Il REGISTRO ITALIANO DINGHY 12’ CLASSICO è una associazione che riunisce armatori e appassionati del Dinghy 12’ progettato nel 1913 da George Cockshott. Costituita a Napoli nel febbraio del 2009, essa – non proseguendo alcun fine di lucro – ha lo scopo di documentare la vita, la storia sportiva e la manutenzione delle imbarcazioni italiane della Classe Dinghy 12’ costruite in legno, secondo le spe
cifiche tradizionali, d’epoca o moderne, con particolare riguardo a quelle appartenenti ai soci, non che di redigere ed aggiornare un registro di quelle esistenti, che raccolga tutte le notizie che le riguardano. Essa, inoltre, assiste i propri soci armatori nella cura delle loro imbarcazioni e nella certificazione dei restauri operativi nonché nella costruzione di nuove imbarcazioni. Collabora con l’associazione Italiana Classe Dinghy 12’ (AICD) nella promozione dell’attività sportiva riservata ai Dinchy 12’ Classici, non che con tutte le altre associazioni che riuniscono gli armatori di imbarcazioni classiche o d’epoca e gli appassionati della vela classica e tradizionale. Il Dinghy 12’ è stato per decenni la deriva più diffusa nel nostro Paese - come risulta dalle statistiche annuali della Federazione Italiana Vela – ed è abbastanza naturale trovare vecchi esemplari ancora esistenti, conservati e amorevolmente custoditi dai proprietari. Queste barche costituiscono un enorme patrimonio della Classe Dinghy 12’ sia per la tradizione e la storia che rappresentano, sia perché testimoni dell’arte raffinata della costruzione in legno, dei materiali utilizzati e delle tecniche personali adottate nel tempo dai numerosi cantieri e dai semplici artigiani che li hanno realizzati: un mondo da mettere in evidenza e da valorizzare. Nel febbraio 2009 alcuni armatori di scafi classici hanno costituito il “Registro Italiano Dinghy 12’ Classico”, con lo scopo di strutturare la raccolta e la classificazione del materiale esistente e la ricerca di quello ancora da rintracciare. Non solo: il registro assiste i proprietari nei restauri e nella loro documentazione e, naturalmente, promuove la costruzione anche di nuovi scafi “classici”, affinché la cultura del legno non resti un retaggio museale, ma si rinnovi costantemente grazie alla sapienza dei cantieri ancora attivi.