Biblioteca Archivio del CSSEO

Biblioteca Archivio del CSSEO Una biblioteca archivio specializzata sulla storia dell'Europa centro-orientale, dell'Unione Sovietic

09/08/2025
MAURO MARTINI (1956-2005)Venti anni fa, l’8 agosto 2005, non ancora cinquantenne ci lasciava Mauro Martini. La sua scomp...
08/08/2025

MAURO MARTINI (1956-2005)

Venti anni fa, l’8 agosto 2005, non ancora cinquantenne ci lasciava Mauro Martini. La sua scomparsa ha lasciato un grande vuoto. Mauro era onnivoro, era un polonista, era un boemista, era un russista. Forse sarebbe meglio dire che era uno slavista a tutto tondo.
Ma non solo. Un saggista e critico letterario per Fine secolo e poi per Alias. Giornalista che per anni ha documentato e analizzato l’Unione Sovietica che implodeva e poi la Russia che sprofondava e si avvitava per L’Espresso, Reporter e Il Foglio. Redattore e collaboratore di riviste (L’ottavo giorno, Mondo operaio e Nuovi argomenti) e anche direttore, ridando nuova vita a Tempo presente, il periodico che fu di Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte. Traduttore dal polacco e dal russo e consulente editoriale, della Bruno Mondadori diretta dall’amico e polonista Francesco Cataluccio e poi dell’Einaudi. Autore di importanti libri, ha insegnato alla Facoltà di lettere dell’Università di Trento, affascinando i suoi studenti.
Alla fine degli anni settanta, studente a Varsavia, si avvicinò al dissenso e in particolare a personalità come Adam Michnik e Jacek Kuroń. Con i dissidenti polacchi collaborò anche operativamente, in iniziative non prive di rischi e pericoli.
Nell’autunno del 1997 Mauro è stato tra i costitutori del Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale (CSSEO), un gruppo di studiosi, parte dei quali sono venuti a mancare nel corso degli anni (non possiamo non ricordare Giovanni Bensi e Victor Zaslavsky).
Assieme a Mauro, a partire dal 1999 abbiamo organizzato una serie di grandi convegni internazionali sul dissenso e sulla storia dell’Unione Sovietica nel secondo dopoguerra, oltre al primo convegno internazionale sulla Russia dopo El’tsin e Vladimir Putin (Trento, 14 gennaio 2000).
Mauro era dotato di intelligenza e memoria straordinarie, uno spirito libero da ogni gabbia ideologica e disciplina accademica e culturale, capace di analisi profonde, resistenti alla corrosione del tempo, come quelle sull’Unione Sovietica e la Russia. Dotato di una straordinaria umanità, era particolarmente attento verso gli amici, generoso ma anche rigoroso. Schivo, ironico, venato di una certa malinconia, amava la vita e voleva viverla pienamente.
Nel 1987 pubblicò il suo primo libro, Le mura del Cremlino (Reverdito editore). Per ricordarlo, abbiamo realizzato una edizione in pdf di questo introvabile volume, che ancora oggi ci viene richiesto. Lo invieremo gratuitamente a chi ne farà richiesta inviando una mail a: [email protected].
Mauro era nato a Venezia il 10 marzo 1956, e riposa nel cimitero di San Michele di quella città, vicino a Iosif Brodskii.

INVITOVORKUTA. UNA DONNA NEL GULAG SOVIETICOLa Biblioteca Archivio del CSSEO, in collaborazione con il Memorial Italia, ...
07/05/2025

INVITO
VORKUTA. UNA DONNA NEL GULAG SOVIETICO
La Biblioteca Archivio del CSSEO, in collaborazione con il Memorial Italia, la casa editrice Guerini e Associati e il Consolato generale della Repubblica di Polonia in Milano, organizza a Trento, nella “Sala conferenze” della Fondazione Caritro (Via Calepina 1), mercoledì 14 maggio 2025, alle ore 17,30, la presentazione di La mia vita nel Gulag. Memorie da Vorkuta 1945-1956 di Anna Szyszko-Grzywacz. Intervengono Francesca Gori e Barbara Grzywacz. Introduce Fernando Orlandi.
L’incontro-dibattito può anche essere seguito on-line sulla piattaforma Zoom al seguente link:
https://us02web.zoom.us/j/83008261955
L’evento è riconosciuto come attività di aggiornamento per il personale docente della scuola trentina.

“Vorkutlag”, Vorkuta, nella Repubblica di Komi, è stata una delle tante isole dello sterminato arcipelago del Gulag sovietico, questa all’interno dell’inospitale Circolo polare artico. Vorkutlag sorge nel nulla all’inizio degli anni trenta. I prigionieri sono stati portati per scavare il carbone. Ma anche a costruire le baracche che li ospitano. E poi a costruire la linea ferroviaria che deve connettere Vorkuta con il resto dell’Unione Sovietica. Nel 1936 edificano l’insediamento civile di Vorkuta, che nel novembre 1943 riceve lo statuto di città. Nel momento di sua massima espansione Vorkutlag era composto da 132 lager. Nel 1950 raccoglieva circa 75mila prigionieri.
Negli anni di Nikita Khrushchev, dopo la morte di Stalin, si smantella gran parte del Gulag. La prima ondata di liberazione dei prigionieri è del 1953, ma Vorkuta continua ad operare fino al 1962.
Chiude Vorkuta, ma qualche mese prima è inaugurato a Kharp, nell’Okrug autonomo Yamalo-Nenets, sempre nel Circolo polare artico, quello che conosciamo come IK-3, una colonia correttiva di massima sicurezza, oggi isola del Servizio penitenziario della Russia di Vladimir Putin, dove è stato imprigionato, e assassinato il 16 febbraio 2024, Aleksei Naval’nyi.
Quello di Naval’nyi è stato un lungo viaggio fino alla sperduta colonia di massima sicurezza dove gli verrà rubata la vita: Vladimir, Mosca, Chelyabinsk, Ekaterinburg, e poi Vorkuta, prima della sua destinazione davvero finale.

Anna Szyszko viene arrestata nel 1945, a soli 22 anni: è una staffetta dell’AK, Armia Krajowa, l’esercito clandestino che ha combattuto gli invasori del suo paese, nazisti e comunisti, che la Polonia nell’agosto del 1939, con il cosiddetto Patto Molotov-Ribbentrop se l’erano spartita. Anche quella fu una “operazione speciale”, proprio come è stata chiamata l’attuale guerra di aggressione russa all’Ucraina.
Dapprima imprigionata nel carcere Lukiškės di Vilna (oggi Vilnius, capitale della Lituania), e poi trasferita nelle famigerate prigioni di Mosca: prima la Lubyanka e poi Butyrka. Condannata a 20 anni è inviata a Vorkuta. Lunghi anni che la segnano nel corpo e nell’anima. Condizioni disumane di prigionia in condizioni climatiche proibitive per il freddo polare (fino a meno 40 gradi). E condizioni igienico-sanitarie animalesche (“Eravamo letteralmente ricoperte di sporcizia”: le persone si lavavano con la neve, mentre la sporcizia generale attirava insetti, cimici e pidocchi). E una perdurante sottoalimentazione a dispetto del lavoro pesante a cui era costretta: “minestra” annacquata, una fetta di pane e un po’ di kasha di avena, con la p**a. Qualche volta un pezzo di patata avariata o una puzzolente testa di pesce. I prigionieri non erano solo ridotti a bestie da soma, ma vivevano una vera e propria schiavitù. E in ogni momento si cercava di privarli anche della loro dignità.

Il libro di memorie di Anna Szyszko che viene presentato a Trento è un diario intimo e struggente che, con un linguaggio semplice e diretto, restituisce l'orrore quotidiano e la brutalità del sistema concentrazionario sovietico. Allo stesso tempo ci offre uno spaccato emozionante di speranza e resistenza, al femminile. Ci dice della solidarietà e della forza che si creava tra le prigioniere. L’amicizia si trasformava in una forma di resistenza, in un atto di sopravvivenza che sfidava l’annientamento quotidiano.
La memorialistica del Gulag è stata soprattutto maschile, e le donne troppo spesso sono rimaste invisibili. Anna Szyszko, invece, ci offre questa prospettiva, aprendoci una finestra per vedere cosa è stato il Gulag per loro.
Costrette agli stessi duri lavori degli uomini, in aggiunta esperivano uno sfruttamento sessuale, esposte continuamente a violenze fisiche, morali e psicologiche. C’erano le donne che le violenze sessuali le subivano. Da parte dei loro carcerieri ma la minaccia maggiore veniva dai propri compagni di sventura: “c’erano detenuti che stavano in carcere fin dall’infanzia... non avevano mai avuto contatto con le femmine. Non appena potevano, cercavano di avere rapporti e, appena c’era l’occasione, si sfogavano come conigli alla presenza degli altri detenuti”. Quindi le gravidanze. Quindi i figli che non avrebbero dovuto esserci.
C’era la violenza sessuale subita. Ma c’era anche l’utilizzo del sesso come strumento di sopravvivenza: dal trovarsi un “marito” per ricevere la sua protezione all’ottenere un lavoro negli uffici, privilegi e cibo. E chi lo utilizzava per ritagliarsi spazi sottratti al controllo dello stato.

Anna Szyszko è rilasciata il 7 ottobre del 1956 e il 24 novembre rientra in Polonia. Nel 1957 sposa Bernard Grzywacz, pure lui militante della resistenza polacca ed ex prigioniero di Vorkuta. Per anni Anna era riuscita a mantenere una corrispondenza clandestina con Bernard.
Anna Szyszko-Grzywacz muore a Varsavia il 2 agosto 2023, all’età di 100 anni

OGGI a Trento, alle 17,30 nella Sala Conferenzae della Fondazione Caritro (Via Calepina 1).
02/04/2025

OGGI a Trento, alle 17,30 nella Sala Conferenzae della Fondazione Caritro (Via Calepina 1).

MERCOLEDI' 2 APRILE 2025 A TRENTO: UCRAINA. LE ANTICHE RADICI DELLA GUERRA ATTUALELa Biblioteca Archivio del CSSEO, in c...
01/04/2025

MERCOLEDI' 2 APRILE 2025 A TRENTO: UCRAINA. LE ANTICHE RADICI DELLA GUERRA ATTUALE
La Biblioteca Archivio del CSSEO, in collaborazione con La Nave di Teseo, organizza a Trento, nella “Sala conferenze” della Fondazione Caritro (Via Calepina 1), mercoledì 2 aprile 2025, alle ore 17,30, l’incontro dibattito “Ucraina. Le antiche radici della guerra attuale”, in occasione della pubblicazione di Kyiv. Una fortezza sopra l’abisso (La Nave di Teseo). Massimo Libardi e Fernando Orlandi discutono con Elena Kostioukovitch.
L’incontro-dibattito può anche essere seguito on-line sulla piattaforma Zoom al seguente link:
https://us02web.zoom.us/j/83908786033

L’evento è riconosciuto come attività di aggiornamento per il personale docente della scuola trentina.


C’è una guerra in corso, la guerra di aggressione della Russia all’Ucraina. Iniziata, manu militari, nel 2014 con l’Anschluß della Crimea e l’invio di truppe speciali per sovvertire in Donbas, e culminata il 24 febbraio 2022 con una imponente invasione militare russa.
Una guerra che il diritto internazionale a partire dalla Carta dell’ONU ritiene illegittima.
Ma questa guerra è oramai entrata a far parte della nostra quotidianità.
Per essere compresa, di questa guerra bisogna considerare come le sue radici affondano in un profondo passato.
Elena Kostioukovitch ha giusto pubblicato per La Nave di Teseo Kyiv. Una fortezza sopra l’abisso. Quello che l’autrice ci offre è un viaggio nell’anima della capitale ucraina, che intreccia la storia della città, incastonata nel cuore d’Europa, e quella dell’autrice, partita da Kyiv seguendo la passione per la letteratura. Le pagine di Nikolai Gogol’ e quelle di Mikhail Bulgakov si mescolano ai ricordi di famiglia, i boulevard di Kyiv attraversano i secoli, le guerre di ieri e quella di oggi, le piazze brillano di vita e bruciano sotto le bombe, come a espiare la condanna di una città eternamente assediata.
Elena Kostioukovitch ci offre un volume prezioso che ci pone davanti alla complessità di un paese, alla moltitudine di voci che da secoli ne animano la cultura, alla forza di un indomato popolo.
Scrive Kostioukovitch: “Le storie di Kyiv, la città in cui sono nata, sono storie drammatiche. Se guardo all’indietro per collegare la situazione odierna con il passato, sulla base di libri e documenti, usando le storie della mia famiglia, mi rendo conto che il passaggio da un’epoca all’altra può essere rappresentato in alcuni luoghi di Kyiv come su un palcoscenico teatrale. Sarà sempre illuminato da luci grandiose e fatali. Racconteremo di una zarina che scendeva la scala del suo palazzo, situato su un’alta collina, per organizzare il salvataggio dell’impero russo. Parleremo del geniale scrittore che immaginò di far esplodere una bomba proprio sul belvedere da cui scendeva la zarina. Seguiremo la coraggiosa missione di un’eroina che penetra nel bunker di Putin per convincerlo a fare harakiri”.
Nel libro, in cui c’è la stessa autrice a ricordare la città natale, ci sono anche molte altre donne, e c’è il passato e il futuro, c’è la storia e c’è l’autobiografia, c’è l’immaginario e c’è la cronaca. E tutti si innervano l’uno nell’altro. Sullo sfondo, Kyiv, capitale di impareggiabile bellezza. La “città più bella del mondo”, come l’aveva definita Bulgakov, contraltare naturale a Mosca, la “capitale oscena”, come l’aveva definita Osip Mandel’štam.
Quello dell’autrice è un vero e proprio atto d’amore per la città in cui è nata.

Il 2 aprile discuteremo di questo affascinante libro. Ma non potremo esimerci dall’affrontare anche quanto sta accadendo in Ucraina e nella più generale scena internazionale del nostro continente, travolta dalle accelerazioni ipercinetiche del presidente USA Donald Trump.

Elena Kostioukovitch è una scrittrice e traduttrice in italiano e in russo, nata in Ucraina a Kyiv, laureata a Mosca e dal 1996 naturalizzata italiana. Ha pubblicato o curato più di trenta libri, molti dei quali in Russia. Tra questi, ha tradotto sette romanzi di Umberto Eco, numerosi libri di non fiction dedicati alla storia della cultura europea, antologie di autori italiani, monografie sulla storia dell’arte, e raccolte di poesie. Da diverso tempo, dissociandosi dal regime che si è installato in Russia, preferisce scrivere in italiano, lingua in cui ha pubblicato il romanzo Sette notti (Bompiani, 2015). Nel 2000 ha fondato l’agenzia letteraria, Elkost Intl., che ha portato nel mondo autori russi (come Ludmila Ulitskaya, Guzel Yachina, Boris Akunin, Jurij M. Lotman).
Ha vinto il premio Bancarella Cucina 2007 per il libro Perché agli italiani piace parlare del cibo (tradotto in 20 paesi), il premio Grinzane Cavour per la traduzione 2003 e il premio nazionale per la traduzione 2007 del Ministero dei Beni Culturali italiano. Ha insegnato in varie università del mondo, dalla Russia al Giappone all’Argentina, e alla Statale di Milano dal 2001 al 2017. Vive a Milano dal 1988.

31/03/2025

Mercoledì 2 aprile a Trento (Sala conferenze della Fondazione Caritro - Via Calepina 1 - ore 17,30) presentiamo l'ultimo lavoro di Elena Kostioukovitch, Ucraina. "Le antiche radici della guerra attuale" (La Nave di Teseo, 2025).
Ieri Elena Kostioukovitch è stata intervistata da La7.
Ecco il servizio di Simone Bauducco.

INVITO UCRAINA. LE ANTICHE RADICI DELLA GUERRA ATTUALELa Biblioteca Archivio del CSSEO, in collaborazione con La Nave di...
31/03/2025

INVITO

UCRAINA. LE ANTICHE RADICI DELLA GUERRA ATTUALE
La Biblioteca Archivio del CSSEO, in collaborazione con La Nave di Teseo, organizza a Trento, nella “Sala conferenze” della Fondazione Caritro (Via Calepina 1), mercoledì 2 aprile 2025, alle ore 17,30, l’incontro dibattito “Ucraina. Le antiche radici della guerra attuale”, in occasione della pubblicazione di Kyiv. Una fortezza sopra l’abisso (La Nave di Teseo). Massimo Libardi e Fernando Orlandi discutono con Elena Kostioukovitch.
L’incontro-dibattito può anche essere seguito on-line sulla piattaforma Zoom al seguente link:
https://us02web.zoom.us/j/83908786033

L’evento è riconosciuto come attività di aggiornamento per il personale docente della scuola trentina.


C’è una guerra in corso, la guerra di aggressione della Russia all’Ucraina. Iniziata, manu militari, nel 2014 con l’Anschluß della Crimea e l’invio di truppe speciali per sovvertire in Donbas, e culminata il 24 febbraio 2022 con una imponente invasione militare russa.
Una guerra che il diritto internazionale a partire dalla Carta dell’ONU ritiene illegittima.
Ma questa guerra è oramai entrata a far parte della nostra quotidianità.
Per essere compresa, di questa guerra bisogna considerare come le sue radici affondano in un profondo passato.
Elena Kostioukovitch ha giusto pubblicato per La Nave di Teseo Kyiv. Una fortezza sopra l’abisso. Quello che l’autrice ci offre è un viaggio nell’anima della capitale ucraina, che intreccia la storia della città, incastonata nel cuore d’Europa, e quella dell’autrice, partita da Kyiv seguendo la passione per la letteratura. Le pagine di Nikolai Gogol’ e quelle di Mikhail Bulgakov si mescolano ai ricordi di famiglia, i boulevard di Kyiv attraversano i secoli, le guerre di ieri e quella di oggi, le piazze brillano di vita e bruciano sotto le bombe, come a espiare la condanna di una città eternamente assediata.
Elena Kostioukovitch ci offre un volume prezioso che ci pone davanti alla complessità di un paese, alla moltitudine di voci che da secoli ne animano la cultura, alla forza di un indomato popolo.
Scrive Kostioukovitch: “Le storie di Kyiv, la città in cui sono nata, sono storie drammatiche. Se guardo all’indietro per collegare la situazione odierna con il passato, sulla base di libri e documenti, usando le storie della mia famiglia, mi rendo conto che il passaggio da un’epoca all’altra può essere rappresentato in alcuni luoghi di Kyiv come su un palcoscenico teatrale. Sarà sempre illuminato da luci grandiose e fatali. Racconteremo di una zarina che scendeva la scala del suo palazzo, situato su un’alta collina, per organizzare il salvataggio dell’impero russo. Parleremo del geniale scrittore che immaginò di far esplodere una bomba proprio sul belvedere da cui scendeva la zarina. Seguiremo la coraggiosa missione di un’eroina che penetra nel bunker di Putin per convincerlo a fare harakiri”.
Nel libro, in cui c’è la stessa autrice a ricordare la città natale, ci sono anche molte altre donne, e c’è il passato e il futuro, c’è la storia e c’è l’autobiografia, c’è l’immaginario e c’è la cronaca. E tutti si innervano l’uno nell’altro. Sullo sfondo, Kyiv, capitale di impareggiabile bellezza. La “città più bella del mondo”, come l’aveva definita Bulgakov, contraltare naturale a Mosca, la “capitale oscena”, come l’aveva definita Osip Mandel’štam.
Quello dell’autrice è un vero e proprio atto d’amore per la città in cui è nata.

Il 2 aprile discuteremo di questo affascinante libro. Ma non potremo esimerci dall’affrontare anche quanto sta accadendo in Ucraina e nella più generale scena internazionale del nostro continente, travolta dalle accelerazioni ipercinetiche del presidente USA Donald Trump.

Elena Kostioukovitch è una scrittrice e traduttrice in italiano e in russo, nata in Ucraina a Kyiv, laureata a Mosca e dal 1996 naturalizzata italiana. Ha pubblicato o curato più di trenta libri, molti dei quali in Russia. Tra questi, ha tradotto sette romanzi di Umberto Eco, numerosi libri di non fiction dedicati alla storia della cultura europea, antologie di autori italiani, monografie sulla storia dell’arte, e raccolte di poesie. Da diverso tempo, dissociandosi dal regime che si è installato in Russia, preferisce scrivere in italiano, lingua in cui ha pubblicato il romanzo Sette notti (Bompiani, 2015). Nel 2000 ha fondato l’agenzia letteraria, Elkost Intl., che ha portato nel mondo autori russi (come Ludmila Ulitskaya, Guzel Yachina, Boris Akunin, Jurij M. Lotman).
Ha vinto il premio Bancarella Cucina 2007 per il libro Perché agli italiani piace parlare del cibo (tradotto in 20 paesi), il premio Grinzane Cavour per la traduzione 2003 e il premio nazionale per la traduzione 2007 del Ministero dei Beni Culturali italiano. Ha insegnato in varie università del mondo, dalla Russia al Giappone all’Argentina, e alla Statale di Milano dal 2001 al 2017. Vive a Milano dal 1988.

Elena Kostioukovitch, Ucraina. Le antiche radici della guerra attuale (La Nave di Teseo, 2025), pp. 296, €22,00

È on-line la videoregistrazione dell’incontro dibattito: “Ucraina. La tregua: ‘Si, ma…’”, Trento, 19 marzo 2025.Interven...
20/03/2025

È on-line la videoregistrazione dell’incontro dibattito: “Ucraina. La tregua: ‘Si, ma…’”, Trento, 19 marzo 2025.
Interventi di Fernando Orlandi e Matteo Zola.

Analysis of the situation in Ukraine after the phone call between Donald Trump and Vladimir Putin on March 18, 2025

INVITOUCRAINA. LA TREGUA: “SI, MA…”La Biblioteca Archivio del CSSEO, in collaborazione con East Journal e la casa editri...
17/03/2025

INVITO
UCRAINA. LA TREGUA: “SI, MA…”
La Biblioteca Archivio del CSSEO, in collaborazione con East Journal e la casa editrice Scholé Morcelliana, organizza a Trento, nella “Sala conferenze” della Fondazione Caritro (Via Calepina 1), mercoledì 19 marzo 2025, alle ore 17,30, l’incontro dibattito Ucraina. La tregua: “Si, ma…” e la presentazione di La Guerra d’indipendenza ucraina. Come il conflitto ha cambiato il paese (2014-2024). Intervengono Fernando Orlandi e Matteo Zola.
L’incontro-dibattito può anche essere seguito on-line sulla piattaforma Zoom al seguente link:
https://us02web.zoom.us/j/86523674491

L’evento è riconosciuto come attività di aggiornamento per il personale docente della scuola trentina.

Si parla molto di pace in Ucraina, a parole sembra a portata di mano. Se la Russia di Vladimir Putin volesse la pace, sarebbe abbastanza semplice: il presidente, come il 24 febbraio 2022 diede l’ordine di attaccare uno stato indipendente al quale, in base ai trattati sottoscritti da Mosca, doveva tutelare l’indipendenza, può ordinare alle sue truppe di cessare il massacro di una nazione e la sistematica distruzione di un paese. Ma, a quanto pare, “pace” al Cremlino si declina altrimenti. Steve Witkoff, il nuovo inviato personale di Trump a Mosca, in sostituzione del generale Keith Kellogg, inviso al Cremlino, giovedì scorso si è incontrato con Putin. Trump ha manifestato un certo ottimismo: “Stiamo trattando e penso stia andando ragionevolmente bene”. Vedremo domani a cosa porterà l’annunciata telefonata tra Putin e Trump.
Invece questa notte, come le oltre 1100 notti precedenti, bombe, missili e droni si sono abbattuti su abitazioni civili e infrastrutture dell’Ucraina. Sono stati impiegati anche più di 15 bombardieri strategici Tu-95, armati con missili cruise. Invece ieri, come le oltre 1100 giornate precedenti, i russi hanno seminato morte e distruzione.
La seconda elezione di Donald Trump ha portato a un radicale sconvolgimento nella scena internazionale. Il nuovo presidente cerca anche di mantenere gli impegni assunti verso i suoi elettori: aveva detto che se fosse stato lui alla Casa Bianca nel 2022 la guerra non sarebbe scoppiata. Aveva detto che in due giorni avrebbe fatto cessare i combattimenti.
Ha detto molte cose Trump, anche che l’Ucraina sarebbe stata colpevole dell’aggressione. Ha pure organizzato, lo scorso 28 febbraio, assieme al suo vicepresidente James Vance, quella che ha chiamato “grande televisione”, ma che in realtà altro non è stata che una brutale imboscata al presidente Volodymyr Zelens’kyj. Questa vicenda, unitamente a cento altri episodi dello straordinario attivismo della sua Amministrazione, segnata da una strabordante “diplomazia” aggressivo-predatoria e mercatilistica, ha contribuito a dare la sveglia alla “vecchia Europa”. In meno di due mesi Trump ha sovvertito le consolidate linee di condotta della politica estera di Washington. Ma ha anche traumatizzato gli storici alleati degli USA, lasciandoli quasi inebettiti e afasici.
Si così è aperta una pagina nuova nei rapporti transatlantici. Il premier britannico Keir Starmer sabato ha radunato una larga “coalizione di volenterosi”: 29 stati che percepiscono il vuoto di sicurezza che si sta creando, perché pur di essere “first”, l’America di Trump è disposta a mettersi contro tutti, anche i suoi storici alleati, divenuti “cattivi”. Una fonte militare riportata ieri dal Sunday Times ha informato che 35 paesi hanno concordato di fornire all’Ucraina armi, logistica e intelligence, al fine di impedire a Putin di riprendere l’offensiva nel futuro. Inoltre, Starmer lavora alla costituzione di un contingente di peacekeeping e giovedì prossimo ha convocato una riunione operativa dei “volenterosi”.
Assai più lentamente si muove l’UE. Kaja Kallas, l’Alto rappresentante per la politica estera, oggi proporrà ai ministri degli Esteri di approvare un piano da 40 miliardi di euro per fornire aiuti militari urgenti all’Ucraina.
L’iniziativa tiene conto del possibile disimpegno di Washington dall’Ucraina e riveste un duplice obiettivo: consentire a Zelens’kyj di rifiutare un cattivo accordo imposto da Trump e Putin e rafforzare con grande urgenza Kyïv sul piano militare anche in caso di accordo di pace.
I 40 miliardi equivalgono al valore dell’aiuto militare fornito lo scorso anno da americani ed europei. Purtroppo francesi e italiani stanno ostacolando il progetto, rifiutando la ripartizione dei contributi secondo l’usuale modalità impiegata per i contributi nazionali al bilancio comunitario, ovvero sulla base del Reddito nazionale lordo.
L’Italia, inoltre, sconta le difficoltà interne alla maggioranza di governo, e per questo lo rallenta ulteriormente cercando di ottenere tempo. Le posizioni di Parigi e ancora di più quella di Roma hanno creato “malumore” in molte cancellerie europee e costretto Kallas a modificare l’iniziale progetto: quello che era un “obbligo” diventerà un “invito” e l’odierna riunione dei ministri degli Esteri non dovrebbe produrre alcun risultato così come il Consiglio europeo di giovedì. Per evitare veti à la Viktor Orbán, l’adesione avverrà su base volontaria, una sorta di altra “coalizione di volenterosi”, di fatto fuori dalle strutture dell’UE. Una volta data l’adesione, il piano diventa “politicamente vincolante per i firmatari”.
Ciò che doveva servire ad aiutare Volodymyr Zelens’kyj nei negoziati in corso con Stati Uniti e Russia rischia di vanificarsi. Ogni ritardo indebolisce non solo l’esercito ucraino sul campo di battaglia, ma anche Zelens’kyj al tavolo della trattativa.
Stiamo forse assistendo al costituirsi di un fronte internazionale del no a Trump; una coalizione, attenzione, che nasce non contro il presidente americano. Preserva la visione di alleanza e partnership con Washington. Ma si muove seguendo i propri interessi, dall’Ucraina ai dazi, esattamente come agisce Washington, non accettando ciò che vorrebbe imporre alla comunità internazionale.

Zelens’kyj ha accettato la tregua chiesta da Washington, ma Putin no. Si è lanciato in un circonvoluto e fumoso giro di parole per dire, dopo avere ringraziato e lusingato Trump per l’impegno per la pace: “Si, ma...”. Non potendo respingere la proposta americana, ha recitato un classico della “diplomazia” sovietica: “Siamo a favore, ma ci sono delle sfumature” da risolvere. Aggiungendo: “Concordiamo con le proposte per porre fine alle ostilità, ma devono essere tali da portare a una pace duratura ed eliminare le cause iniziali del conflitto”.
Ha quindi preso tempo, anche perché Mosca e Washington in questi giorni discutono molti dossier di primario interesse per il Cremlino, che di fatto riporterebbero la Russia di Putin tra le nazioni civili.
Nel corso della conferenza stampa in cui Putin era affiancato dal bielorusso Alyaksandr Lukashenka, ha detto che per accettare la proposta di cessate il fuoco vuole delle rassicurazioni. Precisamente che l’Ucraina non utilizzi i 30 giorni di tregua per “una mobilitazione forzata”, per armare il fronte e portare via i soldati ucraini che combattono nell’oblast’ russo di Kursk. Ha pure aggiunto che queste truppe ucraine sarebbero accerchiate e debbono affrontare la scelta tra arrendersi o morire.
Ennesima dose di disinformazione del Cremlino, ma ripresa da Trump nel suo social Truth, cui non danno credito neppure i blogger militari russi; un accerchiamento che non viene rilevato dalle preziose geolocalizzazioni dell’Institute for the Study of War.
Anche per l’interruzione delle forniture statunitensi di intelligence e armamenti, come ha riconosciuto lo stesso Zelens’kyj, la situazione dell’Ucraina si è fatta più difficile sul campo di battaglia e il “dialogo” Mosca Washington sulla testa degli ucraini, con l’urgenza di Trump di intestarsi “una pace” può avere per Kyïv degli esiti imprevisti, come l’accettazione della richiesta russa di congelare gli aiuti militari americani durante il cessate il fuoco.
Una cosa, purtroppo, resta certa, anche alle luce delle recenti dichiarazioni di Putin e del suo portavoce Dmitrii Peskov, e del ministro degli esteri Sergei Lavrov. Quello che il Cremlino chiede è quello che chiedeva all’inizio del 2022, prima di invadere l’Ucraina: l’asservimento del paese, la sua demilitarizzazione, nessun futuro accesso alla NATO. Con l’aggiunta del riconoscimento dell’annessione illegale delle regioni di Donets’k, Luhans’k, Zaporizhzhya e Kherson (peraltro neppure controllate) dalla Russia.
Putin chiede “garanzie” a Kyïv e Washington, ma non ne offre nessuna. Non si deve dimenticare che la Russia, oltre ad essere l’aggressore, ha sistematicamente violato diversi trattati sottoscritti e pure, per quanto riguarda l’Ucraina, non solo il Memorandum di Budapest ma pure gli Accordi di Minsk.
Non solo Putin non offre garanzie di sorta, ma Mosca sta costruendo velocemente una grande autostrada e una linea ferroviaria che collegano territori e città ucraine occupate alla Russia, destinate a rafforzare le capacità di trasporto militare nella eventualità di una futura offensiva nell’Ucraina meridionale.
Non a caso, recentemente Putin ha affermato che la “Novorossiya” è parte integrale della Russia e il suo portavoce Peskov ha definito la “Novorossiya” come l’Ucraina orientale e meridionale, comprese le regioni di Dnipro, Kharkiv, Mykolaïv e Odesa. Qualsiasi cosa possa accadere è difficile che l’Ucraina e il suo popolo possano riconoscere i territori occupati come russi.
È invece possibile che il “Si, ma…” di Putin porti a richieste inaccettabili per l’Ucraina ma ammissibili per Trump. Una negoziazione perfetta “alla sovietica”, destinata a scaricare su Zelens’kyj la responsabilità di un eventuale fallimento del negoziato.

Discuteremo della corrente situazione, in vertiginosa accelerazione, nell’incontro-dibattito che si terrà mercoledì 19 marzo nella Sala conferenze della Fondazione Caritro di Trento (Via Calepina 1) alle ore 17,30.
Nel corso dell’incontro verrà anche presentato il recente La Guerra d'indipendenza ucraina. Come il conflitto ha cambiato il Paese (2014-2024) (Scholé, 2025).
Infine, non possiamo non ricordare che East Journal compie 15 anni (https://www.eastjournal.net/archives/141926).

Simone Attilio Bellezza, Oleksiy Bondarenko, Marco Puleri e Matteo Zola (a cura di), La Guerra d'indipendenza ucraina. Come il conflitto ha cambiato il Paese (2014-2024) (Scholé, 2025), pp.256, €20,00

Nelle immagini, l’indice del volume.

04/03/2025

ANNULLAMENTO.
Per una malattia di stagione che ha colpito una delle presentatrici, l’incontro dibattito “Vorkuta. Una donna nel Gulag sovietico”, previsto a Trento per mercoledì 5 marzo 2025, è rinviato a data da ridefinire.

INVITO. VORKUTA. UNA DONNA NEL GULAG SOVIETICOLa Biblioteca Archivio del CSSEO, in collaborazione con il Memorial Italia...
04/03/2025

INVITO. VORKUTA. UNA DONNA NEL GULAG SOVIETICO
La Biblioteca Archivio del CSSEO, in collaborazione con il Memorial Italia, la casa editrice Guerini e Associati e il Consolato generale della Repubblica di Polonia in Milano, organizza a Trento, nella “Sala conferenze” della Fondazione Caritro (Via Calepina 1), mercoledì 5 marzo 2025, alle ore 17,30, la presentazione di La mia vita nel Gulag. Memorie da Vorkuta 1945-1956 di Anna Szyszko-Grzywacz. Intervengono Francesca Gori e Barbara Grzywacz. Introduce Fernando Orlandi.
L’incontro-dibattito può anche essere seguito on-line sulla piattaforma Zoom al seguente link:
https://us02web.zoom.us/j/87141438940
L’evento è riconosciuto come attività di aggiornamento per il personale docente della scuola trentina.

“Vorkutlag”, Vorkuta, nella Repubblica di Komi, è stata una delle tante isole dello sterminato arcipelago del Gulag sovietico, questa all’interno dell’inospitale Circolo polare artico. Vorkutlag sorge nel nulla all’inizio degli anni trenta. I prigionieri sono stati portati per scavare il carbone. Ma anche a costruire le baracche che li ospitano. E poi a costruire la linea ferroviaria che deve connettere Vorkuta con il resto dell’Unione Sovietica. Nel 1936 edificano l’insediamento civile di Vorkuta, che nel novembre 1943 riceve lo statuto di città. Nel momento di sua massima espansione Vorkutlag era composto da 132 lager. Nel 1950 raccoglieva circa 75mila prigionieri.
Negli anni di Nikita Khrushchev, dopo la morte di Stalin, si smantella gran parte del Gulag. La prima ondata di liberazione dei prigionieri è del 1953, ma Vorkuta continua ad operare fino al 1962.
Chiude Vorkuta, ma qualche mese prima è inaugurato a Kharp, nell’Okrug autonomo Yamalo-Nenets, sempre nel Circolo polare artico, quello che conosciamo come IK-3, una colonia correttiva di massima sicurezza, oggi isola del Servizio penitenziario della Russia di Vladimir Putin, dove è stato imprigionato, e assassinato il 16 febbraio 2024, Aleksei Naval’nyi.
Quello di Naval’nyi è stato un lungo viaggio fino alla sperduta colonia di massima sicurezza dove gli verrà rubata la vita: Vladimir, Mosca, Chelyabinsk, Ekaterinburg, e poi Vorkuta, prima della sua destinazione davvero finale.

Anna Szyszko viene arrestata nel 1945, a soli 22 anni: è una staffetta dell’AK, Armia Krajowa, l’esercito clandestino che ha combattuto gli invasori del suo paese, nazisti e comunisti, che la Polonia nell’agosto del 1939, con il cosiddetto Patto Molotov-Ribbentrop se l’erano spartita. Anche quella fu una “operazione speciale”, proprio come è stata chiamata l’attuale guerra di aggressione russa all’Ucraina.
Dapprima imprigionata nel carcere Lukiškės di Vilna (oggi Vilnius, capitale della Lituania), e poi trasferita nelle famigerate prigioni di Mosca: prima la Lubyanka e poi Butyrka. Condannata a 20 anni è inviata a Vorkuta. Lunghi anni che la segnano nel corpo e nell’anima. Condizioni disumane di prigionia in condizioni climatiche proibitive per il freddo polare (fino a meno 40 gradi). E condizioni igienico-sanitarie animalesche (“Eravamo letteralmente ricoperte di sporcizia”: le persone si lavavano con la neve, mentre la sporcizia generale attirava insetti, cimici e pidocchi). E una perdurante sottoalimentazione a dispetto del lavoro pesante a cui era costretta: “minestra” annacquata, una fetta di pane e un po’ di kasha di avena, con la p**a. Qualche volta un pezzo di patata avariata o una puzzolente testa di pesce. I prigionieri non erano solo ridotti a bestie da soma, ma vivevano una vera e propria schiavitù. E in ogni momento si cercava di privarli anche della loro dignità.

Il libro di memorie di Anna Szyszko che viene presentato a Trento è un diario intimo e struggente che, con un linguaggio semplice e diretto, restituisce l'orrore quotidiano e la brutalità del sistema concentrazionario sovietico. Allo stesso tempo ci offre uno spaccato emozionante di speranza e resistenza, al femminile. Ci dice della solidarietà e della forza che si creava tra le prigioniere. L’amicizia si trasformava in una forma di resistenza, in un atto di sopravvivenza che sfidava l’annientamento quotidiano.
La memorialistica del Gulag è stata soprattutto maschile, e le donne troppo spesso sono rimaste invisibili. Anna Szyszko, invece, ci offre questa prospettiva, aprendoci una finestra per vedere cosa è stato il Gulag per loro.
Costrette agli stessi duri lavori degli uomini, in aggiunta esperivano uno sfruttamento sessuale, esposte continuamente a violenze fisiche, morali e psicologiche. C’erano le donne che le violenze sessuali le subivano. Da parte dei loro carcerieri ma la minaccia maggiore veniva dai propri compagni di sventura: “c’erano detenuti che stavano in carcere fin dall’infanzia... non avevano mai avuto contatto con le femmine. Non appena potevano, cercavano di avere rapporti e, appena c’era l’occasione, si sfogavano come conigli alla presenza degli altri detenuti”. Quindi le gravidanze. Quindi i figli che non avrebbero dovuto esserci.
C’era la violenza sessuale subita. Ma c’era anche l’utilizzo del sesso come strumento di sopravvivenza: dal trovarsi un “marito” per ricevere la sua protezione all’ottenere un lavoro negli uffici, privilegi e cibo. E chi lo utilizzava per ritagliarsi spazi sottratti al controllo dello stato.

Anna Szyszko è rilasciata il 7 ottobre del 1956 e il 24 novembre rientra in Polonia. Nel 1957 sposa Bernard Grzywacz, pure lui militante della resistenza polacca ed ex prigioniero di Vorkuta. Per anni Anna era riuscita a mantenere una corrispondenza clandestina con Bernard.
Anna Szyszko-Grzywacz muore a Varsavia il 2 agosto 2023, all’età di 100 anni

Indirizzo

Via Stazione 16
Levico Terme
38056

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