04/08/2026
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I VOLONTARI DEL 118
Ogni giorno, in tutta Italia, migliaia di volontari indossano una divisa e rispondono a una chiamata di emergenza.
Lo fanno di notte, nei festivi, a Natale, sotto il sole e sotto la pioggia.
Lo fanno gratuitamente, rinunciando al proprio tempo libero e alle proprie famiglie.
Nessun volontario serio pretende di essere un medico.
Nessun volontario serio pretende di essere un infermiere.
I ruoli sono diversi e devono rimanere tali.
Ma una cosa è certa: il volontariato organizzato non è un’invenzione né un abuso. È una realtà riconosciuta e disciplinata dalla legge.
Il Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017) riconosce il valore sociale dell’attività di volontariato e delle Organizzazioni di Volontariato, che operano per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.
Nel sistema dell’emergenza sanitaria, le associazioni convenzionate svolgono la propria attività secondo le norme, le convenzioni e i protocolli stabiliti dalle autorità competenti. I volontari non decidono autonomamente cosa fare: operano all’interno di un’organizzazione, con formazione specifica e nel rispetto delle competenze loro attribuite.
Per questo motivo non è accettabile che migliaia di persone vengano descritte come incompetenti o trattate con disprezzo solo perché svolgono attività di volontariato.
Le critiche, quando sono fondate, devono riguardare norme, organizzazione o singoli comportamenti.
Non un’intera categoria.
Il rispetto è dovuto a tutti coloro che operano nel soccorso: medici, infermieri, autisti soccorritori e volontari.
Difendere il ruolo dei volontari non significa sminuire quello dei professionisti.
Significa difendere un principio semplice: ogni componente del sistema di emergenza merita rispetto quando opera con competenza, responsabilità e nel rispetto della legge.