Storie di Meldola

Storie di Meldola Pagina dedicata alla divulgazione del patrimonio storico di Meldola (Forlì-Cesena).

🖋️ Andrea Emmanuele Cappelli
📷 Riccardo Samuele Cappelli

Rocca delle Caminate, un secolo fa. La fotografia ravvicinata è del 1929, quella panoramica del 1928. 📸 Archivio Istitut...
10/04/2026

Rocca delle Caminate, un secolo fa.
La fotografia ravvicinata è del 1929, quella panoramica del 1928.

📸 Archivio Istituto Luce, Cinecittà

La Rocca di Meldola nel 1928.📸 Archivio Istituto Luce, Cinecittà
08/04/2026

La Rocca di Meldola nel 1928.

📸 Archivio Istituto Luce, Cinecittà

Scorci del passato che resistono al tempo. (Fabbricato rurale in zona San Domenico, subito dopo aver superato il Ponte d...
06/04/2026

Scorci del passato che resistono al tempo.

(Fabbricato rurale in zona San Domenico, subito dopo aver superato il Ponte dei Veneziani).

📸 Storie di Meldola (2026)

Emanuele Castellucci abita a Ricò: la casa in cui è nato, Molinvecchio, ha ereditato il nome da un antico castello medie...
25/03/2026

Emanuele Castellucci abita a Ricò: la casa in cui è nato, Molinvecchio, ha ereditato il nome da un antico castello medievale, scomparso nel Settecento. La passione per la storia e il legame con le sue radici stanno portando Emanuele a scrivere un saggio su questo luogo della memoria, di cui oggi vi proponiamo un breve estratto.

Buona lettura!

𝙄𝙡 𝙢𝙞𝙡𝙡𝙚𝙣𝙣𝙞𝙤 𝙙𝙞 𝙈𝙤𝙡𝙞𝙣𝙫𝙚𝙘𝙘𝙝𝙞𝙤: 𝙘𝙧𝙤𝙣𝙖𝙘𝙖 𝙙𝙞 𝙪𝙣'𝙚𝙘𝙤 𝙡𝙤𝙣𝙩𝙖𝙣𝙖

Questa è la storia di un luogo che ha resistito al tempo, raccontata attraverso le cicatrici e le memorie lasciate su un semplice foglio di carta a quadretti. Un viaggio lungo mille anni, dove la nostalgia è il filo che unisce le pietre antiche al presente.

𝙇'𝙖𝙡𝙗𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙧𝙖𝙙𝙞𝙘𝙞 (𝙥𝙧𝙞𝙢𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙓 𝙨𝙚𝙘𝙤𝙡𝙤)

Prima che la storia venisse scritta con l'inchiostro, era scritta nella terra e nel suono. Mille anni fa, queste valli non conoscevano il nome "Molinvecchio". Risuonavano invece di una lingua ruvida e antica, quella dei Galli Senoni. Furono loro, forse, a guardare la curva del fiume e a chiamare quel luogo con un nome che suonava come "Ribatta".

Era un'epoca di cui ci resta solo un sussurro, un'eco che i nostri anziani, con la loro saggezza contadina, hanno continuato a masticare nei secoli, trasformandola nel dialettale "l'árbatá". Le radici erano piantate; profonde, invisibili, in attesa.

𝙄𝙡 𝙥𝙧𝙞𝙢𝙤 𝙨𝙚𝙜𝙣𝙤 𝙨𝙪𝙡𝙡𝙖 𝙢𝙖𝙥𝙥𝙖 (𝙡'𝙚𝙨𝙩𝙖𝙩𝙚 𝙙𝙚𝙡 911)

Il tempo iniziò a contare i suoi giorni. Arrivò l'estate del 911, il 24 di luglio. Un amanuense, in un monastero silenzioso, intinse la penna e per la prima volta fissò il nostro nome sulla pergamena.

Non eravamo soli. In quel documento antico, Molinvecchio appariva come una piccola stella in una costellazione nascente, accanto a Castelnuovo, Teodorano e Valdinoce. Eravamo finalmente un punto fermo nel mondo, una promessa di futuro.

𝙇'𝙚𝙩𝙖' 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙥𝙞𝙚𝙩𝙧𝙖 𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡'𝙤𝙧𝙜𝙤𝙜𝙡𝙞𝙤 (𝙡𝙖 𝙥𝙧𝙞𝙢𝙖𝙫𝙚𝙧𝙖 𝙙𝙚𝙡 1195)

Passarono quasi tre secoli. Il piccolo insediamento crebbe, le sue spalle si fecero più larghe. L'acqua del fiume muoveva le pale di un mulino che divenne il cuore pulsante della comunità. Correva l'anno 1195. Nei documenti vergati il 19 maggio e il 3 luglio di quell'anno glorioso, non eravamo più solo un nome. Eravamo pietra e potenza. Le carte parlavano con rispetto del Fundus Gualdi e, soprattutto, del fiero Castrum Molini Vecli – il Castello del Mulino Vecchio.

Immaginate le mura che si stagliavano contro il cielo al tramonto, protettrici di una vita che fioriva al loro interno. Quello fu il nostro momento di massimo splendore medievale.

𝙊𝙢𝙗𝙧𝙚 𝙙𝙞 𝙥𝙤𝙩𝙚𝙧𝙚 𝙚 𝙢𝙚𝙢𝙤𝙧𝙞𝙚 𝙘𝙤𝙣𝙛𝙪𝙨𝙚 (𝙡’𝙞𝙣𝙫𝙚𝙧𝙣𝙤 𝙙𝙚𝙡 1205)

Ma la storia è un fiume che porta anche detriti. Dieci anni dopo, nel 1205, il mondo era un gioco di potere tra giganti. L'Arcivescovo Alberto e il Conte Uberto si contendevano terre e anime, spartendosi le corti di Aquiliano, Giaggiolo e Montealto. In quel caos di rivendicazioni, la memoria rischiò di annebbiarsi. Secoli dopo, lo storico Fantuzzi, leggendo quelle carte, confuse il vicino Montevecchio con noi.

Ma la verità di Molinvecchio è tenace, e c’è sempre stato qualcuno pronto a correggere l'errore, a difendere la nostra identità distinta, come una nota a margine vergata con orgoglio su un foglio moderno.

𝙄𝙡 𝙩𝙚𝙨𝙩𝙞𝙢𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝙩𝙚𝙢𝙥𝙤 (𝙞𝙡 𝙙𝙞𝙘𝙚𝙢𝙗𝙧𝙚 𝙙𝙚𝙡 1228)

L'ultimo atto di questa epopea medievale si consumò nel freddo dicembre del 1228, il giorno 28. Tra i testimoni di un atto notarile, apparve un uomo: Johannes de la Rebate. Non era un nobile condottiero, ma in lui viveva la sintesi di tutto ciò che eravamo stati. Il suo nome cristiano, Johannes, guardava al presente; il suo cognome, "de la Rebate", era un ponte gettato all'indietro, fino a quell'antica radice gallica, a quel "Ribatta" che rifiutava di morire.

𝙄𝙡 𝙨𝙞𝙡𝙚𝙣𝙯𝙞𝙤 𝙚 𝙞𝙡 𝙧𝙞𝙘𝙤𝙧𝙙𝙤 (𝙤𝙜𝙜𝙞)

Poi, i secoli sono scivolati via veloci. Il Castrum è diventato polvere, il mulino ha smesso di girare, le voci antiche si sono affievolite. Molinvecchio è sembrato addormentarsi nella nebbia della modernità. Fino a quando, in una sera qualunque, una mano guidata dalla nostalgia ha preso un foglio a quadretti e una penna nera. Ha ricomposto i pezzi - le date, i nomi strani, l'eco del dialetto, l'orgoglio del castello perduto.

E così, su quel pezzo di carta stropicciato, mille anni di storia hanno ripreso a respirare, dimostrando che nessun luogo scompare davvero finché c'è qualcuno che ne custodisce il nome con amore.

𝙀𝙢𝙖𝙣𝙪𝙚𝙡𝙚 𝘾𝙖𝙨𝙩𝙚𝙡𝙡𝙪𝙘𝙘𝙞

Per approfondire la storia di Molinvecchio: https://www.facebook.com/share/p/18TCaPWCVU/

🏰 Il castello di Molinvecchio; immagine generata dall'IA sulla base dello scritto di Emanuele.

La demolizione dell’ex Casa cantoniera di Vitignano ha colpito nel profondo gli abitanti della zona, per i quali il manu...
02/03/2026

La demolizione dell’ex Casa cantoniera di Vitignano ha colpito nel profondo gli abitanti della zona, per i quali il manufatto rappresentava un’importante testimonianza del passato.

Prima di descrivere la storia dell’edificio è importante fare chiarezza sugli aspetti di natura tecnica: il bene, di proprietà della Provincia di Forlì-Cesena, è stato venduto all’asta e acquistato in tempi recenti da privati cittadini. Su di esso non era presente alcun vincolo, né da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini né all’interno del Piano strutturale comunale di Meldola del 2006. Ciò premesso - e alla luce del fatto che il fabbricato presentava lesioni profonde, spiegano i tecnici -, gli attuali proprietari hanno potuto procedere con l’abbattimento, a cui seguirà la ricostruzione in loco di un nuovo edificio.

Non vogliamo entrare nel merito delle decisioni (legittime e conformi alle norme vigenti) di privati cittadini: il dato di fatto è che la comunità di Vitignano, così come quella di Meldola, hanno perso un piccolo ma significativo frammento della loro storia recente.

L’edificio, in stile Novecento, fu realizzato negli anni Quaranta del secolo scorso e presentava una facciata monumentale in pietra locale con porticato e due archi a tutto sesto al piano terra, replicati sulla loggia al primo piano. Il resto della struttura aveva linee semplici ed era tinteggiata con il classico colore rosso tipico delle case cantoniere di tutta Italia. Il piano inferiore ospitava gli ambienti non residenziali come l’ufficio e, verosimilmente, un posto di guardia; l’alloggio del cantoniere e della sua famiglia si trovava al piano superiore, accessibile per mezzo di una scala esterna posta sul retro. Nei pressi della casa si trovavano il magazzino e la rimessa degli attrezzi, necessari ai lavori di manutenzione della strada.

L’architetto meldolese Davide Canali descrive minuziosamente la funzione di questo edificio e le sue caratteristiche nel saggio “Meldola 1900 – 1950, la modernità desiderata”: il punto di partenza di questa storia è il 1928, anno in cui furono ultimati i lavori di restauro della Rocca delle Caminate, che divenne residenza estiva di Benito Mussolini. La presenza dell’allora presidente del Consiglio rese la zona meta di pellegrinaggi da parte di persone provenienti da tutta Italia, “che in occasione della ricorrenza della marcia su Roma si recavano nei luoghi cari al Duce”.

Per questa ragione, scrive Canali, l’amministrazione provinciale di Forlì fu incaricata di adeguare la viabilità di collegamento al castello: “fu realizzata ex novo la strada che conduceva a Predappio Nuova, poi sistemate quelle provenienti da Forlì e da Meldola”. Per mantenere in efficienza le vie di collegamento alla Rocca si rese quindi necessaria un’accurata manutenzione delle strade: “a tale scopo, lungo la strada proveniente da Forlì e lungo quella che conduceva a Meldola vennero edificate due case cantoniere gemelle, che per dimensioni e stile si differenziano notevolmente rispetto alle altre dislocate lungo le strade romagnole”.

Questo è un dettaglio importante: a Ravaldino in Monte esiste ancora oggi una Casa cantoniera praticamente identica a quella, oggi scomparsa, di Vitignano. Ci auguriamo che almeno questa possa avere un destino diverso, essendo rimasta l’unica testimonianza di un’epoca storica e di uno stile architettonico del tutto particolare per la nostra zona.

🖋️ Articolo di Andrea Emmanuele Cappelli

📖 Le informazioni sull’ex Casa cantoniera di Vitignano, comprese quelle che abbiamo riassunto, sono contenute nel saggio di Davide Canali “Meldola 1900 – 1950, la modernità desiderata”

📸L’ex Casa cantoniera di Vitignano e quella “gemella” di Ravaldino in Monte (foto Riccardo Samuele Cappelli)

A partire da oggi il nostro libricino sulle Pasquelle è disponibile presso la Biblioteca Comunale "Francesco Torricelli"...
20/02/2026

A partire da oggi il nostro libricino sulle Pasquelle è disponibile presso la Biblioteca Comunale "Francesco Torricelli" di Meldola (sede Ex Macello, via Giuseppe Mazzini 18).

ℑ𝔩 𝔪𝔦𝔯𝔞𝔠𝔬𝔩𝔬 𝔡𝔦 𝔖𝔞𝔫𝔱𝔞 ℭ𝔞𝔱𝔢𝔯𝔦𝔫𝔞 👱🏻‍♀️ 🌫️Il 25 novembre del 1350 Francesco Ordelaffi avanzò verso Meldola, con l’intento di...
25/01/2026

ℑ𝔩 𝔪𝔦𝔯𝔞𝔠𝔬𝔩𝔬 𝔡𝔦 𝔖𝔞𝔫𝔱𝔞 ℭ𝔞𝔱𝔢𝔯𝔦𝔫𝔞 👱🏻‍♀️ 🌫️

Il 25 novembre del 1350 Francesco Ordelaffi avanzò verso Meldola, con l’intento di metterla a ferro e fuoco. Il Signore di Forlì era adirato con la nostra comunità perché sospettava che gli abitanti stessero cospirando con i Guelfi di Firenze, suoi acerrimi nemici.

Alla vista di quell’imponente esercito i meldolesi, terrorizzati, si rifugiarono dentro l’antica chiesa di Sant’Andrea e pregarono santa Caterina, di cui quel giorno si celebrava la festa, di salvarli dalla minaccia incombente.

All’improvviso avvenne il miracolo: giunti nei pressi di Meldola, Francesco Ordelaffi e i suoi uomini persero l’orientamento a causa di una nebbia f***a che, senza alcun preavviso, cancellò i contorni del paesaggio circostante.

Dopo aver vagato a vuoto per diverso tempo l’esercito forlivese giunse nei pressi di Teodorano, contro il quale sfogò la sua rabbia.

Quando gli fu riferito del miracolo avvenuto a Meldola, però, Francesco Ordelaffi cambiò atteggiamento, mettendo da parte ogni proposito di vendetta contro il nostro paese.

Riconoscenti a santa Caterina per averli salvati, il 25 novembre di ogni anno i meldolesi organizzarono una processione solenne in suo onore, che nel XVII secolo partiva dalla chiesa di Sant’Andrea per arrivare al convento di Santa Maria dell’Olivo (che tempo dopo prese il nome di San Domenico). La tradizione si interruppe alla fine del Settecento, quando il convento fu soppresso dalle autorità napoleoniche.

📖 Sigismondo Marchesi, Supplemento istorico dell’antica città di Forlì, riproposto anche da Giacomo Zaccaria, Storia di Meldola e del suo territorio, vol. I.

🎨 Meldola 1350, il miracolo di Santa Caterina, in un racconto illustrato di Storie di Meldola, generato con Chat Gpt Plus.

Due rare pubblicazioni dedicate alla storia di Meldola, scritte da Monsignor Giacomo Zaccaria 📖 🏰
20/01/2026

Due rare pubblicazioni dedicate alla storia di Meldola, scritte da Monsignor Giacomo Zaccaria 📖 🏰

💣Il 14 gennaio 1858 Felice Orsini, affiancato dai complici Carlo Di Rudio, Antonio Gomez e Giovanni Andrea Pieri, attent...
14/01/2026

💣Il 14 gennaio 1858 Felice Orsini, affiancato dai complici Carlo Di Rudio, Antonio Gomez e Giovanni Andrea Pieri, attentava alla vita di Napoleone III Bonaparte.

Parigi, ore 20.30: la carrozza che ospitava l'Imperatore dei francesi e la consorte, Eugenia de Montijo, raggiunge l'ingresso dell’Opéra, in rue Le Peletier; di lì a poco avrebbero assistito a una rappresentazione del Guglielmo Tell di Gioacchino Rossini.

L'esplosione di tre bombe a mano squarcia l'aria e la serata volge in tragedia: 8 i morti nell'immediato e 156 i feriti. Napoleone III e consorte restano illesi: a salvarli, probabilmente, fu la carrozza su cui viaggiavano, protetta da placche d’acciaio.

In breve tempo i cospiratori furono rintracciati e tradotti in carcere. Orsini, le cui azioni ebbero una vasta eco internazionale, fu condannato a morte e ghigliottinato a Parigi, in place de la Roquette, il 13 marzo.

Nel periodo di prigionia quest’ultimo non chiese la grazia ma scrisse una lettera all'Imperatore, che concludeva così:

"Sino a che l'Italia non sarà indipendente, la tranquillità dell'Europa e quella Vostra non saranno che una chimera. Vostra Maestà non respinga il voto supremo d'un patriota sulla via del patibolo: liberi la mia patria e le benedizioni di 25 milioni di cittadini la seguiranno dovunque e per sempre".

L'attentato a Napoleone III, ultimo atto di una vita rocambolesca e avventurosa, ha consegnato Felice Orsini alla storia, facendo di lui il meldolese più conosciuto di sempre.

📸 1) L'attentato a Napoleone III Bonaparte in un'illustrazione dell'epoca; 2) Felice Orsini, ritratto; 3) L'esecuzione di Felice Orsini, litografia della fine del XIX secolo. Collezione privata, Milano.

𝐏𝐚𝐬𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝟐𝟎𝟐𝟔: 𝐮𝐧 𝐨𝐩𝐮𝐬𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐢 𝐦𝐞𝐥𝐝𝐨𝐥𝐞𝐬𝐢 🦁🪗In occasione della Pasquella 2026, Sto...
05/01/2026

𝐏𝐚𝐬𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝟐𝟎𝟐𝟔: 𝐮𝐧 𝐨𝐩𝐮𝐬𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐢 𝐦𝐞𝐥𝐝𝐨𝐥𝐞𝐬𝐢 🦁🪗

In occasione della Pasquella 2026, Storie di Meldola ha stampato un opuscolo di 12 pagine che racconta la storia dei sette gruppi di pasqualotti meldolesi. Ad accompagnare i racconti, una selezione di oltre trenta foto.

I dépliant saranno distribuiti nei locali pubblici di Meldola (con precedenza in quelli dove si svolgeranno le esibizioni e fino a esaurimento scorte) e saranno disponibili gratuitamente.

Grazie al Comune di Meldola e all'assessore alla Cultura Michele Drudi per aver sostenuto l'iniziativa e a Modulgrafica Forlivese (nella persona di Cristina Cristofani) per la celerità con cui ha realizzato la stampa degli opuscoli.

PS: per chi non riuscisse a procurarsi una copia cartacea e fosse interessato alla storia delle pasquelle meldolesi, stiamo lavorando a una versione in PDF.

Certe storie di paese portano lontano. Tra le  fotografie che compongono la mostra “L’archivio del Maestro” (Galleria Mi...
03/01/2026

Certe storie di paese portano lontano. Tra le fotografie che compongono la mostra “L’archivio del Maestro” (Galleria Michelacci, via Cavour 60, Meldola) spicca il ritratto di una ragazza dallo sguardo magnetico.

Colpiti dalla sua bellezza, chiediamo a Tonino Simoncelli (suo l’archivio di 20.000 negativi recentemente digitalizzati, una selezione dei quali resterà esposta fino al 6 gennaio) di chi si trattasse.

Tonino ci rivela che la giovane fascinosa - ritratta in altre immagini con i lunghi capelli sciolti e l’aspetto da gitana - è Laura Laurenzi, moglie del famoso giornalista e scrittore Enzo Bettiza.

Laura, giornalista a sua volta, è nata a Roma da Carlo Laurenzi, giornalista, e Elma Baccanelli, italo-americana cresciuta a New York e tornata in Italia come ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale. Nel 1947 Elma dirigerà il Foster Parents Plan, programma di aiuto umanitario che offriva assistenza ai bambini vittime dei conflitti, anche attraverso uno dei primi sistemi di adozione a distanza.

Ma cosa c’entra il nostro paese con questa storia familiare? A rispondere è sempre Tonino Simoncelli: i nonni materni di Laura Laurenzi erano la meldolese Diva Lucia Poggi e il forlivese Ezio Baccanelli, che nel marzo del 1914 si trasferirono negli USA.

“Durante i mesi estivi”, racconta Tonino, “Laura, all’epoca adolescente, veniva a Meldola per trascorrere qualche settimana di svago. La casa di famiglia era nel rione San Michele: casualmente, quando la notizia del suo arrivo diventava voce di paese, i ragazzi si trasferivano tutti in zona”.

Chi avrebbe immaginato che il ritratto di una giovane dallo sguardo penetrante ci avrebbe portato lungo un tragitto così avventuroso?

Con questo breve scritto ci auguriamo che i meldolesi, soprattutto quelli più giovani, possano scoprire un pezzo di storia recente del nostro Paese. Noi, invece, auspichiamo di riaccogliere con gioia questa illustre concittadina ☺️

📖 Andrea Emmanuele Cappelli

📸 Ritratto di Laura Laurenzi (Tonino Simoncelli) Archivio Digitale Romagnolo

Indirizzo

Piazza Felice Orsini
Meldola
47014

Sito Web

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