30/06/2020
“La madre di Travyon Martin, vuoi tu alzarti in piedi?”
“La madre di Erid Garner, vuoi tu alzarti in piedi?”
“La sorella di Botham Jean, vuoi tu alzarti in piedi?”
“La famiglia di Pamela Turner, di Houston, volete voi alzarvi in piedi?”
“Il padre di Michael Brown, di Ferguson, Missouri, voui tu alzarti in piedi?”
“Il padre di Ahmaud Arbery, vuoi tu alzarti in piedi?”
Ogni nome sembra una martellata su un incudine, una scalpellata della costruzione di questo grande memoriale civico che si sta costruendo davanti ai nostri occhi. Il Reverendo li ringrazia, ringrazia tutti quelli che in tutto il Mondo stanno commemorando George. “Siamo qui oggi per commemorare” dice “ma non solo, perché la storia di George è la storia di tutti noi: di chi deve andare in un scuola senza fondi e non può togliersi il vostro ginocchio dal suo collo; di chi lavora duro e ancora non può togliersi il vostro ginocchio dal suo collo; di chi possiede le qualità esattamente come tutti gli altri e ancora non può togliersi il vostro ginocchio dal suo collo. Voglio ringraziare tutti i bianchi che ci sostengono: perché quando vedi che in molte manifestazioni i ragazzi bianchi sono più di quelli neri, allora capisci che l’America vive in altri tempi, in un’altra stagione. Perché quando vedi i ragazzi che manifestano in Germania e davanti al Parlamento a Londra, Inghilterra, capisci che il Mondo vive in altri tempi, in un’altra stagione. E assieme a tutti voi gridiamo oggi “Giù i ginocchi dai nostri colli!!”.
Perché quando vedi i ragazzi che manifestano in Germania e davanti al Parlamento a Londra, Inghilterra, capisci che il Mondo vive in altri tempi, ...