G A P Livorno

G A P Livorno Antifascismo, antimperialismo, internazionalismo, contro il traffico d’armi nei porti civili, indignarsi non basta più! È il momento di mobilitarsi!

Territorio infrastruttura si guerra.Esce il secondo numero di HUB - bollettino della militarizzazione e delle resistenze...
29/07/2026

Territorio infrastruttura si guerra.

Esce il secondo numero di HUB - bollettino della militarizzazione e delle resistenze dei territori.

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27/07/2026

Grazie al e per averci permesso di portare la voce delle nostre lotte su un palco con relatrici come .albanese.unsr.opt, e Samy Hallac. Grazie per averci permesso di parlare di resistenza nei territori e di averlo fatto proprio in Val di Susa, una terra che lotta e che resiste da anni, con ogni mezzo e ad ogni costo, contro la devastazione e contro la sovradeterminazione della propria valle.

Ci teniamo - ancora di più in queste ultime ore di forte repressione da parte delle forze dell’ordine - a ribadire che qualsiasi gesto, anche il più vandalico per la società attuale, sarà sempre minore rispetto all’oppressione e alla devastazione che i nostri governi attuano nei nostri territori e sui nostri corpi.

Si parte e si torna insieme, solidali allə compagnə No Tav!

26/07/2026

Ieri grande giornata di lotta per il popolo no tav. Ci dicono che siamo noi i delinquenti, i teppisti, ma ci chiamano così solo perché ci temono. Hanno paura di calare le loro maschere e mostrare la vera delinquenza, che opera nella devastazione del territorio e dell’ambiente. Ci tolgono soldi pubblici per infrastrutture che portano profitto solo a pochi ma che devasta il luogo di un’intera valle. A questa violenza, alla loro violenza il popolo no tav risponde con la lotta e lo farà fino alla vittoria.

Grida forte la val Susa che paura non ne ha sulle barricate sventola, la bandiera dei No Tav!

Per non dimenticare quello che è stato, un omicidio globalizzato. Dal sangue sparso per le città, non ci saranno inchini...
19/07/2026

Per non dimenticare quello che è stato, un omicidio globalizzato. Dal sangue sparso per le città, non ci saranno inchini a sua maestà.
Per Carlo. Avevamo ragione allora così come abbiamo ragione adesso.

Genova 2001-2026

Riteniamo necessario esporci sui rapporti tra chi detiene il potere e la classe operaia, soprattutto dopo quanto è succe...
16/07/2026

Riteniamo necessario esporci sui rapporti tra chi detiene il potere e la classe operaia, soprattutto dopo quanto è successo durante il consiglio comunale di Genova, nel quale è stato discusso l’avvio dei lavori per l’osservatorio di traffici di armi nei porti. Il consiglio è stato interrotto a causa delle urla di protesta di un operaio del porto presente in aula.

Le istituzioni e i padroni si comportano sempre allo stesso modo: quando non possono difendere la guerra, processano chi la denuncia. Si scandalizzano per una voce alzata, ma non per i carichi di armi. Si indignano per la rabbia di un operaio, ma non per il massacro di interi popoli. Difendono il galateo istituzionale mentre trasformano i porti in ingranaggi della guerra.

Noi da quella rabbia non prendiamo le distanze ma la rivendichiamo. È la rabbia di chi ogni giorno, con fatica, produce ricchezza e vede il proprio lavoro piegato agli interessi del profitto e della guerra. È la rabbia di una classe lavoratrice che da troppo tempo viene ascoltata solo quando tace.

Conosciamo bene questo copione. Lo abbiamo vissuto anche a Livorno. Ogni volta che abbiamo denunciato i traffici militari e rifiutato la normalizzazione della guerra, ci siamo trovati davanti lo stesso muro di ipocrisia, formalismi e scarico di responsabilità.

Per loro il problema non sono le armi, ma chi ha il coraggio di denunciarle.

La nostra rabbia, la rabbia operaia, non è un incidente istituzionale. È la conseguenza di un sistema che pretende obbedienza mentre finanzia il riarmo, sacrifica salari, diritti e servizi pubblici e usa i nostri porti come basi per la logistica militare. Chi oggi condanna questa rabbia, domani dovrà assumersi la responsabilità del silenzio con cui ha coperto guerre e genocidi.

Che sia Genova o Livorno non cambia nulla: una sola classe, una sola lotta. Dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici e dei popoli, contro chi sulla guerra costruisce potere e profitti.

La nostra rabbia non si processa.

Non un passo indietro.

Ci troviamo ancora una volta davanti a una scelta che riguarda il futuro dei nostri territori: l’ennesimo tentativo di a...
18/06/2026

Ci troviamo ancora una volta davanti a una scelta che riguarda il futuro dei nostri territori: l’ennesimo tentativo di avanzamento della militarizzazione, questa volta attraverso la richiesta di concessione di una banchina portuale da parte di DRASS, azienda attiva nella produzione di materiale bellico.

Una commessa da 1,4 miliardi di euro per la costruzione di sei sottomarini, e l’idea che il nostro porto possa diventare un’area di test per questi mezzi militari.

Siamo qui, fuori dal Varco Valessini, e non solo: anche dal mare, con le barche arrivate fino al Molo Italia, per ribadire una cosa semplice e chiara — questa è casa nostra. E sul nostro territorio decidiamo noi.

Se quella concessione dovesse essere approvata, continueremo a opporci con determinazione, attraverso tutti gli strumenti di mobilitazione e partecipazione dal basso, affinché questo porto e questa città non vengano trasformati in un’infrastruttura al servizio della guerra.

Le testimonianze ascoltate oggi ci ricordano il senso di responsabilità che abbiamo. Viviamo in una condizione di privilegio che non possiamo ignorare. E le storie che arrivano dalla Palestina, così come da altri popoli oppressi, ci ricordano e insegnano nuovamente che dobbiamo resistere contro la violenza sistemica e istituzionale.

Non saremo mai vostri complici.

18/05/2026

18 maggio 2026 sciopero generale dell’Unione sindacale di base.

Continuano i blocchi e le proteste contro il traffico di armi e la logistica di guerra, contro il genocidio in Palestina e in supporto alla Flotilla.

Ore 9.00 corteo in Piazza del Comune, Livorno. A fianco del popolo palestinese, fino alla vittoria.

Abbiamo ritenuto necessario interrompere la nostra partecipazione diretta alla missione a bordo della Global Sumud Floti...
08/05/2026

Abbiamo ritenuto necessario interrompere la nostra partecipazione diretta alla missione a bordo della Global Sumud Flotilla dopo il rapimento di 175 membri dell’equipaggio, avvenuto in acque internazionali europee, da parte del regime israeliano. Due compagni, Thiago e Saif, risultano ancora detenuti e sottoposti a violenze e torture nelle carceri israeliane, mentre le istituzioni europee e italiane continuano a voltarsi dall’altra parte, limitandosi , quando va bene, a dichiarazioni simboliche e prive di qualsiasi conseguenza concreta.
Di fronte a questa complicità politica e a questa indifferenza istituzionale, riteniamo che il luogo più efficace da cui agire oggi sia il nostro territorio.
Da qui continueremo a pretendere la liberazione immediata di tutti i prigionieri palestinesi ingiustamente detenuti nei cpr e nelle carceri italiane assieme a quella dei compagni Thiago e Saif prigionieri del regime sionista.
Da qui continueremo a denunciare e combattere ogni rapporto politico, economico e militare con il regime sionista, responsabile del genocidio tuttora in corso contro il popolo palestinese.
Mentre una parte della missione continuerà via mare per rompere il blocco navale illegale imposto a Gaza e alla Palestina nel 2007, il nostro compito, come collettivo di lavoratori portuali, sarà rafforzare il fronte di lotta nei porti, nei territori e nei luoghi di lavoro.
Bloccare i traffici di armi, impedire il passaggio dei rifornimenti militari, interrompere le catene logistiche ed economiche che alimentano l’imperialismo occidentale e la macchina bellica israeliana: questo è il terreno su cui intendiamo agire. Perché ogni carico movimentato, ogni accordo commerciale, ogni silenzio istituzionale rende ancor più, il nostro paese, complice del massacro del popolo palestinese.
Per questo lavoreremo anche alla costruzione di uno sciopero generale reale e combattivo, capace di unire lavorator3, student3, movimenti sociali e tutte le realtà solidali con la Palestina in un percorso di mobilitazione permanente contro la guerra, il riarmo e la complicità del governo italiano con Israele.

Oggi centinaia di portuali sono scesi in piazza davanti al Ministero del Lavoro dopo lo sciopero nei principali scali it...
07/05/2026

Oggi centinaia di portuali sono scesi in piazza davanti al Ministero del Lavoro dopo lo sciopero nei principali scali italiani.

Da Genova a Livorno, da Trieste a Gioia Tauro, i lavoratori hanno riportato al centro una verità semplice: il lavoro portuale consuma il corpo, distrugge la salute e produce profitti enormi per armatori, multinazionali e filiere della logistica. Il riconoscimento del lavoro usurante non è una concessione. È il minimo.

Turni massacranti, lavoro notturno, carichi pesanti, ricatto continuo della produttività. Per anni hanno chiesto sacrifici in nome della competitività dei porti italiani, mentre chi lavora sulle banchine paga tutto sulla propria pelle.
La convocazione di un primo tavolo tecnico è un risultato della mobilitazione. Ma se oggi siamo ancora costretti a lottare per vedere riconosciuto come usurante un lavoro che logora il corpo ogni giorno, allora significa che qualcosa non ha funzionato per anni.

Troppo spesso il mondo sindacale si è presentato frammentato, diviso, incapace di costruire una forza comune reale. E mentre le sigle si separano, a perdere sono sempre i lavoratori e lavoratrici.
Noi crediamo che serva l’esatto contrario: unità nelle lotte, presenza reale nei porti, organizzazione dal basso e capacità di costruire mobilitazioni che sappiano parlare con una sola voce.
Perché quando l3 lavorator3 riescono davvero a unirsi, diventano una forza che questo sistema non può ignorare.
Ed è un discorso che va oltre i porti. Vale per il lavoro, vale per i diritti sociali, vale per tutte le battaglie che oggi vengono spezzettate, isolate e rese più deboli.

Il 18 maggio dovrà essere uno sciopero generale vero. Non una data simbolica. Non una passerella. Ma un momento reale di blocco, partecipazione e conflitto.
Senza chi lavora, questo sistema si ferma. Ed è proprio qui che sta la nostra forza.

Verso lo sciopero generale del 18 maggio.
Verso la manifestazione nazionale operaia del 23 maggio.

05/05/2026

Mentre continuano gli attacchi in Libano in violazione dell’accordo del cessate il fuoco, la propaganda del terrore di Trump che continua a minacciare e normalizzare l’annientamento di un popolo, quello iraniano, ci arriva la notizia da parte dello stato sionista che sarà estesa di altri 6 giorni la detenzione illegale per Saif e Thiago, compagni della .

Allo stesso tempo stanotte sono state prese di mira altra imbarcazioni della esattamente dalla stessa nave sionista che ha intercettato le nostre a largo delle coste greche, che da lì non se n’è mai andata. In questa evidente, ormai al mondo intero, israelizzazione di cui i nostri governi hanno permesso nel loro totale silenzio e complicità, ricordiamo che in Italia siamo complici dell’arresto di 7 compagni palestinesi: Anan Yaeesh, Ahmad Salem, Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yaser El-assaly, Ryad Albunstanji e Tarek Dridi.

Ricordiamoci le migliaia di persone palestinesi incarcerate senza capo d’accusa in detenzione amministrativa, come il medico palestinese Abu Safya che rischia la pena di morte e più centinaia di minori.

Per questo le mobilitazioni devono continuare sui territori per rompere qualsiasi tipo di rapporto complice con lo stato sionista. Ricordiamo le diverse mobilitazioni e scioperi presenti sul territorio toscano dal 5 all’8 maggio, e in particolare il 7 è stato chiamato sciopero generale su tutta la provincia fiorentina per la presenza dei vertici UE e dei ministri nella città.

Partecipiamo in tante e tanti contro il riarmo e disertiamo la guerra che ci opprime e che devasta intere popolazioni.

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