PD Londa

PD Londa Partito Democratico di Londa. Un partito di centrosinistra, europeista, che cerca di risolvere i problemi dei cittadini più bisognosi e dell'Italia.

02/09/2026

DONNE È SORELLANZA

La politica delle donne è una politica di libertà, giustizia e cambiamento. La sorellanza è una scelta politica: rompe isolamento e competizione, trasforma le esperienze individuali in forza collettiva e diventa solidarietà concreta contro violenza, discriminazioni, precarietà e disuguaglianze.

Vogliamo una politica femminista e progressista che garantisca lavoro dignitoso, parità salariale, servizi pubblici accessibili, diritto alla salute, libertà di scelta e autodeterminazione. Una politica che riconosca alle donne pieno diritto di decidere, partecipare e governare.

Sorellanza significa rispettare le differenze, accogliere le fragilità, costruire alleanze e sostenere la forza delle altre. Non donne contro donne, ma donne protagoniste. Perché la libertà conquistata da una apre una strada per tutte. La sorellanza è forza collettiva

02/09/2026

La prima Premier donna della storia della Repubblica, Giorgia Meloni, rischia di consegnare al Paese un Parlamento composto per oltre l’80 per cento di uomini, con una fortissima regressione rispetto alla non brillante situazione attuale.

La legge elettorale della destra é illiberale, antidemocratica e contro le donne. Cancella la norma dell’attuale legge elettorale per cui nessuno dei due generi può superare il 60% dei capilista a livello nazionale. Norma determinante, visto che pochi partiti eleggeranno più dei capilista. Un passo indietro non da poco, irricevibile, come il complesso della proposta.

Essere la prima donna a Palazzo Chigi non basta se poi si chiudono le porte alle altre donne e si piegano le regole democratiche alla conservazione del potere.

Valeria Valente Cecilia D'Elia Beatrice Lorenzin

02/09/2026

Quindicesimi in Europa. Ultimi nel G7.

Sono i dati che la Fondazione Gimbe ha diffuso stamattina: nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana è scesa al 6,2% del PIL, persino in calo rispetto al 6,3% dell'anno precedente. La media OCSE e quella dei Paesi europei sono entrambe al 7,1%.

Pro capite significa 3.952 dollari a testa contro una media europea di 4.965: mancano 1.013 dollari per ogni cittadino italiano.

Davanti a noi c'è la Germania, che sulla sanità pubblica spende 8.726 dollari a testa. Ci sono la Repubblica Ceca, la Slovenia, la Polonia, la Spagna e così via.

Le conseguenze? Le vediamo ogni giorno.

Significa 5,8 milioni di persone che nel 2024 hanno rinunciato a una visita o a un esame di cui avevano bisogno.

Significa 41,3 miliardi tirati fuori dal portafoglio delle famiglie. Quasi un euro su quattro di tutta la sanità italiana lo paga direttamente il cittadino.

Significa mammografie con attese che arrivano a 320 giorni e medici di famiglia che spariscono e non vengono sostituiti.

E intanto Giorgia Meloni va avanti da quattro anni ripetendo sempre la stessa frase: "Non ci sono mai state così tante risorse sulla sanità". Una gigantesca presa in giro.

Per il Ponte sullo Stretto, per i condoni, per i centri in Albania i miliardi si trovano. Per la sanità pubblica, invece, si trova un decimale in meno.

Poi ci riempiono la testa di patria, di identità, di popolo da difendere. Eccola, la loro idea di Nazione: un Paese dove chi ha i soldi va dal privato e si cura. Chi non li ha aspetta, lascia perdere e spera.

Il Servizio Sanitario Nazionale è la cosa più grande che questo Paese abbia costruito. Lotteremo ogni giorno per impedire che lo smantellino un pezzo alla volta.

02/09/2026
02/09/2026

Meloni festeggia, l’Italia no.

I dati di Gimbe oggi ci dicono che Giorgia Meloni ha raggiunto il suo obiettivo: nel 2025 il suo governo ha ulteriormente ridotto gli investimenti sulla sanità pubblica, scesi ad appena il 6,2% del PIL, e contro una media OCSE del 7,1%.

La spesa sanitaria sul PIL con Meloni tocca i minimi storici degli ultimi vent’anni.
È questo il record che Meloni si prepara a celebrare: quello del governo che più ha definanziato la sanità pubblica, per favorire gli interessi di quella privata.

Nel frattempo la sua unica preoccupazione è cambiare la legge elettorale per paura di perdere, mentre 6 milioni di italiani -più di un italiano su dieci- rinunciano alle cure per le liste d’attesa troppo lunghe o perché non possono permettersele. Questo è il disegno preciso di una destra che vuole una sanità a misura del portafoglio delle persone, mentre noi vogliamo e lotteremo per quella universalistica dell’intuizione di Tina Anselmi: una sanità pubblica che cura tutti, anche chi da solo non ce la fa.

02/09/2026
02/09/2026

"I dati diffusi oggi dalla Fondazione Gimbe sono l'ennesima conferma di ciò che denunciamo da tre anni: solo nell'ultimo anno in Italia 6 milioni di persone hanno rinunciato a curarsi. Il sottofinanziamento del Servizio sanitario nazionale sta colpendo pesantemente la vita concreta delle persone. Siamo di fronte a liste d'attesa infinite, a pronto soccorso in difficoltà. E davanti a tutto questo, Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani litigano sulla legge elettorale”.
Francesco Boccia

"La prossima legge di bilancio sarà la prova del nove per Meloni e per la sua maggioranza. Mentre il sistema nazionale si indebolisce, l'unica grande riforma che il Governo sta portando avanti in sanità è l'autonomia differenziata, con le pre-intese già aperte. Sarebbe il colpo di grazia a un SSN che ha bisogno del contrario: più risorse, più personale e uguali diritti da Nord a Sud”.
Beatrice Lorenzin

"Il dato più grave è quello relativo ai 5,8 milioni di persone che nel 2024 hanno rinunciato a cure. Quando quasi un cittadino su dieci rinuncia a curarsi, viene messo in discussione il principio stesso dell'universalità del nostro SSN. A pagare di più sono le persone con redditi più bassi e chi vive nei territori dove l'offerta sanitaria è già fragile”.
Ylenia Zambito

02/09/2026

Generi alimentari aumentati del 30%, prezzi dei carburanti alle stelle.
Priorità di Giorgia Meloni: la legge elettorale.

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Via Roma 55
Londa
50060

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