18/05/2026
In ogni campagna elettorale si rischia di cadere nella solita e prevedibile trappola: trasformare la politica in una narrazione a senso unico, dove l’autocelebrazione prende il sopravvento.
Ma la realtà è molto più grande di una singola bandiera. Molto più grande di un nome su un manifesto.
I risultati che oggi vediamo non nascono dal nulla, né sono il merito esclusivo di un momento isolato. Sono il frutto di un lavoro corale, paziente. Sono il proseguimento di progetti, visioni, percorsi, finanziamenti e intuizioni ereditati anche dalle amministrazioni precedenti da uomini e donne che hanno servito questa comunità senza aspettare gli applausi. E noi ne siamo grati.
Nessuna gestione comincia da zero.
Eredita strade pensate da altri. Pratiche avviate da altri. Sogni incompiuti di chi non ha avuto tempo di finire. Riconoscere questo legame con il passato non significa sminuire il lavoro del presente. Al contrario: significa dimostrare correttezza istituzionale. Significa avere rispetto profondo per tutti quegli amministratori e sindaci che, prima di oggi, hanno consumato il loro tempo, le loro notti, le loro energie per il bene di questo paese.
C’è chi ha posato le prime pietre quando ancora non c’era niente. C’è chi ha creduto in Mattinata quando Mattinata era solo una promessa. Quella gente esiste. Quel lavoro esiste.
Mattinata ha settant’anni di storia, di fatiche, di mani che hanno costruito e di persone che si sono impegnate con dignità e con amore.
Ecco perché, quando qualcuno pretende di essere il principio di tutto, non sta celebrando il suo paese. Sta celebrando solo se stesso.
Se parliamo davvero di comunità,
se davvero amiamo questo posto, evidentemente
l’IO non può e non deve mai prevalere sul NOI.