05/10/2026
SE LUCCA VAL BENE UNA PALLA
Grandi palloni che attraversano il centro storico, telecamere accese e un’altra occasione per celebrare la “visibilità” di Lucca. Arriva Let’s Play Ball e per Pardini e Santini la città torna a essere una vetrina.
Ma una città può misurare il proprio successo da quante volte viene inquadrata? Da quanti format copia-incolla accoglie in città?
L’atteggiamento è quello da ingordi: fare massa, sempre. Riempire ogni momento di qualcosa o con qualcosa, in circolo vizioso perenne da centro commerciale perpetuo.
Un luogo dove tutto è organizzato per intrattenere chi passa e chi ci vive deve continuamente adattarsi.
Dove la città stessa deve adattarsi, perché viene meno - in molti casi - anche il rispetto per un centro storico fragile e delicato, dove non tutto è possibile, non tutto è evidentemente sacrificabile.
Dietro ogni piazza ci sono persone. Dietro ogni strada ci sono case, lavoro, studio, relazioni, servizi. O almeno, dovrebbero esserci.
Un’amministrazione comunale ha il dovere di tenere insieme queste vite, di scegliere, di dare un senso all’uso degli spazi pubblici. La promessa di visibilità non può bastare a giustificare qualsiasi iniziativa e a rincorrerne sempre una nuova.
La nostra critica riguarda una visione politica: quella che tratta Lucca come uno spazio da riempire, una scenografia sempre disponibile, un prodotto da vendere. In questa visione, quale posto hanno i cittadini? Quale futuro hanno il commercio di vicinato, i servizi, la possibilità di abitare il centro o di viverlo per lavoro, per svago, per cultura?
Noi vogliamo una città capace di accogliere e di farsi conoscere proprio perché conserva la sua vita, la sua identità, la sua comunità. Con cultura diffusa, costi accessibili, servizi, spazi di incontro, opportunità e scelte che migliorino la quotidianità di tutti.
La visibilità dura una puntata. Le scelte sulla città restano.
Lucca vale il futuro di chi la abita.