30/09/2022
IL REDDITO DI CITTADINANZA E' DANNOSO: L'ASSISTENZIALISMO GENERA LA MALATTIA CHE PRETENDE DI CUARARE.
Il reddito di cittadinanza è una misura dannosa: non distingue tra chi è in grado di svolgere un'attività lavorativa, cioè, chi è abile al lavoro, e chi, invece, non è in grado a causa dell'età e di invalidità.
Per la categoria degli abili aI lavoro, ipotizzare che si abbia il diritto di ottenere un'entrata senza avere il corrispondente obbligo di accettare un lavoro lecito per cui si è abili, è un incentivo al parassitismo o al lavoro in nero.
ll reddito di cittadinanza non crea PIL, come sostenuto dal M5s anzi, lo distrugge.
Molte persone sono convinte che retribuire un individuo che non lavora, e che poi spenderà nel ciclo economico, serva per aumentare il PIL. Ma anche chi ne sostiene l'onere avrebbe potuto spendere i soldi delle tasse che sono servite per pagarlo
E' evidente che le colpe sono del sistema di istruzione: non si insegnano i rudimenti dell'economia. Non si spiega che, per per aumentare il PIL, si deve creare valore aggiunto ad ogni scambio economico, ovvero, un nuovo prodotto, un bene od un servizio, che prima non esisteva. (richiesto dal mercato e e ad un prezzo al quale i consumatori sono disposti ad acquistare).
Se, invece, nello scambio non si crea nulla, ovvero, esso è un mero passaggio di denaro, da una tasca ad un' altra, il PIL non aumenta.
Inoltre, per pagare chi non lavora è necessario aumentare la pressione fiscale su coloro che, invece, producono e che si vedranno sottrarre le risorse per investimenti utili ad aumentare la produttività ed i posti di lavoro.
Meno tasse significa più risorse per investimenti, macchinari, formazione, innovazione, cioè aumento della produttività e creazione di più posti di lavoro.
La spesa per l'assistenza sociale nel nostro paese è già enorme, ma è mal distribuita ed inefficiente, erogata sotto forma di una miriade di diversi e spesso iniqui e irrazionali ammortizzatori sociali: gli assegni familiari, gli 80 euro, Naspi, cassa integrazione ordinaria e straordinaria, cassa integrazione ai dipendenti Alitalia, contratti di solidarietà, bonus bebè, bonus studenti, bonus affitto, DIS-Coll, voucher baby sitting, pensionesociale, integrazione al minimo, reversibilità, il nuovo reddito di inclusione.
Per un totale di *95 miliardi*!
(40 miliardi integrazione al minimo +reversibilità, 18 miliardi cig+disoccupazione, 36 miliardi assistenza sociale)
Tutta questa miriade di erogazioni statali alle persone fisiche andrebbe eliminata per sostituirla con un unico strumento di lotta alla povertà ASSOLUTA uguale per tutti e a parità di requisiti,
Ciò eviterebbe discriminazioni, iniquità, inefficienze, cumuli, consentirebbe la razionalizzazione della spesa e migliori controlli.
Innanzitutto con una separazione a livello contabile
per fare chiarezza su spese molto diverse tra loro per finalità e modalità di finanziamento, dato che il nostro modello di welfare prevede per finanziare le pensioni una tassa di scopo, i contributi sociali, mentre l’assistenza è finanziata dalla fiscalità generale.
Una ulteriore spesa per reddito di cittadinanza non ha senso dato che esiste già una enorme spesa per welfare che, però, spesso va alle persone sbagliate.
In qualunque paese evoluto, anche quelli con le economie più liberali e antiassistenzialiste, esiste una erogazione contro la povertà assoluta, salvo i dettagli per stabilirne i requisiti, livello di reddito, età, vecchiaia, disabilità, obbligo di accettare un lavoro, tecniche di funzionamento ad es. imposta negativa.
Il vero CAMBIAMENTO sarebbe stato il riordino e la razionalizzazione di tutti gli ammortizzatori e le assistenze sociali: in tal modo si sarebbe ottenuta più equità ed invece di gravare ancora la spesa pubblica avremmo potuto addirittura ottenere dei risparmi e diminuire il COSTO DEL LAVORO.
-uno strumento di aiuto alla sussistenza (stabilita secondo i criteri ISTAT) degli inabili al lavoro indigenti e delle famiglie.)
- uno strumento di inserimento al lavoro per i disoccupati abili al lavoro attraverso l'erogazione di un prestito d'onore e di sussistenza a valori ISTAT, con contestuale accettazione di inserimento elenco per qualunque offerta di lavoro e formazione a valori CCNL e premio alle imprese che li assumono deducibile dal costo del lavoro per 24 mesi o meno secondo la durata del contratto di lavoro, erogazione che decade in caso di rifiuto offerta di lavoro.