06/06/2026
✅ATTENZIONE! Vale la pena dedicare qualche minuto alla lettura.
𝐑𝐄𝐅𝐄𝐑𝐄𝐍𝐃𝐔𝐌 𝐂𝐀𝐒. 𝐑𝐈𝐓𝐔𝐂𝐂𝐈 𝐞 𝐓𝐀𝐒𝐒𝐎:
𝐀𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢, 𝐢𝐥𝐥𝐮𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨.
𝐋𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞, 𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐩𝐨𝐠𝐠𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀
Negli ultimi giorni, nella nostra città, si è acceso un dibattito sulla proposta di indire un referendum consultivo riguardo al Centro di Accoglienza Straordinaria attivato presso la Casa della Carità. È naturale che un tema così delicato susciti domande, preoccupazioni, opinioni diverse. Ed è proprio per questo che diventa fondamentale riportare la discussione su un terreno di verità istituzionale, lontano da semplificazioni, strumentalizzazioni e false aspettative.
Ai cittadini è stato detto che “la parola deve passare alla popolazione”, che “il Comune deve decidere”, che “la legge prevede il parere del Comune” e che, quindi, un referendum sarebbe la massima espressione democratica. Sono affermazioni che – calate, con eccessiva leggerezza, nel contesto della mozione avanzata da quattro consiglieri per l’indizione di un referendum per la questione CAS – sono fuori luogo, perché la realtà giuridica è diversa e ignorarla rischia di creare confusione e delusione.
La legge nazionale, che disciplina l’accoglienza dei richiedenti asilo, 𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 che 𝐢 𝐂𝐀𝐒 𝐯𝐞𝐧𝐠𝐨𝐧𝐨 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐚𝐥 𝐏𝐫𝐞𝐟𝐞𝐭𝐭𝐨, cioè dallo Stato. Non dal Comune. Non dal Consiglio comunale. Non da un referendum.
Immigrazione, Ordine Pubblico e Sicurezza sono materie che la Costituzione (art.117) attribuisce in via esclusiva allo Stato. Questo significa che nessun Comune italiano può autorizzare o impedire l’apertura di un CAS, a meno di specifici e gravi vizi di legittimità - come violazione delle norme urbanistiche o carenza dei requisiti igienico-sanitari e di sicurezza della struttura – che nel nostro caso NON RICORRONO. E questo non è un dettaglio: è il cuore della questione.
È vero che la legge parla di “sentito il parere del Comune”. Ma quel parere, come hanno spiegato più volte i tribunali amministrativi e il Consiglio di Stato, non è un’autorizzazione. Non è un sì o un no. Non è un potere di veto. È un contributo consultivo che il Prefetto può valutare, ma che non lo vincola in alcun modo. Una forma di cortesia in una corretta interlocuzione tra istituzioni.
𝐏𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐮𝐧 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐢𝐫𝐠𝐥𝐢 𝐮𝐧 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐠𝐥𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞.
𝐈𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨: 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐝𝐮𝐦.
Lo Statuto comunale prevede la possibilità di indire referendum consultivi (anche abrogativi), ma 𝐥𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐮𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨. Il Testo Unico degli Enti Locali stabilisce che i referendum comunali possono riguardare solo materie di competenza locale (art. 8 comma 4). E la giurisprudenza è unanime: 𝐮𝐧 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐝𝐮𝐦 𝐬𝐮 𝐦𝐚𝐭𝐞𝐫𝐢𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚𝐥𝐢.
Un referendum sul CAS, quindi, sarebbe inammissibile e privo di effetti. Anche se si tenesse, anche se partecipassero migliaia di cittadini, anche se vincesse una posizione netta, il risultato non potrebbe modificare la decisione dello Stato.
Ed è qui che nasce il rischio più grande: quello di far credere ai cittadini che il loro voto possa cambiare qualcosa che, per legge, non dipende dal Comune.
𝐋𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞, ma deve poggiare sulla verità. Illudere la comunità che un referendum possa decidere ciò che la legge non affida ai Comuni significa trasformare uno strumento democratico in un gesto simbolico, che rischia di generare frustrazione e sfiducia.
𝐋𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞, 𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢.
Noi, in fase di dibattito durante il consiglio comunale, ne abbiamo proposto uno di assoluto buonsenso:
𝐑𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐏𝐫𝐞𝐟𝐞𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚.
“Il Consiglio Comunale impegna il Sindaco a richiedere alla Prefettura di Foggia un incontro istituzionale”, aperto ai capigruppo consiliari e guidato dal Sindaco, finalizzato a ottenere informazioni dettagliate su: capacità ricettiva del CAS, criteri di gestione, misure di sicurezza, durata prevista della struttura, eventuali impatti sul territorio.
Insomma, un monitoraggio amministrativo, che consenta di acquisire elementi utili per informare, costantemente, la cittadinanza.
𝐑𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐧𝐝𝐨𝐥𝐚, 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐢𝐫𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞.
Ci sono, poi, altri due aspetti che non possono essere ignorati:
1)𝐔𝐧 𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐝𝐮𝐦 𝐡𝐚 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐨. Allestire i seggi, pagare il personale, stampare le schede, garantire la logistica comporta una spesa significativa. Spendere denaro pubblico per una consultazione che non può produrre alcun effetto giuridico significa assumersi una responsabilità che la Corte dei Conti ha più volte definito ‘potenzialmente rilevante sul piano del danno erariale’. In un momento in cui i Comuni faticano a garantire servizi essenziali, questo è un elemento che merita attenzione.
2) 𝐈𝐥 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐝𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐞̀ 𝐦𝐚𝐥 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐮𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐟𝐮𝐨𝐫𝐯𝐢𝐚𝐧𝐭𝐞.
L’enunciazione “𝑺𝒊𝒆𝒕𝒆 𝒇𝒂𝒗𝒐𝒓𝒆𝒗𝒐𝒍𝒊 𝒂𝒍𝒍’𝒊𝒏𝒅𝒊𝒗𝒊𝒅𝒖𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝒄𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒅𝒊 𝒂𝒔𝒔𝒊𝒔𝒕𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒔𝒕𝒓𝒂𝒐𝒓𝒅𝒊𝒏𝒂𝒓𝒊𝒂 𝒑𝒆𝒓 𝒓𝒊𝒄𝒉𝒊𝒆𝒅𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒂𝒔𝒊𝒍𝒐 𝒊𝒏 𝑴𝒂𝒏𝒇𝒓𝒆𝒅𝒐𝒏𝒊𝒂?” evidentemente ignora che il centro esiste già ed è operativo su decisione dello Stato. Non è una scelta futura.
Il referendum, lo ripetiamo, non chiede un orientamento. Chiede ai cittadini di esprimersi su qualcosa che non può essere modificato dal loro voto.
Dire tutto questo non significa “voltare le spalle ai cittadini”.
Al contrario: 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐫𝐥𝐢. 𝐒𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐢𝐥𝐥𝐮𝐝𝐞𝐫𝐥𝐢. 𝐒𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐚𝐫 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐟𝐟𝐢𝐝𝐚 𝐥𝐨𝐫𝐨. La vera democrazia non è far votare su tutto, ma dire la verità anche quando è scomoda. La partecipazione è un valore, ma deve poggiare sulla correttezza istituzionale e sulla trasparenza reale, non su strumenti che rischiano di generare illusioni.
In definitiva, il CAS è una decisione dello Stato. Il Comune può vigilare, informare, monitorare, chiedere chiarimenti. Può fare molto, ma non può decidere sulla sua esistenza. E un referendum non cambierebbe questo dato di fatto.
Raccontare le cose come stanno non è un atto politico: è un atto di rispetto verso la comunità. Che dimostra che NOI davvero siamo dalla parte dei Manfredoniani e ci rifiutiamo di prenderli in giro.
Massimiliano Ritucci (Consigliere Comunale AgiAMO)
Antonio Tasso (Consigliere Comunale Sipontum)