Movimento 5 stelle Miglionico

Movimento 5 stelle Miglionico Movimento 5 Stelle Miglionico Chi può difendere lo Stato se non i cittadini stessi? La strada è lunga, ma tutti insieme possiamo farcela.

E’ necessaria una presa di coscienza e di posizione chiara: o la cittadinanza si riavvicina alla politica per controllarla e si propone per amministrarla in modo partecipativo o il cambio di rotta auspicato non avverrà. Per difendersi costruttivamente è necessaria, oltre la continua informazione e formazione dei cittadini, la proposizione, tramite liste civiche, di un nuovo modo partecipativo, a r

ete, di fare politica. Il MoVimento 5 stelle si propone proprio questo: di proporre corrette e sostenibili pratiche di amministrazione su stimolo dei cittadini tutti e non solo più tramite l’imbuto della rappresentanza. Il MoVimento renderà accessibili a tutti, tramite strumenti informatici, strutture di totale trasparenza e partecipazione: il Movimento non è infatti un partito gerarchico, ma una rete di idee per riportare in mano ai cittadini la tutela del bene comune. Il Movimento siamo tutti noi, siete voi, cittadini non iscritti a partiti, incensurati con voglia di cambiare lo status quo. Nel Movimento 5 Stelle confluiscono temi di derivazione ecologista e antipartitocratica. Promuovendo la partecipazione diretta dei cittadini alla gestione della cosa pubblica tramite forme di democrazia digitale, il movimento utilizza la rete sia come mezzo informativo non censurato che come strumento di libertà. Dal punto di vista economico, abbraccia le teorie della decrescita sostenendo la creazione di posti di lavoro "verdi" e il rifiuto di progetti inquinanti e costosi, tra cui gli inceneritori e molte "grandi opere", mirando nel complesso a una migliore qualità della vita e a una maggiore giustizia sociale. Il Movimento 5 Stelle propone dunque l'adozione su vasta scala di progetti di risparmio energetico, di eliminazione dei rifiuti urbani, di mobilità sostenibile, di protezione del territorio dalla cementificazione, di telelavoro, di informatizzazione.

09/06/2026

𝗚𝗶𝗼𝗰𝗼 𝗱'𝗮𝘇𝘇𝗮𝗿𝗱𝗼, 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗲𝗿𝗮 𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲. 𝗜𝗻 𝗕𝗮𝘀𝗶𝗹𝗶𝗰𝗮𝘁𝗮 𝟭,𝟲 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗱𝗶 𝗯𝗿𝘂𝗰𝗶𝗮𝘁𝗶 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗼: 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗮 𝗿𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝘀𝘁𝗼 𝗶𝗺𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮𝘁𝗮

I dati pubblicati dalla quarta edizione del Libro Nero dell'Azzardo — elaborato da Cgil, Federconsumatori e Fondazione Isscon — ci consegnano una fotografia che non è possibile ignorare e che impone una risposta politica seria, strutturata e urgente. In Basilicata il gioco d'azzardo, fisico e online, ha bruciato nel 2025 complessivamente 1,6 miliardi di euro: un miliardo e trentadue milioni nella sola provincia di Potenza, i restanti 593 milioni in quella di Matera. Sono numeri che non appartengono alla dimensione dell'intrattenimento. Appartengono alla dimensione dell'emergenza sociale.

La raccolta pro capite online si è raddoppiata nel giro di soli cinque anni, passando da 1.097 euro nel 2020 a 2.189 euro nel 2025, trecento euro in più rispetto all'anno precedente. Questo non è un dato congiunturale: è una tendenza strutturale, costante, senza alcun anno di flessione. La Basilicata si colloca nel gruppo delle regioni del Mezzogiorno dove il gioco da remoto cresce senza sosta, con entrambe le province — Matera con 3.673 euro e Potenza con 3.481 euro pro capite — che superano la media nazionale di 3.283 euro. La nostra regione, che ha redditi inferiori alla media nazionale, una popolazione che invecchia, fragilità economica diffusa e povertà relativa in aumento, paga un prezzo sproporzionato rispetto alle proprie risorse.

Il Report definisce questo fenomeno con un'espressione che riteniamo profondamente giusta: una tassa sulla povertà. E ha ragione. Perché l'azzardo non colpisce in modo uniforme: colpisce chi non può permettersi di perdere. Colpisce i pensionati con redditi fissi, i lavoratori precari, le famiglie già in difficoltà, i giovani che cercano un'uscita rapida da condizioni di marginalità. In Basilicata questo meccanismo opera con una crudeltà amplificata dal contesto socioeconomico: il peso delle perdite supera il quattro per cento del reddito nelle aree più deboli del Paese, e la nostra regione è esattamente una di quelle aree.

Le conseguenze sanitarie e sociali che il Report documenta sono quelle di un fenomeno che non viene contenuto: aumento del sovraindebitamento familiare, rischio di usura e ricorso al credito informale, compromissione dei percorsi educativi e lavorativi, crescita delle situazioni di isolamento sociale, soprattutto tra giovani e anziani. Sono patologie sociali che gravano sul sistema sanitario regionale, sui servizi sociali, sulla tenuta delle comunità. E sono patologie che la Basilicata — già esposta al sottofinanziamento sanitario, già gravata da una mobilità passiva che costa 95 milioni di euro all'anno — non può permettersi di ignorare.

C'è poi un elemento che il Libro Nero segnala con nettezza e che riguarda direttamente la funzione di governo: l'Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli di Stato continua a non fornire i dati comunali relativi alle slot e alle Video Lottery Terminal, impedendo di fatto a Regioni e Comuni di programmare interventi efficaci. Questa opacità non è amministrativa: è politica. È la scelta consapevole di tutelare interessi economici commerciali a spese della salute pubblica e della capacità delle istituzioni locali di governare un fenomeno che le investe direttamente.

Il Report evidenzia inoltre variazioni anomale di gioco online in alcuni Comuni lucani, fenomeno che viene messo in relazione con possibili attività di riciclaggio o con concentrazioni di conti gioco ad alta intensità. Si tratta di un segnale di allarme che non può restare confinato nelle pagine di un documento di ricerca: richiede un'interlocuzione istituzionale con le Prefetture e le forze dell'ordine, e una Regione che si assuma la responsabilità di coordinare questa risposta.

Come consigliere regionali del Movimento 5 Stelle, chiediamo con forza che la Regione Basilicata adotti senza ulteriori rinvii una strategia organica di contrasto al gioco d'azzardo patologico. Non sono sufficienti gli interventi spot o le dichiarazioni di principio: servono misure concrete. Serve che la Regione eserciti tutta la pressione istituzionale disponibile affinché vengano resi pubblici i dati comunali oggi negati, perché senza dati non si governano i fenomeni.

Serve un piano regionale di prevenzione con attenzione specifica ai giovani, alle famiglie vulnerabili, agli anziani: tre categorie su cui il gioco da remoto esercita una pressione crescente e documentata. Serve il rafforzamento dei servizi sanitari e sociali dedicati al disturbo da gioco d'azzardo, che in Basilicata — già ultima in Italia per spesa in salute mentale, con 53,8 euro pro capite contro una media nazionale di 78 — sono del tutto inadeguati rispetto alla domanda reale.

Chiediamo inoltre che la Regione si faccia promotrice, nelle sedi appropriate, del ripristino del divieto di pubblicità del gioco d'azzardo, oggi aggirato sistematicamente attraverso testimonial, sponsorizzazioni sportive e marketing digitale. Un divieto che il Movimento 5 Stelle aveva introdotto con il decreto Dignità e che il governo attuale ha di fatto svuotato nella pratica. La libertà di fare pubblicità all'azzardo non è un diritto da tutelare: è un danno da prevenire.

Lo Stato incassa 11,4 miliardi di entrate fiscali dal gioco. Ma i costi sanitari, sociali e giudiziari che l'azzardo genera superano ampiamente quelle entrate. In una regione fragile come la Basilicata questo squilibrio è ancora più evidente, ancora più inaccettabile. Non possiamo continuare a governare questa emergenza come se fosse normale, come se 1,6 miliardi bruciati ogni anno fossero un dato di sfondo e non una ferita aperta nel tessuto sociale della nostra comunità.

Presenteremo nelle prossime settimane un'interrogazione in Consiglio regionale per chiedere alla Giunta quali iniziative intenda adottare in risposta ai dati pubblicati dal Libro Nero dell'Azzardo 2025 e quali risorse siano state destinate ai servizi per il disturbo da gioco d'azzardo nell'ambito del Piano Sanitario Regionale 2026-2030. Il silenzio non è un'opzione.

Alessia Araneo, Viviana Verri

13/04/2026

𝗗𝗮𝗹𝗹’𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗶𝗱𝗿𝗶𝗰𝗮 𝗮 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗹’𝗮𝗴𝗿𝗶𝗰𝗼𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗹𝘂𝗰𝗮𝗻𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗰’𝗲̀ 𝘁𝗿𝗲𝗴𝘂𝗮: 𝗕𝗮𝗿𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗳𝗲𝗿𝗶𝘀𝗰𝗮 𝗶𝗻 𝗖𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼

Soltanto pochi giorni fa l’assessore Cicala si recava nel Metapontino, colpito da esondazioni e violente grandinate che hanno allagato i campi e compromesso i raccolti, per una prima ricognizione dei danni in vista dello stato di calamità chiesto dal governatore Bardi, rassicurando gli agricoltori circa l’intenzione del governo regionale di essere al loro fianco in questa ennesima emergenza.

Chissà se in quelle stesse ore stava già maturando la decisione di non approvare il bilancio di previsione lamentando “una mancata condivisione delle scelte” e “una coerente relazione tra programmazione e concreta capacità attuativa”, come si legge nella nota che ha reso pubblica in sede di voto in giunta contrario. In pratica, lo stesso assessore all’agricoltura, denuncia pubblicamente la disattenzione del governo regionale verso un settore vitale per l’economia lucana! E questo non è solo un problema politico, ma diventa un segnale fortemente preoccupante perché denota proprio quella assenza di programmazione, attenzione e confronto che abbiamo più volte evidenziato a seguito della (mancata) gestione dell’emergenza siccità, dell’assenza di confronto sulla governance della risorsa idrica, anche in relazione agli accordi con la regione Puglia, mai ridefiniti seppure ci sia un impegno concreto del governo regionale frutto di una risoluzione approvata in consiglio regionale, su impulso delle minoranze.

E le nostre preoccupazioni non sono certo isolate, perché espresse anche dal Coordinamento agricoltori di Basilicata, che qualche giorno fa auspicava una gestione della procedura di riconoscimento dello stato di calamità per le ultime grandinate più efficiente di quella avviata nel 2024, i cui ristori non sono ancora pervenuti. E oggi gli agricoltori intervengono nuovamente per richiamare a responsabilità il governo regionale su impegni concreti: un piano strutturato per la gestione della risorsa idrica, tempi certi sull’utilizzo dei fondi PSR ancora bloccati, un confronto reale in seno ad un Tavolo verde che rispecchi maggiormente la realtà del mondo agricolo.

Noi facciamo nostre le loro richieste e le poniamo al Presidente Bardi, che riferisca già domani in aula su quanto sta realmente accadendo all’interno della compagine di governo (non ci accontentiamo certo di un comunicato della maggioranza che si limita a nascondere la testa sotto la sabbia e a negare l’evidenza della crisi) e su come intende affrontare le criticità sollevate da Cicala in relazione alla carenza di fondi in bilancio per l’agricoltura: mancherebbero, infatti, all’appello i 13 milioni di euro complessivamente richiesti dal Dipartimento Agricoltura come fabbisogno minimo indispensabile per far fronte alle esigenze del comparto, somme che non immaginiamo siano frutto di un capriccio dell’assessore o dei tecnici e rispetto alle quali i cittadini lucani hanno diritto a che venga fatta chiarezza domani in seno alla massima assise.

Viviana Verri, Alessia Araneo

04/04/2026

𝗕𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗥𝗶𝗻𝗻𝗼𝘃𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶, 𝗰𝗼𝗿𝘀𝗮 𝗮𝗹 𝗰𝗹𝗶𝗰 𝗲 𝗽𝗼𝗰𝗵𝗶 𝘃𝗶𝗻𝗰𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶: 𝗹𝗮 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗯𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗺𝗲𝘁𝗼𝗱𝗼

Altro che transizione energetica: quello andato in scena con il bando sulle rinnovabili è sembrato il giorno dell’offerta speciale. Serranda che si alza, fila già pronta dalle 4 del mattino e sgomitate a chi entra per primo. Solo che qui non si trattava di comprare un modello super ricercato di scarpe sportive, ma di accedere a risorse pubbliche.

Lo sportello è durato meno di due ore, tra rallentamenti e blocchi della piattaforma che hanno messo in difficoltà gli operatori, consentendo di caricare ognuno 2 o 3 pratiche, lasciandone fuori altre decine. In così poco tempo si è deciso chi poteva investire nel proprio futuro energetico e chi no. Una misura che non premia il bisogno, ma la velocità di essere primi, penalizzando tante famiglie e professionisti lucani.

E così molti cittadini, pur di ‘stare davanti alla fila’, legittimamente, si sono rivolti anche a ditte lombarde o venete per tentare di caricare la pratica per primi. È questa la programmazione che immaginiamo per la Basilicata?

Non è accettabile che un contributo pubblico funzioni con un click day, anzi un click second: pochi soldi, accesso casuale e vantaggio per chi si assicura, con il proprio installatore, di presentare la pratica per primo.

La verità è che si poteva – e si doveva – fare una misura strutturale: accesso continuo al contributo e possibilità di cumulo con le detrazioni fiscali, dando il tempo di cercare il fornitore locale. In questo modo si sarebbe anche creato un doppio vantaggio per l’economia lucana: riduzione immediata dei costi delle bollette per le famiglie e parziale ritorno dell’investimento sul territorio attraverso le detrazioni statali. Comprendiamo la difficoltà di mettere in atto politiche economiche un po’ più complesse, meglio l’offerta speciale che porta tutti al negozio.

Purtroppo si continua a navigare a vista, con bandi spot e senza una strategia. E mentre si stanziano appena 10 milioni per le rinnovabili, si continuano a spendere circa 70 milioni l’anno per il bonus gas: una misura che non produce autonomia energetica e non prepara la Basilicata alla crisi globale energetica che è già in corso.

Alessia Araneo, Viviana Verri

19/03/2026

RIFORMA DELLA "GIUSTIZIA": UN ENORME SPRECO DI DENARO PUBBLICO

La nuova riforma della Giustizia se dovesse vincere il SI costerebbe 150 milioni di euro l'anno per finanziare due CSM e l'Alta Corte, contro i 50 milioni attuali.
PARLIAMO DI 100 MILIONI EXTRA OGNI ANNO !!!

In un'Italia che soffre per servizi lenti e infrastrutture carenti, ecco cosa potremmo fare ogni anno con quegli stessi soldi invece di destinarli alla burocrazia giudiziaria:

👶 Asili Nido: Finanziare circa 160 nuovi asili, offrendo migliaia di posti alle famiglie.

🏥 Sanità: Assumere oltre 2.500 infermieri a tempo indeterminato per ridurre le liste d'attesa.

⚖️ Giustizia Reale: Assumere centinaia di cancellieri e tecnici per sbloccare i processi che durano anni, invece di cambiare solo i vertici.

🏫 500 Scuole sicure: Interventi di messa a norma antincendio e rifacimento solai per proteggere i nostri figli.

🛣️ 1.000 km di Strade provinciali: Riasfaltatura completa e manutenzione profonda per eliminare buche e pericoli.

🌉 40 Ponti e Viadotti: Consolidamento strutturale di opere strategiche che oggi cadono a pezzi.

🏗️ Sicurezza Sismica: Adeguamento di decine di edifici pubblici nelle zone a più alto rischio del Paese.

La priorità del Paese è davvero sdoppiare le poltrone della magistratura o far funzionare i servizi di base per i cittadini?

IO VOTO NO

16/03/2026

𝗜𝗹 𝗰𝗹𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲𝗹𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗮𝗴𝗮𝗻𝗱𝗮 𝗲𝗹𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗮𝗹𝗲: 𝗶𝗻𝗮𝗰𝗰𝗲𝘁𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶 𝗹𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗼𝗻𝗼𝗿𝗲𝘃𝗼𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗙𝗱𝗜 𝗔𝗹𝗱𝗼 𝗠𝗮𝘁𝘁𝗶𝗮

Non è una coincidenza che il referendum sulla magistratura arrivi in questo momento. Arriva dopo anni in cui la destra al governo ha sistematicamente lavorato a indebolire ogni istituzione capace di dire no, no a una legge incostituzionale, no a un atto amministrativo illegittimo, no a un esercizio del potere che travalica i propri confini. Il disegno non è nascosto: è stato dichiarato, difeso, rivendicato. E chi ancora si interroga sulla natura di questa riforma dovrebbe partire da lì, dalle parole di chi la propone, non dalle parole di chi la avversa.

In Basilicata questo processo ha un volto che conosciamo bene. Il clientelismo non è un residuo folkloristico della politica, ma un sistema di governo che funziona precisamente nella misura in cui i controlli cedono, la discrezionalità amministrativa non viene verificata, chi detiene il potere locale sa di poter operare in una zona d’ombra, in cui si abbattono tutti i presidi di giustizia e legalità, come l’indipendenza della magistratura.

Ma c’è un altro elemento che non può essere taciuto, e che nelle ultime ore è diventato documento pubblico. Lo stesso ambiente politico che difende questa riforma della “giustizia” ha prodotto un attacco personale alla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein fondato non su argomenti politici, ma sull’aspetto fisico e sull’appartenenza ideologica: “brutta”, perché comunista. E lo fa attraverso pubbliche e gravissime affermazioni dell’onorevole di Fratelli d’Italia Aldo Mattia durante un incontro pubblico organizzato a Genzano per sostenere il Sì alla riforma Nordio.

Non è uno scivolone lessicale. È una visione del mondo che affiora quando la guardia si abbassa: quella per cui una donna in politica è giudicabile sul corpo prima che sulle idee, e per cui l’insulto sostituisce il confronto quando non si è in grado di sostenerlo.

Questa cultura del linguaggio è la stessa cultura del potere che gestisce il favore, distribuisce l’accesso alle risorse pubbliche secondo criteri di fedeltà personale, e ora chiede ai cittadini di sottrarre alla magistratura gli strumenti per verificarne le condotte. Infatti l’appello di Mattia si conclude con una esortazione ad utilizzare anche “metodi clientelari” per convincere amici e parenti a votare SI.

La storia europea del Novecento insegna che le democrazie non crollano di colpo. Si erodono per gradi, attraverso una sequenza di passaggi ciascuno dei quali appare, preso singolarmente, gestibile, reversibile, persino ragionevole. Si erode la stampa libera, si erode l’indipendenza della magistratura, si erode l’autonomia del parlamento rispetto all’esecutivo. Ogni passaggio viene presentato come una modernizzazione. Ma c’è sempre un filo che connette le singole mosse: il progressivo restringimento dello spazio in cui chi esercita il potere può essere chiamato a rispondere di ciò che fa. Il linguaggio degradato è parte di questo filo, non un episodio separato: normalizza il disprezzo, abbassa la soglia della responsabilità, prepara il terreno a ogni arretramento successivo.

Oggi siamo dentro questa sequenza. Non al suo inizio, non alla sua fine: nel mezzo, in un punto in cui è ancora possibile riconoscere la direzione di marcia e scegliere di invertirla. Il referendum del 22 e 23 marzo è uno di quei momenti in cui la scelta è reale, non simbolica. Votare NO significa rifiutare un tassello di un progetto più ampio. Significa dire che la magistratura indipendente non è un nemico della politica: è una condizione della sua legittimità.

Come consigliere regionali abbiamo il dovere di dirlo con chiarezza, senza mediazioni e senza il timore di essere fraintese. La qualità della democrazia lucana — già compromessa da decenni di gestione clientelare del potere — non può permettersi ulteriori arretramenti. Chi in questa regione ha subito le conseguenze di una politica che tratta i cittadini come sudditi da amministrare anziché come persone da rappresentare, sa già cosa significa vivere in un sistema privo di contrappesi reali. Sa cosa si perde quando nessuno può verificare, contestare, sanzionare.

Il 22 e il 23 marzo andate a votare. Votate NO.

Alessia Araneo, Viviana Verri

03/02/2026

𝗜𝗻𝘀𝘁𝗮𝗹𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗲𝗹𝘃𝗮𝗴𝗴𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗻𝗲: 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹’𝗶𝗺𝗽𝘂𝗴𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗿𝘁. 𝟮𝟳 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 “𝗟𝗲𝗴𝗴𝗲 𝗦𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶” 𝗱𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗼𝗿𝘁𝗲 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲

Abbiamo accolto con convinzione la richiesta formale di intervento avanzata dall'Associazione per le Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale (A.M.I.C.A.) che ha evidenziato i rischi gravissimi contenuti nell’art. 27 della recente legge nazionale c.d. Semplificazioni (L. n.182 del 2 dicembre 2025).

Si tratta di una norma che modifica il Codice delle comunicazioni elettroniche, stabilendo che la mancata pubblicità delle domande per installare nuove antenne e impianti non sia più un motivo per annullare le autorizzazioni.

Detta norma impedisce, di fatto, ogni possibilità di partecipazione e di difesa preventiva dei cittadini ponendosi in palese contrasto con i principi della Costituzione che garantiscono l'uguaglianza, il buon andamento della pubblica amministrazione e, soprattutto, il fondamentale diritto alla salute.

Il rischio è che i soggetti più fragili, come i portatori di pacemaker o di altri apparecchi elettromedicali, non siano messi nelle condizioni di tutelarsi rispetto alle possibili interferenze dei campi elettromagnetici.

Per questi motivi abbiamo depositato una mozione urgente per impegnare la Giunta Regionale della Basilicata a impugnare immediatamente questa legge statale che interferisce con le competenze regionali e lede i diritti delle e dei lucani. In subordine chiediamo alla Giunta di fare pressione sul governo nazionale per abrogare o modificare questa norma ingiusta.

Auspichiamo che la nostra iniziativa possa essere recepita e adottata anche in altri Consigli Regionali d'Italia, creando un fronte comune a difesa dei diritti fondamentali dei cittadini contro ogni deriva autoritaria in materia ambientale.

Viviana Verri, Alessia Araneo

Indirizzo

Via Berlinguer, N1/B
Miglionico
75010

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