Favilla - Communia Mantova

Favilla - Communia Mantova analisi politiche, critica sociale e controcultura dalla libreria/biblioteca autogestita Favilla al

07/07/2017

Le lezioni dalla lotta dei lavoratori della Composad di Viadana

Dopo due mesi di lotta i lavoratori Composad si sono dovuti confrontare con un rapporto di forza che da una parte vedeva loro con le loro famiglie e dall’altra un blocco di potere composto dal Gruppo Saviola e Confindustria, dal sindaco della LegaNord Cavatorta, da LegaCoop e dalla CGIL, che ha aizzato i lavoratori garantiti contro gli scioperanti.
La prefettura, organo di tutela statale, ha permesso a Saviola di stracciare l’accordo firmato pochi mesi prima e successivamente è stata a guardare aspettando un calo fisico o mentale di chi stava guardando. Ad oggi non possiamo dire di stare vincendo, ma c’è più di un elemento che può contribuire a rafforzare il protagonismo dei lavoratori nel nostro territorio per la difesa o la conquista dei propri diritti.

1. precarietà garantita
Da vent’anni il lavoro precario viene presentato come necessario ad aumentare l’occupazione ed andare incontro a richieste produttive variabili poiché influenzate dai mercati. Qualche sindacato e politico di centro-sinistra ci diceva che la precarietà (loro preferivano flessibilità) permetteva a giovani, donne e migranti di entrare nel mercato del lavoro, diminuendo così la disoccupazione.
Abbiamo invece potuto notare che la precarietà si è diversificata in una molteplicità di situazioni lavorative (interinali, cooperative, finte partite iva, voucher) e queste sono la normalità per le parti più giovani della forza lavoro in Italia.
Parallelamente però è diminuito il potere contrattuale e i salari dei lavoratori “garantiti”.
La soppressione dell’articolo 18, prevista dal JobsAct, è avvenuta infatti in un momento in cui nelle aziende medio/grandi questa norma era già ampiamente aggirata dalle forme contrattuali a tempo determinato.
La serenità con cui milioni di lavoratori sono posti continuamente sotto ricatto, si basa appunto sulla disarticolazione delle regole predisposta dalle varie riforme del lavoro indirizzate ad aumentare la precarietà e alla difficoltà di costruire nodi di solidarietà tra lavoratori, tra i quali la forma di contratto è sempre più individuale e sempre meno collettiva.
La lotta di Viadana ci insegna che non ci può essere una reale difesa di tutti i lavoratori di un sito produttivo, fino a quando si considerano gli operai dei comparti esternalizzati come esterni all’azienda. Difendere solamente i garantiti ( e in questo caso metterli contro i “non garantiti ) non è solo spregevole, ma come mostra la parabola dalla legge Treu al Jobs Act, perdente.

2. cos’è e cosa fa un sindacato?
I sindacati confederali e LegaCoop hanno tenuto per anni sotto silenzio ciò che accadeva quotidianamente nella logistica di Saviola (buste paga dimezzate, straordinari non pagati e chi si lamentava veniva lasciato a casa), oliando così un sistema che ha fatto risparmiare ( e quindi guadagnare) a Saviola una montagna di profitti.
Saviola ha fatto valere la sua posizione nella struttura di potere del territorio provando in ogni modo a delegittimare ADL Cobas.
Questo sindacato di base da un anno e mezzo non sta facendo nulla di estraneo alla storia delle lotte dei lavoratori, proprio quelle con cui abbiamo ottenuto le garanzie oggi in via d’estinzione.
Sono entrati nelle aziende, hanno letto le buste paga e, sottolineando le anomalie, hanno organizzato una lotta mettendo al centro l’assemblea dei lavoratori.
Un approccio democratico e coinvolgente che raramente si incontra nei luoghi di lavoro.
É chiaro che in Italia la Confindustria e i sindacati confederali non vogliono che i lavoratori abbiano gli strumenti per scavalcarli.
Un’episodio recente di questo atteggiamento è rappresentato dalle convergenze, volte a limitare la libertà di sciopero, tra ministero dei trasporti e parti sociali coinvolte nelle dichiarazioni successive all’ottimo sciopero della logistica e trasporti del 16 giugno.

L’esasperazione della situazione di Viadana è da un lato figlia sicuramente della volontà di eliminare l’ipotesi della lotta per i lavoratori che vivono comuni situazioni di sfruttamento in simili zone industriali della nostra provincia.
Il tentativo crescente di espellere e delegittimare i lavoratori di ADL Cobas è passato per diversi passaggi:
in primo luogo non sono mai stati ricevuti dalla dirigenza del gruppo Saviola;
successivamente sono stati picchiati dalla polizia e criminalizzati quali pericolosi violenti nonostante l’aver praticato una resistenza passiva alle cariche;
mentre il presidio costruito con le poche risorse di ADL e con il mutualismo tra i lavoratori migranti diventava sempre più determinato, la dirigenza della CGIL li ha additati quali giovani/non professionisti/irresponsabili;
infine sono stati esclusi come stranieri illegittimi, accusati di fronte ai lavoratori di essere loro ( e non Saviola ) la causa del blocco delle trattative e conseguentemente della produzione.
In un paese in cui il razzismo istituzionale della legge Bossi-Fini condanna i migranti alle posizioni più precarie del mercato del lavoro, l’escalation avvenuta a Viadana ha facilmente portato al razzismo più concreto e diretto, allo scontro tra garantiti italiani e scioperanti migranti.

Ci chiediamo cosa sarebbe successo se la CGIL avesse invece proposto la solidarietà con gli scioperanti ai propri iscritti e quanto si sarebbe indebolita la posizione di uno dei principali fornitori di IKEA? E pensare che i sindacati nacquero proprio con lo scopo di unire lavoratori provenienti da diversi paesi.

3. come possiamo vincere?

Nelle ultime settimane è stata evidente la sproporzione delle forze in campo e dobbiamo porci il problema di come cambiare questo quadro.
Da un primo punto di vista è indispensabile la solidarietà tra lavoratori di altre aziende, ma per raggiungere questo obiettivo è necessario lavorare a diffondere sul territorio strumenti sindacali quali ADL Cobas.
Inoltre la solidarietà di gruppi politici o collettivi sociali non basta se non riesce a diffondersi tra quei settori sociali crescenti di giovani / inoccupati / tirocinanti / precari che nonostante siano schiacciati dallo sfruttamento si trovano in contesti lavorativi dove è difficile organizzarsi ed esporsi in prima persona.
Uno nuovo movimento dei lavoratori non potrà mai darsi se non interpretiamo questi momenti di lotta quali spazi per creare relazioni tra lavoratori di settori diversi, che però subiscono un simile sfruttamento.
Infine queste lotte, come spesso è stato sottolineato a Viadana, devono interrogarsi sulla distribuzione delle ricchezze, sul peso di 140 licenziamenti per l’economia e il welfare del territorio e sul conseguente valore della cittadinanza oggi, nel momento in cui gli interessi dei profitti/banche/mercati sono anteposti ad ogni diritto sociale.

L’unica domanda che dovremmo porci quindi è: da che parte stiamo?

La Boje! - Mantova
Collettivo Hic Sunt Leones MN
Operatori Sociali Mantova
Communia Net

16/06/2017
25/04/2017

UN NUOVO FRESCO E RINNOVATO ANTIFASCISMO

Oggi un bellissimo corteo antifascista ha sfilato per le vie del centro.
E' il 25 aprile,è la Festa della Liberazione e in tutto il Paese
celebriamo e ricordiamo,la resistenza, la lotta partigiana, la società
liberata dalla dittatura fascista. A Mantova quasi 200 persone hanno
preso parte ad una bellissima manifestazione carica di gioia e rabbia in
un corteo che ha messo al centro del proprio racconto le voci di chi ha
attraversato il mare per nutrire una speranza di vita, le voci di chi a
prescindere dal colore della pelle e dal sesso subisce violenza,
umiliazione, sfruttamento; la rabbia di chi ha sfidato la morte per
sognare una vita e la gioia di chi oggi vuole festeggiare e celebrare la
conquista dei propri diritti ed estenderli a chi non ne ha.

Ha un forte valore questa manifestazione perché il razzismo e il
sessismo sono le efficaci armi con cui i ricchi stanno opprimendo i
poveri. Nei primi anni del 900 gli industriali e gli agrari armarono un
partito nazionalista capace di tutelare i loro interessi per
disinnescare la minaccia di una società socialista che fece
dell'uguaglianza e della democrazia i suoi valori fondativi e si
scontrerà con un nazionalismo che degenererà presto in dittatura. Una
dittatura che sulla salvaguardia della razza, della famiglia patriarcale
e della patria andrà a perseguire chiunque si opponesse al regime
instaurato portando alla guerra e alla morte milioni di persone. Oggi
come allora l'ascesa in tutta europa e in Italia dei Nazionalismi e
dell'intolleranza verso chi migra sono le armi con cui nuovi fascismi
stanno montando grazie ad eserciti di commercianti di odio che tra
giornali e televisioni praticano un incessante elogio della paura per
poter costruire consenso a nuovi ipotesi di governi fascisti.
Nuove leggi, limitazioni delle libertà individuali e collettive, muri e
fili spinati, repressione e controllo sono le coordinate di un nuova
politica di destra che attinge dalla povertà e dalla discriminazione
razziale gli elementi vitali per crescere il proprio peso.
Sono i fascisti di oggi e vanno chiamati con il loro nome. Servi dei
padroni, a cui le guerre, la paura e il terrorismo fanno crescere i
profitti e fomentano odio e intolleranza tra chi vive nella
disperazione.
Questo corteo, che arriva dopo un lungo arcipelago di iniziative ha
portato alla costruzione di un elemento di solidarietà di piazza tra
migranti e nativi. La memoria va celebrata, certo, e le liturgie sono
sterili e servono davvero a poco se i principi per cui i nostri nonni
hanno versato il sangue come la pace e la libertà e la democrazia non
sono capaci di vivere in nuove rivendicazioni contro le ingiustizie che
subiamo. La canzone che ci accomuna in questa grande memoria collettiva
parla di un fiore di un partigiano morto per la libertà. Quel fiore, lo
sanno tutti, va rinfrescato.
Buon 25 aprile

19/03/2017
Stanno iniziando i tavoli   - Bologna!Noi ci siamo!
04/02/2017

Stanno iniziando i tavoli - Bologna!
Noi ci siamo!

10/01/2017

"riprendersi la democrazia come potere popolare, questa cosa qua è un teatrino per gli affari di pochi" ... con le parole di Nicoletta Dosio vi invitiamo alle prossime iniziative dello Spazio Sociale La Boje! Collettivo Hic Sunt Leones MN Operatori Sociali Mantova

Prossimi eventi di GENNAIO allo spazio sociale Laboje!:Domani ore 20.30 "La rivoluzione nella Siria del Nord e la resist...
09/01/2017

Prossimi eventi di GENNAIO allo spazio sociale Laboje!:
Domani ore 20.30 "La rivoluzione nella Siria del Nord e la resistenza all'Isis"
Sabato 14 gennaio ore 18.00 "Islam e mondo islamico: incontro contro stereotipi e paure."
Sabato 28 gennaio ore 19.00 Marco Rovelli in concerto e incontro sul Kurdistan.
Ogni lunedí alle 21.00 riunione del collettivo Favilla-Communia
Ogni martedí dalle 15.00 apertura dell'aula studio studentesca
Ogni giovedí alle 15.00 riunione del Collettivo Hic Sunt Leones MN
Ogni due giovedí alle 21.00 riunione del gruppo Operatori Sociali Mantova

"riprendersi la democrazia come potere popolare, questa cosa qua è un teatrino per gli affari di pochi" ... con le parole di Nicoletta Dosio vi invitiamo alle prossime iniziative dello Spazio Sociale La Boje! Collettivo Hic Sunt Leones MN Operatori Sociali Mantova

L FASCISMO NON É NÉ BELLO NÉ FIGOBello Figo, cantante-performer di origine ghanese conosciuto per i video provocatori, n...
31/12/2016

L FASCISMO NON É NÉ BELLO NÉ FIGO
Bello Figo, cantante-performer di origine ghanese conosciuto per i video provocatori, non potrà suonare al capodanno studentesco del Comune di Borgo Virgilio.
Non entriamo nel merito delle sue performance, che oltre a promuovere messaggi sessisti, riproducono stereotipi che non diventano mai satira.
Per esempio i testi "non pago affito" non aiutano ad una maggiore comprensione dei problemi legati alle politiche migratorie, bensì ne rafforzano gli stereotipi.
Aldilà delle volontà dell'artista il suo “swag-non-sense” non regge al razzismo montante, all'islamofobia che attraversa l'Europa e alla caccia allo straniero.
La sua performance è stata bloccata dal sindaco Beduschi dopo le minacce (anche di morte rivolte gli organizzatori) dei gruppi neofascisti VenetoFronteSkinHead e ForzaNuova.
I media in questa partita (il razzismo) non sono attori secondari: BelloFigo arriva ad un pubblico più ampio poche settimane fa con la partecipazione alla trasmissione di Rete4 "Dalla vostra parte" diretta da Belpietro (ex direttore de Il Giornale). Quella puntata, rappresenta il modello di come soffiare sul razzismo facendo finta di parlare di migrazioni. Il teatrino imbastito metteva in scena BelloFigo come voce dei profughi e la Mussolini (ovviamente) a difesa degli italiani.
Stereotipi, esperti sostituiti con macchiette, scoop creati ad hoc (come il servizio sui furti dei ROM a Roma , pagati per rilasciare false interviste) sono gli strumenti con cui Belpietro indirizza l'audience su questioni che hanno sempre a che fare con l’"ordine pubblico" e la "paura", inesauribili risorse di vendite per l'industria dell'informazione.
Noi ci troviamo qui, a commentare un siparietto spazzatura costruito per creare audience sullo sdegno, degenerato in minacce di morte e roghi dolosi ad organizzatori e partecipanti da organizzazioni neofasciste.
Il primo quotidiano nazionale a pubblicare la notizia del capodanno di Cerese infatti, è proprio Il Giornale.
Le connivenze tra questo apparato mediatico, che vorrebbe moltiplicare Goro-Gorino, e l'estrema destra sono già emerse nella copertura dei presidi contro l'arrivo dei profughi.
Come l'anno scorso nel quartiere Virgiliana, i camion delle troupe televisive precedevano l'arrivo dei neofascisti da Brescia e Verona.
Ma come affermavamo in precedenza ciò che stupisce di più di questa vicenda è la miseria politica del sindaco di BorgoVirgilio e dei fascistoidi locali.
Per il sindaco (ex AlleanzaNazionale) del comune alle porte della città non è stato mai un problema insistere sul tasto della "sicurezza" e della "lotta al degrado", ha riempito Cerese di telecamere e costruito la più grossa caserma dei Carabinieri della provincia ("ci vuole un grosso pennello"), 1110 mq di sicurezza pagati con 1milione e 750mila di fondi comunali, eppure le minacce telefoniche di quattro gatti che gravitano tra Medole e San Benedetto, l'hanno spaventato a tal punto da cancellare lo spettacolo di un nero che deride alcuni assi delle campagne per la sicurezza e contro il degrado. Francamente ci sembra ridicolo danneggiare una festa di capodanno cui partecipano centinaia di studenti per colpa di qualche “testa rasata”.
I cittadini di Mantova, oltre che Beduschi e le autorità preposte, dovrebbero impegnarsi a limitarle, invece che spalleggiarle le attività neofasciste e xenofobe sul territorio, assecondando le minacce del VenetoFronteSkinheads. Per quanto “BelloFigo” sia difficile da sostenere (perciò è diventato bersaglio facile dei razzisti) lasciargli fare il concerto di Capodanno è ormai doveroso.
In conclusione,a nostro parere, Sindaco e Prefettura, annullando l'evento ,dichiarano apertamente che l'estremismo di Destra è legittimato ad agire con queste modalità,che minacciare i cittadini è legittimo e tollerabile e che il razzismo istituzionale, più o meno mascherato, alla fine non dispiace poi così tanto...E vissero tutti felici e contenti...

IL FASCISMO NON É NÉ BELLO NÉ FIGO

Bello Figo, cantante-performer di origine ghanese conosciuto per i video provocatori, non potrà suonare al capodanno studentesco del Comune di Borgo Virgilio.

Non entriamo nel merito delle sue performance, che oltre a promuovere messaggi sessisti, riproducono stereotipi che non diventano mai satira.
Per esempio i testi "non pago affito" non aiutano ad una maggiore comprensione dei problemi legati alle politiche migratorie, bensì ne rafforzano gli stereotipi.
Aldilà delle volontà dell'artista il suo “swag-non-sense” non regge al razzismo montante, all'islamofobia che attraversa l'Europa e alla caccia allo straniero.

La sua performance è stata bloccata dal sindaco Beduschi dopo le minacce (anche di morte rivolte gli organizzatori) dei gruppi neofascisti VenetoFronteSkinHead e ForzaNuova.
I media in questa partita (il razzismo) non sono attori secondari: BelloFigo arriva ad un pubblico più ampio poche settimane fa con la partecipazione alla trasmissione di Rete4 "Dalla vostra parte" diretta da Belpietro (ex direttore de Il Giornale). Quella puntata, rappresenta il modello di come soffiare sul razzismo facendo finta di parlare di migrazioni. Il teatrino imbastito metteva in scena BelloFigo come voce dei profughi e la Mussolini (ovviamente) a difesa degli italiani.

Stereotipi, esperti sostituiti con macchiette, scoop creati ad hoc (come il servizio sui furti dei ROM a Roma , pagati per rilasciare false interviste) sono gli strumenti con cui Belpietro indirizza l'audience su questioni che hanno sempre a che fare con l’"ordine pubblico" e la "paura", inesauribili risorse di vendite per l'industria dell'informazione.
Noi ci troviamo qui, a commentare un siparietto spazzatura costruito per creare audience sullo sdegno, degenerato in minacce di morte e roghi dolosi ad organizzatori e partecipanti da organizzazioni neofasciste.
Il primo quotidiano nazionale a pubblicare la notizia del capodanno di Cerese infatti, è proprio Il Giornale.
Le connivenze tra questo apparato mediatico, che vorrebbe moltiplicare Goro-Gorino, e l'estrema destra sono già emerse nella copertura dei presidi contro l'arrivo dei profughi.
Come l'anno scorso nel quartiere Virgiliana, i camion delle troupe televisive precedevano l'arrivo dei neofascisti da Brescia e Verona.
Ma come affermavamo in precedenza ciò che stupisce di più di questa vicenda è la miseria politica del sindaco di BorgoVirgilio e dei fascistoidi locali.

Per il sindaco (ex AlleanzaNazionale) del comune alle porte della città non è stato mai un problema insistere sul tasto della "sicurezza" e della "lotta al degrado", ha riempito Cerese di telecamere e costruito la più grossa caserma dei Carabinieri della provincia ("ci vuole un grosso pennello"), 1110 mq di sicurezza pagati con 1milione e 750mila di fondi comunali, eppure le minacce telefoniche di quattro gatti che gravitano tra Medole e San Benedetto, l'hanno spaventato a tal punto da cancellare lo spettacolo di un nero che deride alcuni assi delle campagne per la sicurezza e contro il degrado. Francamente ci sembra ridicolo danneggiare una festa di capodanno cui partecipano centinaia di studenti per colpa di qualche “testa rasata”.

I cittadini di Mantova, oltre che Beduschi e le autorità preposte, dovrebbero impegnarsi a limitarle, invece che spalleggiarle le attività neofasciste e xenofobe sul territorio, assecondando le minacce del VenetoFronteSkinheads. Per quanto “BelloFigo” sia difficile da sostenere (perciò è diventato bersaglio facile dei razzisti) lasciargli fare il concerto di Capodanno è ormai doveroso.

In conclusione,a nostro parere, Sindaco e Prefettura, annullando l'evento ,dichiarano apertamente che l'estremismo di Destra è legittimato ad agire con queste modalità,che minacciare i cittadini è legittimo e tollerabile e che il razzismo istituzionale, più o meno mascherato, alla fine non dispiace poi così tanto...E vissero tutti felici e contenti...

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Strada Chiesanuova 10
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