07/08/2026
GKN: i sindacati danzano sul ca****re della lotta di classe
Son passati 5 anni ormai da ciò che può essere visto come un fulgido esempio dell'ennesimo "offuscamento" di un’azione di lotta di classe da parte dei sindacati. Con gli anni questa lotta è ormai stata quasi dimenticata.
In principio si parlò molto della vertenza della GKN di Campi Bisenzio. Dopotutto l’azienda era la principale fornitrice di semiassi per i veicoli del gruppo FCA. L’80% dei semiassi dei veicoli del gruppo proveniva dallo stabilimento di Campi. (1)
Tutto ebbe inizio nel luglio del 2021, più precisamente il nono giorno del mese, quando l'azienda Gkn Driveline, a sua volta proprietà del fondo finanziario britannico Melrose Industries, forse accogliendo le richieste di maggiore occhio agli affari ecologici lanciate qualche anno prima dai "Fridays For Future" , volle risparmiare carta e inchiostro e piuttosto che spedire raccomandate e contattare i sindacati decise di inviare senza alcun preavviso una mail a tutti i 422 lavoratori dello stabilimento con cui si annunciava il loro licenziamento. La giustificazione, data in una lettera sottoscritta dalla ditta, fu la seguente: le previsioni di fatturato dello stabilimento di Campi per il 2025 si attestano a circa 71 milioni di euro, importo inferiore di circa il 48% rispetto ai livelli di fatturato del 2019, a cui seguì la dichiarazione "la prospettiva è quella di una non sostenibilità dello stabilimento di Campi Bisenzio” che portò alla naturale “indifferibile e irreversibile decisione di chiudere lo stabilimento e cessare ogni attività presso di esso”. La società, continua la lettera, “non è nelle condizioni di ricorrere all’utilizzo di ammortizzatori sociali”. (2)
Ancor prima che venisse pubblicato il primo articolo sulla vicenda, l'intera scala dell'efficiente burocrazia di questo nostro Stato tanto amato, dal ministro dello Sviluppo Economico Orlando ai Vice capi delle segreterie dei più svariati Vice Ministri fino al signor Fossi, sindaco di Campi Bisenzio, s’era dichiarata al fianco dei lavoratori.
Anche Salvini si gettò, con sua caratteristica cialtroneria, nel gioco dell' "amico del popolo" con una sua dichiarazione in cui invitava il fondo britannico ad avere "coscienza" e il cardinale, nonché arcivescovo di Firenze, Betori pregò il buon Dio di risolvere la faccenda. (3) Data l'inazione dalla parte divina, è ragionevole credere che in quel periodo il Creatore fosse irreperibile causa ferie.
Il malinteso tentativo di salvare alberi dall'esser trasformati in lettere di unilaterale cessazione del rapporto di lavoro si ritorse contro l'azienda; in quei giorni d'estate pareva che tutte le sezioni locali delle nazionali testate storiche si dovessero dotare d'una pagina interamente dedicata alla vicenda non appena si facesse nuova la settimana.
Così andò l'odissea: la mattina del 9 luglio vennero inviate le mail di licenziamento; la sera dello stesso giorno i lavoratori occuparono lo stabilimento proclamando al suo interno un'assemblea permanente. Qualche alba più tardi, più precisamente il 12 luglio, il signor Fossi annunciò d'aver firmato un'ordinanza comunale che vietava "l’avvicinamento al perimetro aziendale dello stabilimento di Gkn dei mezzi pesanti", (4) così da impedire all'azienda di portare via i macchinari.
Seguirono una serie di manifestazioni, e di pellegrinaggi aventi come meta il presidio permanente sorto dinanzi ai cancelli dello stabilimento, che videro quasi l'intera orchestra di burocrati locali ve**re a portare le loro parole di sostegno ai 422. Giunsero tutti e 41 i sindaci dei comuni della fu provincia di Firenze, ribattezzata "Area Metropolitana", il governatore regionale Giani, detto "il Tartina" per il suo prediligere il presenziare a iniziative caratterizzate dalla presenza di un buffet ben fornito, e anche chi negli uffici pubblici non riuscì ad entrare con la carica ambita, come Antonella Bundu, candidata sindaca di Firenze nel 2019 che riuscì ad essere eletta "soltanto" consigliera comunale grazie a quel 7% di preferenze espresse per la coalizione di sua appartenenza, "Sinistra Progetto Comune", che include Potere al Popolo! e Rifondazione Comunista. (5)
Nel mentre, i sindacati, in questo caso la FIOM, ricorsero a quello strumento che fu, è, e sarà loro tanto caro: il diritto borghese. Il 30 luglio la sigla sindacale presenta un ricorso al tribunale di Firenze per condotte antisindacali in quanto i licenziamenti non erano stati previamente pattuiti con loro, i legittimi proprietari dei 422, dotati di riconoscimento ufficiale di questa proprietà da parte dello Stato.
Era necessario imitare il De Monarchia e ribadire un concetto fondamentale. Per il Poeta il guidare gli uomini alla felicità era il fine comune a Papa e Imperatore, ma il tipo di felicità di competenza delle due figure era distinto. Al primo spettava la felicità dei cieli, al secondo quella della Terra. Nella nostra modernità imperialistica, queste due figure, forse una e mezzo considerando che Leone siede tutt’oggi sul suo, seppur ridimensionato, trono, sono relegate all'obsolescenza e a gestire la produzione di valori di scambio sopperiscono sindacati e fondi di investimento.
Entrambi condividono uno stesso fine: il tenere in vita questo sistema facendo sì che e continui a respirare, per quanto ormai sia così marcio da avere i semi-moventi polmoni in bella vista assieme al resto delle interiora. Tuttavia a tale fine giungono in diversa maniera. I primi s'occupano di tener fermi i lavoratori, i secondi di tener felici gli azionisti. Dunque la carne salariata ai primi e stabilimento e macchinari ai secondi. Essi potranno agire l'uno sul dominio dell'altro solamente dietro previo e saldo accordo riconosciuto dallo Stato.
Era necessario far ribadire ai savi togati del Tempio di Novoli, detto "Palazzo di Giustizia", questa distinzione, perché che si gettassero per strada quei 422 senza neanche un tavoluccio era un insulto della peggior maniera ai sindacati e alla fedeltà con cui esercitano il ruolo di scudieri di questo sistema!
Dopo un mesetto di intesa ponderazione, i savi in nero si pronunciarono a favore del ricorso; grande festa. Quel ventun settembre fu uno di quei rari e fuggenti attimi di felicità collettiva. Segretari di FIOM, FIM e UILM eran contenti, Orlando era contento, Giorgetti era contento. Tutte le varie signore e signori dei partiti parlamentari erano contenti, come lo erano i loro sottoposti locali, e tutti lodarono il santo Diritto e tutti i suoi discepoli per essersi ben adoperati.
A infastidire, forse per l'amarezza di non poter partecipare a tanta gioia, fu la ditta che ricordò che "la decisione di chiusura non è stata intaccata né censurata, così come la messa in liquidazione dell’azienda" (6) però stavolta sarebbe stata eseguita sedendosi a qualche tavolo con la RSU come vuole la buona educazione.
Forse condividevano i festeggiamenti con meno entusiasmo quei 422, ancora senza futuro, ma le loro angustie non valevano granché. Questione prioritaria era che l'equilibrio di mansioni nel sistema della schiavitù salariale fosse garantito; il resto era di poco conto per i burocrati sindacali e i loro fratelli statali.
Si potrebbe continuare a ricostruire la prosecuzione della vicenda elencando le date d’una serie di tavoli e tavoletti tra sindacati, comune, Ministero del Lavoro e l'allora MISE, acronimo più scorrevole dell'odierno MIMIT, ma ciò non contribuirebbe a granché se non ad allungare inutilmente il testo.
Saranno menzionati solamente i passaggi chiave necessari a comprendere quanto i sindacati abbiano mandato in fumo ogni tentativo di lotta.
il 19 gennaio 2022, viene sottoscritto un accordo tra la ditta QF, proprietà d'un certo Francesco Borgomeo, e i sindacati che sanziona la rilevazione, per la modica cifra di 1 euro, della sede di Campi Bisenzio da parte di Qf in ottica di un processo di "reindustrializzazione" con la promessa di una completa reintegrazione di tutti i salariati. Il 22 gennaio il 98% dei 354 lavoratori rimasti nel Collettivo di fabbrica Gkn approva l'accordo in assemblea.
Segue comunicato CGIL, sottoscritto da De Palma, segretario FIOM nazionale, e Calosi, segretario generale Fiom-Cgil Firenze, Prato e Pistoia, redatto per l'occasione: "Per la Fiom si tratta di un ottimo risultato. Adesso, insieme alla Rsu, ci impegneremo perché proprietà e istituzioni rendano concreti gli obiettivi come da cronoprogramma per consentire la ripresa dell’attività e garantire la continuità occupazionale di tutti i lavoratori, compresi quelli degli appalti." (7)
Risulta essere utile, per una migliore comprensione della vicenda, sottolineare che il signor Borgomeo fu un ex-consulente della GKN tra novembre e dicembre del 2021 con l'incarico di trovare un nuovo acquirente per lo stabilimento. Da aiuto padrone decise di fare il salto di qualità ed indossare le vesti padronali, inaugurando una nuova ditta interamente di sua proprietà: la "Quattro F" (Qf) s.p.a . E' lo stesso Borgomeo, in un'intervista rilasciata il 7 marzo 2022 al Corriere Fiorentino, a spiegare cosa significhino queste quatto consonanti: "Fiducia nel Futuro della Fabbrica di Firenze" . Magari questa fiducia esisteva, strabordava dal cuore del signor AD, ma purtroppo era riservata per un’altra fabbrica di Firenze e non per quella situata a Campi appena rilevata.
Sempre nella sopracitata intervista, alla domanda "Com’è il rapporto con gli operai, una realtà compatta, che sta continuando la battaglia sui diritti?" Borgomeo risponde: "[...] in QF il rapporto con loro è ottimo, anche se davanti abbiamo tanti problemi. Credo nell’ascolto, lo pratico e ascolto molto gli operai, che hanno tanta esperienza e danno tanti stimoli per far crescere il progetto su cui sto lavorando[...]" . (8)
Se si sfogliano le pagine dell’Ansa del 7 novembre 2022, data in cui i lavoratori danno vita alla Società Operaia di Mutuo Soccorso "Insorgiamo", è possibile constatare in che modo l'opinione del signor dottore gran consulente Borgomeo sia cambiata in merito ai rapporti col capitale variabile: "Lo stabilimento è occupato abusivamente e gestito illegalmente; nei prossimi giorni faremo le nostre valutazioni", (9) ecco il commento rispetto alla situazione dell'ex-GKN dieci mesi dopo l'acquisto. Lo stabilimento era rimasto inattivo nonostante il passaggio di proprietà. Davanti ai cancelli era sorto un nuovo presidio per evitare che Qf portasse a termine la deindustrializzazione dello stabilimento caricando su camion della ditta i macchinari sotto la pretesa di portare via rifiuti e rimanenze di magazzino dallo stabilimento. Sempre nella stessa data, un comunicato della FIOM nazionale replica all'ex-compagno d'accordo nella seguente maniera: "Il dottor Borgomeo sta effettuando una grande operazione di distrazione di massa per non ammettere davanti ai lavoratori, al territorio, al Governo e alle istituzioni il mancato rispetto dell'accordo da lui stesso sottoscritto il 19 gennaio scorso al ministero dello Sviluppo economico." (10) A quanto pare sostituire il padrone con un suo ex-delegato non pare aver portato a grandi frutti.
Sempre nel mese della Rossa Rivoluzione, le maschere del sostengo da parte delle istituzioni iniziano a cadere. Il signor Borgomeo cessa di erogare i salari ai 350 lavoratori rimasti menzionando "investimenti impossibili a causa dell’illegalità diffusa" , I consigli comunali di Campi Bisenzio dedicati al caso, in cui l’Rsu Dario Salvetti continuava a richiedere un intervento statale. "[...] E aggiunge che lo Stato deve farsi carico dello stabilimento, per sostenere il progetto di autogestione dei lavoratori: "O c’è un intervento pubblico o la fabbrica è spacciata.", si rivelano essere "deludenti, un’inutile pantomima" . (11)
La Fiducia nel Futuro si esaurisce del tutto nel febbraio del 2023, quando Borgomeo decide che la gestione della fabbrica starebbe più a genio a qualcun altro e annuncia la liquidazione volontaria di Qf. La giustificazione del gruppo consiste nell'incolpare i lavoratori per la bancarotta: "Siamo stupiti che il movimento Insorgiamo sia sorpreso che la Qf dovrà andare in liquidazione. Il movimento politico ha fatto di tutto, secondo noi in maniera scientifica, per far fallire la Qf al fine di espropriare lo stabilimento e disporre dei beni a loro piacimento come sta già facendo senza alcun controllo. Insorgiamo ha fatto di tutto per far fallire ogni percorso di riconversione e per far fallire l’azienda". (12)
Dal 2023 il destino dello stabilimento va sempre più verso il mare aperto, nonostante i lavoratori continuino ad implorare un "intervento pubblico" in ogni documento e ad ogni assemblea. La strategia dell'elemosina allo Stato, Regione o qualsiasi ente si voglia accollare il problema è una normale conseguenza della direzione sindacale della lotta, gestita interamente dalla FIOM, come testimonia la memoria consegnata dai rappresentanti del Collettivo di Fabbrica ex GKN alle Commissioni parlamentari X (Attività produttive) e XI (Lavoro), in occasione dell'audizione del marzo 2023.
Nel testo si legge: "L'assemblea permanente, ancora oggi in svolgimento, è indetta da Cgil, Cisl e Uil. Allo scorso congresso Cgil/Fiom tenutosi a novembre gli iscritti Fiom risultavano essere 240 (su 280, ndr) , maggioranza assoluta
La Rsu è interamente composta da membri della Fiom. La Rsu aderisce integralmente al Collettivo di Fabbrica. Ad oggi non c'è nessuna contrapposizione tra Collettivo di Fabbrica e Rsu Fiom Gkn. " (13)
Il 10 luglio i lavoratori del Collettivo ex-GKN rimasti lanciano il progetto della cooperativa GFF (GKN For Future), inaugurando una nuova tattica con cui il Collettivo GKN tenterà di restare nelle pagine della cronaca: il legarsi ad altre iniziative della sinistra "antagonista", scimmiottando un linguaggio "anticapitalista". Primo esempio di questo tentativo di imitazione lo si ha con la campagna di "azionariato popolare" volta a raccogliere 75.000 euro, cifra iniziale per intraprendere un percorso atto a rilanciare lo stabilimento. La cifra è stata raccolta, ma le lettere di licenziamento da parte della Qf sono rimaste, come nelle mani di Qf è rimasta la proprietà dell'immobile, poi segretamente venduta nel marzo del 2024 a due neonate imprese immobiliari, Tuscany Industry Srl (Ti) e Sviluppo Immobiliare Toscana Srl (Sit), per 7 milioni di euro. Pare che entrambe le ditte rimandino in qualche modo a Qf e che il tutto non sia altro che un'operazione di speculazione edilizia. Come si può leggere nell'articolo de "La Repubblica" riguardante la vendita: "La Tuscany Industry Srl è la società a cui un anno fa la Pvar Srl - che detiene il 100% delle quote di Qf - aveva ceduto il il 50% delle sue quote. Una neonata società legata alla proprietà di Qf così come la Sviluppo Immobiliare Toscana, anche questa creata nell’autunno del 2023." (14)
L'accordo sarà scoperto dalla Rsu solamente ad ottobre, quasi in concomitanza con la visita di Greta Thunberg al presidio degli operai (15).
I pellegrinaggi di governatori e sindaci davanti ai cancelli erano ormai divenuti un lontano ricordo.
Nell'aprile del 2025 i lavoratori rimasti a ricevere le lettere di licenziamento della Qf erano 121. Stavolta il santo diritto a cui fino ad esso si era appellata la RSU si schierò dalla parte del padrone. Il tribunale che aveva bloccato i 422 licenziamenti quattro anni prima, ora concede la procedura di licenziamento collettivo. La FIOM si limita al consigliare ai 121 di impugnare la procedura. (16) Oltre ai licenziamenti, la "Fiducia nel Futuro della Fabbrica di Firenze" vuole ardentemente sgomberare lo stabilimento e anche in questo caso il tribunale gli ha dato fiducia, concedendo nel giugno del 2025 lo sgombero (17).
Nonostante le campane stiano suonando il requiem per i lavoratori e per lo stabilimento, il Collettivo ex-GKN, la cooperativa GFF e la SOMOS "Insorgiamo" continuano a presentare le loro fantasiose e idiotiche iniziative, in maniera non dissimile a chi non vuol accettare la dipartita del morto, continuando a chiamare ed abbracciarne il ca****re dell'amato.
E’ lanciata la proposta di aprire "nel perimetro della reindustrializzazione della ex Gkn." un "polo della cultura “working class” a disposizione della reindustrializzazione della ex Gkn", polo che comprenderebbe (18):
un archivio e un polo museale “per sé”; la storia della Fiat Firenze e di questi tre anni di lotta;
gli archivi operai della zona con un polo museale dedicato;
una biblioteca della letteratura working class ;
la sede del centro permanente dei Festival europei della letteratura working class;
un centro audiovisivo del movimento operaio della piana fiorentina;
un centro di formazione e di realizzazione documentaristico e filmico, a partire dai progetti filmici che sono già oggi in campo.
Sulla "Cultura working class" già s’espresse bene un russo, ai suoi tempi, quando scrisse: "Ma perché (gli operai, ndr ) possano riuscirvi (a partecipare all'elaborazione teorica del movimento rivoluzionario, ndr) più spesso bisogna sforzarsi di elevare il livello della loro coscienza in generale, bisogna che essi non si rinchiudano nella cornice artificialmente ristretta della «letteratura per operai », ma imparino sempre meglio a comprendere la letteratura in generale. Sarebbe anzi più giusto dire che gli operai non si «rinchiudono» in una letteratura speciale, ma vi sono rinchiusi, perché essi leggono e vorrebbero leggere tutto ciò che si scrive per gli intellettuali, e _soltanto alcuni intellettuali (scadenti) pensano che «agli operai» basti parlare della vita d'officina e rimasticare ciò che essi da molto tempo sanno." (19)_
Pare che quest’ultima affermazione descriva con minuziosa precisione il personale dietro quest’iniziativa della “cultura working class” ,personale che si diletta in gridar certe panzane, ad esempio: “un vasto spettro di forze culturali, letterarie, storiche, documentaristiche, di ricerca ha contribuito positivamente alla lotta per la difesa dei posti di lavoro, più di tutte le cosiddette “forze economiche” del capitale.” (20) Come è ben noto, sono i documentari ad occupare le fabbriche e sono i libri a subire i peggiori accordi che la CGIL possa tirar fuori dal suo cappello. Sarebbe anche d’obbligo ricordare a questi signori intellettuali che tra le “forze economiche” del capitale si trova anche la vostra amata “working class” o, come meglio andrebbe definita, “capitale variabile”. Essa nasce col capitale e si estinguerà con esso, quando finalmente l’umanità intera sarà libera dal lavoro salariato. Tuttavia queste Rivoluzioni Culturali di Campi Bisenzio non propongono minimamente questa prospettiva, bensì tutt’altro! Questo triumvirato dello stabilimento di Campi promette, nel documento dell'assemblea di fabbrica del 12 luglio 2026, un rilancio della produzione concentrandosi su pannelli solari e bici elettriche con l'idea di convertire ciò che resta delle linee di produzione in una "fabbrica socialmente integrata e il motore di un mutualismo permanente e conflittuale. Altrimenti, non sarà nulla." Sempre nello stesso documento, viene riaffermata la natura "anticapitalista" dell'iniziativa: "In poche parole, non salpiamo con il mercato, ma _contro_ (il grassetto è del Collettivo, ndr) il mercato. Salpiamo per costruire un nuovo conflitto con il capitale e con i suoi meccanismi, nella consapevolezza che, quanto più crescerà l’equipaggio nella produzione, tanto più dovranno crescere gli equipaggi sociali: quelli impegnati nella lotta per la riconversione ecologica e contro l’economia del riarmo."
A questa promessa di lotta "contro il mercato" segue un'ulteriore idea di investimento: "Per recuperare il tempo perduto nella reindustrializzazione, ma anche per sviluppare un nuovo ambito della nostra progettualità, la SOMS promuoverà quella che definiamo reindustrializzazione alimentare: ristoro, emporio, birreria e pizzeria popolare e mutualistica nei luoghi della città che individueremo. L’obiettivo sarà farne uno strumento di convergenza con le reti contadine e con le realtà di lotta." (20)
Questa guerra al capitale e ai suoi sistemi è talmente aspra che si vuol produrre dei valori d’uso da immettere sul mercato per trarne un profitto così da poter far crescere “l’equipaggio nella produzione”.
La formuletta D-M-D’ (21) è una banalità da quinta superiore, banalità che a quanto pare questi signori credono di illudere con vacue parole d’ordine come “mutualismo conflittuale” oppure “fabbrica socialmente integrata”. La realtà dei fatti è che, paradossalmente, quando a gestire l’impianto era il fondo inglese, la fabbrica era più socialmente integrata, con 422 salariati e una produzione integrata in modo molto più efficiente con il mercato globale, di quanto non lo sia adesso.
La sua funzione nel mercato capitalistico era molto più sviluppata e coinvolgeva molti più lavoratori, salariati d’ogni nazionalità concatenati insieme dalla produzione automobilistica; dalle industrie FIAT di Tornio a quelle in Brasile, Serbia e Turchia, ciascuno di questi stabilimenti richiedeva i semiassi prodotti a Campi Bisenzio.
Questo perché Il capitale è in sé un prodotto collettivo, frutto di una produzione già socializzata nella prassi, ma confinata nell’angusto e obsoleto rapporto di proprietà capitalistico. Come scrisse un tedesco:
“ Essere capitalista significa occupare nella produzione non soltanto una pura posizione personale, ma una posizione sociale.
Il capitale è un prodotto collettivo e può essere messo in moto solo mediante una attività comune di molti membri, anzi in ultima istanza solo mediante l'attività comune di tutti i membri della società.
Dunque, il capitale non è una potenza personale; è una potenza sociale.“ (22)
L’obiettivo della lotta rivoluzionaria è emancipare questo lavoro, emancipare la produzione, emanciparla dal capitale e dalle sue leggi per adattarla alle condizioni sociali in cui già esiste e opera, mettendo finalmente la parola fine agli squilibri e le contraddizioni che caratterizzano questo sistema. Se fossero i salariati a gestire la produzione negli stabilimenti di Torino, Goiana, Kragujevac e Bursa, al posto del padrone Elkann e dei suoi azionisti, non più con l’obiettivo di produrre altro capitale da reinvestire, bensì produrre per soddisfare le richieste di tutto il genere umano, libero dai confini e dagli Stati, unito in un’unica unione di liberi produttori globale, il marciume di questo sistema diventerebbe un ricordo. La produzione scorrerebbe a ritmi umani, senza più richiedere turni massacranti per soddisfare gli investitori. Il “licenziamento” non comporterebbe più la fame, la miseria ma semplicemente il ricollocamento ad un altro sito produttivo o la certezza d’una riqualificazione offerta gratuitamente dalla società, per sopperire alla produzione di altri beni richiesti da essa. La qualità dei prodotti non sarebbe più ancorata a calcoli di costi produzione per profitto ricavato, bensì si comparerebbero le risorse e le energie richieste per la produzione col beneficio ricavato dall’oggetto, con i benefici che dà il suo uso, massimizzandone le migliori qualità e gettando per sempre nella pattumiera della storia il sistema “usa e getta” e le qualità scadenti, che non avrebbero più senso d’esistere.
Con la scomparsa degli Stati e d’ogni nazionalismo, scomparirebbe anche la necessità della produzione bellica, liberando ancor di più le risorse che prima erano destinate all’industria della morte, ora riconsegnate alla società per creare vita.
E’ con la morte del capitalismo che inizierà ciò che l'umanità potrà chiamare Storia in tutto il suo splendore.
Questa realtà sarà possibile solo con la violenta presa di tutto il potere politico da parte del proletariato, dei salariati, rigidamente organizzati nel loro partito, il partito di classe, partito che impone gli interessi della sua classe, “per mezzo di fucili, baionette e cannoni” (23), su quelli della classe borghese d’ogni Stato, tanto nelle sue vesti democratiche che in quelle autoritarie, stracciando e gettando nel fango ogni Costituzione e Codice che garantisca il diritto alla proprietà privata e all'esistenza del rapporto di capitale.
Per riuscire in questa titanica impresa, è necessario rafforzare quest’organo della classe, oggi purtroppo debolissimo dopo decenni di controrivoluzione stalinista. Bisogna diffondere le sue posizioni all’interno della classe, radicarlo, farlo diventare un formidabile strumento di lotta; questo è l’unico modo in cui si possa mettere la parola fine alle incertezze e le quotidiane barbarie di questo sistema.
Che prospettiva viene proposta invece dai signori del collettivo “Insorgiamo”? Il Collettivo dichiara di voler superare questo sistema, ma nei fatti rema nel verso opposto. Non propone un’alternativa ai meccanismi del capitale, anzi, vive grazie alla produzione di merci da scambiare per avere il profitto necessario per continuare ad esistere, con l’augurio di espandersi, di crescere e d’avere sempre più salariati da cui comprare forza-lavoro!
Questo si chiama creare nuove accumulazioni di capitali, che siano bollati come “socialmente integrati” per dare un alone di superiorità morale alla loro accumulazione poco cambia.
Ma con tutta probabilità, questi piani non avranno mai vita lunga.
"Reindustrializzzione alimenatare", "mutualismo conflittuale", "fabbrica socialmente integrata" ; solitamente gli epitaffi sono delle massime comprensibili a chiunque vaghi dentro ad un cimitero, non una accozzaglia di termini vuoti.
Ancora la bara non è calata nella fossa; Collettivo, SOMS e Cooperativa continuano a proporre i loro progetti, ma il futuro non pare prometter bene. Nonostante lo stop del tribunale di Firenze, lo sgombero dello stabile continua ad esser reclamato da Qf. Giusto il 23 luglio di quest'anno l’azienda ha pubblicato una nota pubblica che legge (24) : "il buon esito della procedura di concordato preventivo (che oggi si trova a maneggiare Qf,ndr) dipende oggi da una condizione essenziale: la piena disponibilità dello stabilimento".
Del domani dell’ex-GKN continua a non esserci certezza.
Che lezioni posso essere tratte da questa vicenda?
Ancora una volta l'economicismo trascina gli operai nelle fauci dell'ideologia borghese, della lode del diritto, del rispetto nei confronti di sindacati. Con il progetto del "polo della cultura Working class" si è arrivati fino ad una parodia, una tragicommedia, in cui si celebra la classe salariata in uno stabilimento industriale non funzionante dove resta un quarto della forza-lavoro attiva in origine.
Pare si stia veramente a gridare "Altri 100 di questi giorni!" ad un funerale.
Per non parlare del continuo prostrarsi dinanzi alle istituzioni, dilaniando le proprie corde vocali, col volto rivolto al cielo, nel gridare: "Dov'è la pioggia? Dov'è intervento pubblico?" La risposta è che non vi è pioggia nel deserto, l'intervento pubblico che stabilizzi e risolva le contraddizioni del sistema di produzione capitalistico non è altro che un miraggio, una falsa oasi prodotta dal riflesso delle aride sabbie del mercato.
il Collettivo continua ad affermare che: “La reindustrializzazione dal basso immaginata dai lavoratori e l’azionariato popolare sono elementi di controllo operaio, sociale e di propulsione della creazione di un polo delle energie rinnovabili e della mobilità leggera a Campi Bisenzio. _Non vogliono e non possono sostituirsi all’intervento pubblico.” (25)_
Ecco il grande gesto di ribellione, il sottrarsi al capitalista privato per poi andare a elemosinare dal capitalista collettivo!
Credere che con l’aiuto del comune, della regione o di qualsiasi altro ente statale si vada a costruire un’ “alternativa” a questo sistema è pura fantasia, come ci ricorda sempre quel tedesco:
“[…] Invece che da un processo di trasformazione rivoluzionaria della società l' 'organizzazione socialista del lavoro complessivo' - 'sorge' dall' "aiuto dello Stato," (qui Marx cita il Programma di Gotha, documento che vuole criticare, ndr) che lo Stato dà a cooperative di produzione, che esso, e non l'operaio, "crea." Che si possa costruire con l'aiuto dello Stato una nuova società, come si costruisce una nuova ferrovia, è degno dell'immaginazione di Lassalle. […] per ciò che riguarda le odierne società cooperative, esse hanno un valore soltanto in quanto sono creazioni operaie indipendenti, non protette né dai governi né dai borghesi.” (26)
Se s’analizza la situazione con le fredde lenti dell’analisi oggettiva, dal momento in cui la GKN Driveline decise di intraprendere la chiusura dello stabilimento, la lotta era già persa.
Quale altre accumulazioni di capitale avrebbero potuto garantire la piena operatività del sito? Qui si parla di un’accumulazione legata ai grandi gruppi dell’imperialismo europeo, come lo era FCA. Sarebbe stato necessario trovare un gruppo economico con simili volumi di capitali, disposto ad investire nello stabilimento, in un un momento in cui, dati i bassi saggi di profitto, i capitali si muovono verso la delocalizzazione, nella speranza di incontrare capitale variabile a basso prezzo.
Così non è stato, e la GKN è diventata l’esempio di come l'alternativa che i capitali hanno durante le inguaribili crisi di caduta dei saggi di profitto sia la finanziarizzazione, come dimostratosi dai giochetti delle aziende ombra legate alla truffa immobiliare del signor Borgomeo.
Significa forse che i lavoratori della GKN avrebbero dovuto gettar la spugna e uscir cordialmente dallo stabilimento, ricordandosi di spegnere le luci prima d’uscire?
Assolutamente no, anzi, ogni azione di lotta e di ribellione da parte della classe salariata è più che mai necessaria in un mondo in cui le classi dominanti, tanto nelle vesti di padroni privati che statali, la calpestano quotidianamente nei modi più indecenti.
Tuttavia l’operato sindacale, che ha ricondotto questo episodio di lotta dritto nella gabbia istituzionale, consegnando a tavoli e tribunali ciò che è dei lavoratori, ha assassinato ogni opportunità di lotta.
L’unico modo in cui i lavoratori avrebbero ricavato qualcosa dalla vicenda sarebbe stato il costringere la GKN Driveline a sputar fuori quanti più quattrini possibili, così da ottenere una buonuscita fatta sudare alla dirigenza.
In che modo? Fregandosene di tribunali e sentenze e prendendo esempio dai compagni d'oltralpe.
Lo stabilimento della tedesca “Continental”, ditta specializzata nella produzione di pneumatici, situato a Clairoix, in Francia, annunciò la chiusura nel marzo del 2009. L’industria contava 1.120 salariati. Il 12 marzo, l’indomani dall’annuncio del licenziamento, i lavoratori, oltre ad aver occupato lo stabilimento, avevano già lanciato insulti, scarpe e uova ai dirigenti senza aspettare le visite da parte di governatori o le preghiere d’un cardinale! (27)
Il 21 aprile il tribunale di Sarreguemines pronuncia una sentenza in merito al caso, una sentenza che libera la Continental dalle accuse di licenziamenti illegittimi. Alle 15:00 del 22 aprile, 500 salariati assaltano la vice prefettura di Compiègne distruggendo qualsiasi cosa non fosse imbullonata ai muri degli uffici. Alle 16:00 i salariati erano rientrati nello stabilimento occupato e avevano incendiato un ammasso di pneumatici davanti ai cancelli dell’industria. (28)
Il primo ministro dell’epoca, François Fillon, mentì apertamente dichiarando: “Ciò che si è verificato martedì sono delle violenze inaccettabili, ma è importante ribadire che sono dei gesti fatti da una piccola minoranza (cit: “d'une petite minorité“) dei salariati che non deve attirare tutta l’attenzione”. Terminando il discorso con la promessa di assicurare questi individui alla giustizia. (29)
Signor premier, da che mondo è mondo, 500 di 1120 è quasi la metà dei salariati coinvolti, altro che “piccola minoranza”!
La verità che ogni burocrate e parassita sindacale non vuole ammettere è che le maniere forti sono ricompensate se usate correttamente!
Il primo giugno i salariati ottennero una buonuscita di base dal valore di 50.000 euro netti per ciascun dipendente, con l’aggiunta di tre settimane di stipendio per ogni anno di anzianità, vale a dire una Buonuscita da 100.000 euro per i dipendenti con 30 anni di anzianità, somma di gran lunga superiore ai 20.000 euro netti proposti inizialmente dall’azienda. (30)
Anche se il sito industriale venne chiuso definitivamente, questa fu una vittoria per la classe salariata. Gli operai riuscirono a ottenere il massimo possibile, dato quel contesto, senza sentenze favorevoli e con una condanna da parte delle alte cariche istituzionali!
La difesa delle nostre condizioni di vita non si decide nelle aule di tribunali, templi del diritto borghese, né si ottiene attraverso piagnistei alle porte dello Stato, ma nel conflitto e nel confronto dei rapporti di forza tra i salariati e chi compra il loro lavoro; che vadano al diavolo la classe dominante e il suo diritto!
Per questo la nostra posizione è sempre stata l’indicare la lotta dei salariati autorganizzati in comitati di sciopero, con rappresentanti sempre revocabili qualora venisse deciso in assemblee, fuori dal controllo asfissiante dei sindacati, dei loro burocrati e dei loro tavolucci, come il miglior modo per ottenere le migliori concessioni.
Il tutto tenendo ben presente che, finché il sistema di produzione sarà in mano al capitale, potremmo avere solamente delle vittorie temporanee destinate a svanire sotto le sempre crescenti bramosie di profitto. La soluzione definitiva resta sempre una ed unica: la conquista del potere da parte della classe salariata, organizzata nel suo partito.
Purtroppo nell’esaminare il bilancio dell’esperienza della GKN, s’ha a che fare con una sconfitta. La realtà in cui ci si imbatte è la solita: forze di classe, forze pronte ad un'ardua lotta, come dimostra l'occupazione permanente del sito, sprecate in inutili tavoli e tavoletti, in progetti di re-industrializzazione senza gambe e in attese di carte, decreti e sentenze di organi ostili ai lavoratori. In poche parole, niente di nuovo sotto al sole.
O, per esser più precisi, qualcosa, o meglio, qualcuno di nuovo sotto al sole in tutta questa vicenda s'è avuto.
Il signor Fossi, colui che fu sindaco di Campi Bisenzio, oggi è un onorevole del PD a Montecitorio.
Dinanzi a questa evoluzione lavorativa, è chiaro che uno dei nostri rivoluzionari compiti sarà il delocalizzare i palazzi e le corti della Capitale. Diecimila scrivanie, con annessi burocrati, saranno relegate all'obsolescenza dalla spietata concorrenza dei soviet, più convenienti non per il profitto d'un gruppo industriale o di un fondo speculativo, ma per la sopravvivenza dell'umanità intera.
Solamente con il superamento definitivo di questo sistema non s'avranno altre GKN.
https://www.leftcom.org/it/articles/2026-08-07/gkn-i-sindacati-danzano-sul-ca****re-della-lotta-di-classe