18/10/2026
SCONTRI PIAZZE, CROSIO (ALF): «INTOLLERABILE GUERRIGLIA URBANA, BASTA AMBIGUITÀ DALLA SINISTRA. MA IL GOVERNO ASCOLTI L'ITALIA SILENZIOSA CHE SOFFRE IL CAROVITA. RIVOGLIAMO LA NOSTRA MILANO: DECORO, EFFICIENZA E LEGALITÀ»
Milano, 18 ottobre 2026 – «Per chi, come noi, si riconosce nei valori liberali e riformisti, la libertà di manifestare pacificamente il proprio dissenso rappresenta un pilastro intoccabile di ogni democrazia matura. Ma il diritto alla protesta non può mai trasformarsi nella licenza di mettere a ferro e fuoco le nostre città, tenere in ostaggio interi centri storici, devastare attività commerciali, imbrattare monumenti o assaltare presidi di cultura come accaduto ieri a Torino, Bologna e Milano. Di fronte a decine di agenti feriti, a cui va la piena e incondizionata solidarietà di Area Liberale Federalista, non siamo in presenza di dissenso, bensì di teppismo e di una guerriglia urbana preordinata che va isolata e perseguita con la massima fermezza dello Stato di diritto». Lo dichiara in una nota Jonny Crosio, Segretario Nazionale di Area Liberale Federalista (ALF), commentando gli scontri avvenuti ieri nelle principali piazze italiane. «Chi scende in strada a volto coperto, armato di bombe carta, spranghe, sanpietrini, martelletti frangivetro e persino bottiglie molotov, cercando la saldatura con le frange dell'antagonismo organizzato e dei centri sociali, non ha a cuore alcuna rivendicazione sociale: punta unicamente al caos e allo scontro con le istituzioni. Per questo — prosegue Crosio — colpisce e preoccupa la persistente ambiguità di una sinistra che fatica a tracciare un confine netto e continua a balbettare distinguo sociologici. Davanti alla violenza contro le Forze dell'Ordine e alla devastazione dei beni pubblici e privati non possono esserci zone grigie: ogni reticenza o timidezza nella condanna finisce per legittimare gli estremisti, usati da chi soffia sul fuoco della tensione sociale solo per mascherare la propria assenza di idee e di proposte alternative per il Paese». «Allo stesso tempo, con lo spirito costruttivo e autonomo che contraddistingue la nostra azione politica, rivolgiamo un monito chiaro all'Esecutivo: la necessaria intransigenza sul piano dell'ordine pubblico non deve diventare un alibi per sottovalutare il disagio economico reale. Al netto dei violenti, che non trovano e non troveranno mai alcuna giustificazione, esiste una parte maggioritaria e operosa del Paese — fatta di famiglie, ceto medio, lavoratori e piccoli imprenditori — che non lancia molotov e non spacca vetrine, ma che soffre in silenzio perché il costo della vita, tra inflazione, bollette, carburanti e affitti, è ormai diventato insostenibile. È a questa Italia silenziosa, che lavora, produce e rispetta le regole, che il Governo ha il dovere di dare risposte rapide e strutturali a tutela del potere d'acquisto: disinnescare il disagio sociale con scelte economiche incisive è il modo più efficace per togliere ossigeno ai professionisti del disordine». «Uno sguardo particolare e addolorato — conclude il Segretario Nazionale di ALF — va infine a Milano, che ieri ha pagato il tributo più pesante vedendo Piazza Duomo, la Galleria e Corso Vittorio Emanuele trasformati in un campo di battaglia tra falò, saracinesche abbassate e cittadini impauriti. Guardando alle ferite inferte al cuore del capoluogo lombardo, come giustamente diceva l'amico Albertini, di certo quella di ieri non è la Milano che vorrei. Anche noi rivogliamo la nostra Milano: rimbocchiamoci le maniche perché Milano vuole altro, a partire dal pieno ripristino del decoro, dell'efficienza amministrativa e della legalità».