19/05/2026
LA FINE DELL’ACQUA di VINCENZO CORRARO
Racconti Edizioni Les Flaneurs euro 15,00
I racconti di Vincenzo Corraro raccolti in un testo dal titolo insolito” La fine dell’acqua” che trova la sua spiegazione nell’ultimo racconto con lo stesso titolo sono strutturati su due crinali, versanti non contrapposti di montagne su cui appaiono i protagonisti reali e non, immaginati nelle loro esistenze faticose legati al paesaggio. Il perno è proprio la Natura che si articola in scenari talvolta spettacolari per la maestria con cui lo scrittore li descrive dove gli spazi pervasi dagli stessi personaggi, assumono un ruolo primario, tanto da apparire non solo sfondo ma una maestosa tela dipinta con i colori di tutte le stagioni. Lo stesso autore paragona il paesaggio invernale della conca a un quadro del Seicento in cui l’ombra prevale e una luce appena accennata rianima la scena. Il titolo del libro si spiega con la presenza dell’acqua, elemento naturale non solo presente nell’ultimo racconto La fine dell’acqua che ricorda il divieto di usare come potabile l’acqua fuoriuscita dalla fontanelle dei canaloni e dai muri dell’Abisso del Diavolo ma nel racconto Cloro dove la pozza d’acqua è compagna dei giochi e del nuoto dei ragazzi nudi nel fiume, ridotto a una vasca da bagno, con il getto che scrosciava nel fiume che si apriva in una velleitaria cascata rintronando innocuo… e anche nel racconto Per la bambina come pioggia persistente che sgomentava più della furia dei temporali. Conosciamo l’acqua come simbolo di vita e nei suoi racconti lo scrittore la esalta come elemento che segna il paesaggio e la natura, la rappresenta quasi fosse fondamento di trasformazione in grado di modificare, intristire, abbellire i luoghi con variazioni di cui la Natura è soggetto inconsapevole. Il testo è suddiviso in quattro ripartizioni: Margini, Carattere, Mutazione, Fuori dal tempo legittimato… ognuna preceduta da un breve preambolo che rivela l’essenza dei racconti contenuti. Nei tre racconti della terza sezione l’autore analizza il cambiamento dei protagonisti alla luce di situazioni in cui i sentimenti sono esasperati dai luoghi di appartenenza siano essi di lavoro come le serre per la raccolta delle fragole o gli acquitrini siano la corrente del fiume risalito dalle anguille come in un acquario, e infine la casa ai margini del bosco animata dalla vita degli animali che lo abitano in netta divario con i Paesi lontani e sconosciuti, sede del lavoro della donna amata. I sentimenti non sono in contrasto con la natura circostante, anzi ne sono il nucleo e vivono negli spazi in cui l’autore li colloca come corollario di dilemmi e situazioni di dubbio dei protagonisti. Spesso il dubbio rimane con la consapevolezza che certe situazioni possono anche cambiare ma senza l’intervento umano. Il testo inizia con un bellissimo racconto intitolato PIANO DI LUCE in cui la luce in tutte le sue sfumature illumina un paesaggio selvaggio ma affine all’uomo, in cui s’inseriscono i due personaggi. Le parole che usa lo scrittore non possono essere parafrasate: “Questa è una terra che ti esalta se diventi innocuo, se rimani in disparte o imparziale”… il suo stupore è avvertito di fronte a un paesaggio che svela il mistero con la sua luce solo se l’uomo si arresta al suo cospetto come spettatore e non interviene. Nella pazienza dei giorni (Margini) il racconto si snoda attraverso le riflessioni sul tempo e sulla sua intensità che in qualche modo obbliga a rivedere le nostre azioni, spesso subendo le certezze altrui senza mai risolvere le nostre. Presente in questo racconto è il silenzio dei boschi e dei luoghi che è compagno dei pensieri celati o delle frasi smozzicate che rivelano ben poco delle angustie del cuore. La scrittura elegante di Vincenzo Corraro disegna il carattere dei personaggi attraverso l’ansia insita in quei pochi sottintesi originata dalla cupezza dei pensieri. Nell’ultima sezione con i racconti I giorni prima della scuola, Chet e soprattutto Cani da mandria diviso in quattro sequenze che sembrano scene cinematografiche per la scrittura fluida e nel contempo densa di immagini e contenuti , l’autore ha raggiunto il vertice della creatività in questo testo fuori dagli schemi consueti in cui la storia supera i personaggi.Tuttavia le figure delineate sono talmente vive nella rappresentazione dello scrittore che il loro agire e i loro caratteri, se stessimo sulla scena teatrale, risalterebbero spiccare tra i particolari pure necessari al contorno dell’insieme; la descrizione che appare all’inizio e non solo all’interno sembra quasi preludio al racconto successivo e componente essenziale dell’intimità dei protagonisti. Non pioveva da mesi, un cielo cereo, di foschia e nubi basse, murava l’orizzonte e il giorno esplodeva in un caldo schifoso che arroventava la rocca millenaria del paese, fino a farla scomparire nel baluginio del tramonto infuocato. Loris, Elena e Pietro sono gli attori di uno sceneggiato tragico-comico e aderiscono perfettamente alla visione di un mondo complesso in cui i sentimenti dominano in modo assoluto. Basterebbero i tre racconti segnalati a fare di questo libro un unicum da leggere e rileggere, in particolare per il fascino di una scrittura coinvolgente e per la ricercata cura dei particolari che anima lo svolgersi della narrazione.
Nota di Maria Teresa Armentano Mostra meno