14/11/2022
Nessun essere umano può essere “carico”, nessuno “residuale”
La definizione che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha dato dei migranti rimasti a bordo delle navi di soccorso è aberrante: come possa ve**re in mente a un uomo delle istituzioni di definire degli esseri umani “carico residuale”, come fossero merci scadute, non è proprio comprensibile. Non è comprensibile come si possa obbligare del personale sanitario a “scegliere” chi sta meno peggio di chi, obbligarlo a comportarsi come nei campi di concentramento a scegliere chi vive e chi muore (perché chi è costretto a tornare nei lager della Libia, di fatto è un condannato), senza l’opzione dell’obiezione di coscienza, peraltro largamente caldeggiata da questo governo per altre situazioni. Non si comprende come a questo proposito il presidente del consiglio definisca “bizzarra” la scelta di ritenerli tutti fragili dal punto di vista sanitario, arrogandosi evidentemente una laurea sanitaria. Non si comprende come, in barba alla Costituzione, alle leggi marittime, alle convenzioni internazionali che obbligano al salvataggio e allo sbarco di TUTTI i naufraghi, il ministro dell’Interno e il suo omonimo Matteo Salvini delle Infrastrutture parlino di “sbarchi selettivi”. Non si comprende come dal 2017 i vari governi italiani abbiano stipulato e poi rinnovato i patti scellerati con la Libia stessa, sapendo (da inchieste giornalistiche, ma anche da una ventina di rapporti ONU e da 23 dossier della Procura Internazionale de L’Aja) che là degli esseri umani sono imprigionati, torturati, violentati, lasciati morire o uccisi tutti i giorni. Non si comprende perché fare tutta questa bagarre per poche decine di esseri umani, quando l’Italia è al QUINDICESIMO posto in Europa per accoglienza dei migranti, sopra solo a Ungheria, Polonia e altri amici degli amici (dati UNHCR).
Non si comprende perché a bordo di quelle navi, sui barconi di vario genere, ma anche via terra e soprattutto giacenti sul fondo del Mediterraneo, ci sono esseri umani con un passato, con delle storie, con sentimenti, famiglie, caratteri, amici, umori, passioni e stati d’animo, con una vita. E non si comprende perché per troppi dei nostri concittadini invece quelli sono esseri umani ma con un po’ meno dignità di noi o dirittura non lo sono proprio: sono un “carico”. Attenzione, però: il prossimo “carico” da selezionare potrebbero essere gli anziani, i disabili (se n’era già parlato, no? In occasione della pandemia) e chissà chi altri.
E chi dissente, chi s’indigna ha l’obbligo etico e civile di schierarsi, di prendere parte, di dichiarare da che parte sta, perché dall’”I care” di don Milani al “me ne frego” di chi è finito molto male, ma ha lasciato veleni pericolosi, il passo è molto breve.