03/07/2026
GLI SMEMORATI
Quanto accaduto al Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica segna un punto delicato e su cui si deve riflettere per il bene della nostra città. L’abbandono del tavolo da parte del sindaco può essere oggetto di varie analisi o di miopie politiche da parte di alcuni. Il punto centrale è il ruolo della nostra comunità, della sua storia e della sua dignità Istituzionale. Qui non si tratta di evidenziare le distanze politiche con l’azione di governo della giunta comunale, ma capire quale è il contendere. C’è un chiaro tentativo, orchestrato dall’alto, di usare il tema della sicurezza come grimaldello politico contro una comunità, per imporre una svolta securitaria e muscolare. Infatti, invece di svolgere il ruolo neutrale di coordinamento delle forze statali, la Prefettura ha secondo noi esasperato il tutto, avendo un atteggiamento del tutto fuori luogo, così come su altre situazioni, ad esempio la Darsena Europa. Troppo facile scaricare tutte le colpe sugli agenti della Polizia Locale, visto che questa non può e non deve essere trasformata in una forza di polizia parallela per compiti che spettano allo Stato centrale. Sono veramente comiche le prese di posizione delle opposizioni di destra, le quali si sono immediatamente schierate con il rappresentante del governo. Ancora una volta, sarà per il caldo o altro, ma l’amnesia può far brutti scherzi: sono loro che governano, purtroppo, il paese. E' il loro governo che taglia tutto il possibile per i vestire nelle armi, questa é la realtá, compresi i trasferimenti agli enti locali. La sicurezza è un diritto che si garantisce con il lavoro, l’integrazione, e la rigenerazione urbana e sociale. Trasformarla in un terreno di propaganda securitaria, militarizzando le piazze storiche, è una strada pericolosa che Livorno non merita di percorrere. Detto questo, non possiamo non sottolineare ancora una volta come la crisi economica e sociale di cui Livorno è vittima produca effetti drammatici altamente negativi; per questo occorre ripensare a un modo nuovo di fare politica, che non sia una quotidiana rincorsa al consenso ma che sia vista come passione reale per la salvaguardia dei diritti dei lavoratori e dei cittadini.