Archivio Storico Lentini

Archivio Storico Lentini Pagina istituzionale ufficiale dell'Archivio Storico del Comune di Lentini Il Trivio (I lavori furono eseguiti dal Prof. E.

L’Archivio storico del comune di Lentini si trova in via Teocle n.14, in uno dei quartieri più antichi e caratteristici del paese. Lasciata la piazza principale del paese, Piazza Umberto I, s’imbocca la via Regina Margherita e superata la chiesetta di santa Lucia, si apre sulla sinistra la scalinata di Via Teocle. L’edificio
Dal 1991 l’Archivio storico è sistemato in un’ antica casa ottocentesca o

riginariamente di proprietà della famiglia Bugliarello. La casa era stata sede della Ricevitoria del registro di Lentini tra il 1847 e il 1865, anni in cui la carica di percettore fu ricoperta da un membro della stessa famiglia. La struttura è quella assai diffusa un tempo tra le abitazioni dei notabili del paese. Il portone d’ingresso immette in un ampio e grazioso cortile, con aiuole e un pergolato di glicine, ed attorno si aprono le stanze cui si accede da ampi finestroni. L’ente conservatore
Nel 1991 il Consiglio comunale delibera l’istituzione dell’Archivio storico (legge del 1963 sull’istituzione della Sezione separata d’Archivio per i documenti relativi agli affari esauriti da oltre 40 anni). Prima di allora la documentazione più antica, superstite dei terremoti del 1542 e del 1695, trovava sistemazione presso gli uffici del Protocollo e dell’Agricoltura, nell’attuale sede del Municipio ed in due diversi depositi comunali. Oggetto di tre sistemazioni [nel 1846 ad opera del cancelliere archiviario; nel 1900 dall’esperto archivista Carollo (a seguito della Circolare del 1 marzo 1897 per il riordino dell’Ufficio Archivio e Protocollo) e nel 1942 ad opera dell’archivista esterno Giuseppe Scivittaro (che restaura l’ordine dato dall’archivista Carollo)], la documentazione rimane in balia di continui rimescolamenti dovuti agli spostamenti d’ufficio ed alla eterna necessità di “una stanza idonea”, di scansie e spazi adeguati. Nel 1988 il Consiglio comunale delibera un primo intervento di riordino della documentazione più antica (carte più antiche al 1817, Antico regime) affidando i lavori di inventariazione alla Coop. Iachello coadiuvato da Salvatore Stefano Bombaci e Nello Cava. Due anni dopo il riordino e la presentazione dell’inventario dell’Antico regime, la medesima Cooperativa è ente attuante dei progetti regionali n. 1024 (del 1990) e n. 1515 (del 1991) per la sistemazione di tutta la documentazione d’archivio storico sino al 1951. La consulenza scientifica fu affidata al prof. Enrico Iachello dell’Università di Catania e al dott. Gaetano Calabrese dell’archivio di Stato di Catania; il coordinamento dei lavori a Salvatore Stefano Bombaci. I due progetti impegnarono nei lavori di schedatura circa 40 persone e si conclusero nel 1995 con la consegna degli inventari. Negli anni successivi, in seguito ai versamenti, non solo degli uffici comunali, ma anche di enti soppressi, assistenziali e di privati, l’Archivio storico si è arricchito di ulteriori fondi documentari di grande interesse per la città. Finalità
L’Archivio, oltre alla conservazione ed alla salvaguardia del patrimonio documentario storico cittadino, come previsto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 e successivi aggiornamenti), ha il compito di:
• accogliere la documentazione storica degli uffici comunali.
• acquisire archivi di enti soppressi e di privati sotto forma, questi ultimi, di deposito o di donazione.
• conservare la documentazione, al fine di poterla tramandare nelle migliori condizioni possibili.
• schedare, ordinare e inventariare gli archivi, creando idonei strumenti di ricerca, anche tramite l’applicazione delle tecniche informatiche e la diffusione dei dati in rete, al fine di garantire agli utenti la massima accessibilità ai documenti.
• favorire la libera consultazione dei documenti inventariati e il rilascio di copie.
• valorizzare il patrimonio documentario e promuovere le attività didattiche, formative e di orientamento.
• cooperare con gli istituti afferenti al Sistema documentario integrato dell?area fiorentina nella definizione di progetti e programmi comuni.
• collaborare con la Soprintendenza archivistica per la Sicilia e con la Regione Siciliana nel quadro delle attribuzioni loro affidate dalla normativa statale e regionale vigente. Maggiori informazioni: http://www.archiviostoricolentini.it/

29/06/2026

«A poco a poco, gli abiti da mare diventano sempre più succinti». Così dichiarava il Los Angeles Times nel maggio del 1932. Da sinistra a destra: abiti del 1932, 1890, 1900, 1910 e 1920.

28/06/2026
28/06/2026
28/06/2026

1967
Il primo bancomat della storia entrava in funzione a Londra, rivoluzionando il nostro modo di prelevare denaro. L’idea? Nacque per caso, da un ingegnere scozzese... e da una barretta di cioccolato! ➡️ LINK NEI COMMENTI

28/06/2026

Sembrava un semplice anello. In realtà era progettato per passare inosservato fino all'ultimo momento.

Quando si pensa agli shinobi, l'immaginazione corre spesso a spade, stelle da lancio e spettacolari scene di combattimento. Ma la realtà storica racconta una storia diversa.

Molti degli strumenti associati a queste figure erano piccoli, discreti e pensati per non attirare l'attenzione.

Tra questi c'era il kakute.

A prima vista poteva sembrare un normale anello metallico. Osservandolo più da vicino, però, emergeva il dettaglio che lo distingueva: una o più punte rivolte verso l'interno o verso l'esterno, spesso nascoste nel palmo della mano quando veniva indossato.

La sua efficacia non risiedeva nella capacità di colpire con violenza.

Risiedeva nella discrezione.

In situazioni di contatto ravvicinato, una semplice presa poteva diventare molto più efficace. La pressione esercitata dall'anello aumentava il controllo su polsi, braccia o altri punti sensibili, rendendo più difficile sottrarsi a un'immobilizzazione.

Per chi osservava la scena dall'esterno, il movimento poteva apparire del tutto normale.

Era proprio questo il vantaggio.

Gli shinobi operavano in contesti in cui essere riconosciuti significava spesso fallire la missione. Nelle fonti storiche vengono descritti soprattutto come specialisti dell'infiltrazione, della raccolta di informazioni, della sorveglianza e del sabotaggio.

Il combattimento aperto rappresentava generalmente l'ultima opzione.

Per questo motivo, strumenti facilmente occultabili avevano un valore particolare.

Un oggetto che poteva essere indossato senza destare sospetti risultava molto più utile di un'arma evidente o ingombrante.

Alcune varianti del kakute includevano anche dettagli aggiuntivi, come piccoli fori che permettevano di collegare corde o altri accessori, ampliandone la versatilità in determinate situazioni.

Con il passare del tempo, il cinema e la cultura popolare hanno trasformato i ninja in figure quasi leggendarie, enfatizzando soprattutto gli aspetti più spettacolari.

La realtà sembra essere stata molto più pragmatica.

Molti degli strumenti attribuiti agli shinobi non erano pensati per impressionare, ma per risolvere problemi concreti nel modo più silenzioso possibile.

Ed è proprio questo aspetto a rendere il kakute così interessante.

Perché racconta una filosofia completamente diversa da quella che spesso immaginiamo.

Non quella della forza ostentata.

Ma quella dell'efficacia nascosta.

Un piccolo anello che, in un'epoca fatta di infiltrazioni e missioni segrete, poteva fare molto più di quanto il suo aspetto lasciasse intuire.

28/06/2026

Cari amici ❤️, scriveva Cesare Pavese, ne “La luna e i falò”. «Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente e nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti». Che ne dite 😏?
🌺 In queste parole Pavese riflette sul tema delle radici, intese non come vincolo immobile, ma come riferimento. Il “paese” di cui parla non è soltanto un luogo geografico: è un insieme di relazioni, memorie, paesaggi interiori che continuano a esistere anche quando ci si allontana.
🌺 Nei suoi romanzi il ritorno non è mai semplice o consolatorio. È spesso un confronto con ciò che è cambiato — dentro e fuori di sé — e con ciò che resta. Le radici, in questo senso, non impediscono il distacco, ma permettono di misurarlo.
🌺 Nell’immagine: la casa natale di Michelangelo Buonarroti, nato nel 1475 a Caprese, un piccolo paese della Valtiberina toscana (Arezzo). Anche le grandi traiettorie individuali iniziano da luoghi circoscritti, concreti, spesso marginali. Elena Salem 🍀 Vedi meno

12/06/2026

Cari amici ❤️, la moda nell'Ottocento viaggiava sui libri! Ecco un antico libro di cucito, realizzato per la moda del 1837. All'interno modelli di abiti e campioni di tessuto, ricamo. Fu stampato dalla tipografia George Folds di Dublino per la Kildare Place National School di Dublino nel 1837. Elena Salem

25/09/2025

APERTURA STRAORDINARIA della Sezione di Noto - Sabato 27.09.2025 dalle 9 alle 13 - Noto, Via S. Impellizzeri 2

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2025, la Sezione di Noto dell' Archivio di Stato di Siracusa presenta la mostra “Architetture in Val di Noto nei documenti d'archivio e nei disegni di Orazio Caruso”, che avrà luogo nella splendida cornice di Palazzo Impellizzeri.
L'esposizione mette in relazione le storie di alcuni tra i principali tesori architettonici di Noto, raccontate dai documenti conservati nel fondo notarile dell'Archivio di Stato di Siracusa, e gli eccezionali disegni dei singoli edifici e degli ambienti urbani in cui sono inseriti, eseguiti dall'architetto Orazio Caruso.
Undici tavole frutto di una lunga ricerca sul tessuto e sulle tipologie urbane di alcuni luoghi e paesaggi del Val di Noto.
Una lettura capace di rilevare e reinterpretare l'esistente, riscoprendo talvolta ciò che i diversi eventi storici hanno cancellato. Uno studio delle virtuose maestranze del passato, capace di muovere critiche verso i molti errori urbanistici che - dall'epoca moderna - non hanno smesso di materializzarsi nelle città contemporanee, restituendo così alla storia il nobile ruolo di maestra del presente.

Da lunedì 29.09.2025 a venerdì 10.10.2025 (sabato e festivi esclusi) la mostra sarà visitabile dalle ore 9 alle ore 15.

INGRESSO LIBERO

Indirizzo

Via Teocle, 14
Lentini
96016

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