14/06/2026
IL CAPOLAVORO DELLE CONCESSIONI: 29 CONTENZIOSI, OLTRE 300 MILA EURO DI SPESE LEGALI E UNA SPIAGGIA FINITA NEL LABIRINTO
Ringrazio il Direttore Enea Fabris e la redazione di Stralignano per lo spazio riservatomi nell’ultimo numero del giornale.
Poiché nella fotografia dell’articolo il testo risulta poco leggibile, riporto qui integralmente il contenuto dell’intervento, affinché ciascuno possa valutarne direttamente i dati, gli atti amministrativi e le considerazioni.
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Da tempo il sindaco Giorgi racconta la vicenda delle concessioni demaniali come uno dei grandi risultati della sua amministrazione. Lo ha fatto in Consiglio comunale e lo ha ripetuto anche all’apertura della stagione turistica: noi avremmo fatto le gare, gli altri si sarebbero adagiati sulle proroghe.
È una ricostruzione suggestiva. Peccato che la realtà sia profondamente diversa.
La verità è più semplice: le gare non sono state una scelta coraggiosa, ma un obbligo giuridico ormai inevitabile. Il punto politico, quindi, non è “aver fatto le gare”. Il punto è come sono state fatte. E qui il trionfo proprio non si vede.
A Lignano le ultime gare risalgono al 2008. Le concessioni comunali avevano durata di sei anni e sarebbero dovute scadere nel 2014. Da allora, però, non furono i Comuni a decidere liberamente di prorogare: fu il legislatore statale, titolare della disciplina generale della materia, a intervenire per legge.
Nel 2009 proroga al 31 dicembre 2012, quindi tre anni. Nel 2010 nuova proroga al 31 dicembre 2015, altri tre anni. Nel 2012 ulteriore proroga al 31 dicembre 2020, altri cinque anni. Nel 2018 proroga sino al 31 dicembre 2033, altri tredici anni.
Un Comune non poteva mica far finta che la legge dello Stato non esistesse o addirittura violarla.
Il quadro però cambia con le sentenze n. 17 e 18 del 9 novembre 2021 dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, che dichiarano illegittimo il regime delle proroghe automatiche per contrasto con il diritto dell’Unione europea in materia di concorrenza.
Così dopo il 2021 le gare non sono più una scelta da rivendicare come medaglia. Sono un obbligo da gestire con competenza.
E qui nasce il problema.
Il 20 ottobre 2023 la Giunta approva la delibera n. 301: si dà indirizzo agli uffici di attivare “con la massima sollecitudine” le gare per le nuove concessioni, prorogando gli affidamenti di allora al 31 dicembre 2023 e comunque non oltre il 31 dicembre 2024.
Il 29 dicembre 2023, con la delibera n. 371, la Giunta cambia però impostazione: sospende temporaneamente la pubblicazione dei bandi, fissandola “entro e non oltre” il 20 agosto 2024, e proroga le concessioni fino alla nuova assegnazione, comunque non oltre il 31 dicembre 2024.
Il 9 agosto 2024 arriva la delibera n. 235, attuata il 20 agosto 2024 con l’approvazione delle determinazioni n. 616, 617 e 618 e dei relativi avvisi, pubblicati sul BUR il 21 agosto: diciassette procedure per l’assegnazione delle concessioni, offerte entro il 7 ottobre 2024 e decorrenza delle nuove concessioni, comunque, non oltre il 1° gennaio 2025.
Poi il nuovo dietrofront.
Il 26 settembre 2024 la Giunta approva la delibera n. 275 e il 1° ottobre 2024, con determinazione n. 755, revoca gli avvisi dal n. 1 al n. 17. La motivazione è il decreto-legge n. 131/2024 e la volontà di attendere un quadro normativo ritenuto più consolidato.
Con lo stesso atto si prorogano le concessioni dal 1° gennaio 2025, per il tempo necessario a revisionare e ripubblicare i bandi, promettendo l’aggiudicazione “improrogabilmente” entro il 31 dicembre 2025.
La revoca viene però impugnata e il Consiglio di Stato, con sentenza n. 2907/2025, annulla il provvedimento comunale.
Il Comune è così costretto a riaprire le procedure: con la delibera n. 106 del 30 aprile 2025 e la determinazione n. 365 del 3 maggio 2025 vengono riaperti i termini di partecipazione alle gare: il nuovo termine viene fissato dal 21 al 28 maggio 2025: sette giorni.
Sette giorni per partecipare a gare che riguardano la principale risorsa turistica della città. Poi, il 27 maggio, la scadenza viene ulteriormente prorogata al 20 giugno, anche perché erano arrivate richieste di chiarimenti da parte degli operatori.
Questa è la ricostruzione amministrativa, al netto degli slogan.
Non siamo davanti a una gestione lineare, ordinata e programmata. Siamo davanti a una sequenza di atti contraddittori: partenza, sospensione, ripartenza, revoca, annullamento giudiziale, riapertura, proroga dei termini.
Per questo parlare di “grande risultato” è quantomeno azzardato. Le gare andavano fatte, perché ormai erano giuridicamente inevitabili. Il punto è che andavano fatte bene, con tempi certi, indirizzi chiari, confronto con gli operatori, visione turistica e coerenza amministrativa.
Invece la spiaggia di Lignano, cioè la principale risorsa economica della città, è stata trascinata per anni dentro un percorso incerto, litigioso e continuamente corretto in corsa.
Perché una gestione davvero efficace avrebbe dovuto ridurre l’incertezza, non alimentarla. Avrebbe dovuto accompagnare gli operatori dentro un cambiamento epocale, non farli vivere per anni tra atti, revoche, sentenze, proroghe, riaperture e contenziosi. Avrebbe dovuto dare alla città una visione della spiaggia del futuro, non limitarsi a inseguire scadenze e pronunce giudiziarie.
Non è un caso, poi, che le concessioni demaniali siano diventate anche il terreno sul quale questa maggioranza ha mostrato tutte le proprie contraddizioni interne: le dimissioni dell’Assessore Liliana Portello e quelle del Consigliere Donatella Pasquin.
Una materia così delicata avrebbe richiesto compattezza, equilibrio, competenza e capacità di sintesi. Invece ha prodotto divisioni, dimissioni, imbarazzi e conflitti.
E anche dopo le assegnazioni, la vicenda non può essere raccontata come una passeggiata trionfale: sulla vicenda delle concessioni demaniali il Comune ha già dovuto affrontare 29 ricorsi con una spesa di oltre 300 mila euro, molti dei quali devono ancora essere definiti.
Il successo non è essere arrivati al traguardo dopo essere stati spinti dai giudici.
Il successo sarebbe stato arrivarci con una procedura chiara, condivisa, tempestiva e capace di dare certezze alla città, agli operatori economici, ai lavoratori stagionali, agli albergatori e ai turisti.
Questa occasione, purtroppo, è stata gestita male. Altro che responsabilità della passata amministrazione o chiamare questo epilogo “grande risultato”: la spiaggia a maggio inoltrato era ancora in allestimento e questo è un dato sotto gli occhi di tutti.
La vera domanda oggi non è se le gare andavano fatte. Dovevano essere fatte. La domanda è se una risorsa strategica come la spiaggia di Lignano meritasse una gestione più chiara, più tempestiva e meno conflittuale.