26/05/2022
"Una sera del 2015 ricevetti quasi a mezzanotte una chiamata dalla batteria del Viminale, io ero allora relatore della riforma costituzionale che fu poi bocciata dal referendum del 2016. Ciriaco De Mita mi aveva appena ascoltato dire in televisione che secondo la mia opinione la nostra riforma per essere veramente efficace si sarebbe dovuta accompagnare ad una significativa riforma elettorale. Mi chiamò, fu un colloquio di un’oretta buona, mi espresse moltissime sue riserve sulla riforma, sullo stato della Democrazia, sulla strada del PD e sulla conduzione di Renzi, era come noto schietto, ma disse che quella associazione con la legge elettorale lo convinceva e che se veramente questa fosse stata la scelta lui avrebbe appoggiato la riforma. Lo rividi poi verso la fine della legislatura in Transatlantico, era caustico verso gli ex democristiani del PD che passavano davanti a lui e lo salutavano, ma era sempre uno spettacolo ascoltarlo. Con quel suo accento che incedeva e rallentava quando voleva sottolineare il ragionamento e sopratutto con il suo ragionare senza sconti per il pensiero debole. Il suo primo intervento che ascoltai direttamente, molti del PD hanno avuto con lui lunghi tratti di esperienza politica comune, io no, fu quello per la fiducia al Governo Prodi nel 2006, un intervento alto, denso, sulle ragioni di quel governo, sulla svolta dopo Berlusconi, sulle scelte che ci aspettavano, sui nostri doveri, non volava una mosca, il silenzio sembrava quello di una Lectio Magistralis, l’aula della Camera onorava il suo ragionamento, si sentiva il peso dello spessore politico. Giorni fa la celebrazione del rapimento di Aldo Moro, ieri 100 anni di Enrico Berlinguer oggi la morte di , la storia procede a grandi passi, noi dobbiamo distillarne le lezioni. Sia lieve a lui la terra."
Emanuele Fiano