20/03/2026
REFERENDUM GIUSTIZIA: PERCHE’ VOTEREMO NO
Posizione del gruppo di Lucca Futura Gabriele Olivati Lia Stefani Serena Borselli
"Abbiamo fatto una valutazione nel merito del provvedimento e riteniamo che la riforma su cui andremo a votare il 22 e 23 giugno, complicherà la gestione del potere giudiziario aumentando il numero di enti. Non risolve i numerosi problemi che affliggono la giustizia in Italia. Lascia inoltre numerose incognite sulle leggi attuative di tale riforma, che avverrebbero per opera della maggioranza di destra, subito dopo il referendum.
Innanzitutto, ci chiediamo: perché, ancora una volta, si è proposto di complicare un sistema invece di semplificarlo? Si sente sempre dire che in Italia ci sono troppi enti inutili, però ancora una volta sono state moltiplicate le cariche, mettendole in contrapposizione tra loro. Da un Consiglio Superiore della Magistratura, ne avremmo due, con l’aggiunta di un’Alta Corte. Quindi passeremmo da uno a tre organi di gestione della magistratura, con l’elevato rischio di aumentare i conflitti, le inefficienze e i rallentamenti.
Eppure, avremmo bisogno di una profonda opera di miglioramento del potere giudiziario per rendere le indagini più efficienti e i processi più rapidi, garantendo certezza del diritto.
La riforma inoltre è partita male perché è stata approvata con una maggioranza semplice. La Costituzione andrebbe cambiata cercando ampie convergenze tra maggioranza e opposizione, perché è un bene comune che non deve essere modificato secondo la convenienza politica del momento. Questo approccio muscolare ha provocato l’ennesimo scontro politico, con un dibattito caratterizzato da accuse e mistificazioni tra una fazione e l’altra.
Questo clima è preoccupante perché, essendosi creata una polarizzazione profonda, è probabile che le importantissime leggi attuative saranno scritte con un approccio di parte.
E qui veniamo al pericolo maggiore: il pesante indebolimento causato dall’introduzione del sorteggio, al posto dell’elezione, per la scelta dei magistrati che saranno inseriti nel CSM, l’organo di governo della magistratura. L’altra parte del CSM invece, la componente parlamentare, sarà sorteggiata da una lista proposta dal Parlamento, scelta con criteri ancora da stabilire.
Se abbiniamo questo fatto alle pesantissime dichiarazioni avvenute da parte della maggioranza di destra, emerge, purtroppo, un intento di maggior controllo e pressione sull’indipendenza dei magistrati. A cominciare dalle dichiarazioni del ministro degli esteri Tajani, che ha ipotizzato una riduzione del controllo dei Pubblici Ministeri sulla polizia giudiziaria, strumento preziosissimo che dovrebbe garantire indagini indipendenti ed efficaci.
Oppure pensiamo alle recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio Meloni, che ha criticato l'esito di alcuni processi, in grave contrasto con il principio “le sentenze si applicano, non si commentano”.
Insomma, il voto contrario è a nostro avviso fondato, per bloccare una riforma che non risolve nessun problema e rischia seriamente di crearne altri."