la gestione di un territorio verso il fallimento o il successo. Crediamo dunque sia giunto il momento di cambiare indirizzo; crediamo si giunto il momento di spingere verso una maturazione del consenso comune; un consenso dettato dal giudizio verso ogni decisione, ogni atto; un consenso dettato dalla consapevolezza e dalla conoscenza, dal mettersi in gioco in prima persona per rivolgersi al futuro con intelligenza, senza timore di dire la propria opinione, senza timore che quella opinione non venga ascoltata e messa al valio, senza il timore che la decisione migliore per tutti non venga presa e che la responsabilità sia condivisa tra tutti i membri della comunità, in un'ottica veramente Democratica, utilizzando gli strumenti giusti che portino al reale sviluppo di una gestione Popolare al servizio del bene comune. Il bene comune come obbiettivo principale, attraverso un'intesa popolare, maturando, assieme, gli strumenti democratici di confronto e di condivisione degli obbiettivi da raggiungere, congiuntamente ai mezzi da adottare per raggiungerli. Tutto questo è il MoVimento 5 Stelle.

28/08/2026

Quello che sta emergendo sul porto di Ravenna è di una gravità enorme.
Oggi il Consiglio di Stato non si è pronunciato sulla sospensiva chiesta dalle Dogane di Ravenna contro l’ordinanza del TAR che imponeva di rendere accessibili gli atti sui traffici di armi nel porto.
Ma dalle parole riportate nel memoriale dell’Avvocatura dello Stato emerge qualcosa che va ben oltre il contenzioso sull’accesso agli atti.
Si sostiene che l’Italia sarebbe coinvolta in una “guerra mondiale a pezzi e ibrida” e che il porto di Ravenna avrebbe una “rilevanza militare” e una funzione strategica nel “dispositivo difensivo marittimo complessivo della Nazione”.
È gravissimo.
Da quando l’Italia è in guerra? Chi lo ha deciso? Quando è stato informato il Parlamento?
E soprattutto: da quando un porto civile e commerciale può essere considerato strategico dal punto di vista militare e proprio per questo sottratto alla trasparenza e al controllo democratico?
Da anni denunciamo il passaggio di armi e materiale militare attraverso i porti italiani. E mentre a Gaza venivano uccisi decine di migliaia di civili, i porti hanno continuato a rappresentare snodi fondamentali delle catene logistiche attraverso cui transitano anche armamenti.
Il genocidio a Gaza è stato reso possibile anche da una rete internazionale di complicità, forniture, trasporti e infrastrutture logistiche. E su ciò che è transitato dai porti italiani abbiamo il diritto di conoscere la verità.
Non è accettabile invocare la “sicurezza nazionale” per nascondere informazioni di enorme interesse pubblico.
Se il porto di Ravenna ha davvero una rilevanza militare strategica, il Governo venga immediatamente in Parlamento a spiegare quale ruolo svolge, nell'ambito di quali accordi, quali armamenti vi transitano, verso quali destinazioni e con quali autorizzazioni.
Piena solidarietà alla giornalista Linda Maggiori, all’avvocato Andrea Maestri e al Coordinamento contro le armi dal porto di Ravenna.
Sulle armi che attraversano i nostri porti non accetteremo silenzi.
Su Gaza non accetteremo complicità.
La verità deve entrare nei porti. E deve entrare in Parlamento.

24/08/2026

L’ostilità della quasi totalità degli “intellettuali organici” di area PD verso Giuseppe Conte ha origini sostanzialmente pre-politiche.

Da anni, tanti anni, questi intellettuali (spesso professori e professoresse universitari pluri-titolati, spesso appartenenti proprio a quella “sinistra ZTL” che non è affatto una parodia ma una realtà ben reale) dibattono quotidianamente su come “tornare ad essere sinistra vera”, su come “recuperare il rapporto con le classi popolari”, e via dicendo. Mancando un partito serio, e non essendolo più il PD, Facebook è diventato il luogo del dibattito; i più famosi, titolati e relazionati trovano ospitalità anche su qualche giornale di rilevanza nazionale (e spesso sono invidiati dagli altri, e corteggiati dai “codazzi”). È un grande onanismo collettivo, talvolta perfino annoiato; c’è spesso tanta autocritica verso il PD, anch’essa spesso molto annoiata come lo sono i dibattiti e le autocritiche di quei pezzi di società intellettualmente attiva che si rendono conto della situazione, ma che sono sufficientemente benestanti da non aver davvero bisogno della politica.

È un teatrino, in cui sostanzialmente la stessa gente si parla addosso e si scambia i likes, che va avanti da anni. Anche grazie a questo teatrino viene tenuta in piedi la parvenza che il PD abbia ancora una attività politica ed intellettuale reale, e che non sia quindi semplicemente un vuoto involucro organizzativo preda delle correnti e dei centri di potere privati che stanno dietro alle correnti. Quando uso la parola “teatrino”, non lo faccio in modo dispregiativo: è proprio una messinscena funzionale a mostrare una attività partitica, una vitalità politica che non esiste più, e che pur si deve tenere in piedi per continuare ad attirare i voti della comunità di militanti / elettori più ampia che la osserva. Ad onor del vero, va detto che molti non si rendono conto di essere attori di questa messinscena: molti, credo la maggior parte, vi partecipano in modo sincero e genuino, con l’intenzione e la sincera credenza di tenere in vita l’attività intellettuale erede della tradizione del comunismo italiano.

Questa attività autoreferenziale collettiva è una delle ragioni della incredibile presunzione di questo pezzo di classe intellettuale. Non c’è “vera sinistra” che non passi attraverso questa classe intellettuale e che non riceva il timbro di autenticità di questa classe intellettuale, che si sente erede del nobile pensiero comunista e democratico; chi non vi appartiene, o decide di non avere alcuna intermediazione con essa, anche semplicemente per dargli credito e riconoscimento, riceve il marchio dell’ignominia. Pensare di poter fare politica a sinistra, con temi di sinistra, senza interfacciarsi con questa classe intellettuale, è considerato - consapevolmente e inconsapevolmente - come un atto di vera e propria blasfemia.

Giuseppe Conte ha tutte queste colpe. Non è un membro e un’espressione di questa classe intellettuale e di questo dibattito pluriennale sulla necessità di “ricostruire la sinistra” e “riconnettersi con il popolo”; ed è riuscito davvero, lui sì - colpa delle colpe! - a riconnettersi politicamente ed emotivamente con le classi popolari. Ma come, caro Conte, loro stanno lì da anni a disquisire in modo dotto e pacato sul popolo e sulle connessioni politico-emotive col popolo, e tu ci riesci? E neanche li consideri? Ma come ti permetti? Hai un bidone dell’immondizia al posto del cuore!

Tutto il rancore, l’odio, la stizza, lo scandalo che questa classe intellettuale del PD prova per Conte ha origine da tutto questo, ed è un’origine sostanzialmente prepolitica. Conte gli sta rubando il pallone da tempo, e glielo sta mettendo in saccoccia con una capacità politica inedita. Addirittura, ha osato adottare una linea non paternalistica che non vuole spiegare al “popolo” il giusto modo di stare al mondo, ma ha affermato che bisogna affrontare le diseguaglianze economiche e sociali

“[…] misurandoci con soluzioni concrete riguardanti: le politiche salariali, i piani industriali, l’equità fiscale e le imposte adeguate su rendite finanziarie, il sostegno all’economia reale, il diritto all’abitazione, l’accesso ai servizi pubblici e a infrastrutture adeguate, le prestazioni sanitarie e l’istruzione di qualità”.

Gli ha pure soffiato da sotto il naso il riferimento alla Ocasio Cortez, anticipandoli tutti! Non si fa, proprio non si fa.

Giuseppe Conte potrebbe pure tatuarsi la faccia di Draghi e Mattarella sul petto, mettersi a cucinare una bella pastasciutta antifascista con il grembiule dell’Anpi, e scrivere il menù con la schwa, ma finirebbe comunque sotterrato di insulti e rancori da parte dei nostri intellettuali di area PD per aver sbagliato qualche ingrediente.

E sarebbero pure quelli che, nella loro testa, costituiscono la speranza della sinistra del nostro Paese. Disattivassero i propri profili social nei sei mesi prima delle elezioni, il campo largo avrebbe qualche speranza di vincere le elezioni.

11/08/2026

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