12/08/2026
❌️ Il medioevo e finito ❗️❗️❗️
Riusciremo a far capire alle persone che stiamo tornando a tempi più bui della nostra storia. Riusciremo a mobilitarci.
IL “PATRIARCATO MEDITERRANEO” con la mimetica.
NEL 2026.
MA SUL SERIO…???
Nel programma di Futuro Nazionale leggiamo che bisognerebbe “proteggere e non criminalizzare” il cosiddetto «patriarcato mediterraneo», formando maschi forti, capaci di dominare emozioni e passioni e di “proteggere le donne”.
E già qui siamo davanti a un capolavoro concettuale.
Perché una donna adulta non ha bisogno di un maschio addestrato a “proteggerla”.
Ha bisogno di uomini capaci di RISPETTARLA.
Ma a taluni il passaggio sfugge.
La differenza dovrebbe essere comprensibile persino senza laurea in psicologia…ma già con una buona scuola elementare…
Il problema non è avere uomini forti.
Ben vengano.
Il problema è continuare a raccontare la relazione uomo-donna secondo uno schema in cui lui è il protettore e lei, implicitamente, il soggetto da proteggere.
Quella non è forza.
È paternalismo con la mimetica della peggior risma.
E soprattutto c’è qualcosa di involontariamente comico nell’idea che la soluzione alla violenza maschile sarebbe recuperare il PATRIARCATO.
È un po’ come proporre la benzina come dispositivo antincendio.
Sapete che cosa significa davvero essere uomini forti?
Saper tollerare un rifiuto.
Gestire la rabbia.
Accettare una separazione.
Non trasformare la gelosia in controllo.
Non considerare una donna una proprietà. O una povera id**ta da proteggere.
Non sentirsi umiliati perché una compagna decide autonomamente della propria vita.
QUESTA è regolazione emotiva.
Non “io proteggo la mia donna”.
Perché la donna non è “tua”.
Non è un territorio nazionale.
Non è una proprietà da presidiare.
E non ha bisogno del patriarca mediterraneo di turno che le faccia da guardiano.
Ha bisogno di vivere accanto a uomini adulti.
E l’uomo adulto non domina la donna.
Domina, semmai, se stesso.
Questa sì che sarebbe una bella rivoluzione culturale.
Il resto è archeologia sociale (che trasuda una fragilità identitaria preoccupante) travestita da programma politico.
E c’è un aspetto ancora più inquietante.
Continuare a rappresentare la donna come qualcuno che deve essere “protetto” dall’uomo significa, in realtà, continuare a immaginarla come un soggetto incompleto, fragile, quasi un minus habens che avrebbe bisogno di una figura maschile superiore per orientarsi, difendersi, essere custodita.
Ed è proprio qui che il paternalismo diventa subdolo.
Perché non si presenta necessariamente con il volto brutale del comando.
Può presentarsi con quello apparentemente rassicurante della “protezione”.
Ma il meccanismo di potere resta identico:
io sono quello forte;
io sono quello che sa;
io sono quello che decide quando c’è un pericolo;
io sono quello che ti protegge.
E tu, implicitamente, sei quella che ha bisogno di me.
È un modello relazionale arcaico nel quale l’uomo conserva comunque la posizione dominante, anche quando la confeziona con parole gentili.
Una donna adulta non è un soggetto da custodire.
È un soggetto autonomo, capace di scegliere, sbagliare, decidere, proteggersi e chiedere aiuto quando lo ritiene necessario.
Continuare a non comprenderlo, nel 2026, dice moltissimo.
Più che un programma politico, a tratti sembra una diagnosi
la difficoltà…la difficoltà profonda ad accettare una donna davvero autonoma, che non abbia bisogno di essere collocata sotto l’ombrello simbolico di un uomo.
Perché il punto, alla fine, è sempre quello:
se per sentirti uomo hai bisogno che la donna sia più debole di te, il problema non è la donna.
È la tua paura, è il tuo bisogno di controllo, e’ la tua fragilità.
E forse il punto più interessante è proprio questo.
Dietro tutta questa retorica dell’uomo forte, del protettore, del patriarca che custodisce la donna, si intravede spesso l’esatto contrario della forza.
Una fragilità profonda.
Una fragilità che evidentemente ha bisogno di indossare una mimetica per essere dissimulata, per essere mascherata.
Perché l’uomo davvero solido non ha bisogno di costruirsi una donna più debole accanto per sentirsi forte.
Non ha bisogno di proteggerla per sentirsi necessario.
Non ha bisogno di dominarla per sentirsi autorevole.
Non ha bisogno di collocarla un gradino sotto per percepirsi un gradino sopra.
La vera forza tollera l’autonomia dell’altro.
La fragilità, invece, ha bisogno della gerarchia.
E quando questa fragilità viene trasformata addirittura in modello culturale, chiamandola “patriarcato mediterraneo”, il risultato è quasi perfetto:
l’insicurezza travestita da virilità,
il controllo travestito da protezione,
il potere travestito da premura.
Più che un programma politico, continua a sembrare una diagnosi culturale.
Con tanto di mimetica…che non può mancare mai.
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