08/08/2026
DATACENTER: GOVERNO E REGIONE CORRONO INSIEME VERSO IL DISASTRO
Per un attimo dimentichiamoci tutti i limiti della legge regionale (enormi) e tutte le problematiche connesse ai datacenter.
Per un attimo, eh...
C'è quella che secondo me è la questione principale, su cui una riflessione è d'obbligo per capire il disastro che stanno combinando. La concentrazione.
A Lacchiarella da mesi un comitato e diversi cittadini contrastano il mega progetto Apto da 300 MW, fino a qualche mese fa il più grande previsto in Lombardia.
A pochi passi da lì, intanto, sono stati annunciati due altri grandi impianti hyperscaler: uno di AWS a Zibido, da 100 MW, e l'altro denominato K2.
L'hanno chiamato così perché evidentemente pensavano in grande. Fosse stato "Colli Senesi" forse ci saremmo preoccupati meno.
Infatti è da 400 MW. Uno sproposito.
Questo terzo datacenter è praticamente nella stessa area agricola del primo, a poche decine di metri.
Sempre lì è prevista — e sempre su terreno coltivato — una nuova mega stazione elettrica, con richieste di connessione per 950 MW.
Al di là della strada, ovviamente, è già presente una stazione elettrica funzionante che impatta, senza alcuna compensazione o mitigazione, sul vicino Parco Agricolo Sud Milano.
In questi giorni il Governo ha riconosciuto la strategicità del K2: il progetto avrà così accesso a un iter autorizzativo semplificato.
Mentre ATS Milano presenta osservazioni ai Comuni raccomandando di costruire i datacenter ad almeno 3 km di distanza l'uno dall'altro, da Roma spingono sulla costruzione di un enorme datacenter accanto a uno già in costruzione.
Senza tener conto di nulla. Neanche del primo focolaio di protesta popolare.
Qualche giorno fa avevo attaccato il presidente Fontana dicendo che è stato scavalcato dal Governo romano — altro che autonomia — ma in questa occasione si è affrettato a far sapere che il progetto sarebbe compatibile con la legge regionale.
Ha detto una mezza verità: in effetti l'inutile dispositivo non mette nessun paletto sulle concentrazioni di queste infrastrutture digitali né si fa interprete di un approccio prudente.
Altro che principio di precauzione: si corre!
Sono veramente pochi metri tra l'uno e l'altro.
E con una stazione elettrica che potrebbe gestire richieste di connessione per 950 MW: una potenza pari all'87% di tutta la potenza elettrica installata in Valle d'Aosta.
Non so se rendo l'idea.
Possibile che non ci sia nulla che tuteli i territori e fornisca regole chiare?
I Comuni interessati, al momento in silenzio, batteranno un colpo?
Possibile che da Roma decidano caso per caso senza nessuna analisi del contesto?
Vi rendete conto di quale trasformazione stanno portando avanti?
Pensate se solo trovassero conferma le preoccupazioni sulla generazione di isole di calore legate ai datacenter e se queste possano in qualche modo sovrapporsi e generare effetti cumulativi.
Di certo dovranno essere valutati gli impatti ambientali determinati anche dai sistemi di emergenza, visto il numero rilevante di generatori che saranno installati e periodicamente testati.
Possibile che da Roma non possano intervenire per sbloccare e forzare queste operazioni su ex aree industriali in disuso e degradate e che invece semplicemente accondiscendano alle richieste degli operatori su terreni agricoli?
Basta! Il caos non può essere la regola!
Ma fino a quando le comunità locali potranno accettare strutture impattanti — e dagli effetti determinanti — sul proprio territorio senza neanche sapere perché sarebbero strategiche?
Possibile che la pianificazione del territorio venga sostituita da una logica di interventi singoli, uno dopo l'altro, senza una visione complessiva?
Quanto male ci farà ancora il modello pianificatorio "addizionale ad minchiam" di Governo e Regione?