21/10/2019
Sono passati più di due anni.
Quello che abbiamo sempre tenacemente sostenuto, adesso è entrato strutturalmente a far parte dei principi di un nuovo partito.
Forse cambia il modo di far politica tornando a credere nel lungo termine e a programmare il futuro su idee e progetti non legati al bisogno momentaneo.
Obiettivo Massa: una “base civica” per il 2018.
I profondi mutamenti economici e sociali che hanno interessato negli ultimi anni la Toscana, ed in maniera preponderante Massa, accompagnati da una crescente disaffezione per la politica, hanno creato una “stagnazione politica” per la quale ancora oggi non sono state trovate risposte efficaci.
Permangono evidenti elementi di criticità (sfiducia nelle istituzioni, anche minori, burocrazia che ingessa lo sviluppo, crisi dei comparti produttivi, scarse opportunità di lavoro), che impongono una urgente e moderna riformulazione dell’azione e della proposta politica, cercando da una parte di riaffermare il primato della politica stessa e dall’altra di recuperare e rilanciare il territorio apuano.
Che le amministrazioni rappresentative possano non entusiasmare i cittadini non è di per sé una novità; già Jean-Jacques Rosseau sosteneva che “con questa forma di democrazia il singolo cittadino perde nozione, consapevolezza, corresponsabilità e si abitua a considerare gli eletti come una casta a sé stante, senza un vero contratto personale con i cittadini”.
Da dove partire allora? Sicuramente dal tentativo di ri-motivare la collettività massese ed avvicinarla all’azione amministrativa affinché si senta parte viva della propria realizzazione, favorendo la partecipazione concreta alla gestione e alla tutela diretta sia del Comune che dei beni comuni intesi come proprietà collettive.
L’esperienza di governo civico in corso in numerose realtà, rappresenta, quindi, il caposaldo operativo di una nuova proposta di ragionamento politico.
Assunto che le forme tradizionali della politica fanno fatica da sole ad interpretare e a dare risposte a questo preciso momento storico e alle sue contraddizioni (basti pensare all’inesorabile diminuzione delle percentuali dei votanti nelle diverse tornate elettorali), riteniamo siano maturate le condizioni per mettere a disposizione di Massa e della sua gente un’occasione di ripartenza che si incardini nelle seguenti convinzioni:
- l’azione politica avrà bisogno di coinvolgere persone libere, indipendenti, generose, capaci di assumersi responsabilità diretta ed in grado di promuovere la politica come servizio basato sul confronto diretto, leale e continuo con i suoi abitanti.
- tale azione politica dovrà superare le barriere delle ideologie rimanendo ancorata a valori alti e non negoziabili quali libertà, giustizia, uguaglianza, legalità, pari opportunità, sobrietà e sussidiarietà.
Fare buona politica vorrà dire allora avere stretta aderenza con la comunità, quasi coincidere con essa, per leggerne i bisogni e comprenderne le dinamiche, trovando soluzioni il più possibile condivise. E' solo dall'agire quotidiano dentro i confini comunali, che scaturisce e si materializza il naturale “pensiero politico territoriale”.
Il valore aggiunto di una democrazia a “base civica diffusa” è quello di avere la certezza che l’azione amministrativa nascerà esattamente dai bisogni espressi dai territori.
A questo pensiamo quando immaginiamo un nuovo modo di “essere” e “fare gruppo” per un nuovo modo di fare politica, dove cittadini, famiglie, imprese, associazioni e corpi sociali possano produrre dialogo e avere ascolto attraverso la partecipazione diretta.
Per recuperare il rispetto e la fiducia verso l’azione politica occorre quindi anzitutto recuperare lo spirito che muove tutte quelle buone esperienze di amministrazione locale e dei beni comuni. E', del resto, evidente che la “forma partito” con la gestione dei processi partecipativi e decisionali più strutturata e lenta, così come i movimenti legati al carisma passeggero di una unica figura di leader, non possono rappresentare l’unica risposta al bisogno di ridurre e semplificare le distanze tra amministrazioni e territori amministrati.
C'è dunque uno spazio intermedio immenso, quello della speranza e della volontà comune, del sentire e proporre civile, che va ascoltato e rappresentato attraverso forme di “partecipazione nuove”, semplici, immediate, coinvolgenti.
In questi spazi che potremmo chiamare “aree civiche”, i territori parlano sapendo di essere ascoltati. Costruire una “vera” partecipazione permette di costruire una “vera” vita comunitaria, con un coinvolgimento autentico dei Cittadini sulle decisioni che riguardano il loro futuro.
Naturalmente una politica che si propone di tornare a produrre interesse collettivo reale non avrà paura né di decidere né di assumersi le proprie responsabilità: l’estrazione territoriale e popolare del pensiero-guida di questa nuova stagione amministrativa sarà la più nobile garanzia per la solidità di una rappresentanza territoriale compiuta e duratura.
Creare un soggetto politico non è l'obiettivo che ci muove: ci preoccupa molto di più il costruire insieme modalità di dialogo autentico, assicurare un metodo operativo per le amministrazioni, costruire una comunità di Comunità, attraverso un patto necessariamente solidale perché teso alla realizzazione del bene comune a cui contribuiscano persone capaci ed oneste.
Da un pensiero generativo così strutturato e con radici profonde dentro i territori, il passaggio all’azione politica sarà una conseguenza naturale.
Lavoreremo per una città migliore che sappia crescere nella dimensione moderna ma anche sia in grado di tutelare le sue radici: guarderemo dunque alla formazione, alla ricerca, allo sviluppo innovativo, alle connessioni, all’innalzare ulteriormente l’uguaglianza e la qualità della vita ma allo stesso tempo difenderemo un patrimonio storico-naturalistico unico e le nostre migliori tradizioni.
Siamo dunque uno spazio aperto forte di una pratica auto-generata dal basso.
La nostra proposta non si ripiega sul leader carismatico ma punta a una leadership diffusa frutto della sintesi di tanti singole peculiarità che mira ad aggregare le esperienze positive - e per questo spendibili - di tutte quelle realtà che sono attente al Bene Comune e sanno porsi alti valori e obiettivi arditi uniti a capacità e competenza. Abbiamo sperimentato che l’esperienza non sia un requisito fondamentale, anzi: le migliori intuizioni e proposte nascono da chi ha una mente “libera”.
Una sfida mirata ad alzare l’asticella: culturale prima che politica, che si affronta sul terreno dei “beni comuni”, cioè lo scenario in cui la persona esercita e gode i suoi diritti fondamentali e trova libero sviluppo alla propria identità.
Le varie realtà locali dovranno mettersi in relazione sinergica e misurarsi su soluzioni comuni, intrecciando le molte esperienze per ricomporre il rapporto fra istituzioni e cittadini: non più un territorio diviso fra mare e montagna, fra centro e periferia, ma piuttosto un territorio “policentrico” dove ognuno possa sviluppare in pieno le proprie vocazioni territoriali.
Il principio di “responsabilità” è pre-requisito indispensabile per l'impegno politico che mira al reale perseguimento dell'interesse pubblico e collettivo, è l'unico faro guida che deve orientare l'azione delle istituzioni pubbliche.
Solo se correttamente praticato diventa patrimonio comune del Territorio nella consapevolezza che fare politica seriamente richiede percorsi consapevoli. Ridare peso e valore alla “appartenenza” è interpretare in modo nobile l’identità di ogni singola comunità e correggere l'attuale lontananza tra il sistema e le reali esigenze dei cittadini.
La dignità della persona è al centro di un pensiero che parte immaginando attorno all’individuo un territorio che ha nell'autogoverno la sua radice identitaria e lo spazio per permettere alla persona di trovare il proprio quadro di riferimento.
Quello che si vuole costruire o favorire è un movimento:
> che trae ispirazione da radici territoriali, popolari, laiche, liberali e riformiste
> che guarda avanti e ha nella forza civica il proprio motore
> che ha un metodo nuovo fondato su partecipazione e responsabilità
> che non mira al successo politico dei singoli, ma al progresso della collettività.
Con questi presupposti prima ancora di parlare di programmi è bene soffermarsi sulla necessità di proporre un “metodo” nuovo: la nostra vuole essere un'esperienza attiva che nasce dal basso ed è aperta, si origina attorno ad una squadra che si legittima in base alle competenze di ciascuno e vuole semmai favorire un movimento territoriale in cui ognuno può riconoscersi ed individuare il bene comune.
E' un'area civica ed europeista che vuole essere parte attiva di quel sistema di regole che dovrà rifondare l'Europa del cittadino e che si potrà costituire attraverso un rilancio del territorio.
Possono convivere in essa anime laiche e cattoliche, laddove quest'ultime non sono intese come espressioni confessionali, ma come leve portatrici di valori cristiani che per loro stessa natura sono squisitamente sociali, e dunque politici.
Lo spazio civico massese, dunque:
Ha esperienza > si origina dalla sommatoria di tutte le singole realtà, ognuna con un proprio bagaglio culturale in settori specifici, e agisce da spinta a livello provinciale a chiunque creda nei valori e nei metodi descritti. Stiamo dalla parte dei cittadini con il desiderio di dare concretezza ad un sogno: quello di realizzare un progetto attraverso un patto che ci vede necessariamente solidali nella soddisfazione del bene comune.
È alternativo > si pone come una opportunità per rigenerare il panorama politico attuale. È segno di novità e di discontinuità rispetto alle insufficienti logiche di partito; esperienza trasversale che si caratterizza nella prossimità con il cittadino.
Ha memoria > rispetta il passato dei singoli e delle comunità e ritiene importante conservare le tracce significative della storia vissuta, ma non intende sostenere tutto ciò che frena un necessario rinnovamento sociale e strutturale. Guarda sì alla formazione, alla ricerca, allo sviluppo innovativo, alle connessioni ma sa riscoprire il valore della lentezza, del passo antico di chi cammina in montagna: una Massa che guarda alla qualità della vita, al nostro ambiente irripetibile, a una dimensione sociale inclusiva, nella quale ci sia spazio davvero per tutti, ma soprattutto per chi fa più fatica degli altri.
E' aperto > rifiuta gli estremismi ideologici perché chiusi alla novità e più attenti al destino dei partiti che a quello della Comunità. Mette al centro il rispetto dell'uomo, il valore della Comunità, lo sviluppo sostenibile per l'ambiente e per i posteri, la credibilità in politica. Riconosce la famiglia, la scuola, l'associazionismo spontaneo come luoghi in cui sviluppare lo spirito civico, favorisce un’imprenditorialità sostenibile, pensa al territorio come luogo in cui è bello vivere, lavorare e rigenerarsi.
E' solidale > valorizza lo spirito di solidarietà tra le genti, tra queste e le istituzioni e tra le istituzioni stesse, al fine di garantire una autentica coesione territoriale, mettendo in capo persone responsabili che pongono alla base della loro azione politica il perseguimento dell'interesse generale, in favore della collettività, per la sua crescita responsabile. Rispetta le peculiarità territoriali e trova in esse spunto per immaginare il futuro di questa città.
E' Responsabile > vuole valorizzare il principio di esperienza responsabile, evitando che l'impegno politico sia inteso quale mera occupazione di ruoli di potere. Sente l'esigenza di avvicinare il cittadino alle istituzioni, rinsaldando il senso di appartenenza alla Comunità per coinvolgerlo nella splendida opportunità di un cambio di passo che richiede responsabilità in molti settori, non solo in quello politico.
In conclusione occorre costruire una base solida protesa verso alti ideali partendo da un'alleanza trasversale in cui ognuno deve mettere il proprio personale mattone di responsabilità.
Servono strumenti e parole diverse, per parlare di valori autentici. Possiamo farlo ascoltando la base sociale e favorendo una partecipazione che non sia di facciata.
Siamo certi che la Buona Politica - di cui tutti abbiamo bisogno - sia concretamente possibile e che cambiare sia alla portata di ognuno. Da questa chiamata nessuna categoria sociale è esclusa: dai politici ai giornalisti, dall'operaio al funzionario. Dobbiamo avere il coraggio di usare parole nuove, praticare relazioni autentiche, avere la capacità di ridare speranza ai cittadini: una città migliore è possibile e non può essere condannata al populismo e alla ancora più deleteria demagogia.