Sindacato Usb Livorno

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07/09/2026

SCIOPERO DEL TRASPORTO AEREO NEGLI AEROPORTI DI PISA E FIRENZE

🗓️ Domenica 13 settembre 2026, ore 11:00
📌 Aeroporto “Amerigo Vespucci” di Firenze
📍 PRESIDIO REGIONALE

Lo sciopero del 13 settembre sarà la prima tappa della mobilitazione indetta dal Coordinamento regionale USB trasporto aereo-Toscana contro le tre maggiori aziende degli aeroporti di Pisa e Firenze: Toscana Aeroporti, GH Toscana e Consulta.

Considerato il perdurare di problematiche gravi quali povertà dei contratti, carente organizzazione del lavoro, scarsi livelli di formazione, caldo estremo, inadeguatezza delle infrastrutture e dei mezzi, aggressioni e molestie, dimostreremo con lo sciopero che esigiamo soluzioni immediate.

Il presidio del 13 settembre sarà anche l’occasione di esprimere la solidarietà di USB alle lavoratrici e ai lavoratori di Bruselles Airlines e al sindacato ACV Puls, che hanno annunciato la mobilitazione contro la decisione della compagnia di imporre al personale i voli verso Tel Aviv. La coscienza dei lavoratori non può essere messa a tacere da un ordine di servizio.

🇵🇸 Dagli aeroporti ai porti il messaggio deve essere chiaro: il lavoro non è al servizio della guerra. I lavoratori e le lavoratrici sono a fianco del popolo palestinese!

07/09/2026
07/09/2026

Intervento dell'Unione Sindacale di Base alla manifestazione di Sabato 5 a Livorno.

Cinema: milioni di euro pubblici, ma il lavoro resta invisibileMentre il Ministero della Cultura presenta il nuovo rappo...
07/09/2026

Cinema: milioni di euro pubblici, ma il lavoro resta invisibile

Mentre il Ministero della Cultura presenta il nuovo rapporto "I numeri del cinema e dell'audiovisivo italiano – Anno 2025", che racconta la crescita del settore, gli investimenti, le produzioni e il peso economico dell'industria audiovisiva, continua a mancare la risposta alla domanda più importante: che lavoro stanno finanziando i cittadini italiani con oltre 600 milioni di euro di risorse pubbliche?

Da anni il dibattito sul cinema ruota attorno ai tax credit, ai contributi pubblici, alle coproduzioni internazionali e alla competitività delle imprese. Si celebrano il numero dei film prodotti, gli incassi, i festival e la capacità di attrarre investimenti.

Ma il lavoro continua a rimanere ai margini. Non si parla di quante giornate di lavoro vengano realmente create, quanti lavoratori siano assunti con contratti subordinati, quanti operino con partita IVA, quanti lavorino in condizioni di continuità e quanti, invece, vivano nella precarietà strutturale che caratterizza una parte significativa del settore.

È una contraddizione non più accettabile.

Lo Stato investe centinaia di milioni di euro ogni anno nel cinema e nell'audiovisivo, ma non dispone di un sistema trasparente capace di misurare la qualità del lavoro generato da quelle risorse.

Per noi USB Cinema questo rappresenta un limite politico prima ancora che statistico.

Perché il successo di una politica industriale non può essere misurato soltanto dal numero delle opere realizzate o dal fatturato delle imprese beneficiarie.

Una politica pubblica si misura anche dalla qualità del lavoro che produce.

Se i finanziamenti pubblici sostengono produzioni che continuano a fondarsi su precarietà, utilizzo distorto del lavoro autonomo, frammentazione dei rapporti, orari eccessivi o mancata applicazione dei contratti collettivi, tra l’altro scaduti da oltre un quarto di secolo, allora il problema non riguarda soltanto le condizioni delle maestranze: riguarda l'efficacia stessa della spesa pubblica.

È arrivato il momento di affermare un principio semplice ma decisivo: ogni euro di denaro pubblico destinato al cinema deve essere accompagnato da criteri trasparenti di qualità del lavoro, tutela delle maestranze e pieno rispetto dei contratti collettivi.

Il cinema italiano non ha bisogno soltanto di più investimenti.

Ha bisogno di investimenti che producano occupazione stabile, lavoro dignitoso e diritti esigibili.



USB Unione Sindacale di Base – Lavoro Privato - Cinema e Audiovisivo

Mentre il Ministero della Cultura presenta il nuovo rapporto "I numeri del cinema e dell'audiovisivo italiano – Anno 2025", che racconta la crescita del settore, gli investimenti,…

Ex Ilva. Arrivano i licenziamenti collettivi. Usb: Cronaca di una morte annunciata“Cronaca di una morte annunciata: potr...
07/09/2026

Ex Ilva. Arrivano i licenziamenti collettivi. Usb: Cronaca di una morte annunciata

“Cronaca di una morte annunciata: potrebbe essere questo il titolo giusto per descrivere quello che sta accadendo”: sono le dichiarazioni a caldo dei componenti l’esecutivo nazionale di Usb Francesco Rizzo e Sasha Colautti dopo l’annuncio del presidente di Aigi Nicola Convertino che ha comunicato la partenza delle lettere di licenziamento collettivo per le imprese che rappresenta, e quindi un numero di lavoratori superiore a 2.500 unità.
“Un annuncio che certamente ci aspettavamo in un clima decisamente surreale, quando infatti si è appena chiusa una bellissima pagina che ha permesso a Taranto di gioire e godere degli effetti, anche economici, di un evento come i Giochi del Mediterraneo. Quindi, un attimo dopo, torniamo bruscamente alla realtà piuttosto scontata. Questo peraltro accade a poche ore dalla festa che si terrà domani a Bari per festeggiare, come dicono, il governo più longevo della storia della Repubblica. A Bari una Festa, a Taranto un funerale di massa. Alla luce di tutto ciò, il Governo, nell’incontro di martedì prossimo, ha più che mai l’obbligo di mettere in campo soluzioni concrete per i tantissimi lavoratori che vivono ore di straordinaria apprensione insieme alle loro famiglie.
In alternativa, non faremo mancare questa volta la nostra voce e quella dei lavoratori, con tutte le iniziative e le forme di mobilitazione consentite. Abbiamo rispettato e gioito per l’evento sportivo, ma ora non è più tempo di attendere”.



USB Taranto

“Cronaca di una morte annunciata: potrebbe essere questo il titolo giusto per descrivere quello che sta accadendo”: sono le dichiarazioni a caldo dei componenti l’esecutivo…

06/09/2026

Il rientro a scuola per l’a.s. 2026/7 avviene in condizioni estreme, governo ed Europa utilizzino i fondi per adeguare le scuole. Basta soldi usati per cose inutili!!!

Dopo un’estate rovente, c’è un’allerta caldo che si protrae per settembre, riguarda tutta la nostra pen*sola (e, anzi, a dire il vero è un problema continentale) e trova gli edifici scolastici impreparati ad affrontare un problema scottante, che impatterà violentemente sulla nostra vita quotidiana. Aule ed edifici roventi saranno la realtà con la quale ci confronteremo fra pochi giorni, e di cui già abbiamo avuto la prova nei mesi di maggio e giugno.

La maggior parte degli edifici scolastici sono vecchi e inefficienti, solo il 7% stessi e’ fornito di condizionatori, il restante 93% non è pronto ad affrontare gli effetti della crisi climatica che incombe già oggi, e di cui pagano le conseguenze lavoratori e studenti. “Grazie” al governo Meloni e al Ministro Valditara la situazione è pessima.

Il ministro non ha fatto nulla, se non stanziare dei fondi (si parla di 57 euro per aula) che è un complimento definire “miseri”: chi vive ogni giorno la scuola pubblica statale conosce la condizione drammatica in cui versano i nostri istituti, le briciole non bastano.

USB Scuola e OSA non ci stanno: lavorare e studiare in condizioni dignitose è un diritto, oltre che un obbligo di legge. La valutazione del rischio microclima, infatti, è un obbligo previsto dall’articolo 181 del D.Lgs. 81/2008 e dal relativo Allegato IV: se il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione di ogni scuola esprime parere motivato, il dirigente scolastico può sospendere il servizio per cause di forza maggiore.

Le nostre organizzazioni convocano, congiuntamente, uno Stato di monitoraggio permanente dell’allerta caldo dal primo giorno di scuola e sono pronte alla mobilitazione immediata.

Invitiamo dunque tutte le lavoratrici e i lavoratori, le studentesse e gli studenti, a:

- Misurare la temperatura della propria classe per attestare le condizioni del “fare scuola” e inviarci una foto, coperta da anonimato

- Convocare assemblee, riunioni e comitati contro l’emergenza caldo,

CHIEDERE AI dirigenti scolastici di interrompere le lezioni nel caso le temperature superino i 30 gradi

- Unirsi alla richiesta di interventi e fondi immediati che rivolgiamo a enti locali, USP e USR e MiM

Lavorare e studiare in una condizione di benessere a scuola è un diritto inalienabile

Vogliamo fondi per l’edilizia scolastica e contro l’emergenza caldo.

Il primo giorno di scuola porta un termometro nel tuo istituto e mandaci la foto delle temperature!

Almeno 3000 mila persone in piazza per la manifestazione contro il consumo di suolo e l'abbattimento dell'oasi urbana di...
06/09/2026

Almeno 3000 mila persone in piazza
per la manifestazione contro il consumo di suolo e l'abbattimento dell'oasi urbana di via Goito.
USB e Asia presenti al corteo

Dopo la riuscita della manifestazione Confindustria interviene nel dibattito e chiede il rispetto della "legalità"

Quale legalità, quella dei morti sul lavoro e del mancato rispetto delle normative di sicurezza?
Quella degli applausi scroscianti per gli assassini della Tissen Krupp?

Oppure quella dei salari da fame perché "c'è crisi e bisogna ti**re la cinghia"

O magari quella della devastazione dei nostri territori per il profitto di pochi.

03/09/2026

30 Ottobre 2026: Giornata internazionale di mobilitazione dei portuali e dei lavoratori dei porti. Contro la guerra e la militarizzazione, porti per la pace e per il lavoro dignitoso.

A seguito del Terzo Incontro Internazionale dei sindacati dei portuali e dei lavoratori dei porti del Mediterraneo e dell'Europa, svoltosi a Istanbul nel maggio 2026, le organizzazioni partecipanti hanno deciso di promuovere una Giornata internazionale di mobilitazione il 30 ottobre 2026.

L'incontro si è concentrato principalmente sulla lotta contro le guerre, il genocidio e le aggressioni militari, affrontando al tempo stesso le principali questioni che riguardano i portuali e i lavoratori dei porti: salari, condizioni di lavoro, progetti di automazione, salute e sicurezza sul lavoro.

Le organizzazioni partecipanti, CGT Ports and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia), ODT (Marocco) e USB (Italia), che rappresentano lavoratori di oltre 40 porti del Mediterraneo e dell'Europa, invitano tutti i portuali e i lavoratori dei porti a mobilitarsi il 30 ottobre 2026.

Questa mobilitazione si basa sulla Dichiarazione di Istanbul, approvata all'unanimità dalle organizzazioni partecipanti e ora pienamente sostenuta anche da ORSA Porti di Gioia Tauro (Italia), che si è unita alla nostra rete internazionale.

La Dichiarazione rivendica:

L'immediata fine del genocidio del popolo palestinese e il riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente riconosciuta dalla comunità internazionale entro i confini del 1967 e con Gerusalemme Est capitale.

La fine delle guerre di aggressione condotte dagli Stati Uniti e da Israele in Medio Oriente e contro l’Iran e la piena solidarietà ai popoli di Cuba, del Venezuela e del Sudan, nel rispetto del diritto dei popoli a resistere all'occupazione e all'autodeterminazione.

I porti non devono essere utilizzati per il trasporto di armi, munizioni, equipaggiamenti militari o truppe dirette verso zone di guerra. Non devono essere utilizzati come basi per la NATO, gli USA o l’EU, nemmeno come strumenti per armatori o monopolisti.

No all'economia di guerra, ai piani di riarmo dei governi e alla militarizzazione dei porti e delle infrastrutture strategiche. Le risorse pubbliche devono essere destinate ai bisogni delle persone e non al finanziamento della guerra.

I contratti collettivi devono garantire veri aumenti salariali, occupazione stabile, riduzione dell'orario di lavoro e un sistema pensionistico dignitoso.

Il progresso tecnologico, la meccanizzazione, l'automazione e l'intelligenza artificiale non devono essere utilizzati per eliminare posti di lavoro o compromettere i diritti dei lavoratori. I portuali dicono NO all’automazione.

Il 30 ottobre, tutte le iniziative saranno unite in un'unica lotta internazionale contro le guerre, il genocidio, l’automazione e la militarizzazione dei porti, in un momento particolarmente critico della nostra storia, difendendo al contempo i diritti dei lavoratori e migliori condizioni di lavoro. Ogni organizzazione sindacale deciderà le forme di mobilitazione più appropriate in base alla propria situazione nazionale, partendo dallo sciopero e dall’impegno comune di fermare i carichi di morte.

Le organizzazioni sindacali firmatarie della Dichiarazione di Istanbul invitano TUTTI i sindacati dei portuali e dei lavoratori dei porti ad aderire a questa mobilitazione internazionale. Siamo pronti a incontrare le organizzazioni dei portuali e dei lavoratori dei porti di qualsiasi altro porto interessate a partecipare a questa lotta comune.



CGT FNPD

France


ENEDEP

Greece


LAB

Basque Country


LIMAN-IS

Turkey


ODT

Maroc


ORSA Porti

Italy


USB

Italy

Indirizzo

Via Cestoni 5
Livorno
57100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:00
Martedì 09:00 - 12:00
16:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 12:00
16:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 12:00
Venerdì 09:00 - 12:00

Telefono

0586899897

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