13/08/2026
Lo scorso 8 agosto si è commemorato il sacrificio del lavoro italiano all'estero, tema sul quale il nostro Istituto conserva numerose testimonianze.
Di natura diversa rispetto all'emigrazione che portava i nostri connazionali a tentare la fortuna trasferendosi definitivamente all'estero, c'era la mobilità lavorativa stagionale che dalla Lunigiana orientava verso la Francia e la Corsica.
In una nota del 16 febbraio 1937, il direttore dell’Ufficio Provinciale dell’Economia di Carrara, prof. Italo Santarlasci, sostiene la necessità di favorire l'espatrio degli ambulanti lunigianesi, evidenziando come la repressione dell'emigrazione verso la Francia voluta dal regime danneggi l'economia locale.
Nella relazione si evidenzia che circa 120-130 commercianti ambulanti di Pontremoli, Mulazzo, Bagnone, Filattiera e Villafranca si recavano ogni anno nei dipartimenti meridionali della Francia, in Corsica, sulla Costa Azzurra e fino a Parigi.
Costoro vendevano «tessuti, chincaglierie, pietre per utensili agricoli, servendosi di banchi o carretti e qualcuno con autocarri, per le zone nelle quali difettano le vie di comunicazione (Corsica) si servono delle biciclette e della cassetta a spalle».
Tanta fatica, dunque, per costoro che erano per lo più «piccolissimi proprietari terrieri», per i quali il commercio stagionale era un'indispensabile fonte di reddito per il sostentamento annuale delle famiglie.
Nella relazione si sottolinea che il blocco dei passaporti poteva causare l'immobilizzazione di capitali e il deterioramento delle merci rimaste invendute,soggette a svalutazione o ai cambi della moda. D'altro canto, considera il Santarlaschi, senza l'emigrazione questi lavoratori si sarebbero riversati sui mercati interni «dell'Alta Italia che, per segnalazioni avute, sono già saturi», o avrebbero dovuto ricorrere ai sussidi di disoccupazione del Partito.
Questura di Massa, b.17