Sociologi Lombardia Ans

Sociologi Lombardia Ans Associazione Nazionale Sociologi ANS
Dipartimento Lombardia
http://www.anslombardia.it/ Dal 2004 presiede l'ANS il dr Pietro Zocconali.

Pagina Ufficiale del Dipartimento della Lombardia dell'Associazione Nazionale Sociologi. L'ANS, Associazione Nazionale Sociologi, è stata fondata a Roma nel 1982. Tra i suoi scopi primeggiano la promozione del ruolo del sociologo, il contributo allo sviluppo delle scienze sociali, l'organizzazione di convegni, la realizzazione di ricerche, gli scambi culturali e la collaborazione con altre associa

zioni ed enti nazionali ed internazionali. Tra gli altri, hanno ricoperto la carica di presidente ANS i prof.ri Paolo De Nardis e Michele Marotta, dell’Università “La Sapienza” di Roma. Uno degli obiettivi dell'ANS è ottenere una regolamentazione della professione del sociologo. L'Associazione non ha fini di lucro e si autofinanzia con donazioni e con le quote annuali versate dai soci; se non l'avete ancora fatto, dunque, iscrivetevi o rinnovate al più presto la vostra iscrizione. Riceverete così il Notiziario, le Newsletters, e potrete partecipare attivamente alle varie iniziative.

STACCHIAMO QUALCHE GIORNO.Dopo tante condivisioni quotidiane su argomenti di attualità sociale, partecipazione ad eventi...
31/07/2026

STACCHIAMO QUALCHE GIORNO.
Dopo tante condivisioni quotidiane su argomenti di attualità sociale, partecipazione ad eventi e dirette web in ottica di sensibilizzazione sociale è arrivato il momento di staccare per ricaricare le batterie🙂
RITORNEREMO a SETTEMBRE ancora più MOTIVATI ed ABILI nel pensiero e nell’azione! 😉

GRAZIE A TUTTI per le migliaia di visualizzazioni e... BUONE VACANZE!

Presidente Ans Lombardia - Dott. Massimiliano Gianotti
Vice Presidente - dr.ssa Daniela Gensabella
e tutto il gruppo Sociologi Ans Lombardia
www.anslombardia.it

Il dibattito sulla digitalizzazione della scuola italiana si presenta oggi come un autentico conflitto di paradigmi. Da ...
30/07/2026

Il dibattito sulla digitalizzazione della scuola italiana si presenta oggi come un autentico conflitto di paradigmi. Da un lato c’è chi sostiene una digitalizzazione estesa su una premessa sociologicamente rilevante: le giovani generazioni utilizzano quotidianamente dispositivi tecnologici senza possederne una reale competenza di base.
In questa prospettiva, la scuola dovrebbe trasformarsi in un'agency di alfabetizzazione critica al digitale, insegnando l'uso degli strumenti ma anche la consapevolezza dei rischi connessi, in modo da formare cittadini informati e autonomi.
Dall'altro lato, altri propongono una lettura che potremmo definire "neuro-educativa", ancorata alle evidenze delle neuroscienze. La scrittura manuale, ed in particolare il corsivo, non è un semplice retaggio del passato, ma un processo cognitivo complesso che integra pensiero, linguaggio e coordinazione motoria.
Ciò che rende questo confronto interessante dal punto di vista sociologico è che entrambe le posizioni rivendicano una missione educativa analoga: entrambe vogliono formare persone più consapevoli. E tu? Da che parte stai?

dott. Massimiliano Gianotti
Sociologo – Psicologo
Presidente Sociologi Ans Lombardia
Per approfondimenti: https://www.lanazione.it/pisa/cronaca/digitalizzare-si-o-no-scrivere-774abbc8

«Il riscaldamento globale non significa soltanto che le cose diventano più calde. Significa che diventano più dure, viol...
28/07/2026

«Il riscaldamento globale non significa soltanto che le cose diventano più calde. Significa che diventano più dure, violente e spietate». (Naomi Klein)

La Klein ci invita a considerare il cambiamento climatico non soltanto come un fenomeno ambientale, ma come un processo sociale, economico e politico.
L’aumento delle temperature produce conseguenze concrete: incendi più distruttivi, siccità, alluvioni, perdita dei raccolti, scarsità d’acqua e territori sempre meno abitabili.
Tuttavia, questi eventi non colpiscono tutti nello stesso modo. Le persone con maggiori risorse economiche possono trasferirsi, proteggere le proprie abitazioni, assicurarsi contro i danni e accedere più facilmente alle cure. Le fasce sociali più fragili, invece, rimangono maggiormente esposte. La crisi climatica, quindi, non crea tutte le disuguaglianze, ma amplifica quelle già presenti.
La riflessione di Klein ci ricorda, dunque, che il cambiamento climatico non riguarda soltanto il clima: riguarda il tipo di società che stiamo costruendo. La questione decisiva non è solo quanto aumenteranno le temperature, ma chi pagherà il prezzo più alto, chi potrà proteggersi e quali forme di convivenza sceglieremo di fronte alla crisi.

dott. Massimiliano Gianotti
Sociologo – Psicologo
Presidente Sociologi Ans Lombardia

Quando le scuole chiudono, la mappa delle nostre città si spacca in due. Da un lato ci sono le vacanze e i campus privat...
23/07/2026

Quando le scuole chiudono, la mappa delle nostre città si spacca in due. Da un lato ci sono le vacanze e i campus privati; dall'altro c'è il "tempo vuoto" di migliaia di ragazzi confinati nell'asfalto dei quartieri, senza servizi.
​In sociologia questo fenomeno è noto come "povertà educativa e relazionale stagionale" . L'isolamento estivo non è mai neutro, ma alimenta disagio e marginalità.
​Per questo la notizia passata in sordina nei giorni scorsi è cruciale: con un recente provvedimento del Ministero del Lavoro, salgono a 100 i centri giovanili "DesTEENazione" finanziati in tutta Italia per la fascia 11-21 anni.
​Garantire presidi territoriali gratuiti di studio e aggregazione non è semplice "intrattenimento", ma giustizia sociale. Significa offrire opportunità a tutti, a prescindere dalla situazione economica della famiglia, perché la qualità di una comunità si misura da come riempie il tempo di chi rischia di rimanere invisibile.
​Voi come la vedete? Nel vostro quartiere ci sono spazi gratuiti per i ragazzi o d'estate si ferma tutto?

Dr.ssa Daniela Gensabella
Vice presidente ANS Lombardia

Per approfondimenti: https://lavoro.gov.it/stampa-e-media/comunicati/pagine/salgono-100-i-centri-desteenazione-italia

«Il nostro compito è suscitare risposte efficaci agli eventi devastanti e, nello stesso tempo, ricostruire luoghi nei qu...
21/07/2026

«Il nostro compito è suscitare risposte efficaci agli eventi devastanti e, nello stesso tempo, ricostruire luoghi nei quali sia ancora possibile vivere» Donna Haraway
Questa frase di Donna Haraway invita a riflettere sul modo in cui affrontiamo le grandi crisi contemporanee, in particolare il cambiamento climatico, la perdita della biodiversità ed il deterioramento degli ecosistemi.
Secondo la filosofa, non è sufficiente osservare passivamente gli eventi devastanti né limitarsi a denunciarne le conseguenze, ma è necessario trasformare la consapevolezza in risposte concrete, collettive ed efficaci.
Da una prospettiva sociologica, la riflessione di Haraway ci mostra che la vivibilità del pianeta dipende anche dall’organizzazione della società e che affrontare gli eventi devastanti richiede di ripensare i modelli di produzione e consumo, il rapporto tra esseri umani e natura e il significato stesso di sviluppo. Il futuro deve essere costruito attraverso responsabilità condivise, solidarietà e capacità di agire tutti insieme. Tu che ne pensi?

dott. Massimiliano Gianotti
Sociologo – Psicologo
Presidente Sociologi Ans Lombardia

Una delle conseguenze meno discusse della diffusione dell’intelligenza artificiale non soltanto la possibile riduzione d...
16/07/2026

Una delle conseguenze meno discusse della diffusione dell’intelligenza artificiale non soltanto la possibile riduzione dei posti di lavoro, ma anche l’indebolimento dei sistemi fiscali fondati sui redditi da lavoro.
Negli Stati Uniti alcuni comparti economicamente dinamici, come informazione, finanza, software e audiovisivo, stanno già registrando un calo degli occupati, soprattutto nelle mansioni automatizzabili.
Il problema riguarda direttamente anche l’Italia, dove imposte e contributi versati dai lavoratori dipendenti rappresentano una quota decisiva delle entrate pubbliche. Se l’occupazione diminuisse, anche di pochi punti percentuali, lo Stato potrebbe disporre di meno risorse proprio mentre aumentano le spese per sanità, pensioni, istruzione e difesa. Si produrrebbe così un paradosso: l’intelligenza artificiale accrescerebbe la produttività e la ricchezza complessiva, ma concentrerebbe i benefici nelle mani di poche imprese, azionisti e professionisti altamente qualificati.
In prospettiva sociologica, la trasformazione non riguarda quindi soltanto il mercato del lavoro, ma il rapporto tra cittadinanza, welfare e distribuzione del potere economico. Senza nuove regole fiscali coordinate a livello internazionale, i costi dell’innovazione rischiano di ricadere soprattutto sui lavoratori e sui contribuenti. E tu? Hai mai pensato a questo risvolto?

dott. Massimiliano Gianotti
Sociologo – Psicologo
Presidente Sociologi Ans Lombardia
Per approfondimenti: https://www.corriere.it/economia/intelligenza-artificiale/26_luglio_13/tasse-la-rivoluzione-dell-intelligenza-artificiale-chi-le-paghera-se-i-lavoratori-sono-gia-sempre-di-meno-29ed2d6b-1337-42e2-ae6e-972a391b4xlk.shtml?vclk=BoardDWC%20Custom%20Economia_ZB2_PH22_N5

"Quando assolvo il mio compito di fratello, di marito o di cittadino, quando mantengo i miei impegni, io adempio doveri ...
14/07/2026

"Quando assolvo il mio compito di fratello, di marito o di cittadino, quando mantengo i miei impegni, io adempio doveri che sono definiti — al di fuori di me e delle mie azioni — nel diritto e nei costumi." (E. Durckheim)

Ci sentiamo liberi, padroni assoluti delle nostre scelte. Decidiamo chi amare, per chi votare, quale lavoro fare. Ma è davvero così?
​Il sociologo Émile Durkheim ci ha lanciato una provocazione destabilizzante: la verità è che, fin dalla nascita, non facciamo altro che seguire regole, ruoli e aspettative invisibili che la società ha preparato per noi. ​Li chiamava "fatti sociali": costrutti esterni (leggi, costumi, tradizioni, istituzioni) che esistevano prima di noi e che ci sopravviveranno. La società non è solo un insieme di persone, ma una forza morale gigante che ci plasma dall'esterno, giorno dopo giorno.
Quanto c’è di veramente nostro nelle decisioni che prendiamo ogni giorno?
Se gran parte delle nostre scelte è dettata da queste regole invisibili... Dove finisce la nostra autentica individualità?

Dott.ssa Daniela Gensabella
Vice presidente ANS Lombardia

Mentre l'Italia affronta l'ennesima ondata di caldo record con picchi di 40 gradi, a Monza un senzatetto ha perso la vit...
09/07/2026

Mentre l'Italia affronta l'ennesima ondata di caldo record con picchi di 40 gradi, a Monza un senzatetto ha perso la vita su una panchina, stroncato dall'afa. Una tragedia silenziosa che accende i riflettori su quella che la sociologia chiama "disuguaglianza ambientale".
Per certi aspetti infatti, il cambiamento climatico sembra non essere democratico. Se per molti di noi il caldo significa "solo" una bolletta della luce più alta per l'aria condizionata, per gli "invisibili" che popolano le nostre strade, quel picco di temperatura si trasforma in una minaccia letale per la sopravvivenza.
​Gli eventi estremi agiscono come moltiplicatori di marginalità, mettendo a n**o tutte le crepe del welfare urbano. Questa tragedia ci ricorda che la crisi climatica è, prima di tutto, una profonda crisi di giustizia sociale.
Secondo te le nostre città sono pronte a proteggere i più fragili dal clima che cambia?

Dr.ssa Daniela Gensabella
Vice presidente ANS Lombardia

Per approfondimenti: https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/monza-senzatetto-morto-caldo-comunita-degna-sepoltura_114076224-202602k.shtml

«Il paradosso del cambiamento climatico è che, finché non diventa visibile nella vita quotidiana, tendiamo a ignorarlo; ...
07/07/2026

«Il paradosso del cambiamento climatico è che, finché non diventa visibile nella vita quotidiana, tendiamo a ignorarlo; quando diventa pienamente visibile, potrebbe essere troppo tardi per controllarlo». Anthony Giddens

Giddens coglie uno degli aspetti più difficili della crisi climatica: la distanza tra conoscenza e azione.
Sappiamo da anni che il riscaldamento globale è un problema reale, documentato dalla scienza e collegato alle attività umane. Tuttavia, finché i suoi effetti non entrano in modo diretto nella nostra esperienza quotidiana, tendiamo a percepirlo come qualcosa di lontano, un problema del futuro.
Questo è il paradosso. Quando il cambiamento climatico appare solo attraverso dati, grafici e conferenze internazionali, molte persone faticano a sentirlo come urgente. Ma quando diventa pienamente visibile - attraverso siccità, alluvioni, incendi, ondate di calore, crisi agricole, migrazioni e danni alla salute - potrebbe essere già troppo tardi per intervenire in modo efficace.
Dal punto di vista sociologico, questa frase ci invita a riflettere su un limite delle società contemporanee che tendono a reagire più facilmente ai pericoli immediati che ai rischi lenti e strutturali. Il cambiamento climatico non è solo una questione ambientale, ma anche culturale, politica e sociale. Riguarda il modo in cui percepiamo il futuro, organizziamo l’economia, distribuiamo le responsabilità e riconosciamo i segnali del pericolo. Tu che ne pensi?

dott. Massimiliano Gianotti
Sociologo – Psicologo
Presidente Sociologi Ans Lombardia

Sempre più giovani usano l’intelligenza artificiale come spazio di ascolto emotivo… come fosse uno psicologo.Non si rivo...
02/07/2026

Sempre più giovani usano l’intelligenza artificiale come spazio di ascolto emotivo… come fosse uno psicologo.
Non si rivolgono, quindi, ai chatbot solo per fare compiti e cercare informazioni, ma anche per porre domande intime: perché mi sento solo? Come posso gestire l’ansia? Che cosa non va in me?
Questo fenomeno, emerso da una ricerca pubblicata su JAMA Pediatrics, mostra un aumento significativo dell’uso dei chatbot per richieste legate al disagio psicologico tra adolescenti e giovani adulti.
Il dato non riguarda soltanto la diffusione del comportamento, ma il suo significato sociale.
Molti ragazzi scelgono l’AI perché è sempre disponibile, non giudica, non interrompe e consente di restare anonimi. In una fase della vita in cui il bisogno di essere ascoltati si scontra spesso con la paura di deludere, di essere fraintesi o stigmatizzati, il chatbot diventa una sorta di interlocutore sicuro.
Da un punto di vista sociologico, il fenomeno segnala una fragilità delle reti di supporto tradizionali: famiglia, scuola, gruppo dei pari e servizi sanitari non sempre riescono a intercettare il disagio giovanile.
Il rischio è che il bisogno di ascolto venga delegato a sistemi capaci di rispondere, ma non di comprendere davvero ed il fatto che molti ragazzi non raccontino a nessuno di usare l’AI per sfogarsi evidenzia una distanza crescente tra adulti e nuove generazioni.
Ma l’AI non nasce come strumento terapeutico e non può sostituire la relazione con un professionista, soprattutto nei casi di sofferenza intensa o crisi.
E tu? Hai esperienze in merito?

dott. Massimiliano Gianotti
Sociologo – Psicologo
Presidente Sociologi Ans Lombardia

Per approfondimenti: https://www.corriere.it/salute/figli-genitori/adolescenza/26_giugno_26/perche-mi-sento-cosi-solo-come-supero-l-ansia-i-giovani-usano-l-ai-come-psicologo-8b66262c-f2c8-488e-9807-d0b7d36fexlk.shtml?refresh_ce

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