02/06/2026
Chi non ha mai visto, almeno una volta, la copertina del Corriere con una ragazza che sventola una prima pagina: «È nata la Repubblica»? Con un'intuizione quasi profetica, quella nuova forma di Stato fu subito associata a un volto femminile.
Ottant'anni fa, il 2 giugno 1946, il suffragio divenne davvero universale. Dopo le prime elezioni amministrative dell'Italia liberata, il 10 marzo 1946, al referendum istituzionale poterono finalmente votare anche le donne, a partire dai 21 anni d'età, come già avveniva per gli uomini.
Con oltre il 54% dei voti prevalse la Repubblica. Nello stesso giorno venne eletta l'Assemblea Costituente e, per la prima volta, entrarono in Parlamento 21 donne: le Madri Costituenti.
Molti dei diritti che oggi consideriamo persino naturali esistono perché quelle donne e quegli uomini, eletti liberamente dagli italiani dopo la dittatura, seppero trasformare la sofferenza della guerra, della persecuzione e della Resistenza in principi e leggi.
Quei diritti, però, non si conservano da soli. La democrazia non è un bene acquisito una volta per tutte: è una conquista che vive nella consapevolezza dei cittadini e nella loro partecipazione.
La Repubblica e la Costituzione nascono da quella scelta collettiva. La Repubblica è nostra madre, e la Costituzione è figlia della volontà degli italiani e della visione di quelle donne e di quegli uomini.
Figlia del 2 giugno.