Democratiche Muggia

Indicazioni

Democratiche Muggia Promozione di politiche che partendo dalle donne, si rivolgono all’intera comunità

09/10/2026

𝗗𝗜𝗠𝗜𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗜𝗡 𝗠𝗔𝗦𝗦𝗔 𝗗𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗠𝗠𝗜𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗣𝗔𝗥𝗜 𝗢𝗣𝗣𝗢𝗥𝗧𝗨𝗡𝗜𝗧𝗔̀: 𝗣𝗔𝗚𝗟𝗜𝗡𝗢 𝗦𝗜 𝗗𝗜𝗠𝗘𝗧𝗧𝗔

📌 Il 7 ottobre sei commissarie della Commissione Pari Opportunità del Comune di Trieste hanno rassegnato le dimissioni con effetto immediato. L’organismo, nato con 15 componenti e già sceso a 13 dopo due precedenti uscite, resta ora con sole sette commissarie.

📝 Nella lettera di dimissioni vengono indicate profonde divergenze sulla conduzione della Commissione e sulle modalità di gestione della presidenza. Le firmatarie parlano di difficoltà nel confronto interno e di una progettualità diventata sempre più debole e poco condivisa.

🌹 Per la consigliera comunale PD Rosanna Pucci la situazione impone una scelta chiara: sciogliere la Commissione e chiedere le dimissioni della presidente Margherita Paglino. Un organismo chiamato a promuovere le pari opportunità deve essere rappresentativo, plurale e capace di ascoltare sensibilità diverse.

🗣️ Sabrina Morena, tra le dimissionarie, denuncia inoltre proposte presentate come “scatole vuote” e una gestione che giudica poco rispettosa dell’intelligenza e delle comptenze delle commissarie. Una frattura così ampia richiede una ripartenza vera.

👉 Approfondisci le ragioni delle dimissioni e la posizione del PD sulla Commissione Pari Opportunità.

🔗 https://pd.trieste.it/commissione-pari-opportunita-dimissioni-pd-trieste

❌️Cancellata la garanzia di parità di genere.La destra ha approvato definitivamente la sua nuova legge elettorale. Una l...
09/10/2026

❌️Cancellata la garanzia di parità di genere.

La destra ha approvato definitivamente la sua nuova legge elettorale. Una legge truffa, che per mesi ha provato a cucirsi su misura, modificandola più volte, con un occhio ai sondaggi e l’altro alle proprie poltrone.

Un premio di maggioranza abnorme, capilista bloccati che i cittadini non potranno scegliere e persino la cancellazione delle garanzie sulla parità di genere per quei capilista.

Perché evidentemente, per la prima Presidente del Consiglio donna della storia italiana, anche la rappresentanza delle donne è diventata un fastidio.

Uno spettacolo pietoso.

28/09/2026

Domani in piazza con Non Una Di Meno - Roma e Coordinamento delle Assemblee delle Donne dei Consultori

PER IL DIRITTO ALL’ AB**TO LIBERO, SICURO, GRATUITO, PER TUTTE LE DONNE E LE PERSONE GESTANTI CHE LO RICHIEDONO NEI REPARTI DI INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA (IVG) E NEI CONSULTORI, SENZA OBIETTORI E DI CHI VORREBBE ANNIENTARE LA NOSTRA LIBERTÀ DI SCELTA.

48 anni fa, con lotte, autodenunce e campagne referendarie l’AB**TO è diventato un diritto che rispetta la scelta per una maternità libera, desiderata e decisa.

Molti sono gli OSTACOLI CHE QUESTA SOCIETÀ PATRIARCALE, F4SCISTA E GUERRAFONDAIA CI VUOLE IMPORRE:
-Obiettori di coscienza (dal 70 al 100% in ogni regione) nei reparti IVG e nei CONSULTORI;
-stanze di ascolto negli ospedali gestiti dai movimenti antiscelta, dove si impone l'ecografia per far sentire il "battito" del feto,
-"assegni di maternità" per imporre un "ripensamento" per non abortire;
- mancata attuazione della somministrazione della pillola abortiva, la RU 486, utilizzata invece in tutta europa;
-chiusura di 250 consultori, a fronte dell'apertura, con soldi pubblici, di altrettanti consultori privati, gestiti dalle lobby antabortiste;
- ripresa dei "viaggi della speranza" anche fuori regione, per abortire a causa della diminuizione dei reparti di ostetricia e ginecologia (su 544 reparti di ostetricia sono solo 330 quelli che garantisco l'ivg)

NOI però non siamo "incubatrici di stato" o vittime di questa società patriarcale, transodiante e fascista...

NOI siamo l'energia di lotta e trasformazione che li cancellerà insieme a tutte le forme di violenza sistemica che vorrebbe annullare diritti, desideri e libertà di tuttu. 🔥

NON UNA DI MENO ROMA
COORDINAMENTO DELLE ASSEMBLEE DELLE DONNE E DELLE LIBERE SOGGETTIVITÀ
DEI CONSULTORI DI ROMA e LAZIO

Ciao Emma ora tocca a noi.Nel 1975, in Italia, abortire era un reato.Le donne che potevano permetterselo prendevano un a...
11/09/2026

Ciao Emma ora tocca a noi.
Nel 1975, in Italia, abortire era un reato.

Le donne che potevano permetterselo prendevano un aereo per Londra. Le altre finivano sul tavolo di una mammana. E a volte in una bara.

Una ragazza piemontese, figlia di contadini, decise di spezzare quel silenzio nel modo più scandaloso possibile: si autodenunciò per aver aiutato altre donne ad abortire.

Venne arrestata. Tre anni dopo, l'Italia aveva la legge 194. Quella ragazza si chiamava Emma Bonino. Se n'è andata oggi, a 78 anni.

E l'elenco di ciò che ha cambiato fa quasi paura.

C'era lei a Montecitorio, a 28 anni, quando Sandro Pertini la chiamava "il monello".

C'era lei a Kabul, nel 1997, trattenuta dai talebani in un ospedale dove era entrata per vedere con i suoi occhi come venivano curate le donne.

C'era lei a Roma, nel 1998, quando nacque la Corte penale internazionale, il tribunale che oggi può processare i criminali di guerra.

C'era lei all'ONU, nel 2007, quando 104 Paesi votarono la moratoria universale sulla pena di morte.

C'era lei nel 2012, quando le Nazioni Unite misero al bando le mutilazioni genitali femminili. Una battaglia cominciata quando quasi nessuno aveva il coraggio di pronunciare quelle due parole.

Commissaria europea, ministra degli Esteri, vicepresidente del Senato. Eppure, per tutta la vita, la sua casa è rimasta la piazza.

Nel 2015 le trovarono un tumore al polmone. Lo annunciò lei stessa, alla radio. E chiarì subito una cosa: "Da una passione non ci si può dimettere".

E infatti ha continuato. Con la voce sempre più roca e la stessa, identica testardaggine.

Per decenni una parte del mondo cattolico l'ha dipinta come il diavolo.

Nel novembre del 2024 papa Francesco andò a trovarla a casa, a sorpresa. C'è una foto che li ritrae sul terrazzo, al sole. Due anziani sulla sedia a rotelle, uno di fronte all'altra.

Per quasi cinquant’anni Emma Bonino ha portato avanti battaglie che spesso cominciavano quando erano ancora impopolari, scomode, perfino indecenti. E che anni dopo diventavano pezzi della libertà di tutti.

Le battaglie radicali per l’autodeterminazione delle donne, per il diritto all’aborto e al divorzio. La lotta contro la pena di morte. La campagna per la Corte penale internazionale. L’impegno contro le mutilazioni genitali femminili, per i diritti umani e LGBTQI+, per un’Europa più forte e più libera.

Ecco chi era Emma Bonino. Una donna che ha passato tutta la vita a trasformare gli scandali di oggi nei diritti di domani.

Ogni volta che in Italia una donna decide del proprio corpo in un ospedale pubblico, senza rischiare la vita o la galera, c'è un pezzo di lei.

E molte delle libertà che consideriamo normali perdono una delle persone che, quando normali ancora non erano, ebbe il coraggio di combattere per conquistarle.

Avvocato Catty

09/09/2026
Non c’è più niente da rideredi Concita de Gregorio Ho un’amica che lavora a New York. Fa ricerca biomedica. Aveva accett...
27/08/2026

Non c’è più niente da ridere
di Concita de Gregorio

Ho un’amica che lavora a New York. Fa ricerca biomedica. Aveva accettato un lavoro precario a Bergamo ma faceva fatica a mantenersi. Poi è arrivata la chiamata di un’università americana, l’hanno messa a capo di un team e la pagano abbastanza per vivere bene non a Bergamo ma, pensate, a New York. Lei è contenta ma ha un po’ nostalgia di casa, la madre è anziana e le dispiace che sia rimasta sola. Va bene, le cose che sappiamo. Da un po’ di tempo quest’amica mi manda link di pagine Instagram che si chiamano tutte, grossomodo, Mamdani fa le cose. Un bambino chiede al sindaco di aprire un parco e dopo poco il parco è aperto, c’è un cestino dell’immondizia rotto e la sera è riparato, lui che fa video in tutte le lingue, pubblica gli errori per dimostrare che non sono video fatti con l’IA, regala biglietti agli studenti, tassa le case vuote dei ricchi. Ogni giorno, la mia amica invia. Io le mando indietro Vannacci. Lo faccio per il suo bene: per placare un poco la nostalgia di casa. Il patriarcato mediterraneo, l’uomo che cura e protegge e non si lascia andare ai sentimenti. Al principio ridevamo molto. Poi abbiamo riso meno. Le concubine, il femminicidio non esiste, i gusti lesbici. Un gusto, ogni riccio un capriccio. Poi non abbiamo riso più. No all’aborto, niente gay in tv. Lei mi ha mandato un video in cui Mamdani fissa a cento dollari il prezzo calmierato per un certo numero di biglietti degli US Open di tennis perché lo sport è di tutti, ha detto, è della città. Io le ho mandato Vannacci che propone l’educazione miliare a scuola, poi per assonanza le ho messo il link di Italiana, il nuovo canale Rai che prende il posto di Rai scuola. Lei mi ha chiesto come, educazione militare a scuola? Le parate, come nelle dittature? Mi sono ricordata di quando andavo a scuola, in Spagna, e c’era il dittatore. Mia madre non poteva guidare né avere un conto corrente. Ma infatti nessuna donna lo voterà mai, questo Vannacci, ha detto la mia amica. Mah. Magari invece sì. Figurati. Eh.

Esprimiamo il netto disappunto per le parole del Sindaco, che ha definito “donna ridicola” una Consigliera comunale dell...
23/08/2026

Esprimiamo il netto disappunto per le parole del Sindaco, che ha definito “donna ridicola” una Consigliera comunale dell’opposizione. Non è una questione politica, ma di rispetto istituzionale: il dissenso va affrontato nel merito, senza attacchi personali o sessisti. A Rosanna Pucci va tutta la solidarietà: la democrazia ha bisogno di donne libere e coraggiose.

Tutta la mia solidarietà alla Consigliera comunale del Pd Trieste Rosanna Pucci.
Ancora una volta il sindaco Dipiazza dimostra di non sapere cosa sia il rispetto nei confronti di una donna che fa politica e si occupa dei cittadini.

AFGHANISTAN. CINQUE  ANNI Di TALEBANI E LE SCUOLE SEGRETE DELLE DONNE.Cinque  anni fa l’occupazione del regime talebano....
17/08/2026

AFGHANISTAN.
CINQUE ANNI Di TALEBANI E LE SCUOLE SEGRETE DELLE DONNE.
Cinque anni fa l’occupazione del regime talebano. Immagini terribili e dolorose delle persone che cercavano di fuggire o di salvare almeno i figli. Cinque anni in cui il paese si e’ impoverito ed il regime si è arricchito.
Cinque anni in cui alle donne afghane è stato imposto, con leggi, divieti e violenza, che non hanno diritto di studiare, lavorare, muoversi liberamente, mostrarsi, parlare.

Ma dietro ogni divieto ci sono donne reali: ragazze a cui è stato negato un libro, madri costrette a vivere nella paura, insegnanti private delle loro classi, donne obbligate a nascondere il volto, sogni interrotti prima ancora di poter cominciare.

È questo il punto: un regime patriarcale non si limita a controllare ciò che le donne fanno. Cerca di controllare chi possono essere.

E forse la cosa più terribile è proprio questa: provare a convincerle che il loro desiderio di libertà non conta, che la loro voce è pericolosa, che il loro volto deve sparire, che il loro futuro può essere deciso da altri. Ma le donne in silenzio organizzano le loro scuole segrete.

Non voglio abituarmi alla loro invisibilità.
La libertà di una donna afghana vale quanto la libertà di ogni altra donna.
La sua voce vale. Il suo volto vale. I suoi desideri valgono. La sua vita le appartiene.

E finché una donna sarà costretta al silenzio, nessuna di noi potrà dirsi davvero libera.

Non dimentichiamole. Non lasciamole sole.
In quello sguardo di donna c’è la paura ma anche la speranza di un destino diverso. E le loro scuole segrete sono una vera rivoluzione.

❌️ Il medioevo e finito ❗️❗️❗️Riusciremo a far capire alle persone che stiamo tornando a tempi più bui della nostra stor...
12/08/2026

❌️ Il medioevo e finito ❗️❗️❗️
Riusciremo a far capire alle persone che stiamo tornando a tempi più bui della nostra storia. Riusciremo a mobilitarci.


IL “PATRIARCATO MEDITERRANEO” con la mimetica.
NEL 2026.
MA SUL SERIO…???

Nel programma di Futuro Nazionale leggiamo che bisognerebbe “proteggere e non criminalizzare” il cosiddetto «patriarcato mediterraneo», formando maschi forti, capaci di dominare emozioni e passioni e di “proteggere le donne”.

E già qui siamo davanti a un capolavoro concettuale.
Perché una donna adulta non ha bisogno di un maschio addestrato a “proteggerla”.
Ha bisogno di uomini capaci di RISPETTARLA.
Ma a taluni il passaggio sfugge.
La differenza dovrebbe essere comprensibile persino senza laurea in psicologia…ma già con una buona scuola elementare…

Il problema non è avere uomini forti.
Ben vengano.

Il problema è continuare a raccontare la relazione uomo-donna secondo uno schema in cui lui è il protettore e lei, implicitamente, il soggetto da proteggere.
Quella non è forza.
È paternalismo con la mimetica della peggior risma.

E soprattutto c’è qualcosa di involontariamente comico nell’idea che la soluzione alla violenza maschile sarebbe recuperare il PATRIARCATO.

È un po’ come proporre la benzina come dispositivo antincendio.

Sapete che cosa significa davvero essere uomini forti?

Saper tollerare un rifiuto.
Gestire la rabbia.
Accettare una separazione.
Non trasformare la gelosia in controllo.
Non considerare una donna una proprietà. O una povera id**ta da proteggere.
Non sentirsi umiliati perché una compagna decide autonomamente della propria vita.

QUESTA è regolazione emotiva.

Non “io proteggo la mia donna”.
Perché la donna non è “tua”.
Non è un territorio nazionale.
Non è una proprietà da presidiare.
E non ha bisogno del patriarca mediterraneo di turno che le faccia da guardiano.

Ha bisogno di vivere accanto a uomini adulti.
E l’uomo adulto non domina la donna.
Domina, semmai, se stesso.
Questa sì che sarebbe una bella rivoluzione culturale.

Il resto è archeologia sociale (che trasuda una fragilità identitaria preoccupante) travestita da programma politico.

E c’è un aspetto ancora più inquietante.

Continuare a rappresentare la donna come qualcuno che deve essere “protetto” dall’uomo significa, in realtà, continuare a immaginarla come un soggetto incompleto, fragile, quasi un minus habens che avrebbe bisogno di una figura maschile superiore per orientarsi, difendersi, essere custodita.
Ed è proprio qui che il paternalismo diventa subdolo.
Perché non si presenta necessariamente con il volto brutale del comando.
Può presentarsi con quello apparentemente rassicurante della “protezione”.
Ma il meccanismo di potere resta identico:
io sono quello forte;
io sono quello che sa;
io sono quello che decide quando c’è un pericolo;
io sono quello che ti protegge.
E tu, implicitamente, sei quella che ha bisogno di me.

È un modello relazionale arcaico nel quale l’uomo conserva comunque la posizione dominante, anche quando la confeziona con parole gentili.

Una donna adulta non è un soggetto da custodire.
È un soggetto autonomo, capace di scegliere, sbagliare, decidere, proteggersi e chiedere aiuto quando lo ritiene necessario.

Continuare a non comprenderlo, nel 2026, dice moltissimo.

Più che un programma politico, a tratti sembra una diagnosi
la difficoltà…la difficoltà profonda ad accettare una donna davvero autonoma, che non abbia bisogno di essere collocata sotto l’ombrello simbolico di un uomo.

Perché il punto, alla fine, è sempre quello:
se per sentirti uomo hai bisogno che la donna sia più debole di te, il problema non è la donna.
È la tua paura, è il tuo bisogno di controllo, e’ la tua fragilità.

E forse il punto più interessante è proprio questo.

Dietro tutta questa retorica dell’uomo forte, del protettore, del patriarca che custodisce la donna, si intravede spesso l’esatto contrario della forza.

Una fragilità profonda.
Una fragilità che evidentemente ha bisogno di indossare una mimetica per essere dissimulata, per essere mascherata.

Perché l’uomo davvero solido non ha bisogno di costruirsi una donna più debole accanto per sentirsi forte.
Non ha bisogno di proteggerla per sentirsi necessario.
Non ha bisogno di dominarla per sentirsi autorevole.
Non ha bisogno di collocarla un gradino sotto per percepirsi un gradino sopra.

La vera forza tollera l’autonomia dell’altro.
La fragilità, invece, ha bisogno della gerarchia.

E quando questa fragilità viene trasformata addirittura in modello culturale, chiamandola “patriarcato mediterraneo”, il risultato è quasi perfetto:
l’insicurezza travestita da virilità,
il controllo travestito da protezione,
il potere travestito da premura.

Più che un programma politico, continua a sembrare una diagnosi culturale.

Con tanto di mimetica…che non può mancare mai.


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Poco fa, con un intervento dall’altissimo profilo morale, storico e politico, il Presidente dell’associazione familiari ...
02/08/2026

Poco fa, con un intervento dall’altissimo profilo morale, storico e politico, il Presidente dell’associazione familiari delle vittime della Strage di Bologna Paolo Bolognesi a un certo punto si è rivolto direttamente alla Presidente del Consiglio Meloni, incapace di riconoscere, a distanza di 45 anni, la matrice FASCISTA della strage.

“Alla Presidente del Consiglio, che ci ha accusato di volerla esporre a ritorsioni, nel ricordare il passato da cui proviene, come quello da cui provengono gli esecutori delle stragi, vogliamo dire che una cosa è il rispetto per le Istituzioni, un'altra cosa è l'accettazione di riscritture interessate della storia, cosa che non siamo in alcun modo disposti a far passare”.

E ancora:

“È un fatto che tutti gli stragisti italiani passarono dal Movimento Sociale Italiano, partito costituito nel 1946 da esponenti della Repubblica Sociale Italiana”.

Fino all’affondo più duro:

“Presidente Meloni, condannare la strage di Bologna senza riconoscerne e condannarne la matrice fascista è come condannare il frutto di una pianta velenosa, continuando ad annaffiarne le radici”.

Straordinario!!!

Sono le parole di un uomo straordinario. E non lo scopriamo oggi.

C’è tutto: forza politica, dignità, coraggio, fermezza, altissimo senso dello Stato e delle istituzioni.

Parole che in un Paese degno di essere chiamato civile, nel 2025, dovrebbero essere scontate.

E invece sono rivoluzionarie.

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