02/09/2025
Pena di morte contro il solito straniero portato in Europa dai suoi complici che gli hanno consentito di fare quello che meglio sanno fare: distruggere le donne. Una Legge, subito, per consentirne la soppressione. Carlo Vivarelli consigliere comunale di San Marcello Piteglio della Lista Civica Cambiare
Stava per prendere l’ultimo treno per tornare a casa. Camminava, da sola, verso le banchine della stazione di San Zenone al Lambro, a cavallo tra le province di Milano e Lodi. Intorno a lei, giovane di 18 anni, nessun altro viaggiatore o testimone che abbia visto o sentito quello che è successo. Le urla e le richieste di aiuto sono affogate nel buio quando alle spalle l’è piombata un’ombra.
Uno sconosciuto che l’ha trascinata lontana dai binari con la forza, lungo una stradina che si perde nei campi poco dopo un sottopassaggio. Guard rail, alberi, erba alta e incolta: è lì che la ragazza è stata violentata. Un incubo durato dieci minuti, nonostante i tentativi di difendersi e la lotta per scappare.
Il tabellone della stazione di San Zenone al Lambro segnava le 23.04 di sabato come orario d’arrivo del treno. Quel convoglio, l’ultimo della giornata, avrebbe dovuto riportare a casa la ragazza, che abita con la famiglia nella periferia nord di Milano.
Aveva trascorso la serata insieme alla sorella. Poi s’era incamminata da sola verso la banchina in direzione nord, per ritornare in città. Ma quand’era quasi arrivata in stazione, è stata bloccata, picchiata e trascinata via. Ha provato in ogni modo a liberarsi, a fuggire. Nulla da fare, come dimostrano i lividi sul corpo della 18enne. In particolare, un colpo alla testa emerso durante gli accertamenti dei medici in ospedale.
L’aggressore l’ha picchiata e l’ha portata in mezzo alla vegetazione, in un punto nascosto dalla strada, dove sono iniziati gli abusi senza che la vittima potesse chiedere aiuto o attirare l’attenzione di qualcuno. Poi lo stupratore è fuggito, lasciandola sul ciglio della strada dov’è stata trovata. È stata la stessa vittima a chiamare il 112 in lacrime. La richiesta d’aiuto è stata inoltrata alla centrale operativa dei carabinieri che ha inviato in via del Bissone, strada che costeggia la stazione, le pattuglie dei militari di Melegnano. A loro ha denunciato la brutale violenza, fornendo nel corso della nottata tra sabato e domenica una prima ricostruzione di quanto accaduto. Il punto di partenza del lavoro degli investigatori.
In via del Bissone si sono precipitati anche i sanitari del 118 che hanno accompagnato la vittima in codice giallo al centro soccorso violenza sessuale e domestica del Policlinico. Qui la ragazza è stata medicata, visitata e aiutata dagli psicologi della struttura. Gli accertamenti, attraverso i tamponi a cui è stata sottoposta, hanno confermato la violenza. Di fronte alla stazione di San Zenone al Lambro sono arrivati anche i carabinieri della Sezione investigazioni scientifiche che hanno setacciato l’area alla ricerca di oggetti da cui potrebbero spuntare tracce biologiche del responsabile.
Sulla violenza ora indagano i militari della compagnia di San Donato e del Nucleo investigativo di Milano, coordinati dalla Procura di Lodi, competente per quella porzione di territorio. Ma nelle immediate vicinanze della stazione non ci sono telecamere di videosorveglianza che potrebbero aver ripreso l’aggressione. La 18enne, sotto choc, è riuscita a descrivere soltanto sommariamente il suo aguzzino. «Era di carnagione scura, con i capelli ricci», ha spiegato ai soccorritori. I sospetti di chi indaga si concentrano su un uomo di origine africana.
Al momento il responsabile è senza nome. Ma la speranza degli inquirenti è che le prime indicazioni arrivino dai risultati dei tamponi fatti al centro antiviolenze. Da lì infatti potrebbero emergere tracce di dna dell’aggressore che dovranno poi essere incrociate con le banche dati. Se dovesse spuntare un match, l’aguzzino della 18enne avrà un volto.
Sulla questione è intervenuta la sindaca di San Zenone al Lambro, Arianna Tronconi, che si è dichiarata «sbigottita» per lo stupro ma anche arrabbiata per i commenti social «di chi si chiede cosa ci facesse una ragazza a mezzanotte in stazione. Ma stiamo scherzando? Sono discorsi maschilisti, su questo c’è ancora molto da lavorare».
Matteo Castagnoli Estratto Corriere