ANPI Milano Città Studi - Sezione 25 Aprile

ANPI Milano Città Studi - Sezione 25 Aprile Storica sezione di ANPI Milano dedicata alla Liberazione

13/08/2026

"L'ultima volta che vedo la mia mamma, per terra, c'è un pollo sulla sua testa. Lo mando via e prendo tra le mani la testa della mia mamma, quasi non la riconosco: gliela rimetto a posto, così… a posto con le mie mani... alla mia mamma. Io li sogno ogni notte, tutti quei morti".

Quando i nazifascisti arrivarono a Sant'Anna di Stazzema, Cesira Pardini aveva 18 anni.

Viveva con sua madre, Bruna, e con le sue quattro sorelle: Adele, Siria, Maria e Anna. Quest'ultima, pensate, aveva appena 20 giorni di vita.

I nazisti le catturarono tutte. Le condussero a un muro, insieme ad altre persone. E poi spararono, spararono, spararono, fino a eliminarne 560.

Bruna, la mamma, fu ammazzata con un colpo in testa da un fascista: "Salvatevi, salvatevi se potete", urlò l'attimo prima. Il suo corpo finì su quello di Cesira, che cadde all'indietro finendo in una stalla. Lei si salvò così, trascinando poi all'interno Adele, Lilia e Maria.

Anna no. Anna, la più piccola, la ritrovarono poco dopo: era tra le braccia della madre. Respirava ancora, in quel momento. Cesira la prese su di sé e iniziarono a fuggire, inseguite dai nazisti. Ce la fecero a scappare. Ma, una volta messe in salvo le sue sorelle, Cesira decise di tornare indietro perché sperava che qualcuno fosse ancora vivo.

E in mezzo a tutti quei cadaveri, trovò un bambino: riuscì a mettere in salvo anche lui, dopo aver protetto le sue sorelle (due delle quali, tra cui la piccola Anna, moriranno pochi giorni dopo per le ferite riportate).

Ecco, ricordare Cesira Pardini, ricordare la sua storia e quella delle vittime di Sant’Anna di Stazzema, non è retorica: è un argine. Un argine contro chi oggi prova a ripulire il fascismo, a dire che “non è stato poi così male”, a equiparare carnefici e vittime, a cancellare il 25 aprile e il suo significato.

Significa ricordare che il fascismo non è un’opinione: è un crimine.

E che ogni volta che qualcuno lo minimizza, lo giustifica o ne rievoca i simboli, quel qualcuno sta calpestando il sangue di 560 innocenti. E la storia di persone come Cesira Pardini.

12/08/2026

NAZIFASCiSTI...
SANT’ANNA DI STAZZEMA, 12 AGOSTO 1944

Erano le sette del mattino.

Le SS salirono in tre colonne, con i fascisti del posto a fare da guida. Rastrellarono le case una per una, radunarono le famiglie nelle stalle e sul sagrato della chiesa, e le mitragliarono. Sui corpi gettarono le bombe a mano, poi le panche della chiesa, poi la benzina, e diedero fuoco.

In poco più di tre ore.

560 persone. Oltre 130 bambini.

La più piccola si chiamava Anna Pardini e aveva venti giorni.

Don Innocenzo Lazzeri si offrì al posto dei suoi parrocchiani: lo uccisero con loro. Genny Bibolotti Marsili scagliò uno zoccolo in faccia a un SS per dare a suo figlio Mario, sei anni, il tempo di scappare: Mario si salvò, lei no. Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria.

Poi il silenzio, per cinquant’anni. Le carte dell’inchiesta finirono chiuse nell’”armadio della vergogna”, ritrovato solo nel 1994 in uno scantinato della Procura militare di Roma.

Nel 2005 il Tribunale militare di La Spezia condannò all’ergastolo dieci ex SS. Nessuno di loro ha mai scontato un solo giorno di carcere: la Germania non li ha mai estradati e nel 2012 la Procura di Stoccarda ha archiviato tutto.

Per questo la memoria non è e non può essere un rito.

Oggi Sant’Anna è Parco Nazionale della Pace. Le case bruciate sono rimaste dove erano. Ci si sale a piedi, e si legge una lapide dopo l’altra: interi cognomi ripetuti dieci, dodici volte. Famiglie cancellate in una mattina d’agosto.

Onore ai martiri di Sant’Anna di Stazzema.





12/08/2026
   Questa mattina cerimonia con le autorità e i discendenti dei   dei fascistiAlle 21 serata con Yoyo mundi!
10/08/2026


Questa mattina cerimonia con le autorità e i discendenti dei dei fascisti
Alle 21 serata con Yoyo mundi!

10/08/2026
10/08/2026

Piazzale Loreto, oggi le commemorazioni dopo le parole contestate di La Russa

La strategia è sempre la stessa. In nome di un'apparente pacificazione, la destra cerca di equiparare chi lottò per la libertà dell'Italia e chi invece scelse di stare col regime fascista e l'invasore tedesco. Le parole di Ignazio La Russa sulla possibilità di commemorare le vittime degli attentati in viale Abruzzi a Milano dell'8 agosto del 1944 vanno in questa direzione, anche se a dire il vero in quell'attentato, sempre negato dal comandante partigiano dei GAP Giovanni Pesce detto Visone, alla fine morirono solo dei cittadini milanesi.

L'eccidio di Piazzale Loreto per molti storici va iscritto nella volontà del regime repubblichino in difficoltà di mandare un segnale forte alla Resistenza e alla cittadinanza milanese. I 15 fucilati, i cui corpi furono lasciati sotto il sole e rimossi solo grazie all'intervento del cardinal Schuster, non furono scelti a caso. Erano stati arrestati tutti nei mesi precedenti e, pur di posizioni politiche differenti, erano tutti punti di riferimento della Resistenza milanese. Alcuni di loro furono tra i promotori degli scioperi contro l'occupazione tedesca nelle grandi fabbriche del territorio del mese di marzo.

Molti storici riconoscono l'innocenza delle vittime degli attentati dell'8 agosto e confermano l'interpretazione che vuole quegli attentati atti partigiani, tesi supportata da un documento uscito negli anni successivi, ma faticano a riconoscere un nesso di causa-effetto tra quei fatti e la crudele efferata reazione nazifascista. Così crudele ed efferata che l'anno successivo, all'indomani dell'arresto e della fucilazione di Mussolini, la decisione di appendere il suo corpo in Piazzale Loreto fu presa proprio come una specie di contraltare a quanto avvenuto il 10 agosto dell'anno prima.

🖊 Alessandro Braga

Indirizzo

Via Lomellina 14
Milan
20133

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