08/03/2023
IL PD DEL PROSSIMO FUTURO - PIU’ CHE IL SEGRETARIO CONTA IL PARTITO
Ho letto con attenzione le sintesi delle mozioni dei candidati alla segreteria Bonaccini, Cuperlo, De Micheli e Schlein e devo dire che tutte mi sembrano sostanzialmente condivisibili, per il fatto che prendono ugualmente in considerazione questioni ineludibili e di grande importanza (ambiente, lavoro, sanità, giustizia sociale, ecc…) che non possono non costituire l’agenda di chi voglia “rifare il Paese” venendo incontro alle richieste del popolo italiano.
Sarebbe interessante, se qualcuno avesse il tempo per farlo, elaborare un documento sinottico che sia la sintesi delle quattro proposte, dove vedremmo che ci sarebbe ben poco su cui non essere d’accordo. L’importante però è che non ci si fermi alle enunciazioni di principio: “Verbum laudatur si tale factum sequatur” (la parola è lodata solo se è seguita dai fatti), e questo vale anche per la neoeletta segretaria. Quale fosse la reale differenza tra i diversi programmi non l’ho capito fino in fondo. Forse, più che nelle parole, sta nella storia, nell’esperienza politica e nella personalità dei candidati (secondo me tutti degni ed adattissimi a ricoprire il ruolo di segretario), che però non conosco fino in fondo e quindi non posso giudicare.
Già le previsioni pre-elettorali davano per favoriti Bonaccini e Schlein, a dire il vero più il primo della la seconda. Bonaccini, che qualcuno definisce un “renziano”, era forse più diplomatico e più gradito ai “moderati” (categoria nebulosa ed ambigua, ma pur sempre di richiamo), mentre la Schlein per molti è il simbolo di un cambiamento deciso, anche se ad altri sembra troppo “di rottura”, e prova ne è il fatto che all’indomani della sua vittoria Fioroni, ex-Margherita ed ex-DC, ha dichiarato di voler lasciare il PD non riconoscendolo più come il suo partito. Non penso comunque che ci sarà un esodo di centristi e di “moderati”B (altra categoria tutta da chiarire) verso il terzo polo ed eventuali poche defezioni sarebbero compensate da un recupero di ex-fuoriusciti a sinistra.
In fondo pensavo: “questo o quello per me pari sono”, anche se alla fine ho votato Schlein (qualche anno fa rispondeva alle mie mail, ora non più), di cui ho approfondito il pensiero leggendo il suo libro “La nostra parte”, ma ritengo che la cosa fondamentale per la rigenerazione del Partito non sia la persona del segretario.
Non sono “schleiniano”, non mi piace l’idea del leader, del capo carismatico, e ritengo che il protagonista del rinnovamento debba essere il Partito stesso come soggetto collettivo, nel quale il segretario deve avere solo la funzione di coordinatore, di portavoce e di garante dell’attuazione della linea.
Senza pretendere di elaborare una mia personale mozione, mi limito a dire che penso ad un PD che sia meno il partito dei ceti medi e più quello degli “ultimi”, dei poveri e dei disgraziati ai quali la politica non riesce più a offrire nulla. Combattere la miseria, lo sfruttamento, l’ingiustizia sociale, il degrado sociale ed ambientale devono essere le nostre priorità. Auspico comunque che, pur nella differenza di posizioni, il Partito sappia dimostrare una sua sostanziale unità nel portare avanti una politica diu rinnovamento e di progresso.
Unità sì, ma anche chiarezza nell’esprimere le diverse visioni, dal cui confronto dialettico potrà derivare una sintesi dinamica e stimolante per tutti. Ritengo, a questo proposito, che sia non solo inevitabile ma addirittura opportuno che nel Partito siano attive delle “correnti”, una cosa che molti giudicano nociva in quanto danno a questo termine un significato negativo, alla luce anche dell’esperienza politica di diversi Partiti. Io personalmente vengo dalla vecchia DC, dove si parlava di “correnti di pensiero” che in realtà spesso erano semplicemente dei gruppi di potere gestiti da vari “signori delle tessere”. Se le intendiamo così, sono anch’io d’accordo nel respingere la costituzione di “correnti”, ma il discorso cambia se le intendiamo come posizioni politiche e programmatiche, come diversi modi di declinare una politica fondata su princìpi ideali unitari su cui tutti siamo d’accordo.
(Parlerò in un’altra occasione dell’opportunità di organizzare nel PD una “corrente pacifista”. Per ora mi limito a dire che riguardo all’attuale linea del Partito sono in forte disaccordo con l’atlantismo e con la posizione tenuta riguardo alla guerra in Ucraina. Riservandomi di approfondire un’altra volta un discorso alquanto complesso, dico solo che sono critico nei confronti della NATO , che considero uno strumento di subordinazione alle pretese “imperialistiche” degli USA, e sono invece per un’autentica politica di pace e di solidarietà a livello mondiale, per una forte riduzione delle spese militari e per il totale ed immediato disarmo nucleare dell’Italia).
Infine, penso che si debba instaurare un serio confronto ed un’auspicabile collaborazione con le altre forze democratiche e progressiste, in primo luogo della sinistra, riproponendo l’esperienza di una sorta di “Ulivo 2.0”: Sinistra Italiana, soprattutto,ma anche Unione Popolare, piccolo partito che su tasnte cose trovo molto interessante ed apprezzabile. Da parte mia cercherò di dare un contributo ad intessere un dialogo del genere, che oggi appare un po’ troppo debole.