22/08/2025
Cos’altro aggiungere?!?!
Sono anni, decenni, che i naturalisti e i conservazionisti vanno dicendo che il turismo nelle aree protette va controllato, e che comunque un eccesso di turismo è un danno per le montagne e tutti gli ambienti naturali, scontrandosi nel sostenere questo con tutti gli appassionati di montagna e le loro organizzazioni ricreazioniste volte piuttosto a farle sempre più “conoscere” che non a proteggerle. Oggi che si è giunti al colmo, all’eccesso; oggi che per anni si sono ignorati gli allarmi dei naturalisti e dei conservazionisti; oggi che i loro avvisi e pronostici li si è denigrati e combattuti con la motivazione del diritto alla montagna piuttosto che a sostegno dei diritti della montagna, ecco che proprio un'organizzazione come il CAI ci viene a dire che il troppo è troppo e che di questo passo si sfascerà anche quel poco che è rimasto! Meglio tardi che mai, si dice. Ma certo, a chi per anni ha sempre previsto il guaio che ci sarebbe capitato, questo mea culpa un poco irrita! Viva i paesi che hanno deciso di non deturpare pure le loro montagne con le classiche iniziative in Italia sempre sostenute dal CAI: l’Austria pare che da tempo abbia posto un veto alla costruzione di nuovi rifugi alpini, e negli USA è da anni che sono assolutamente proibiti nelle pur loro grandi quando non enormi Aree Wilderness di natura selvaggia, e dove addirittura quasi ogni anno si apprende di rifugi smantellati. Da noi, dove di funivie, centri sciistici, rifugi e bivacchi ce ne sono esageratamente troppi, si loda ancora la costruzione di nuovi rifugi e nuove funivie (magari giustificandoli per il materiale e i metodi “ecologici” con cui li realizzano e li gestiscono!). Ecco, poi ci lamentiamo dell’eccesso di gente in montagna, massa di gente favorita propria dalle strutture umane, rifugi, bivacchi, “stanze e case sospese”, rifugi trasformati in alberghi, vie ferrate, itinerari super attrezzati, funivie, sciovie, panchine giganti, ecc. Tutte cose che attirano la gente più di quanto non attiri la bellezza dei luoghi, e che anzi questa bellezza devastano! Ecco il vero rewilding di cui hanno bisogno le nostre montagne, non la reintroduzione di specie animali ma lo smantellamento di opere urbane, Restoration versus rewilding! Perché è solo eliminando gran parte delle tante e troppe attrezzature, rifugi e luoghi di ristoro e abitativi, strade e funivie che facilitano l’ascesa, che si salvano le montagne dall’eccesso di visitatori, non limitandosi a criticarlo e a lamentarsene: chi è causa del suo mal pianga se stesso, dice un antico proverbio...