11/08/2026
📞 IL NUMERO AMERICANO CHE NON RICORDAVO...
Sessanta giorni fa un libro è uscito da un paese di quattromila anime, senza editore e senza un euro di pubblicità. Da allora ha attraversato cinque continenti, è entrato nelle librerie più antiche del mondo, ha portato un Consiglio comunale a votare all'unanimità, e ha fatto piangere persone in una piazza. Ma la cosa più importante è successa al telefono.
Squilla, e sul display c'è un prefisso che non riconosco.
Non è un numero italiano. È lungo, comincia in un modo che il mio telefono non sa interpretare, e la prima reazione quella di chiunque, in questi anni è di lasciarlo perdere. Poi rispondo. Dall'altra parte c'è una voce d'uomo che parla italiano con l'accento di chi lo ha imparato in casa e non a scuola. Dice il suo nome. E impiego qualche secondo buono a capire chi sia, perché quel nome io l'ho sentito l'ultima volta quando avevo sei anni.
Chiama da Ambler, Pennsylvania 🇺🇸. È mio parente. Non ci vediamo e non ci sentiamo da mezzo secolo. Qualche giorno fa una mia parente di Maida gli ha spedito una copia di questo libro. È arrivata. L'ha aperta. E poi ha fatto una cosa che nessun ufficio marketing al mondo può programmare: ha cercato il mio numero dall'altra parte dell'oceano e ha chiamato per ringraziarmi. Era emozionato. Si sentiva.
Gay Talese, figlio di un sarto di Maida, ha costruito una carriera leggendaria sull'idea che la Storia si nasconda nei dettagli minimi della gente comune. Ecco il dettaglio minimo, il più piccolo di tutti: due uomini che non si parlano da cinquant'anni, un libro dentro un pacco, e una telefonata internazionale in una sera qualunque d'agosto. Se qualcuno mi chiedesse di spiegare in un minuto che cos'è la Dimoranza, non aprirei il libro. Racconterei quella telefonata.
🌍 SESSANTA GIORNI, CINQUE CONTINENTI
Facciamo il punto, perché i fatti vanno detti per quello che sono.
Il 12 giugno 2026 questo libro è uscito. Senza editore. Senza distributore. Senza ufficio stampa. E questo è il dato che nessuno crede quando lo dico senza un solo euro speso in pubblicità. Nemmeno uno. Sessanta giorni dopo, ecco dov'è arrivato.
🇮🇹 In Italia è a catalogo alla Feltrinelli e su IBS, dove è acquistabile con la Carta del Docente. 🇺🇸 Negli Stati Uniti si vende da Walmart e da Books-A-Million. 🇬🇧 A Londra è da Foyles, in Charing Cross Road, la libreria fondata nel 1903 da due fratelli bocciati a un esame e diventata la più grande del mondo con quarantotto chilometri di scaffali. 🇨🇭 A Zurigo è da Orell Füssli, la casa le cui origini risalgono al 1519: la stessa azienda a cui la Svizzera affida la stampa delle proprie banconote. 🇩🇰 In Danimarca su Saxo. 🇸🇰 In Slovacchia su Eurobooks, catalogato sotto Etnografia.
🇳🇱 Nei Paesi Bassi ha aperto tre porte: bol.com, ReadShop e De Slegte, che non ha creato la scheda di un libro ma una scheda d'autore: "Luca Cervadoro is auteur". 🇹🇼 A Taipei è su Books.com.tw e su Eslite, la libreria che nel 1999 ha inventato il modello della libreria aperta ventiquattro ore su ventiquattro. Un libro che parla di luoghi che non smettono mai di vivere dentro di noi, nella libreria che per prima ha deciso di non spegnere mai le luci.
🇳🇿 In Nuova Zelanda su Mighty Ape il punto della Terra più lontano dalla Calabria che esista. 🇸🇷 E, senza che nessuno lo abbia mandato, nei cataloghi del Suriname, in mezzo alla foresta amazzonica.
Nessuna di queste porte l'ho bussata io. Si sono aperte da sole.
Come dice il mio amico Tino: a volte i miracoli esistono.
📊 IL GIORNO IN CUI SIAMO FINITI SOPRA DARWIN
Poi ci sono i numeri, e ne cito uno solo perché è quello che mi ha fatto ridere e insieme riflettere.
Il 2 agosto, nella classifica Amazon.it delle novità più interessanti in Etnografia ed etnologia, questo libro risultava primo.
Al secondo posto c'era Charles Darwin, L'origine delle specie.
Ho sorriso. Poi ho smesso di sorridere, perché ho capito che quei due libri su quello scaffale non ci erano finiti per caso: Darwin studiò cosa accade a una popolazione che lascia il luogo in cui è nata. Questo libro prova a studiare l'altra metà della stessa domanda cosa resta di quel luogo dentro chi se n'è andato.
😢 VENA, 25 LUGLIO: LA PRIMA FILA E L'ULTIMA
Il 25 luglio il libro è tornato a casa, e non in una libreria: in una piazza. Piazza Skanderbeg, a Vena di Maida, il borgo Arbëreshë dove da cinquecento anni una comunità arrivata dall'Albania custodisce ancora la propria lingua. Duecento persone. Sedie di plastica bianca. E un silenzio che non si compra. Quella serata non è nata da sola. È stata costruita, pezzo per pezzo, dall'Assessore alla cultura Merilisa Del Giudice ✨, che ha curato ogni singolo dettaglio con una precisione che si vedeva a occhio n**o fino al quadro esposto accanto al tavolo, "Scorcio di un paese agricolo del passato, Vena" dell'artista Annina Grande: un vicolo che non esiste più, tenuto in vita dalla mano di chi l'ha dipinto. La tesi del libro, già detta su una tela. A condurre c'era l'architetta Mara Varia 🎙, che ha tenuto il filo per due ore senza spezzarlo un istante. Io, davanti a un pubblico, non avevo mai parlato in vita mia. Lei mi ha preso per mano e mi ci ha portato dentro, domanda dopo domanda, senza che nessuno se ne accorgesse. Non è cortesia: è mestiere.
Poi si è alzata una donna di Vena e ha letto alla sua gente la storia di Vena. E la piazza si è rotta. Ho visto piangere due, tre persone in prima fila. Pensavo fossero le uniche. Solo dopo ho saputo, da chi era più indietro, che si è pianto anche nell'ultima fila dove il mio sguardo non arrivava. Gente che non conoscevo, che piangeva per un motivo che nessuno aveva scritto in scaletta.
E c'è un dettaglio che porto con me più di tutti gli applausi. Un amico è venuto fin lì per me. Poi, a metà serata, se n'è dovuto andare. Il giorno dopo mi ha chiesto scusa: era tutto pieno, non c'erano più sedie, e lui, per motivi di salute, non riusciva a restare in piedi. Si è scusato lui. Un uomo che è venuto malato ad ascoltarmi, si è scusato con me. Ecco: se questa storia avesse un monumento, lo dedicherei a Lui.
🏛️ 29 LUGLIO, ORE 17:27
Quattro giorni dopo, l'aula consiliare di Maida.
Delibera numero 25. Approvata all'unanimità: maggioranza e opposizione insieme.
Nascono il Registro Comunale dei Dimoranti, il Certificato di Dimoranza, la Giornata del Dimorante. Per la prima volta in Italia, per quanto ci risulta, un Comune riconosce ufficialmente i discendenti dei propri emigrati.
Quattromilaseicento residenti. Trentamila figli nel mondo.
Non è più una teoria dentro un libro. È un atto amministrativo con un numero di protocollo.
💬 QUELLO CHE HANNO DETTO I LETTORI
Non le recensioni che ho chiesto: quelle che sono arrivate.
🇩🇪 «Entra sotto la pelle.» una lettrice dalla Germania
«Ci sono libri che si leggono e libri che si sentono. Dimoranza appartiene a questi ultimi.» Maria Concetta Pileggi
«L'ho letto in un fiato.» Matilde
«Serbatoi identitari attivi: il vero gancio teorico del libro.» Tino Paone
E due frasi che mi hanno tolto il sonno: una lettrice ha scritto che se ne parlerà in futuro. Un'altra, che durerà nel tempo.
📚 LE SETTE SORELLE
E qui l'annuncio.
Con l'edizione brasiliana, uscita in questi giorni, le lingue diventano cinque. Sta arrivando la francese, che chiude l'ultimo grande tratto della diaspora calabrese: Francia, Belgio vallone, Svizzera romanda, Québec. Saranno sei.
E ce ne sarà una settima: un volumetto in Arbëreshë, la lingua di Vena, non il libro intero ma alcune parti e sarà gratuito per tutti in versione digitale. Non si vende ciò che appartiene già a un popolo.
Sette volumi. Le sette sorelle.
Che sono anche, in cielo, le Pleiadi: il grappolo di stelle con cui i nostri antenati sapevano quando arare e quando prendere il mare, di cui Esiodo scriveva quasi tremila anni fa. E che si vedono da entrambi gli emisferi le stesse identiche stelle che guardava un contadino di Maida all'alba, le guardava anche suo figlio dall'altra parte dell'Oceano.
Non c'è immagine più esatta della Dimoranza in tutto il cielo.
📖 DOVE TROVARLO
📘 EDIZIONE ITALIANA 🇮🇹 — la versione madre, 221 pagine
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📕 English Edition 🇬🇧🇺🇸 —
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📗 Deutsche Edition 🇩🇪🇨🇭 —
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📙 Edición Española 🇪🇸🇦🇷 —
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📔 Edição Brasileira 🇧🇷 —
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📓 Édition française 🇫🇷 — in arrivo
📖 Botim arbëresh — prossimamente, gratuito
🌍 Sito ufficiale:
https://dimoranza-manifesto.netlify.app/
Disponibile in ebook e cartaceo. Da leggere sotto l'ombrellone, in aereo, o alle due di notte quando fa troppo caldo per dormire e la testa comincia a pensare alle persone che non ci sono più.
🕯 L'ULTIMA PAROLA NON È MIA…
E adesso devo chiudere, e non lo faccio con parole mie.
Qualche giorno fa mi ha scritto una donna. È nata lontano da qui. Suo padre era di Maida. Lei in questo paese non ha mai vissuto, ma non ha passato un solo giorno della sua vita senza pensare alla terra di suo padre.
Oggi non sta bene. Da tempo.
E in un momento in cui chiunque penserebbe soltanto a sé stesso, alla propria sofferenza, al proprio corpo, lei ha trovato la forza di scrivermi. Non per parlare di sé. Ma per chiedermi una cosa sola:
«Caro Luca, ti faccio i miei complimenti. Mi sarebbe piaciuto leggerlo. Purtroppo non sto bene, soffro già da tempo in silenzio.
Abbracciami la terra di mio padre.
Anche a te un grande abbraccio, e ricordami.»
Ho letto quel messaggio e mi è venuta la pelle d'oca.
Perché io ho scritto duecentoventuno pagine per spiegare che un luogo continua a vivere dentro chi non ci ha mai abitato. Ho citato Proust e Jung, le place cells dell'ippocampo e l'entanglement quantistico, il whakapapa dei Māori e la querencia sp****la.
E Lei, che non ha letto il libro, l'ha detto meglio di me in sei parole.
Abbracciami la terra di mio padre…
Non "la mia terra". La terra di suo padre. Una terra ricevuta in eredità come si riceve un cognome, custodita per una vita intera senza mai possederla, e che nell'ora più difficile è la prima cosa a cui pensa.
Questo, e nient'altro, è la Dimoranza.
Il resto le classifiche, le librerie di mezzo mondo, le sette lingue, perfino la delibera del Consiglio comunale è soltanto il rumore che una verità fa mentre attraversa il mondo per tornare a casa.
Luca Cervadoro ✍ Maida, Calabria