30/08/2022
L’Italia è fatta principalmente da piccole e micro imprese, quelle al di sotto dei 10 dipendenti. Il Prof. Draghi è in un’organizzazione, il Group of Thirty, che nel dicembre 2020, disse che occorreva fare una "distruzione creativa" del tessuto socio-economico. Questa cosa qua è collegata al concetto di big reset. Se una persona due mesi prima sottoscrive un documento di questo genere fa parte di una visione di politica economica che a mio parere è diametralmente opposta a quella degli interessi del mio paese.
Le parole ‘distruzione creativa del tessuto socio-economico’ sono di una violenza verbale e dubbio interpretativo tale che non sembra nemmeno che siano scritte. Basta andare sul sito del Group of Thirty e se guardate nelle pubblicazioni trovate il documento ‘Reviving and Restructuring the Corporate Sector Post-Covid: Designing Public Policy Interventions’, cioè ‘Rilancio e ristrutturazione del settore aziendale Post-Covid – Progettazione di interventi di politica pubblica’.
Al paragrafo 4.1 del documento si leggono le priorità: quelli che fanno le scelte pubbliche, dice, devono ponderare tra preservare lo status quo e i lavori o incoraggiare un processo di ‘distruzione creativa’ in cui le imprese cadono consentendo a lavoratori e risorse di fluire da imprese che sono prive di successo verso quelle che hanno migliori opportunità di stare nella nuova economia.
Vi rendete conto della pesantezza di queste frasi? Parliamo di quasi 5 milioni di partite Iva, di quasi 10 milioni di lavoratori dipendenti, stiamo parlando di un pezzo di Italia che è il cuore pulsante di questo paese! Queste questioni vanno a impattare sulla sanità, sulle farmacie, sui trasporti, sull’agroalimentare… Questo documento ci dice chiaramente cosa vogliono fare a livello europeo e sul paese più importante d’Europa in questo momento: l’Italia”.