ANPI Provinciale di Lecco

ANPI Provinciale di Lecco Pagina del Comitato provinciale di Lecco dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, nata nel 1944 ed elevata ad Ente Morale dal 1945.

16/08/2026

16 agosto 1924: ritrovamento del corpo martoriato di Giacomo Matteotti

Noi ricordiamo tutto
Per i fascisti Matteotti sarebbe una figura "divisiva" ( https://roma.repubblica.it/cronaca/2026/07/18/news/fiumicino_boccia_piazza_matteotti-425478657/

Giacomo Matteotti fu rapito a Roma, vicino alla sua abitazione, il 10 giugno 1924 da una squadraccia legata alla polizia segreta fascista composta da uomini fidati del partito, tra cui Amerigo Dumini, Albino Volpi e Filippo Panzeri.
Matteotti, pochi giorni prima del rapimento (30 maggio 1924), aveva denunciato in Parlamento i brogli e le violenze fasciste durante le elezioni dell’aprile 1924 (le cosiddette "elezioni del listone").
Il suo discorso era così efficace che si temeva un crollo del sostegno politico a Mussolini che nei mesi precedenti aveva più volte minacciato apertamente gli oppositori affermando che chi si opponeva al fascismo andava "ridotto all’impotenza". In un discorso del gennaio 1925 (dopo il delitto), ammise indirettamente la responsabilità politica con la famosa frase: "Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!"
Quindi Benito Mussolini è da considerarsi il mandante politico e morale del rapimento e dell’uccisione del deputato socialista.

Oltre alla denuncia delle violenze e dei brogli, c’era anche una questione di corruzione all’interno del fascismo per delle concessioni petrolifere, che potrebbero aver indotto a decidere dell’uccisione di Matteotti: egli infatti stava indagando su accordi sospetti tra il regime fascista e alcune compagnie petrolifere straniere. Aveva scoperto che gerarchi fascisti (tra cui Arnaldo Mussolini, fratello del duce e il ministro delle finanze Giuseppe Volpi) erano coinvolti in trattative opache per concessioni petrolifere in Italia e nei Balcani, con possibili tangenti.
Se Matteotti avesse reso pubbliche queste prove, avrebbe scoperchiato un sistema di corruzione che coinvolgeva i vertici del regime e forse la monarchia stessa.

Il suo ca****re fu ritrovato il 16 agosto 1924 in località Quartarella, nella campagna a nord di Roma, nelle vicinanze del paese di Riano, dopo oltre due mesi di ricerche. Il corpo presentava evidenti segni di violenza, confermando che era stato assassinato.
L'omicidio di Matteotti scatenò un'ondata di indignazione in Italia e all'estero, portando a una momentanea crisi del regime fascista. Tuttavia, Benito Mussolini riuscì a consolidare ulteriormente il suo potere, reprimendo ogni opposizione e instaurando definitivamente la dittatura.

Matteotti è tra i maggiori rappresentanti della Resistenza antifascista e della difesa della democrazia.
Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - ANPI Patria Indipendente Circolo Culturale "Giuseppe Saragat - Giacomo Matteotti"

23/07/2026
Articolo del pres. Pagliarulo
23/07/2026

Articolo del pres. Pagliarulo

Dal 1943 a oggi: la pastasciutta antifascista di Anpi tra memoria, Costituzione e fasciofuturisti

19/07/2026

ANPI Lecco condanna le sanzioni ai manifestanti del 27 aprile 2026, critica i decreti sicurezza e chiede alle autorità la revisione dei provvedimenti.

19/07/2026

Comunicato stampa

Anpi Lecco condanna i pesanti provvedimenti adottati nei confronti dei manifestanti del 27 aprile 2026 a Lecco.

Le pesanti sanzioni amministrative pecuniarie a cittadine e cittadini che hanno manifestato pacificamente a Lecco non possono passare sotto silenzio.
Anpi provinciale di Lecco fin dal 2001, anno in cui è stata posta abusivamente una lapide che distorceva i fatti relativi alla fucilazione dei sedici ufficiale della Repubblica Sociale Italiana il 28 aprile 1945, ha sempre manifestato in modo deciso e pacifico la propria opposizione a qualsiasi espressione di tipo nostalgico o apologetico del fascismo o a tentativi di una lettura revisionista e fuorviante dei fatti relativi al 28 aprile 1945, coinvolgendo un fronte di lotta ampio ed unitario (come tradizione del movimento operaio e della Resistenza partigiana).

Anpi Provinciale Lecco nel corso degli anni e fino al 25 Aprile di quest'anno ha trasformato quel luogo, da abusivo momento nostalgico, in un luogo della Resistenza cittadina inserito nel percorso Resistenziale formato da 13 targhe storico-didattiche e 6 Pietre di Inciampo.

Di tutto questo i responsabili della Prefettura e della Questura sono stati a suo tempo informati e documentati, affinché avessero consapevolezza della radicata e profonda sensibilità antifascista dei cittadini di Lecco e del suo territorio.

Sensibilità antifascista con una profonda radice di Costituzionalità derivante dal fondamentale e tragico contributo della popolazione lecchese nel periodo 1943 - 45, contributo attestato dalla medaglia d'argento al valor militare apposta sul gonfalone cittadino dall’allora presidente della Camera Pertini nel 1976.

Sensibilità per la partecipazione che ha caratterizzato la vita sociale di Lecco in questi 80 anni, anche con momenti di deciso confronto se non di conflitto sociale.

È per questo bagaglio di storia Costituzionale che non possiamo che ribadire la nostra più ferma condanna nei confronti dei ripetuti provvedimenti normativi di questo Governo (in particolare le disposizioni previste dai cosiddetti “decreti sicurezza”), volti a reprimere il dissenso, colpire ogni forma di conflitto, negare la concezione di democrazia espressa dalla nostra Costituzione, che non è limitata al voto ed al ruolo delle istituzioni, ma vive della più ampia partecipazione delle cittadine e dei cittadini, come singoli ma, soprattutto, in forma associata. Anpi Lecco continuerà a partecipare alle iniziative unitarie di contrasto a questi provvedimenti, anche perché quando chi manifesta pacificamente viene colpito da pesanti sanzioni economiche, il rischio è che si introduca, nei fatti, una “tassa sul diritto di manifestare”, un deterrente economico che limita l’esercizio di una libertà costituzionale.

È sulla base di queste considerazioni che ANPI provinciale Lecco non può che condannare con fermezza i recenti procedimenti aperti nei confronti di quei manifestanti che il pomeriggio del 27 aprile 2026 si sono ritrovati in forma spontanea e pacifica, ad esprimere verbalmente e rumorosamente la loro contrarietà alla rituale manifestazione di carattere nostalgico.

L’ANPI Provinciale di Lecco esprime inoltre forte preoccupazione per gli effetti che l’applicazione di questi provvedimenti può produrre sul rapporto tra cittadini e istituzioni. Il rischio è quello di alimentare un clima di contrapposizione e di disincentivare la partecipazione democratica, compromettendo quel confronto civile e rispettoso che, pur nella diversità delle opinioni, ha sempre caratterizzato l’iniziativa pubblica promossa dall’ANPI.
Per questo ANPI provinciale Lecco chiede alle autorità competenti la revisione dei provvedimenti adottati.

IL SACRIFICIO DI FOSSOLI: LECCO NON DIMENTICAOggi 82° anniversario dell'eccidio di Fossoli.Il 12 luglio 1944, nel poligo...
12/07/2026

IL SACRIFICIO DI FOSSOLI: LECCO NON DIMENTICA
Oggi 82° anniversario dell'eccidio di Fossoli.

Il 12 luglio 1944, nel poligono di tiro di Cibeno, le SS naziste, con la complicità dei fascisti, consumavano uno degli eccidi più efferati della Resistenza: la strage di Fossoli. Tra i 67 internati politici trucidati quel giorno, quattro erano cittadini lecchesi. Quattro uomini che hanno pagato con la vita il sogno della libertà e la scelta di opporsi alla dittatura.
Oggi ricordiamo i loro nomi, le loro storie e i rioni di Lecco che li hanno visti nascere e lottare.

Come ogni anno, una delegazione dell'ANPI Lecco presenzia ufficialmente alla cerimonia per rinnovare il legame indissolubile con i nostri martiri per la libertà e il riscatto del nostro Paese.
Le Pietre d’Inciampo davanti alle loro ultime case e i monumenti della nostra città custodiscono la loro memoria. Ma il monumento più grande dobbiamo essere noi, ogni giorno, difendendo i valori di democrazia e libertà per cui loro hanno sacrificato tutto.
Non sono solo nomi su una targa, sono la nostra storia.
Il Comune di Lecco partecipa con una rappresentaza e il Gonfalone, decorato con la Medaglia d'Argento al Valor Militare per il contributo dato alla Lotta di Liberazione di cui proprio quest'anno ricorre il 50° anniversario del conferimento.

I quattro cittadini lecchesi furono arrestati per le loro attività clandestine di opposizione al regime fascista e di supporto alla Resistenza partigiana. Il loro arresto avvenne in due momenti diversi nel corso del 1944, a causa di delazioni che permisero alle forze nazifasciste di smantellare i primi nuclei antifascisti di Lecco.

Lino Ciceri (20 anni, di Acquate).
Apprendista meccanico di 20 anni, del rione di Acquate. Subito dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, entrò attivamente nelle formazioni partigiane che operavano sulle montagne lecchesi (nel gruppo armato del Piz d'Erna). Fu catturato a Lecco dalla Guardia Nazionale Repubblicana (fascista) per la sua attività di guerriglia e renitenza alla leva della RSI. Pochi giorni dopo, anche suo padre Pietro venne arrestato per aver partecipato agli scioperi del marzo 1944 e morì nel lager di Mauthausen.

Franco Minonzio (33 anni, di Castello).
Impiegato e operaio alla ditta siderurgica Badoni, era diventato il responsabile del comitato sindacale clandestino aziendale, promuovendo il dissenso operaio contro gli occupanti tedeschi.

Antonio Colombo (40 anni di Germanedo).
Piccolo commerciante, fu tra i primi organizzatori del gruppo partigiano di "Campo de Boj". Fece della propria casa in via Digione il punto di riferimento logistico dei "ribelli" e dei soldati sbandati, ospitando le primissime riunioni del CLN lecchese.

Luigi Frigerio (43 anni di Laorca).
Anch'egli operaio trafiliere alla Badoni, operava come responsabile sindacale clandestino per l'area della Democrazia Cristiana. Era attivamente inserito nella rete che raccoglieva fondi e vestiario per i partigiani e aiutava i perseguitati a valicare il confine elvetico.

Dopo la cattura, tutti e quattro i lecchesi trascorsero duri periodi di detenzione e interrogatori nel carcere di San Vittore a Milano (gestito dalle SS). Vennero poi catalogati come deportati politici e trasferiti al campo di transito di Fossoli (Carpi), dove sarebbero rimasti stipati in attesa di essere inviati nei campi di sterminio in Germania, prima che la scure della fucilazione nazista del 12 luglio li colpisse precocemente.

(Nelle foto: il Campo di Fossoli oggi e la celebrazione del 2024 per l'80°anniversario)

Marika non te ne sei mai andata davvero. Ricordiamo Marika Ara, presidente e  riferimento della sezione ANPI della sezio...
10/07/2026

Marika non te ne sei mai andata davvero.

Ricordiamo Marika Ara, presidente e riferimento della sezione ANPI della sezione Valle San Martino di Calolziocorte, colonna portante del volontariato lecchese, scomparsa l'11 luglio 2023 durante un viaggio umanitario in Serbia. Marika ha dedicato ogni giorno della sua vita alla pace, alla giustizia sociale e alla cooperazione, dalla presidenza dell'ANPI Valle San Martino fino al sostegno instancabile ad Auser e Mir Sada, dalla ristrutturazione della scuola elementare di Botunje (Serbia) ai libri sulla pace donati alla Biblioteca di Lecco, i semi che ha piantato continuano a fiorire.
Grazie per averci insegnato cosa significa restare umani. Ci manchi, Marika.

Vogliono riabilitare pure Balbo.
02/07/2026

Vogliono riabilitare pure Balbo.

TeleMeloni sbarca a Ferrara: 60mila euro per riabilitare il gerarca fascista Italo Balbo. Ma la città insorge.
Alekos Prete
2 Luglio 2026

Ci risiamo. La destra nostalgica al governo ha trovato un nuovo palcoscenico per tentare l’ennesima, grottesca operazione di riscrittura e ripulitura della storia. Questa volta il teatro dell’assurdo è la Ferrara estense, dove va in scena il cosiddetto “Festival delle Città Identitarie”. Una kermesse inaugurata da una serata dal titolo che è già tutto un programma: “Ferrara città identitaria: da Lucrezia Borgia a Italo Balbo”. Avete letto bene. Nei 130 anni dalla sua nascita, l’amministrazione comunale guidata dal centrodestra ha deciso di inserire nel cartellone dei “maestri” identitari della città Italo Balbo, il gerarca, il quadrumviro del fascismo, il capo indiscusso dello squadrismo agrario più feroce. Il tutto sotto la benedizione istituzionale del vicesindaco Alessandro Balboni (esponente di punta di Fratelli d’Italia) e orchestrato dal regista dell’operazione: Edoardo Sylos Labini.
Dietro questo festival non c’è una disinteressata riscoperta delle radici locali, ma un network politico-culturale ben oliato. Sylos Labini è il fondatore della rivista CulturaIdentità, l’organo di stampa che detta la linea di questa nuova, presunta “egemonia culturale” della destra, un progetto che si riflette anche in programmi televisivi della TV di Stato, come il suo Inimitabili su Rai3, nato per celebrare figure del passato in chiave sovranista ma ricordato soprattutto per i suoi clamorosi flop di ascolti Auditel. Ma a Ferrara il flop si trasforma in uno scandalo politico ed etico. Per finanziare i quattro giorni di passerella di Sylos Labini e dei suoi intellettuali d’area, l’operazione mette in campo ben 60.000 euro di fondi pubblici, tra stanziamenti ministeriali e comunali. E dove sono andati a prenderli? Dai capitoli di bilancio più sacri: l’opposizione consiliare (PD, Lista Anselmo, La Comune e M5S) ha svelato che oltre 30.000 euro sono stati scippati direttamente dai fondi destinati a borse di studio, tirocini e stage per i giovani. Si taglia il futuro delle nuove generazioni per pagare la riabilitazione del passato fascista. La narrazione edulcorata dei promotori del festival descrive Balbo come un “uomo carismatico, visionario, trasvolatore d’alta quota, solo ‘molto discusso’ per la sua adesione al fascismo”. È la solita solfa del “fascista buono” che ha fatto anche cose eccellenti. È la stessa retorica strisciante che abbiamo visto usare dalla deputata di Fratelli d’Italia, Paola Maria Chiesa sui social. Quella stessa deputata che, non dimentichiamolo, inaugurava circoli di partito nel Pavese intitolati a Balbo e condivideva immagini storiche del gerarca in visita al Berghof, la residenza estiva di Adolf Hi**er. Ma se la destra si riempie la bocca con il mito dell’Atlantico, la memoria popolare e antifascista possiede gli anticorpi per rimetterli al loro posto. Come ricorda il celebre motto in dialetto parmigiano, stampato sulle barricate dell’Oltretorrente del 1922, quando il popolo guidato da Guido Picelli respinse militarmente gli squadristi: «Balbo t’è pasè l’Atlantic, mo miga la Pèrma». Potrete anche aver trasvolato l’oceano, ma davanti alla Resistenza vi siete dovuti ritirare. Ferrara non ci sta a farsi imporre questa identità di cartapesta e camicia nera. Intorno al festival si è sollevato un cordone sanitario impressionante, che unisce la società civile, i sindacati e i vertici della Chiesa cattolica locale. L’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, guidata dall’arcivescovo Gian Carlo Perego, è intervenuta con una nota ufficiale durissima, definendo Balbo per ciò che era: “un gerarca fascista che limitò la libertà”. Dal mondo cattolico si è levato un grido d’indignazione: come si può elevare a simbolo cittadino l’uomo che fu il mandante morale, l’organizzatore e il capo dello squadrismo ferrarese che nel 1923 assassinò a bastonate il parroco di Argenta, Don Giovanni Minzoni? Celebrare Balbo a Ferrara significa sputare sul sangue di un martire antifascista. La mobilitazione è totale. Mentre in Consiglio Comunale le opposizioni chiedono l’immediato ritiro del Comune dalla Fondazione Città Identitarie, fuori dai palazzi l’ANPI e la CGIL hanno lanciato lo slogan “Non in nostro nome!”. Piazza Municipio non sarà lasciata nelle mani dei nostalgici. Le associazioni partigiane, i sindacati e i cittadini democratici si ritroveranno in un presidio di protesta aperto e militante. Saranno lì per fare da contrappeso fisico alle provocazioni revisioniste, per ricordare che la vera identità di Ferrara è nata con la Resistenza, con la democrazia e con la Costituzione. Il tentativo di sdoganare il fascismo un pezzo alla volta, mascherandolo da cultura pop, ha trovato a Ferrara un muro invalicabile. Balbo non passerà. Nemmeno questa volta.

Indirizzo

Via Mentana 77
Lecco
23900

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 12:00
Giovedì 10:00 - 12:00

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