Volt Italia

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A Pietralata, a Roma, nel racconto di quanto accaduto rischia di scomparire proprio Bianca. Aveva cinque anni, era una p...
02/09/2026

A Pietralata, a Roma, nel racconto di quanto accaduto rischia di scomparire proprio Bianca. Aveva cinque anni, era una persona ed è una vittima.

Ed è questo il punto: davanti a questa vicenda emergono due fallimenti che si alimentano a vicenda. Da una parte un sistema che troppo spesso lascia le famiglie sole nella gestione della disabilità grave; dall’altra un racconto pubblico che, proprio perché Bianca era disabile, rischia di trasformare la sua morte in una generica “tragedia familiare”.

La sofferenza dei genitori va compresa e raccontata, ma non può cancellare la bambina né rendere la sua morte meno grave.

Il primo fallimento si vede anche qui: dire che una famiglia era “seguita” non significa necessariamente che fosse davvero sostenuta. Una presa in carico deve voler dire assistenza domiciliare adeguata, sostegno psicologico, interventi di sollievo e servizi continuativi. Non può significare lasciare ai familiari quasi tutto il peso materiale ed emotivo dell’assistenza quotidiana.

È qui che entra in gioco la responsabilità pubblica: una famiglia non può diventare il sostituto permanente di servizi sociali e sanitari insufficienti. Assistere una persona con disabilità grave non può dipendere soltanto dalle energie, dal tempo e dalle possibilità economiche di chi le sta accanto.

Servono più sostegno, più tutele e più risorse. Ma serve anche cambiare il modo in cui raccontiamo queste morti, perché persino le parole con cui scegliamo di descriverle dicono quale valore attribuiamo alle vite delle persone con disabilità.

Bianca non era una “tragedia”. Era una bambina. E la sua morte non può essere liquidata come una fatalità: è anche il fallimento di uno Stato che si definisce civile.

02/09/2026

Ventotene non è soltanto una piccola isola nel Tirreno: è il luogo in cui, nel pieno della dittatura fascista e della guerra, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi immaginarono un’Europa capace di superare la sovranità assoluta degli Stati nazionali.

Da quelle idee nacque il movimento federalista europeo. E oggi quella battaglia è tutt’altro che conclusa.

Per questo lo scorso fine settimana Anna Strolenberg, eurodeputata di Volt e membro del direttivo dello Spinelli Group, è tornata a Ventotene per partecipare agli incontri del Comitato d’Azione per gli Stati Uniti d’Europa, insieme a esponenti politici e federalisti provenienti da tutta Europa.

Perché, mentre guerre e competizione tra grandi potenze ridisegnano il mondo, un’Europa divisa in 27 politiche estere, 27 difese e 27 interessi nazionali non serve a nulla.

Per noi la direzione è chiara: un’Europa federale, democratica, sociale e capace di decidere autonomamente il proprio destino.

Spinelli ci ha indicato la strada: ora tocca a Volt portare a compimento la sua visione. 💜🇪🇺

Un governo può durare a lungo. La domanda è: per far che?Il governo Meloni ha conquistato il record di longevità della s...
01/09/2026

Un governo può durare a lungo. La domanda è: per far che?

Il governo Meloni ha conquistato il record di longevità della storia repubblicana. Ma la stabilità politica non è un risultato in sé: conta quello che si riesce a costruire mentre si governa.

E dopo quasi quattro anni il bilancio è molto poco trionfale.

Non sono mancate le leggi: sono arrivati nuovi reati, decreti sicurezza, strette sull’immigrazione e grandi riforme istituzionali annunciate come decisive. Ma alcune sono state bocciate, altre sono ancora ferme, altre hanno prodotto risultati molto lontani dalle promesse fatte.

Nel frattempo restano lì i problemi che incidono ogni giorno sulla vita delle persone: salari troppo bassi, sanità sotto pressione, affitti insostenibili, scuola, giovani, produttività.

Quasi quattro anni dopo, il record c’è: ma riguarda solo il tempo passato al governo, non la profondità dei cambiamenti lasciati al Paese.

Perché governare a lungo non basta: bisogna anche lasciare qualcosa che valga la pena ricordare.

Noi, questi quasi quattro anni, preferiamo dimenticarli.

L’Italia ha un disperato bisogno di un governo progressista, capace di occuparsi finalmente di salari, sanità, casa, scuola, giovani e futuro.

Aiutaci a realizzarlo. Sostieni Volt. 💜

Ci sono compleanni che celebrano il passato. Quello di Altiero Spinelli no: il suo parla del futuro.Nato a Roma il 31 ag...
31/08/2026

Ci sono compleanni che celebrano il passato. Quello di Altiero Spinelli no: il suo parla del futuro.

Nato a Roma il 31 agosto 1907, durante il confino fascista a Ventotene Spinelli scrisse con Ernesto Rossi il Manifesto che indicava nel superamento degli Stati nazionali sovrani e nella costruzione di una federazione europea la strada per impedire all’Europa di tornare a distruggersi. Suona familiare?

Quell’idea infatti non rimase un’utopia. Nel 1984 Spinelli portò al Parlamento europeo un progetto che prevedeva più poteri democratici per l’Unione, il superamento dell’unanimità, decisioni a maggioranza e competenze comuni anche in politica estera e sicurezza: il Parlamento lo approvò a larga maggioranza.

È difficile immaginare un filo più diretto con ciò per cui esiste Volt. Oggi noi infatti continuiamo quella stessa battaglia: per un’Europa federale, capace di decidere senza veti nazionali, con una vera politica estera, una difesa comune e istituzioni democratiche all’altezza delle sfide del continente.

Spinelli ci ha lasciato molto più di un’idea: ci ha lasciato un progetto politico ancora da completare. E noi lo realizzeremo. 💜🇪🇺

31/08/2026

Volt Incontra le città riparative

Che cosa succede quando, davanti a un conflitto o a un reato, non ci chiediamo soltanto chi deve essere punito, ma anche che cosa si è rotto e come possiamo ripararlo?

Nel nuovo episodio di Volt Incontra parliamo di giustizia riparativa e di città riparative: comunità in cui istituzioni, scuole, servizi sociali, associazioni, cittadini e sistema della giustizia collaborano per affrontare conflitti e ferite attraverso responsabilità, ascolto, mediazione e riparazione.

La giustizia riparativa non significa cancellare le responsabilità o minimizzare la gravità di un reato. Significa coinvolgere, quando possibile e su base volontaria, vittima, autore e comunità in un percorso capace di riconoscere il danno, confrontarsi con le sue conseguenze e provare a ricostruire ciò che è stato spezzato.

Da qui nasce l’idea di città riparativa: una città che non considera il conflitto soltanto come una violazione da sanzionare, ma anche come la rottura di un patto sociale di cui l’intera comunità può prendersi cura.

Ne parliamo con Filippo Vanoncini, mediatore dell’Associazione InConTra – Centro di Giustizia Riparativa e Mediazione Umanistica di Bergamo.

🎙️ Conduce: Enrico Gussoni
🎧 Ospite: Filippo Vanoncini, mediatore dell’Associazione InConTra

🌐 Scopri InConTra
https://www.centroincontra.it

🎧 Ascolta Volt Incontra sulle principali piattaforme podcast e raccontaci nei commenti: che idea di comunità vorresti costruire nel tuo territorio?

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Grandine come p***e da tennis a Cremona, un’auto sventrata da un albero, un tornado sul mare del Salento, interi centri ...
31/08/2026

Grandine come p***e da tennis a Cremona, un’auto sventrata da un albero, un tornado sul mare del Salento, interi centri abitati sott’acqua tra Emilia-Romagna e Lugo. Tutte immagini della stessa Italia: quella che, secondo la seconda carica dello Stato, dovrebbe semplicemente «abituarsi al clima caraibico».

Nessun singolo nubifragio o tornado dimostra, da solo, il cambiamento climatico: è il quadro complessivo a parlare. Nel 2025 l’Italia ha registrato 376 eventi meteorologici estremi con danni, il secondo dato più alto dal 2015.
Le frane causate da piogge intense sono aumentate del 42,4% rispetto al 2024 e gli episodi di temperature record del 94,1%. Una ricerca dell’Università di Mannheim stima per l’Italia perdite economiche legate a caldo, siccità e alluvioni per 11,9 miliardi di euro nel 2025, destinate a raggiungere 34,2 miliardi entro il 2029.

Questo non è «clima caraibico»: è un rischio crescente per persone, territori, economia e salute pubblica.

Adattarsi significa mettere in sicurezza città e infrastrutture, prevenire il dissesto e ridurre le emissioni. Non rassegnarsi ai danni.

Volt lo dice da sempre: la transizione ecologica europea non è un’opzione ideologica, è l’unica infrastruttura di sicurezza che abbiamo per il futuro.

Minimizzare non è adattamento. È perdere altro tempo.

Perché in ogni Paese europeo, Islanda inclusa, ci sono sciacalli come voi che costruiscono consenso sull’antieuropeismo,...
30/08/2026

Perché in ogni Paese europeo, Islanda inclusa, ci sono sciacalli come voi che costruiscono consenso sull’antieuropeismo, sulla paura e sulle falsità sull’Europa. Semplice.

29/08/2026

L’Europa ha le idee, i talenti e i risparmi: quello che continua a mancare è il capitale necessario per trasformare le imprese innovative in grandi protagonisti globali.

Nel 2025 gli investimenti in capitale di rischio in Europa hanno raggiunto circa 66 miliardi di euro, contro oltre 339 miliardi di dollari negli Stati Uniti. E non perché agli europei manchino le risorse: circa 10.000 MILIARDI di euro di risparmi delle famiglie dell’Unione sono ancora detenuti in depositi bancari.

Il problema è che troppo poco di quel capitale arriva alle imprese ad alta crescita. E così l’Europa finanzia ricerca, forma talenti e fa nascere innovazione, ma spesso sono capitali stranieri a sostenerne la crescita e a raccoglierne poi i frutti.

Per questo Volt vuole una vera Unione dei risparmi e degli investimenti: mercati più integrati, garanzie pubbliche mirate e un ruolo maggiore dei fondi pensione nel capitale di rischio europeo.

L’autonomia economica europea passa anche da qui: dare alle nostre imprese i capitali per crescere in Europa, invece di continuare a produrre innovazione che altri trasformano in potere economico.

Tempi più semplici 💜(Ispirato da Hipster Democratici ✨)
29/08/2026

Tempi più semplici 💜

(Ispirato da Hipster Democratici ✨)

28/08/2026

Il 24 agosto 2026 l’Ucraina ha celebrato 35 anni di indipendenza, per la quinta volta durante la guerra su vasta scala iniziata con l’invasione russa del 2022: un anniversario che cade mentre il Paese continua a difendere quella stessa libertà.

A Kyiv si è riunita la Coalizione dei Volenterosi, mentre l’Europa ha rafforzato il sostegno alla difesa ucraina. Zelensky lo ha ribadito: l’Ucraina vuole la pace, non la resa. E la pace, quella vera e duratura, non si costruisce trasformando la sovranità di un popolo in merce di scambio.

Enrico è a Odesa per Volt, insieme al Movimento Europeo di Azione Nonviolenta nella sua 20ª missione in Ucraina, per chiedere nuovamente l’istituzione dei Corpi Civili di Pace Europei: uno strumento di partecipazione civile, prevenzione dei conflitti e costruzione della pace, complementare a una vera difesa comune europea.

Perché per Volt sostenere l’Ucraina significa tenere insieme sicurezza, solidarietà e pace.

Ora l’Europa deve mantenere gli impegni, rafforzare il sostegno e trattare la difesa dell’Ucraina come parte della propria sicurezza: la libertà ucraina è anche una misura concreta della credibilità europea. 🇺🇦🇪🇺

Indirizzo

Piazza IV Novembre 4
Milan
20124

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