28/04/2026
𝐑𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞: 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐮𝐧 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐨𝐭𝐭𝐚
La bozza di decreto illustrata nei giorni scorsi dal Ministro Orazio Schillaci alle Regioni sta sollevando forti critiche dal mondo medico.
Durissima la posizione del 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐎𝐌𝐂𝐞𝐎 𝐌𝐢𝐥𝐚𝐧𝐨, 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐑𝐨𝐬𝐬𝐢:
"𝐿𝑜 𝑑𝑖𝑐𝑜 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑠𝑒 𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑚𝑎: 𝑙𝑎 𝑏𝑜𝑧𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑑𝑒𝑐𝑟𝑒𝑡𝑜 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎𝑙 𝑀𝑖𝑛𝑖𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑆𝑎𝑙𝑢𝑡𝑒 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝑜𝑏𝑏𝑟𝑜𝑏𝑟𝑖𝑜. 𝑃𝑒𝑟 𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑖 𝑠𝑜𝑙𝑑𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑃𝑁𝑅𝑅 𝑠𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑟𝑢𝑔𝑔𝑒 𝑖𝑙 𝑆𝑆𝑁 𝑖𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑒, 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑓𝑎𝑐𝑐𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑠𝑢𝑜𝑖 𝑑𝑒𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑜𝑟𝑖, 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑔𝑒𝑚𝑚𝑒 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑝𝑟𝑒𝑧𝑖𝑜𝑠𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑤𝑒𝑙𝑓𝑎𝑟𝑒. 𝑄𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑎𝑠𝑠𝑢𝑟𝑑𝑜 '𝑝𝑎𝑠𝑡𝑖𝑐ℎ𝑒' 𝑙𝑒𝑔𝑖𝑠𝑙𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑣𝑎 𝑖𝑚𝑚𝑒𝑑𝑖𝑎𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑟𝑖𝑡𝑖𝑟𝑎𝑡𝑜."
Sulla stessa linea 𝐢𝐥 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 FNOMCeO 𝐅𝐢𝐥𝐢𝐩𝐩𝐨 𝐀𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢, che ha definito la riforma "𝑓𝑎𝑡𝑡𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑖 𝑚𝑒𝑑𝑖𝑐𝑖 𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑖 𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎𝑑𝑖𝑛𝑖: 𝑖𝑛𝑒𝑓𝑓𝑖𝑐𝑎𝑐𝑒, 𝑖𝑛𝑢𝑡𝑖𝑙𝑒 𝑒 𝑑𝑎𝑛𝑛𝑜𝑠𝑎".
𝐈𝐥 𝐧𝐨𝐝𝐨: 𝐜𝐡𝐢 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚?
Il punto sollevato da Anelli e Rossi tocca un principio cardine dell'assistenza primaria. Oggi il medico di medicina generale è il medico della persona che lo sceglie, con il mandato di tutelarne la salute. Trasformarlo in dipendente dell'azienda sanitaria significherebbe spostarne l'ottica verso l'interesse aziendalistico, con il rischio concreto che i cittadini non abbiano più i loro medici.
𝐂𝐚𝐬𝐞 𝐝𝐢 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀: 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢 𝐌𝐌𝐆
Un punto che merita di essere ribadito: i medici di famiglia possono già oggi entrare nelle Case di Comunità grazie ai debiti orari previsti dalla convenzione. Il vero problema, in questi tre anni, è stato un altro:
– non si è deciso quali servizi erogare;
– non sono state allocate risorse per assumere infermieri, psicologi, fisioterapisti, tecnici, ostetriche, personale amministrativo e collaboratori di studio;
– non è stato varato il piano straordinario sul personale più volte proposto.
𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨
Le proposte concrete avanzate dalla FNOMCeO e sostenute anche da OMCeOMI indicano una direzione chiara:
– trasformare il Corso specifico in Medicina Generale in corso di specializzazione, riconoscendo finalmente la dignità professionale che questa branca merita;
– investire risorse vere sull'assunzione delle professionalità oggi mancanti nelle strutture territoriali;
– costruire la riforma con i medici e con i cittadini, non sopra le loro teste.
Come Ordine dei Medici di Milano sosteniamo con forza la richiesta di un confronto reale con la professione. La medicina territoriale non si rilancia mettendo in discussione il rapporto fiduciario medico-paziente, ma dotandola finalmente del personale e delle risorse che da troppo tempo le mancano.
Leggi qui l'intervista rilasciata dal Presidente Rossi a Medico e paziente: https://medicoepaziente.it/2026/riforma-mmg-nuovi-obblighi-e-rischi-per-il-territorio/