09/05/2016
Oggi, come ogni anno, commemoriamo tre fatti che hanno lasciato un'impronta indelebile nella nostra società.
Il 9 Maggio 1950 Albert Schuman illuminò la strada dell'integrazione Europea con una dichiarazione diventata simbolo della nostra storia. Solo l'unione della gestione della produzione e del commercio del carbone e dell'acciaio avrebbe evitato l'inizio di una nuova contesa bellica tra Francia e Germania: da li nacque la CECA. Tra le più grandi citazioni di quel discorso, ne voglio ricordare due in particolare: "La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano", "L'Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto." Mai quanto oggi siamo lontani dal realizzare quanto contenuto in queste frasi e mai quanto oggi il futuro dell'Europa è stato messo in pericolo non dai problemi che la circondano ma dall'incapacità di agire come comunità unita per far fronte ad essi.
Il 9 Maggio 1978 viene ritrovato il corpo di Aldo Moro, rapito dalle brigate rosse, mentre del corpo di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia, rimanevano pochi frammenti. Due omicidi diversi sotto molti punti di vista, ma che colpirono entrambi il sentimento di libertà dei cittadini italiani e non solo. Il primo scontò con il rapimento e l'uccisione poi la sua vocazione politica e la sua lotta contro il proliferare degli estremismi, di destra e di sinistra, che minavano la partecipazione democratica del popolo alla politica e miravano a sostituirla con il potere anarchico. Dietro il suo rapimento ancora oggi troppi rimangono gli interrogativi irrisolti e che lasciano intendere una partecipazione omertosa di alcuni poteri statali e partitici, poco d'accordo con le rivendicazioni politiche di Moro. Il secondo invece scontò il suo amore per una terra incompresa e la sua voglia di redenzione rispetto al destino che il padre lo aveva costretto, con una morte brutale. Ancora oggi rimane un simbolo della lotta alle mafie e riecheggia il suo nome ogni qualvolta qualcuno, specie se giovane, decide di ribellarsi ed opporsi al potere mafioso, anche a rischio della propria incolumità. Dietro il simbolo di Peppino ci sono i nomi di migliaia di giovani, giornalisti, magistrati, imprenditori e forze dell'ordine che in nome degli stessi principi hanno pagato a caro prezzo le loro scelte. E proprio nel loro sacrificio sta l'obbligo per noi che ereditiamo il valore delle loro gesta, di pensare un futuro migliore e lottare ogni giorno affinché tale futuro si trasformi in presente.
Ogni volta che si rinuncia ad indignarsi, che si preferisce votare per simpatia, che si confida nella solidità del recinto che protegge il proprio orto mentre al di fuori di esso le fiamme bruciano tutto, che ci si rifiuta di rischiare affinché le cose possano migliorare, muore Peppino Impastato e chi come lui ha dato la vita perchè noi avessimo dei validi esempi da seguire e non cattivi giudizi da cui scappare.
Ogni volta che si rinuncia alla partecipazione politica in nome di facili luoghi comuni, ogni volta che si fa di tutta l'erba un fascio, ogni volta che la legittimazione delle nostre idee lascia il posto alla delegittimazione delle idee altrui, muore Aldo Moro e chi come lui ha dato la vita per rivendicare le proprie idee.
Ogni volta che i problemi dell'Unione Europea diventano terreno fertile per le rivendicazioni egoistiche o populistiche di un singolo Stato o di un singolo politico, ogni volta che si fa un passo indietro nel sentiero di integrazione tra gli Stati Europei, ergendo muri la dove invece bisogna costruire ponti, muore l'Europa ed insieme a essa muoiono tutti coloro che come Schuman, consci del passato appena vissuto, segnarono quale dovesse essere la strada su cui edificare il nostro futuro, ignari del rischio che quello stesso futuro vacillasse oggi su di un presente quanto mai incerto e quanto mai non adeguatamente costruito.