19/06/2026
‼️STORIE DI CARTA ‼️ 1️⃣2️⃣/2️⃣0️⃣2️⃣6️⃣
‼️ ESCLUSIVO‼️ ‼️ATTIVITA' DI RICERCA ‼️
VOLTI E COGNOMI DI IERI E DI OGGI: LA GUARNIGIONE SP****LA A GUARDIA DI LICATA (AGRIGENTO)
La “storia di carta” di questa settimana ci fa riavvolgere il nastro del tempo di circa 450 anni. È il 1576 e vivere lungo le coste meridionali della Sicilia, a Licata in particolare, significa convivere con una minaccia costante: le incursioni corsare e barbaresche dal mare.
Grazie al recupero di questo eccezionale e rarissimo carteggio, il primo di questo genere rintracciato a Licata nel corso degli anni, possiamo compiere un vero e proprio viaggio nel tempo.
Si tratta di una rassegna dei soldati di stanza a Licata, stabilmente alloggiati e integrati nel tessuto cittadino.
Una sequenza di istantanee fisionomiche dettagliatissime, richieste dal Presidente del Regno e inviate dai Giurati (gli amministratori locali dell'epoca) allo scopo di identificare i soldati (a carico della città) per l’erogazione dei rimborsi relativi al loro mantenimento.
Il documento recuperato, censisce a Licata una guarnigione composta di 39 elementi.
Le casse della città erano costantemente messe a dura prova: Licata doveva sobbarcarsi l'onere di anticipare (con rimborsi lentissimi) le somme per le spese di mantenimento dei soldati: alloggi, letti, materassi, sacchi di paglia, legna e vettovaglie.
A Licata, questa presenza ha lasciato un'impronta indelebile persino nella toponomastica. Proprio sui resti dell'antico Castel Nuovo, a partire dal XVII secolo, verranno costruiti alloggi stabili per i militari spagnoli: un'area che ancora oggi conosciamo come "Piano Quartiere".
Comunque, oltre al danno economico, vi era la beffa quotidiana dell'ordine pubblico.
Alle compagnie spagnole era riservato un prezzo calmierato per l'acquisto di derrate alimentari, carne e vino, a differenza dei cittadini comuni che erano particolarmente vessati.
Spesso, poi, i soldati si lasciavano andare a violenze e soprusi.
Proprio da Licata partì una vibrante supplica (protesta) dei Giurati indirizzata al Presidente del Regno, Carlo Aragona Tagliavia, per chiedere il fermo intervento nei confronti del capitano spagnolo Morales, reo di non sapere tenere a bada i suoi uomini.
Scorrendo le trentanove voci che compongono il ruolo dei fanti a Licata, emerge un quadro antropologico di straordinario impatto visivo. La precisione dei "segni particolari" annotati nel registro ci restituisce i corpi e i volti reali dei soldati:
👉Blasi Sanches trentacinquenne di statura comune. Un soldato di provata esperienza, il cui volto racconta una storia di scontri ravvicinati: portava sulla fronte, nel lato destro, l'indelebile segno di una profonda cicatrice da arma da taglio o da fuoco ricevuta in servizio).
👉Il giovane ventiquattrenne Pedro Sanches di “bona statura” (costituzione alta e slanciata) con la “barba blunda” (bionda), un carattere somatologico tipico delle zone interne della Castiglia o di ascendenza fiamminga, che lo rendeva immediatamente riconoscibile tra le file della compagnia.
👉Il quarantenne Cristofalo Sanches con “barba castagna lozana”: dal pelo folto e ben curato.
👉Marsiano de Domenico (30 anni) registrato con un “ustizo de arso a lo collo”: segni visibili di una grave bruciatura sul collo, causata quasi certamente dal ritorno di fiamma o dallo scoppio accidentale della polvere pirica.
In linea generale, l'età media riscontrata nel documento si attesta sui quarant’anni, ma non mancano veterani dai 50 fino ai 60 anni d'età.
La statura veniva catalogata in quattro categorie classiche (longa, bona, comune, bassa), mentre le barbe andavano dalle tonalità castagne, bionde, scure (con o senza baffi) a uomini completamente sbarbati.
Sotto il profilo linguistico, il documento è un vero monumento alla convivenza ispano-sicula.
Viene infatti adottato un linguaggio tecnico "ibrido", un siciliano burocratico fortemente influenzato dalla fonetica e dai termini militari iberici.
L’espressione ricorrente “bono fariu” derivata dal siciliano fari veniva utilizzata per certificare la robusta e sana costituzione del fante, idoneo ad affrontare le fatiche del servizio d'arme.
Parole come banda (lato del volto o del corpo), “mustazutu o mustazzinio” (dotato di vistosi baffi d'ordinanza) o sfrego (lo sfregio da arma bianca) testimoniano il gergo parlato quotidianamente a Licata.
Molti di quei fanti spagnoli presero moglie in città, si stabilirono definitivamente sul territorio al termine del servizio e diedero inizio a vere e proprie dinastie locali e in altre zone della Sicilia nelle diverse varianti: Correas, Corrao, Mazzuni, Mazzone Curchero, Musso, Castiglia, Ximenes, Fernandes, Rois, Moglero, Lopes. Ernandes, Arnones, Alonso, Alotto, Sanchez, Consales, Ficarola, Carfia, Molina, Peres, Velocrus, Serra, Medina, Oronzo, Muxia.
Quando oggi incrociamo un concittadino con uno di questi cognomi, stiamo forse guardando, senza saperlo, i discendenti diretti di quella guarnigione?!
Grazie, buon fine settimana e alla prossima "Storia di Carta" 😉
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