18/12/2024
🟣 Anche oggi un altro lutto nel mondo di chi, ormai, non più per vivere, ma per . Chi vive la realtà dei porti sa che questi incidenti non sono più frequenti, solo per la perizia e la professionalità degli operatori portuali.
Si, perché i ritmi di lavoro e di movimentazioni delle merci sono già da anni, folli. Del resto se ormai ci siamo abituati a ricevere qualsiasi tipo di merce, senza mettere il piede fuori dall'uscio e in più risparmiando, qualcuno il prezzo di questa epidemia di pazzia consumistica diffusa dovrà pur pagarlo!
E le vittime sono tutti i che partecipano alla catena: gli schiavi che producono, gli schiavi che trasportano, gli schiavi che movimentano le , gli schiavi che le consegnano e tutto con il massimo comun divisore : di correre sempre e comunque più veloce delle lancette dell'orologio, a discapito della sicurezza. Quella stessa sicurezza che le varie compagnie portuali si vantano di avere come alti standard da esibire alle cittadinanze, mentre nel volto oscuro della luna, i lavoratori hanno orari e ritmi isterici di lavoro.
E quando accadono le disgrazie si cerca sempre di isolare il singolo lavoratore che: non indossava i DPI, non aveva la cintura, non ha fatto la manovra corretta, andava a più di 30 km/h che è la massima velocità consentita in ambito portuale. Beh, chiunque di voi può entrare in qualunque italiano e controllare chi rispetta tali limiti. Da un lato ci sono i piani di lavoro e gli standard di sicurezza e dall'altro i ritmi di produzione e i premi per chi va più veloce, compatibilmente contravvenendo a quegli stessi standard che si esibiscono ai vari Lions, Rotary e propeller Club.
Eppure sarebbe facile smontare questo apparato ipocrita confrontando i dati delle movimentazioni delle merci con il tempo che ci vorrebbe per farlo in per capire che tutta questa macchina va assolutamente fermata per far smettere questa strage silente della classe lavorativa.
L'uomo stava controllando i sigilli di un container: è rimasto ucciso sul colpo, mentre un suo collega è ferito