20/05/2026
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💥 𝐈𝐋 "𝐁𝐔𝐂𝐎" 𝐄 𝐋𝐀 𝐕𝐄𝐑𝐈𝐓𝐀'.
Per anni ci hanno raccontato che la Puglia era un modello.
Una regione moderna. Dinamica. Ben governata.
Una narrazione costruita tra convegni, televisioni, inaugurazioni e slogan.
Poi sono arrivati i numeri della sanità.
E i numeri, a differenza della propaganda, non applaudono nessuno.
Centinaia di milioni di euro di disavanzo.
Ospedali in sofferenza.
Liste d’attesa interminabili.
Pazienti costretti a curarsi altrove.
Medici stremati.
Cittadini esasperati.
Secondo le relazioni contabili e i dati emersi negli ultimi mesi, il deficit sanitario pugliese ammonta -cifra ufficiale- a trecentoquarantanove milioni di euro (!!).
E allora continuare a dire che “la Puglia ha governato bene” senza affrontare ciò che è accaduto nella sanità significa chiedere ai cittadini di rinunciare persino all’evidenza.
Naturalmente la crisi sanitaria è nazionale.
Naturalmente i costi sono aumentati ovunque.
Ma esiste una differenza enorme tra amministrare bene una difficoltà e usarla come alibi permanente.
Perché se dopo vent’anni di governo quasi continuo della stessa area politica emerge un buco gigantesco, allora la domanda non è più ideologica.
È amministrativa.
Ed è morale.
I cittadini pugliesi non chiedevano miracoli.
Chiedevano una cosa semplice: servizi migliori a costi sostenibili.
Non tagli ciechi.
Non tasse più alte.
Non nuove giustificazioni.
Chiedevano dirigenti capaci.
Programmazione seria.
Controlli veri sulla spesa.
Una sanità che premiasse competenza ed efficienza invece di trasformarsi, come troppo spesso accade in Italia, in una gigantesca macchina burocratica e politica.
E allora la domanda vera diventa inevitabile:
questi sprechi da dove arrivano?
Perché gli sprechi non nascono dal destino.
Nascono dalle nomine sbagliate. Dalle assunzioni per fini clientelari.
Dalle inefficienze tollerate.
Dai controlli mancati.
Dalla paura politica di scontentare qualcuno.
Oggi la nuova (si fa per dire!) amministrazione regionale si presenta davanti ai cittadini dicendo che c’è un "buco" da coprire.
Ma il presidente Antonio Decaro sa davvero cosa significa questo per i pugliesi?
Ecco perché la rabbia cresce.
Perché i cittadini non chiedono propaganda.
Non chiedono inaugurazioni costruite per le telecamere.
Chiedono verità.
Vogliono sapere chi ha sbagliato.
Vogliono che i dirigenti incapaci vengano rimossi.
Vogliono capire come sia stato possibile arrivare a questo punto dopo vent’anni di gestione quasi continua dello stesso sistema politico.
Ci sono regioni italiane che, pur dentro le stesse difficoltà nazionali, riescono a mantenere servizi più efficienti e conti meno devastati.
Il Veneto continua a essere indicato tra i sistemi sanitari più organizzati d’Italia.
Non perché abbia cittadini migliori.
Ma perché ha costruito sistemi più controllati, più efficienti, meno piegati alla logica del consenso immediato.
Ed è qui che oggi si misura davvero la responsabilità politica.
Non nei comunicati.
Non nelle conferenze stampa.
Ma nella capacità di fare due cose che la politica italiana evita quasi sempre.
La prima: dire chiaramente chi ha sbagliato.
Perché un buco da centinaia di milioni non compare da solo durante la notte. Ha nomi, firme, responsabilità amministrative e politiche.
La seconda: risanare senza massacrare i cittadini.
Perché dietro le sigle fredde delle addizionali IRPEF e delle manovre fiscali non ci sono numeri astratti.
Ci sono pensionati.
Famiglie.
Piccoli commercianti.
Lavoratori che già faticano ad arrivare alla fine del mese.
La buona politica non si misura dai manifesti elettorali, ma dal momento in cui arriva il conto.
E oggi quel conto, in Puglia, rischia di essere pagato da chi non ha mai amministrato nulla.