FGCI - Lombardia

FGCI - Lombardia Federazione Giovanile Comunista Italiana - Fed. Lombarda

23/03/2026

⚖️ 𝗚𝗥𝗔𝗭𝗜𝗘 𝗔𝗚𝗟𝗜 𝗢𝗟𝗧𝗥𝗘 𝟭𝟰 𝗠𝗜𝗟𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗗𝗜 𝗡𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗛𝗔𝗡𝗡𝗢 𝗗𝗜𝗙𝗘𝗦𝗢 𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗜𝗧𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘!

La netta vittoria del NO al referendum sulla giustizia rappresenta un segnale chiaro e inequivocabile: la Costituzione non si cambia per convenienza politica, ma si rispetta e si applica.

Nonostante una campagna referendaria condotta dal governo con un impiego massiccio di risorse, spesso oltre i limiti della correttezza istituzionale, i cittadini hanno scelto di difendere i principi fondamentali della nostra democrazia.

Ancora una volta, il popolo ha ribadito che intervenire sulla Costituzione è un atto delicato, che richiede rispetto per la sua storia e per il sacrificio di chi l’ha costruita e consegnata al Paese come fondamento della convivenza civile.

Con questo voto abbiamo salvaguardato l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, evitando il rischio di un primato della politica sulla giustizia, elemento incompatibile con uno Stato di diritto.

Particolarmente significativo è stato il contributo delle giovani generazioni: il 61% dei votanti tra i 18 e i 34 anni ha scelto il NO. Un dato che non solo rafforza la legittimità di questo risultato, ma indica con forza una domanda di futuro fondata su legalità, giustizia sociale e rispetto delle istituzioni democratiche.

Questo esito va letto senza ambiguità: è una bocciatura dell’indirizzo politico dell’attuale maggioranza e, allo stesso tempo, un rifiuto deciso di una riforma percepita come un attacco all’equilibrio tra i poteri dello Stato. Non si tratta di un semplice segnale, ma di una presa di posizione netta: cresce nel Paese una richiesta di cambiamento reale, che rimetta al centro il lavoro, l’uguaglianza, i diritti e la dignità delle persone.

La vittoria del NO è quindi anche un punto di partenza. Il passo successivo non può che essere la moralizzazione della politica: in un Paese civile, chi è coinvolto in vicende giudiziarie gravi o condannato non può governare né pretendere di riscrivere le regole democratiche, tanto meno quelle che riguardano la giustizia.

Rispettare e attuare la Costituzione significa anche difendere il diritto a un lavoro dignitoso e sicuro, contrastare ogni forma di sfruttamento, garantire la parità di genere, tutelare l’ambiente e assicurare un sistema sanitario efficiente e accessibile. Significa, in definitiva, dare piena attuazione ai principi di giustizia sociale e democrazia sostanziale su cui si fonda la Repubblica.

Questa vittoria appartiene a tutte e tutti coloro che, con impegno e convinzione, hanno contribuito a questo risultato. È il segno che un’alternativa è possibile e che una parte sempre più ampia del Paese è pronta a costruirla.

𝗣𝗮𝗿𝘁𝗶𝘁𝗼 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼

Venite a trovarci questo venerdì dalle 19 presso la nostra sede di Brescia per un aperitivo insieme e una serata di gioc...
15/03/2026

Venite a trovarci questo venerdì dalle 19 presso la nostra sede di Brescia per un aperitivo insieme e una serata di giochi. Vi aspettiamo!

18/11/2025

🇨🇭☭ 𝗜𝗟 𝗣𝗖𝗜 𝗔𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗚𝗥𝗘𝗦𝗦𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗜𝗧𝗢 𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗦𝗩𝗜𝗭𝗭𝗘𝗥𝗢

Si è tenuto ad Arbedo-Castione (vicino Bellinzona) sabato 8 novembre e domenica 9 novembre 2025 il 25mo congresso del Partito Comunista - Svizzera: un partito, originato da una costola del Partito del Lavoro, ovvero la “sezione” del Canton Ticino dello stesso, e divenuto negli anni una forza politica autonoma con aspirazione nazionale anche sugli altri cantoni, che ha molto da insegnare a tanti, anche in Italia, su cosa sia la forza di volontà, il lavoro politico e l’aspirazione ad essere un partito “di quadri a vocazione di massa”, che non significa essere nel presente “di massa”, ma avere le carte in regola per reggere ogni tipo di confronto politico anche verso forze attualmente maggioritarie.

Mentre da noi, come in altri paesi, ci si vergogna della parola “Comunista” e si attivano processi politici per mascherare o dissimulare la stessa definizione, con la scusa di un “coinvolgimento più ampio”, in Svizzera un giovane gruppo dirigente già nel 2007 decise di invertire questa tendenza e di cambiare il nome di una sezione cantonale, divenendo nel tempo un partito a tutti gli effetti con aspirazione nazionale, oltre a mantenere un saldo radicamento nel Canton Ticino.

Sempre più giovani nella politica elvetica si sono avvicinati a questo partito, rendendo nei fatti l’età media dei militanti attorno ai 30 anni, una delle più basse sicuramente tra i partiti presenti in Svizzera, ma anche rispetto a partiti di molti altri paesi europei.
Una composizione della militanza, quella del Partito Comunista Elvetico, che attinge anche dall’esperienza della forte organizzazione studentesca SISA (Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti), e che forma quadri preparati a tutti i livelli.

Il segretario rieletto, Massimiliano Arif Ay, ha incentrato la sua analisi su un tema che dovremo imparare a riportare in auge anche in Italia, ovvero quello del “patriottismo operaio”, che permette di fare chiarezza in maniera più incisiva su quello che è divenuta oggi l’Unione Europea e sul ruolo sempre più dedito alle politiche di guerra che l’Alleanza Atlantica persegue. In particolare la Svizzera sta subendo un pesante influsso, attraverso la politica delle destre e delle sinistre “liberali”, convergenti come è solito verso il centro politico (ma non contenutistico o ideologico) per una rottura della storica neutralità che ha caratterizzato nel XX° secolo il paese elvetico, portandolo ad un lento avvicinamento al binomio UE-NATO. In particolare gli “Accordi Bilaterali III” fanno parte di un pacchetto legislativo, sostenuto in prima battuta da PLR e Socialisti, che con la scusante della cooperazione con l’Unione Europea inserisce elementi sempre più pervasivi di deregolamentazione e di perdita di sovranità dello stato su importanti settori economici e strategici, tra i quali il settore agricolo e i trasporti.

Sempre nel solco del “patriottismo operaio” è stata rivendicata la campagna che il Partito Comunista ha portato avanti sulla neutralità, attraverso la costruzione del “Fronte per la neutralità e il lavoro”, che i comunisti svizzeri guidano politicamente e indirizzano in chiave anti-NATO: poiché almeno sul tema della neutralità si sono sviluppate delle sincronie di carattere tematico, almeno nelle intenzioni, con il partito UDC (destra nazionale conservatrice), i comunisti sono stati accusati, sia da forze di centrosinistra che da altre forze movimentiste di sinistra, di essere in qualche modo “collusi” con le destre, ma questo, come hanno prontamente risposto in diversi interventi del loro congresso, rappresenta semplicemente, soprattutto rivolgendosi ad altre forze della sinistra movimentista, una sostanziale immaturità di visione nella strategia politica e una totale mancanza di capacità di connettersi con il sentire popolare e dei lavoratori, che sul tema della pace e della guerra sentono molto di più le loro aspettative ed esigenze, e semmai, se questi votano a destra o non votano, la colpa è in gran parte di quella “sinistra” o di quel “centrosinistra” incapace di rappresentarli nelle loro esigenze e difficoltà, ponendosi esclusivamente in maniera pedagogica senza un minimo di connessione ed analisi dei fabbisogni e delle problematiche concrete; così facendo, si lascia il campo libero a forze populiste di destra che utilizzano alcune tematiche dove la sinistra è carente per portare poi la loro visione anti operaia e piccolo borghese all’interno del corpo elettorale dei lavoratori.

Parole comuni e un sentire comune, col Partito Comunista Svizzero, che possono essere un patrimonio per rilanciare, come buona prassi e buon esempio, anche l’azione del Partito Comunista Italiano, che si trova a dover affrontare le numerose contraddizioni e insidie di una politica italiana e di un sentire comune stritolato dal solito binomio “centrodestra-centrosinistra”; oggi peraltro, come italiani scontiamo l’aggravante della degenerazione politica, che a destra si manifesta con Salvini e Meloni, mentre a sinistra si era già manifestata ampiamente con Renzi, lasciandosi dietro numerose macerie e rovine, non solo elettorali - cosa più risolvibile - ma soprattutto culturali e di visione, espungendo ogni impostazione che potesse essere pur minimamente considerata realisticamente improntata a un minimo di socialismo.

Dipartimento Esteri PCI

02/10/2025

𝗣𝗖𝗜: 𝗦𝗖𝗜𝗢𝗣𝗘𝗥𝗢 𝗚𝗘𝗡𝗘𝗥𝗔𝗟𝗘 - 𝟯 𝗢𝗧𝗧𝗢𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟱

Il Partito Comunista Italiano è partecipe a tutte le iniziative spontanee in corso in queste ore nel Paese dopo il blocco e l’assalto alla Global Sumud Flotilla. Tale atto di aggressione conferma ancora una volta la violazione sistematica del diritto internazionale e l’assedio criminale cui da anni è sottoposta la popolazione palestinese di Gaza, costretta a vivere in condizioni disumane.

Il PCI aderisce convintamente allo sciopero nazionale indetto da USB e CGIL per il prossimo 3 ottobre, considerandolo uno strumento fondamentale per unire le lotte del lavoro nel nostro Paese alla battaglia per la pace e per la giustizia internazionale. La lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori non può essere separata dalla lotta contro l’oppressione dei popoli: sono due aspetti della stessa contraddizione che vede il capitalismo e l’imperialismo alimentare guerre, sfruttamento e disuguaglianze.

Come già anticipato, il Partito Comunista Italiano conferma la partecipazione alla manifestazione “Gaza Libera” di sabato 4 ottobre a Roma, per la quale si richiede la massima presenza e mobilitazione. Scendere in piazza significa non solo esprimere solidarietà concreta al popolo palestinese, ma denunciare con forza la complicità dei governi occidentali, Italia compresa, che continuano a sostenere le politiche coloniali e di apartheid dello Stato di Israele.

Per il Partito Comunista Italiano la solidarietà internazionalista non è un gesto simbolico ma un dovere politico: difendere Gaza oggi significa difendere la pace, la giustizia sociale e la dignità di tutti i popoli oppressi.

Partito Comunista Italiano

09/09/2025

𝐏𝐂𝐈 𝐞 𝐏𝐂𝐏 𝐬𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥'𝐀𝐯𝐚𝐧𝐭𝐞: 𝐚𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐢 𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐞

Questi giorni alla Festa do Avante sono stati molto importanti per il nostro partito. Oltre alla presenza continuativa allo stand dei bravissimi compagni delle Marche, che col loro impegno hanno onorato la memoria del compagno Paolo Tomassoni recentemente scomparso e anima nell’organizzazione dello stand nello spazio internazionale e della cucina, noi continuiamo a mantenere una ottima interlocuzione coi padroni di casa del Partito Comunista Portoghese e una proiezione ai rapporti bilaterali con molti partiti europei e internazionali.

Per la sinistra italiana è un momento storico difficile e spesso non è facile andare a motivare all’estero la sussistenza di situazioni di divisione nel campo della sinistra di classe, soprattutto di fronte a una realtà, come quella dei comunisti portoghesi, che mantiene, nonostante l’ondata elettorale di destra, una ragguardevole organizzazione fatta di migliaia di militanti, e di volontari, che insieme con un senso di collettività che in Italia pare ad oggi smarrito o appannato, reggono gli urti delle dinamiche sociali capitalistiche e tengono vivo questo capolavoro organizzativo e di presidio sociale, territoriale, culturale che è la Festa do Avante.

3 km quadrati, 3 giorni intensivi di spazi di confronto, dibattito, cultura, musica, cucina da tutte le regioni del Portogallo e dal mondo, che in questa fase storica hanno difficili paragoni in Italia, se non nel passato delle grandi feste dell'Unità del PCI storico.

Col Partito Comunista Portoghese condividiamo un approccio pragmatico, per cultura profonda, alle interlocuzioni a più livelli con gli altri partiti ma anche con il mondo sindacale e la società civile, ne comprendiamo il valore dell'autonomia organizzativa dai partiti ed è proprio per questo che, tratto che accomuna PCI e P*P, non rinunciamo alla nostra di autonomia, nel rispetto della costruzione di fronti comuni, sia nei rispettivi paesi che a livello europeo, basati sui temi sostanziali che interessano i lavoratori, le lavoratrici e i nostri popoli: la difesa delle nostre costituzioni repubblicane antifasciste, dello stato sociale con la scuola, l'università e la sanità pubblica, dei lavoratori che devono poter anzitutto lavorare e farlo dignitosamente, con diritto alla sicurezza sia fisica che psicologica, con uno stipendio adeguato al costo della vita e degno di essere utile a mantenere se stessi e le loro famiglie, la difesa delle libertà civili, della parità e del rispetto tra donne e uomini, e del rispetto di ogni persona umana che vive le proprie dimensioni di espressività, di affetto e di relazione.

Riteniamo come PCI, concetto che diverse volte abbiamo espresso, che in questa fase moderna il sistema capitalista in Europa occidentale anziché basarsi solo, per adesso, su impostazioni autoritarie dal vertice dei poteri pubblici, tende a enfatizzare finte libertà dove l’individualismo, il nichilismo e un personalismo poco avveduto prendono il sopravvento e dividono la società in odi fittizi, di modo da evitare ad ogni costo l'unità popolare; con lucida autocritica abbiamo più volte espresso che queste tendenze in Italia hanno raggiunto, in passato anche all’interno dei vertici stessi, le nostre organizzazioni, e anche da questo dato occorre ripartire per poter riportare quel senso di essere partito e entità collettiva, percepito credibile dalla popolazione e dalla gente comune, che già ha poca se non nessuna fiducia nel sistema politico, evitando così di dare campo libero alla destra.

Per questo non amiamo parlare in questa fase, soprattutto dinanzi a realtà estere che sono esempio di organizzazione e di disciplinato dibattito interno, delle discussioni su quali alleanze fare per avere qualche eletto in più oppure no.

La nostra posizione è chiara: sono i contenuti, soprattutto oggi la lotta per la pace e contro il riarmo europeo, basata su convinzioni di lungo periodo e non di opportunità occasionale, a determinare le interlocuzioni e quindi in ultima istanza, dopo processi che richiedono il loro tempo, la qualità e il perimetro delle interlocuzioni e delle alleanze politiche, che possono anche variare in base alle questioni affrontate.

Con questo spirito, e così con questo approccio nei rapporti bilaterali con gli altri partiti comunisti e di trasformazione sociale sia europei che mondiali, ci poniamo, cercando di ricostruire una credibilità che per quanto concerne le rappresentanze italiane delle forze comuniste e della sinistra di classe, secondo noi si è appannata negli anni, in quanto riflette gli ormai 17 anni di declino sociale e politico che abbiamo vissuto nel Paese.

In questo confidiamo che i comunisti portoghesi, così come le altre forze comuniste in Italia, in Europa e nel mondo, comprendano che saremo sempre un punto di appoggio affidabile e costruttivo per i fronti comuni sui temi concreti, in questa fase storica soprattutto sulla pace e sul disarmo, necessari a scardinare i brutali colpi di un imperialismo statunitense in declino.

Luca A. Rodilosso - Responsabile Europa PCI

*P

12/08/2025

🇷🇺 𝗜𝗟 𝗣𝗖𝗜 𝗔 𝗠𝗢𝗦𝗖𝗔 𝗜𝗡𝗩𝗜𝗧𝗔𝗧𝗢 𝗔𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗚𝗥𝗘𝗦𝗦𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗜𝗧𝗢 𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗙𝗘𝗗𝗘𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗥𝗨𝗦𝗦𝗔

Si è svolto il 5 luglio 2025 nelle vicinanze di Mosca il congresso del PCFR.

Vi hanno partecipato circa 200 delegati ed altrettanti invitati. In realtà si è trattato della prima
parte del congresso, dato che la seconda è stata rinviata ai mesi autunnali con lo specifico compito dato al nuovo Comitato Centrale di elaborare il programma elettorale del PCFR relativo alle elezioni parlamentari del 2026.

In relazione a questo importante traguardo il PCFR ribadisce con forza la necessità di superamento dell’attuale sistema elettorale alquanto truffaldino. In Russia si vota sia nei seggi elettorali che per posta e persino col telefonino. Ciò ha già consentito al partito di potere Russia Unita di Putin la manipolazione dei risultati, specie a danno della rappresentanza comunista. Il voto col telefonino è infatti molto presente nelle
grandi città mentre è quasi inesistente nella lontana periferia e nelle campagne, dove
i comunisti risultano molto più forti.

Il congresso è stato salutato dai rappresentanti diplomatici dei paesi socialisti (Cina, Cuba, Venezuela, Vietnam ecc.) mentre i saluti degli altri partiti, compreso il PCI, sono agli atti.

Importante è stato il saluto del presidente Putin, letto da un suo inviato. In questo saluto si dà atto al PCFR di coerenza ed influenza, anche nelle severe critiche rivolte
al potere, accompagnate però da uno spirito costruttivo. Lo stesso presidente del PCFR Zjuganov ha riconosciuto in un’intervista televisiva di aver avuto un lungo colloquio con Putin qualche giorno prima del congresso e che,
comunque, lo stesso Putin sembra chiamarlo quasi ogni settimana per conoscere l’opinione dei comunisti che sono, senza dubbio, la principale forza di opposizione nella Duma.

Del resto è ormai assodato che il partito Russia Unita, pur avendo una solida maggioranza parlamentare, risulta lacerato in correnti e gruppi di interesse che ne paralizzano l’efficacia. In questa situazione di crisi internazionale sarebbe utile una
maggiore coesione delle forze politiche e pare che lo stesso Putin se ne faccia promotore. I comunisti, a detta di Zjuganov ed anche di molti suoi collaboratori, non hanno intenzione di accedere al governo russo senza ottenere un forte cambio di passo. Forse sperano nella dissoluzione di Russia Unita o almeno che i dissidi interni ne paralizzino la forza d’urto.

Zjuganov parla esplicitamente di un futuro governo di “sinistra-centro” a condizione che il centro, cioè RU e Putin, accettino punti fondamentali come una vera riforma elettorale in senso democratico-rappresentativo, maggiormente proporzionale, la nazionalizzazione dei settori strategici dell’economia russa ed una politica economica simile a quella cinese in cui l’imprenditoria privata viene strettamente controllata dagli organi dello Stato. Si parla infine di ristabilire i diritti sociali (pensioni, sanità)
che negli anni scorsi sono stati ridotti.

Pare evidente che una svolta politica non ci sarà prima delle elezioni del 2026 e senza la riforma elettorale richiesta a gran voce.

Il PCFR si presenta con un programma definito “della Vittoria” e che sarà specificato ed articolato dal nuovo CC, discusso ed approvato dalla seconda sessione del congresso.

Nell’ambito dei lavori congressuali sono state approvate diverse mozioni relative a temi di attualità. Tra queste anche la mozione su Stalin cui viene in qualche modo restituita dignità storica considerando il rapporto segreto di Kruscev e le decisioni del XXII congresso del PCUS come fatti legati alla resa dei conti nel gruppo dirigente del partito senza una vera verifica storica. La mozione in questo senso non si sostituisce agli studi storici, ma cerca di rispettare l’opinione pubblica russa che in Stalin vede sia il vincitore della guerra al nazifascismo che il fautore della modernizzazione industriale e scientifica dell’URSS secondo la visione di Lenin.

Dal punto di vista pratico il PCFR propone semplicemente di ristabilire il nome storico di Stalingrado alla città che Kruscev, contro la volontà della popolazione e dei reduci di guerra, rinominò Volgograd.

PS: Breve nota. Zjuganov nella sua relazione cita ampiamente le fonti che ispirano la lotta dei comunisti, tra cui anche Antonio Gramsci.

PPSS: Il nuovo CC ha rieletto Zjuganov presidente del PCFR. La compagna Mascia Drobot che ha salutato il congresso del PCI a Orvieto è stata eletta nel presidium del partito. Avrà l’incarico dell’organizzazione e selezione quadri.

Scarica il PDF dal sito ufficiale del PCI: www.ilpartitocomunistaitaliano.it

18/07/2025

🏗️ 𝗠𝗜𝗟𝗔𝗡𝗢 𝗦𝗩𝗘𝗡𝗗𝗨𝗧𝗔: 𝗔𝗙𝗙𝗔𝗥𝗜, 𝗦𝗣𝗘𝗖𝗨𝗟𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘 𝗖𝗘𝗧𝗜 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗔𝗥𝗜 𝗗𝗜𝗠𝗘𝗡𝗧𝗜𝗖𝗔𝗧𝗜

La Procura della Repubblica di Milano ha posto agli arresti domiciliari Manfredi Catella (ceo di Coima, l’immobiliarista e costruttore che da anni è di fatto “padrone” della città) e l’assessore comunale alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi. Il sindaco Beppe Sala è indagato, insieme ad altre venti persone.

I fatti sono noti in quanto ne ha parlato tutta la stampa in ambito nazionale. Il modello “SalvaMilano” che si voleva far adottare come legge in tutto il territorio del nostro martoriato Paese, martoriato dalle caratteristiche geologiche, dal riscaldamento climatico crescente, dai grandi interessi capitalistici e dai governi nazionali e locali di destra che li appoggiano, si basa sulla elusione della normativa urbanistica ed edilizia e sull’uso di una semplice comunicazione di inizio attività anche per costruire edifici di 10 o 15 piani, anche al posto di costruzioni a pianoterra o di un solo piano, anche nei cortili, anche al bordo di un parco di grande valore paesistico e ambientale.

Il tutto accompagnato dal fatto che Milano è la città europea con i più bassi oneri di urbanizzazione, il che in quindici anni ha portato nelle tasche dei costruttori (chiamati “sviluppatori”) oltre un miliardo di euro, sottratti ai ceti popolari, che pagano la diminuzione continua dei servizi pubblici esistenti, la non realizzazione degli standard urbanistici che dovrebbero essere collegati alle nuove costruzioni, le migliaia di alloggi popolari tenuti vuoti perché inagibili e non ristrutturati, la non realizzazione delle nuove case popolari indispensabili che sarebbe possibilissimo costruire in aree già urbanizzate, senza nuovo consumo di suolo.

Le giunte Sala hanno puntato tutto sui cosiddetti “grandi eventi”: prima l’EXPO 2015 nell’hinterland milanese di nord ovest, che ha portato con sé una vasta speculazione immobiliare, un continuum costruito nel territorio di tre Comuni e lo spostamento dalla zona centrale di Città Studi di funzioni universitarie e ospedaliere (e conseguenti disagi per utenti e lavoratori in termini di tempi e costi di accesso), e ora le Olimpiadi invernali “Milano/Cortina” del 2026. Olimpiadi “invernali” nel centro della Pianura Padana! Sarebbe da ridere se ciò non comportasse ulteriore speculazione immobiliare, ingenti danni ambientali (in città sotto forma di mancato verde pubblico e soprattutto in Trentino) e costi enormi a carico dei bilanci pubblici, come è dimostrato dalla storia di tutte le Olimpiadi tenutesi in città europee: le Olimpiadi invernali di Torino 2006 in testa.

Gli edifici costruiti per ospitare gli atleti – peraltro enormi e brutti scatoloni, un insulto alla tradizione architettonica milanese che ha prodotto grandi maestri e maestre – saranno poi riconvertiti a studentati, utilissimi in una Milano che è anche città universitaria, ma a un costo di 700/800 euro mensili! Quale ceto studentesco potrà usufruirne?

Altra caratteristica della politica urbanistica milanese: la svendita di tutto ciò che è pubblico. Si era partiti dalle aree degli ex scali ferroviari, 1.200.000 metri quadrati, che, se ben utilizzati, avrebbero risolto i problemi di verde pubblico e di servizi pubblici per 5 vaste aree della città. Poi vi è stata la vendita a privati di numerose case popolari e la vendita di edifici comunali a uso uffici.

Dal 2019 è in corso il tentativo di vendere lo stadio Meazza di calcio, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, di proprietà comunale, che – tra l’altro – ospiterà la cerimonia iniziale delle Olimpiadi invernali del 2026 ed è quindi perfettamente funzionante, anche se necessita di qualche intervento di ammodernamento e riqualificazione. A chi e perché venderlo o, meglio, svenderlo? Ai fondi statunitensi proprietari di Inter e Milan perché possano abbatterlo (creando problemi ambientali enormi) e costruirne uno nuovo insieme a grattacieli residenziali di lusso, megacentro commerciale, megacentro congressi e altro terziario di lusso, di cui la popolazione milanese non ha alcun bisogno.

Contemporaneamente vengono o chiusi o lasciati andare alla malora le piscine comunali e altri impianti sportivi indispensabili alla popolazione di ogni età ma soprattutto giovanile: impianti, che, una volta lasciati al degrado, sono venduti ai privati che li trasformano in servizi per una clientela in grado di pagare tariffe elevate.

Che altro venderà la giunta milanese? Il Teatro alla Scala, il Castello Sforzesco, il cinquecentesco Palazzo Marino che ospita il Consiglio comunale ed è la sede anche simbolica del Comune?

Milano è stata trasformata in una città per ricchi, assai carente di servizi per i ceti popolari, una città di case senza gente e di gente senza casa, con alcuni quartieri periferici completamente degradati. Gli affitti privati sono alle stelle, molti alloggi privati vengono tenuti sfitti pur di non abbassare il mercato e molte categorie di lavoratori e lavoratrici degli indispensabili servizi pubblici (insegnanti, personale sanitario, tramvieri) non possono vivere in città e sono via via costretti a trasferirsi, aggravando il pendolarismo e i problemi connessi. L’Azienda Trasporti Metropolitana, partecipata del Comune, ha diradato la frequenza dei mezzi di trasporto pubblico in quanto non trova un sufficiente numero di autisti, retribuiti troppo poco per poter abitare a Milano.

Per cui osanna alla magistratura milanese, che peraltro ha avviato tempo fa le sue indagini a seguito di esposti e ricorsi effettuati da associazioni locali e comitati di cittadini e cittadine che lottano da molti anni per l’ambiente e per la qualità dell’abitare ovunque, soprattutto nelle periferie.

Ciò che può salvare Milano, infatti, è solo la mobilitazione popolare, che ha dato vita all’esperienza di MilanoCittàPubblica, coordinamento di comitati civici di lunga data, di sindacati inquilini, di un collettivo studentesco e di tre partiti anticapitalisti: il nostro Partito Comunista Italiano, Rifondazione Comunista e Potere al Popolo.

Maria Carla Baroni

02/05/2025

Intervento del compagno Davide Elli della FGCI - Lombardia a Rete 4

26/04/2025

Il giorno più significativo per ricordare quando le forze di lavoratori e i giovani d’Italia si sono sollevati per dare una dignità a noi tutti, e una libertà alla Patria. L’immane sforzo per costruire un’opposizione fu così forte da arrivare ad insorgere con una forza inaudita, nonostante i 20 anni di miseria, guerra, repressioni, fucilazioni, deportazioni nei campi di sterminio e di lavoro.
Lasciando nelle nostre mani una speranza di un futuro migliore.

Un futuro che è stato denigrato, deriso e cestinato negli ultimi 35 anni dai sinistrati socialdemocratici, da altri autoproclamati comunisti, fieri più dell’immagine che della sostanza dell’essere ciò per cui si sarebbe dovuto continuare a lottare, inebriati dalla deriva ideologica, piccolo-borghese e fallimentare. Riportandoci nel baratro, di nuovo, con salari da fame, in precarietà e con la guerra alle porte. Con la prospettiva unica fatta di umiliazioni e incertezze, con le bugie e le menzogne che plagiano le menti dei più giovani in una catastrofe educativa.

Questa condizione non può far altro che farci ritrovare lo spirito di volere un mondo diverso! E di lottare per ottenere il meglio dalla nostra unica vita !
Ridateci la guerra e l’oppressione e verrete ripagati come allora !

DALLA GUERRA DI LIBERAZIONE! ALLA LIBERAZIONE DALLA GUERRA!
W IL 25 APRILE!

25/04/2025
12/03/2025

📢 𝗜𝗹 𝗣𝗖𝗜 𝗮𝗱𝗲𝗿𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗶𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮 𝗥𝗼𝗺𝗮 𝟭𝟱 𝗺𝗮𝗿𝘇𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟱: 𝗡𝗼 𝗮𝗹𝗹'𝗨𝗻𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝗿𝗶𝗮𝗿𝗺𝗮, 𝘀𝗶̀ 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗮𝗰𝗲!
🗓 Sabato 15 marzo, ore 15
📍 Piazza Barberini, Roma

Il PCI aderisce alla mobilitazione per dire NO alla militarizzazione dell'Unione Europea e alla difesa comune! La sicurezza non si costruisce con la guerra, ma con il welfare, la pace e la coesione sociale.

⚠️ La classe dirigente europea sta dirottando risorse verso la spesa militare, sacrificando i diritti sociali e spingendo il continente verso il conflitto. È ora di dire basta!

Portiamo in piazza le bandiere della pace, della Palestina e di tutti i popoli oppressi per costruire un’alternativa.

Unisciti a noi! Condividi e partecipa! ✊

📧 Per aderire: 15marzo.no


Indirizzo

Via Albertinelli 5
Milan
20148

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