17/02/2026
LA SAGA DELLE DIMISSIONI – NUOVA PUNTATA
Oggi Fratelli d’Italia annuncia l’uscita dalla maggioranza.
Serenamente. Con “appoggio esterno”. Con senso di responsabilità.
Tutto normale, ci dicono.
In effetti è solo l’ultimo episodio di una consiliatura che assomiglia sempre più a una serie a puntate.
Ricapitoliamo.
All’inizio si dimette Brini da assessore, confidando in un futuro in Lisagest, poi però il sindaco sceglie di sostenere Falcone.
Donà lascia la commissione urbanistica.
Si dimette l’assessore Portello, in quota Fratelli d’Italia, per una polemica interna sulle concessioni demaniali — gestite, a detta loro, “benissimo”.
La Civica 3G scarica il vicesindaco La Placca, che approda al gruppo misto.
Si dimette la consigliera Pasquin, sempre per questioni legate alle concessioni.
E oggi Fratelli d’Italia dice basta.
Ma tranquilli: la maggioranza è compatta.
Il problema non è l’uscita di un gruppo.
Il problema è che da quattro anni questa amministrazione perde pezzi con una regolarità impressionante.
E la risposta qual è?
“La consiliatura prosegue con determinazione”.
Qui non siamo davanti a normali dinamiche politiche.
Qui siamo davanti a un’evidente incapacità di fare sintesi, di scegliere, di assumersi responsabilità.
Un sindaco che non interviene mai davvero nei conflitti interni, che non costruisce una visione comune, ma che resta aggrappato alla fine del mandato — e oggi annuncia pure la ricandidatura.
Per quali risultati, esattamente?
Quattro anni dopo l’insediamento, il racconto ufficiale parla di opere concluse e percorsi definiti.
La realtà racconta dimissioni, fratture, conflitti, deleghe non assegnate e una città che non percepisce alcun salto di qualità, se non quello indietro: manca addirittura la gestione ordinaria, figuriamoci quella straordinaria.
Il vero scollamento non è politico.
È dalla realtà.
Si è costruita una maggioranza mettendo insieme persone unite più dalla volontà di demolire il passato che dalla capacità di costruire il futuro e di governare davvero.
Non si è pensato alla qualità delle persone, alla loro compatibilità, alla loro capacità di lavorare insieme.
E oggi i nodi vengono al pettine.
Nel frattempo, ogni errore viene attribuito ad altri.
Mai un esame di coscienza. Mai un’assunzione piena di responsabilità.
Fratelli d’Italia lo ha detto con toni pacati.
Ma il messaggio è chiaro: in queste condizioni, governare è impossibile.
La domanda vera è un’altra: quanto ancora Lignano può permettersi una amministrazione che vive in permanente crisi interna ma racconta compattezza?
La città ha bisogno di visione, competenza e credibilità.
Non di comunicati rassicuranti mentre il castello politico si sgretola.