04/09/2026
"In fin dei conti cos'hanno fatto? Niente. Hanno solo ucciso un extracomunitario."
No, non è una provocazione qualsiasi. È il peso di una frase che fotografa una voragine morale. Una frase, detta da un familiare dei fratelli Bianchi, che ribalta la realtà, svaluta una vita umana e mostra un vuoto di empatia che fa ancora più male della violenza stessa.
Era la notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 quando a Colleferro W***y Monteiro Duarte veniva brutalmente ucciso in un pestaggio. Da allora, la gravità di quella perdita si scontra non solo con la violenza dell'atto in sé, ma anche con il peso di certe parole e di un clima culturale agghiacciante.
Quando una tragedia simile viene liquidata con questa leggerezza, il problema non è più solo giudiziario: diventa un fallimento collettivo e sociale.
Ricordare W***y non significa solo condannare chi lo ha tolto alla vita. Significa rifiutare l'idea che esistano vite che pesano meno di altre, e che la morte di un ragazzo possa essere ridotta a un "niente".
Fino a quando esisterà questa mentalità, nessuno di noi potrà dirsi davvero al sicuro.
Per non dimenticare. Per non normalizzare mai l'orrore.
***yMonteiro