24/01/2019
LA "TERAPIA DELLA BAMBOLA" PER COMBATTERE
LA DEMENZA SENILE
Un anziano ed una bambola. Non un paradosso né un incauto tentativo di infantilizzare un anziano inconsapevole. Basti osservare il suo volto per comprenderne il mistero. A pensare a questo dolce oggettino, che può solo evocare nella forma un semplice giocattolo, fu la svedese Jakobsson Britt Marie Egedius che, nella fase terminale di suo figlio, gravemente malato, decise di realizzare questa bambola. Cosa abbia mosso questa donna a pensare proprio ad una bambola con queste caratteristiche credo che risieda solo nell’ amore incondizionato di una madre, in grado di leggere i bisogni di suo figlio, seppur non in grado di verbalizzarli. Numerose ricerche si sono susseguite dal ’96 in poi, soprattutto grazie all’intuizione di diversi sperimentatori che hanno individuato nuovi ambiti di applicazione. Oggi la Empathy Doll viene utilizzata in diversi luoghi di cura e per diverse patologie, tra cui le demenze. Il filo conduttore delle varie patologie è il deficit linguistico. Sappiamo bene, però, che il linguaggio è una delle varie forme di comunicazione possibili. Allora perché una bambola?Per indagare l’efficacia della terapia della bambola, nella ricerca di Pezzati R. e collaboratori (2014) è stata utilizzata come riferimento la teoria dell’attaccamento di Bowlby.
L’ipotesi proposta dai ricercatori è che l’esperienza emozionale della persona esposta a sedute di terapia della bambola, attivi i sistemi di accudimento e di esplorazione. I dati fanno emergere un miglioramento delle modalità di relazione pre-verbali e non verbali, con una conseguente riattivazione delle relazioni con gli altri. Grazie alla sollecitazione della memoria procedurale, tramite i gesti di cura come la vestizione, il cambio di abiti o ancora attraverso le azioni del cullare o dell’alimentare, migliorano anche le condotte di auto-assistenza e cura personale; infine, si è rilevata una diminuzione statisticamente significativa dei livelli di ansia, aggressività, oppositività, insonnia e, al contempo, un miglioramento dei livelli di vivacità/attività.In conclusione, si può vedere come nei vari studi, la terapia della bambola si sia rivelata un intervento non farmacologico di grande valore per la pratica clinica: valido per il miglioramento del benessere della persona e volto a ridurre i disturbi comportamentali e psicologici nei pazienti con demenza. La bambola è, chiaramente, un oggetto. Come proporlo, utilizzarlo, osservare le reazioni, orientare la scelta del setting in relazione alle risposte soggettive dei pazienti richiede una formazione adeguata del personale ed una supervisione continua da parte di chi monitora il comportamento dei pazienti.