22/01/2026
Facciamo chiarezza
È notizia di oggi che è caduto il vincolo di divieto di caccia al lupo. Viene meno quindi quel grande balzo delle coscienze che fece decadere il concetto di specie nocive frutto di un retaggio culturale che vedeva solo quelle cacciabili degne di considerazione, oltre che quelle domestiche ovviamente. Gli studi biologici degli anni successivi al dopoguerra ricollocarono tutte le specie in un ordine naturale perfetto e in equilibrio tra loro. I grandi carnivori ormai ridotti alla quasi estinzione recuperarono la propria funzione ecologica nonostante decenni di alterazione degli ecosistemi naturali. Il lupo non faceva eccezione. Dalla cartina si evince come apparentemente ci siano oggi piu lupi in Italia rispetto al 1900. In realtà la comparazione non è possibile vista la mancanza di dati di inizi secolo scorso. Possiamo solo dire che oggi i lupi sono piu ampiamente distribuiti a parte la Sicilia dove si sono estinti dalla fine del XIX Secolo. Oggi il lupo sta sicuramente meglio rispetto al 1900 grazie alla quantità superiore di ungulati, cinghiali in primis. Inoltre le politiche condotte a sostegno degli allevatori hanno dimostrato indirettamente che i casi di predazione al bestiame domestico sono senz'altro diminuiti rispetto al minimo di popolazione degli anni '70 del secolo scorso. Il Parco dell'Appennino Lucano ha sempre rappresentato anche nel peggiore periodo storico un serbatoio per questa intelligente specie che torna ad essere purtroppo da naturale sele controllore a controllato, paradossalmente nel momento in cui si lamenta un'aumentata popolazione di cinghiali ed altri ungulati. Ancora una volta l'intervento a gamba tesa delle politiche gestionali non corroborate da studi sempre circostanziabili rischia di sconvolgere quel minimo di equilibrio auspicato e mai veramente raggiunto.